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Se volete avere notizie su locali, concerti e musica a Roma |
" AL DI FUORI DI ROMA NON C'E' NULLA DI BELLO NEL MONDO" Johann Joachim Winckelmann, 1756 (archeologo e filologo, nonché massimo teorico mondiale del'estetica neoclassica) ![]() |
Radio Città Aperta 88.90 FM tutte le maledette domeniche dalle 19 alle 21 |
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Il neoquestore ha, ancora, fatto riferimento a problemi importanti che non riguardano soltanto Roma ma il paese in generale, come il terrorismo internazionale, quello nostrano. Negli anni c'è stata ''una disarticolazione del gruppo terroristico'', ha spiegato con riferimento alle differenze tra le vecchie e le nuove Brigate Rosse. ''Il fenomeno oggi - ha detto Fulvi - è diverso nel numero, non ha certo la dimensione degli anni '80 quando erano centinaia i brigatisti. Oggi siamo in presenza di un gruppo numericamente assai più modesto e che in qualche modo siamo riusciti ad identificare e quindi a dimensionare. E' una realtà grave, certamente, per gli attentati che hanno realizzato ma non paragonabile agli anni '80 quando le vittime sono state tantissime. La situazione alla fine degli anni '60 era diversa. Il contesto internazionale era diverso, c'e' stato un cambio di prospettiva anche nelle motivazioni di lotta delle Br''. Il questore Fulvi, tra i temi affrontati con la stampa, ha fatto riferimento anche alla sicurezza negli stadi con una riflessione particolare sulle tifoserie romane. ''Il problema degli stadi - ha insistito - e' al centro delle attenzioni di tutti, non solo del questore di Roma. E' stato creato anche un osservatorio proprio come risposta necessaria ad una situazione di partita in partita presentava aspetti sempre più preoccupanti. Non e' tollerabile che andare alla partita per una persona qualsiasi significhi dover rischiare di essere coinvolto non volendo in disordini da parte di gruppetti. E' un problema che c'è e che va affrontato con professionalità. La sorveglianza è non soltanto nei confronti delle tifoserie ma c'e' anche lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, oltre che nei luoghi deputati al calcio come gli stadi. E' un problema che trova delle risposte e la legislazione ci ha aiutato in questo con il fermo di polizia giudiziaria e con i provvedimenti amministrativi che hanno una loro efficacia''. Qualcuno dovrebbe chiedere all'incensurato T.R. (diffidato per tre anni con obbligo triplice di firma ogni volta che la Roma e la Lazio giocano per aver scavalcato un cancello della Tribuna Monte Mario) cosa pensa dell'equilibrio e della distensiva saggezza con cui queste misure vengono applicate a Roma! |
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| Grazie
a Francesco, abbiamo il video di più di un minuto (sono 13 mb) relativo
alla partita Lazio/Roma 1975/76 tratto dal
film "Squadra antiscippo", con Tomas Milian. Il video è spettacolare
(anche se purtroppo c'è anche il gol del Gobbo) ed inquadra spalti
e campo. Notare la divisa della Roma: quelli sono i colori corretti della
prima maglia. Al riguardo la stessa persona che mi ha consentito di scaricare
il video, mi ha mandato la sua proposta di maglia per la prossima stagione.
Merita di essere inserita anche tra gli aggiornamenti ed è quella
qui a fianco.
Passando ad altro, dovete sapere, perché già l'ho scritto, che su "Il Manifesto" scrivono due tipi che - dissimulandosi abilmente - collaborano con Lazio.net. In un articolo che in un certo qual modo cerca di "salvare", pur da posizioni di estrema sinistra, Paolo Di Canio, si cerca una equivalenza con Totti non dal punto di vista della presa in giro ma da un punto di vista politico. Ecco cosa scrivono i due personaggi, Guido Liguori ed Antonio Smargiasse: |
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Ci saranno anche loro, i tifosi, sul nuovo album Panini, le foto delle curve con le loro coreografie di luci e striscioni. Insieme per dire no alla violenza negli stadi Un passatempo d’altri tempi? Forse no, forse gli mms e le immagini jpg sono più belle, diciamo che forse hanno una risoluzione più alta. Ma l’album è un’altra faccenda. La nuova edizione dell'album dei Calciatori Panini è “nuova” non perché ha ceduto alla tecnologia, non è insomma un rinnovamento- ammodernamento. Certo porta con sé delle novità, alcuni degli spazi bianchi col numerino al centro, saranno coperti infatti dalle figurine delle tifoserie delle squadre. I presidenti e i medici avevano lasciato intendere alla casa di Modena che avrebbero gradito comparire sull'album, tra le “foto segnaletiche” dei campioni del pallone, ma, le immagini che il direttore commerciale Panini, Umberto Leone, dice devono trovare spazio sull’album storico, “sono quelle sane del calcio”. Meglio insomma ammirare le coreografie dei tifosi che del gioco del pallone fanno parte almeno quanto le partite disputate in campo, per dire a tutti, tifosi e non, che il calcio è uno spettacolo, dove non c’è spazio per la violenza. E’ per questo che nell'album si troverà anche un manifesto anti-violenza sottoscritto da tutti i giocatori. |
COMMENTO
DI RAFFAELE
Ora l'ultras, le torce, i fumogeni, le coreografie sono spettacolo... poi le squalifiche. Facessero pace col cervello... a Parma si menano dentro il campo, 6000 euro di multa e tutto ok. A noi ci squalificano per la non idoneità del campo, perchè bastavano 2 secchioni d'acqua e uno stadio decente affinchè non avvenisse nulla. Invece la solita squalifica. E'uno scandalo, quando ci sono le inaugurazioni di mondiali, europei, spettacoli pirotecnici belli apprezzati da tutti e mai dico mai, è rimasto del fumo nello stadio, invece a siena dove lo stadio non dovrebbe nemmeno ospitare la serie c tutto ok... e poi cosa ancora + assurda i tifosi del Siena hanno tirato una torcia contro il loro portiere... nessuna multa... CALCIO MODERNO VAFFANCULO, BENPENSANTI VAFFANCULO, CRIMINOLOGI VAFFANCULO. La cosa brutta che questo virus si sta espandendo anche tra i romani, tutti perfettini pronti a scagliare la prima pietra, la frangia dei tifosi... quante cazzate... I VERI TIFOSI... L'unica risposta è quella di andare tutti a Firenze. CURVA SUD quelli che... provocano agenti atmosferici. Aggiungo io: portare torce allo stadio è reato? Visto che lo è, qualcuno lo faccia sapere alla Panini, alla RAI, ai giornali e a tutti coloro che per iniziare un servizio TV-radio-giornalistico "aprono" con una bella panoramica sulla classica torciata dei tifosi (vedi Palermo/Milan della scorsa giornata). Cosa si potrebbe pensare se un servizio giornalistico aprisse, a mo' di "colore", inquadrando delle persone che commettono un reato? Beh, cari giornalisti, l'utilizzo di torce costituisce reato, e tutti voi che pubblicate foto con didascalia del tipo "Lo splendido spettacolo dei tifosi", celebrate un reato! Tutto questo ha un solo nome: ipocrisia e populismo, perché da un lato si invoca la repressione per l'utilizzo di torce e simili, dall'altro le si celebrano. |
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Diego si è ritenuto oltraggiato e ha reclamato che la Nike e l'associazione stanno giocando con le passioni e l'amore dei tifosi per la loro squadra. I tifosi del Boca minacciano di boicottare la festa del centenario del Boca se la maglietta non verrà ritirata. (grazie Kostas per la notizia) |
22
gennaio 2005
Barclays
Premiership
Chelsea
v Portsmouth, 15:00
22
gennaio 2005
Barclays
Premiership
Crystal
Palace v Tottenham, 15:00
22
gennaio 2005
The
Coca-Cola Football League Championship
Millwall
v Wolverhampton, 15:00
22
gennaio 2005
Coca-Cola
Football League One
Brentford
v Swindon, 15:00
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2004/05 |
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"TOTTI C'E' SEMPRE STATO", NELLA SCRITTA AFFIANCO SI SONO DIMENTICATI UNA LETTERA. SEMPRE LA STESSA. ![]() |
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UN'ALTRA BANDIERA BIANCOCELESTE: LIVERANI OGGI... |
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...E LIVERANI IERI... L'ESULTANZA E' LA STESSA |
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Non denunciato, né diffidato. (Eppure la legge prevede che è diffidabile chiunque compia manifestazioni di apologia, anche se non allo stadio). |
? INDOVINELLO: "Che cosa accadrà?" SOLUZIONE: "Facciamo passare la buriana, tra una settimana nessuno se ne ricorderà più" (Vedi Roma/Dynamo Kiev) "Perché non hanno creduto al Prefetto?" (derby Lazio/Roma sospeso) |
Diffidato e denunciato. "Gli ultrà alabardati sono stati inchiodati alle loro responsabilità dal filmato girato dalla Digos, mentre esibivano il saluto romano ... I sei adesso saranno denunciati per apologia di reato e saranno anche colpiti dal Daspo, il provvedimento che impedirà loro di assistere a qualsiasi avvenimento sportivo per un periodo di tre anni" (Livorno/Triestina 2002/03) |
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Scarcerati i tre ultrà che erano stati arrestati giovedì notte «Fermiamo la strategia contro le forze dell’ordine» Il prefetto denuncia: dietro gli incidenti del derby c’è sempre un gruppo di cento teppisti Le immagini dall’alto dell’elicottero di Sky hanno mostrato attorno allo stadio Olimpico cariche dei reparti mobili, esplosioni, raid di gruppetti di tifosi, fughe nella notte, petardi e lacrimogeni. Erano i minuti successivi al fischio finale del derby Lazio-Roma, ma hanno lasciato una scia molto lunga. Insieme alla battaglia sportiva in campo. Tanto che il prefetto, Achille Serra, critico nei confronti del comportamento tenuto dai giocatori durante i novanta minuti, ora riflette anche su quell’occhio che dall’alto osservava Roma e ne rilanciava una immagine di caos totale: «Voglio capire - spiega - chi li ha autorizzati, come è possibile che di notte un elicottero sorvoli un impianto come l’Olimpico. Già da solo, la presenza dell’elicottero alimentava il nervosismo e la tensione, visto che molti tifosi pensavano fosse della polizia. Ma al di là di questo, ci sono ragioni di sicurezza. Liberissimi di fare le riprese che ritengono più opportune, ci mancherebbe altro. Ma voglio capire chi ha rilasciato le autorizzazioni. Più in generale, quelle immagini, insieme ai titoli dei giornali del giorno dopo, hanno alimentato un quadro di enfatizzazione di quanto è successo dopo il derby». Il prefetto Serra è stizzito perché la presenza dell'elicottero di Sky ha permesso di far vedere a tutta Italia quello che non si doveva vedere: i tafferugli. Nel famoso derby sospeso, l'elicottero non c'era, e lo stesso Prefetto Serra tentò di dire che fuori lo Stadio Olimpico non era accaduto nulla di grave. C'è da capirlo: rischia il posto. Incomprensibile è però dire - dal suo punto di vista - che siccome i tifosi pensavano fosse della Polizia, questo alimentava la tensione: per quale ragione i tifosi - se i teppisti sono solo 100 - dovrebbero essere tesi per la presenza della Polizia? Semmai dovrebbero essere rassicurati. La risposta la troviamo nei resoconti che mi sono stati inviati, e che nessun giornale ha il coraggio di pubblicare, sempre per il solito discorso: il direttore del Messaggero va a cena con il prefetto, e non con il tifoso malmenato! Secondo il prefetto Serra siamo alle solite: di Roma viene mostrata una immagine deformata, il lancio di oggetti e petardi di un gruppo di teppisti moltiplica il suo effetto mediatico al di là della realtà. «In occasione del derby non è successo nulla di grave, le forze dell’ordine hanno lavorato con una professionalità ineccepibile. Non c’è stata guerriglia - insiste il prefetto -, piuttosto siamo di fronte alla solita strategia di un gruppetto ristretto, non più di cento persone, di teppisti, che hanno un unico obiettivo: provocare caos, colpire le forze dell’ordine. Per questo, polizia, carabinieri e guardia di finanza non hanno risposto alle provocazioni, non li hanno seguiti sul lungotevere, andando allo scontro fra la gente come avrebbero voluto i teppisti». Non c'è dubbio che nei confronti delle forze dell'ordine ci sia, da parte della tifoseria organizzata, tutt'altro che simpatia. Difatti se non ci fossero poliziotti allo stadio - o se la loro presenza fosse 100 volte più discreta - non ci sarebbero incidenti, visto che ormai sono considerati da tutte le tifoserie italiane il primo nemico. Resta da capire perché siano balzati in primo piano, facendo persino dimenticare le rivalità tra tifoserie storicamente rivali. Il problema è trito e ritrito. Chiedete al Prefetto Serra il modo con cui viene applicata la famosa legge antiviolenza, sempre che lo sappia. Legge sacrosanta che - è qui il problema - è utilizzata in modo arbitrario e repressivo anziché realmente preventivo. L'odio nasce da questo e non dipende da Di Canio o cretinate simili. Al macello vanno sia le forze dell'ordine che i tifosi, ma una buona parte di responsabilità - che pur derivando dalla violenza di alcuni tifosi ha contribuito in modo decisivo a radicalizzarla - risiede in chi crede di poter gestire l'ordine pubblico con metodi alla G8. Alcuni reparti superspecializzati, allo stadio ben pochi - anche tra i tifosi tranquilli - li possono più vedere dopo il derby sospeso dello scorso anno. Il solo fatto che ci fossero ancora loro - altro che elicottero - ha creato tensione. Se ci fossero stati solo i carabinieri la tensione sarebbe stata inferiore. Ieri mattina il giudice per le indagini preliminari ha convalidato gli arresti e scarcerato i tre giovani che erano stati fermati subito dopo il derby. Il processo si svolgerà a fine mese, ma per uno è già scattata l’inibizione ad andare allo stadio. Qui si allaccia la tesi del prefetto, preoccupato per il tentativo di aumentare il livello dello scontro da parte di alcuni gruppi organizzati. E’ una denuncia che Serra ha già manifestato altre volte, secondo la quale a Roma sta avvenendo qualcosa che va oltre al calcio, ai risultati, ai gol di Cassano o Rocchi. «Lo sto dicendo da tempo, fin da quando venne sospeso il derby per la falsa notizia del ragazzino investito. La stragrande maggioranza dei tifosi romani è un esempio di correttezza. Roma non ha nulla da invidiare alle altre grandi città, anzi. Però sono preoccupato dalle azioni da questa minoranza di teppisti, un centinaio. Ne parlerò anche con i vertici delle forze dell’ordine, ma il problema dovrebbe essere affrontato anche dal punto di vista normativo. Temo che gli strumenti a disposizione per fermare questo tipo di fenomeni non siano sufficienti». Ancora questa storia del problema normativo. La legge che c'è, teoricamente ed in pratica, è tutta a favore dello Stato ed affatto garantista per il cittadino. Tutto questo ha portato all'uso improprio della stessa da parte di chi la deve applicare. Dovrebbe essere un giudice a farlo ed invece è il Questore, cioè la polizia. Ormai sono troppi quelli colpiti o che sono stati colpiti dal DASPO senza entrarci nulla (rileggere i resoconti dei futuri diffidati nella pagina di questo derby). Ognuno di loro ha un amico, che lo dice all'altro amico e via dicendo. Ecco le ragioni dell'ostilità diffusa. Quando la legge sulla diffida non esisteva, gli scontri con le forze dell'ordine erano una rarità. Ma siccome è ovvio che una legge simile debba esistere, l'eticità dello Stato e dei suoi appartenenti vorrebbe che venisse correttamente applicata. Ma la non scritta legge della "tolleranza zero" fa sì che la Questura di Roma diffidi in modo indiscriminato, e che gli arresti vengano eseguiti - si consenta dirlo, parlando con cognizione di causa - un po' a casaccio. Accade anche che molti dei diffidati vengano poi assolti nei processi. Altro che leggi ancora più repressive. Ci vogliono dirigenti capaci ed eticamente irreprensibili che - visto l'enorme potere che questa legge loro concede - siano meno poliziotti e un po' più giudici, il che è assai difficile, perché se si ha la mentalità di poliziotto non si può avere il senso di giustizia del giudice. E' per questo che la legge va cambiata, ma in senso opposto a quello propugnato dal Prefetto Serra, nel loro stesso interesse e nell'interesse dello Stato. La mentalità del poliziotto è quella per la quale se tutti sono in galera, colpevoli e innocenti, l'ordine regnerà sovrano. Senza dubbio. Ma quando verranno scarcerati, i colpevoli rimarranno astiosi, insieme agli innocenti che grideranno vendetta. La mentalità del giudice (non sempre - ahimé - correttamente applicata, anche perché spessissimo ci si basa solo e soltanto su quello che dicono le forze dell'ordine, ma mi rendo conto che diversamente crollerebbe lo stesso Stato) è quella di cercare di capire chi è colpevole e chi innocente, ed in base a quello giudicare e condannare. Certo, in carcere c'è un'ottima percentuale di innocenti, ma se a giudicare - anche nei processi normali - fosse il Questore, questo numero sarebbe perlomeno il triplo. Misure più severe, no alle scarcerazioni facili: la tesi del prefetto sembra andare in questa direzione, anche se il dibattito è complesso. Che ci siano due filosofie a confronto ormai è evidente, visto che la parola d’ordine delle tifoserie organizzate - e in curva durante il derby è apparso proprio uno striscione contro il prefetto - è “no alla repressione”. E nel corso del match nelle curve sono apparsi anche diversi striscioni contro le forze dell’ordine, fino a quello che richiamava (non è la prima volta) il nome del bandito Luciano Liboni. Appunto. Se le tifoserie recepiscono come repressivo un certo atteggiamento (appare strano che tutto ciò venga domenicalmente esposto in tutte le curve d'Italia), sarebbe il caso di interrogarsi sul perché. Se i teppisti sono 100, è anche vero che il retroterra che li sostiene prima non esisteva ed invece adesso è assai diffuso. E' quello stesso retroterra che ha fatto sì che nessuno - me compreso - abbia creduto al povero Prefetto Serra il giorno del derby sospeso. Ma un retroterra non si crea da solo. Si forma a seguito di circostanze, di episodi. Di storie. La violenza non può essere combattuta solo sul campo, con atteggiamenti "più responsabili" o meno responsabili del celerino napoletano con la terza elementare, agli ordini di qualcuno che - ahimé - possiede una formazione professionale spesso non accompagnata da una formazione culturale e psicologica adeguata. C'è da dire che l'inizio degli incidenti alla fine del derby è sicuramente nata dai tifosi. Ma un minimo di competenza professionale dovrebbe far capire a chi dirige (chiedo troppo?) che in casi come quelli di domenica se si fosse usciti dalla Curva Sud senza trovare uomini in tenuta antisommossa - e soprattutto quei reparti del derby sospeso - nulla sarebba accaduto perché sarebbe mancato il pretesto. Non sarà il trionfo dello Stato, ma anche quello che è accaduto lo è. Possibile che debba dire a mia sorella, che è venuta con me al derby, che in caso di disordini non deve passare vicino alle forze dell'ordine? Mi sembra francamente un controsenso, eppure è proprio così! Il derby dell’altra sera, finito con un bilancio di dodici feriti lievi (quattro fra le forze dell’ordine, otto fra i tifosi) in realtà lascia un altro tema per il dibattito, che in modo inedito vede da una parte un importante rappresentante delle istituzioni, dall’altra i ventidue giocatori in campo. Serra lo aveva detto subito dopo il fischio finale: certi atteggiamenti visti in campo non hanno contribuito a un clima di serenità. Fra i protagonisti del derby, al di là di Di Canio che ha monopolizzato l’attenzione, c’è chi ha risposto con sarcasmo. Come il laziale Oddo («vorrà dire che la prossima volta giocheremo a pallavolo»). Il prefetto ovviamente non ci sta a scendere in polemica, ma tenta di spiegare meglio il senso del suo disagio di fronte agli atteggiamenti visti sul prato verde: «Il comportamento negativo l’ho registrato in entrambe le squadre, non faccio distinzione fra laziali e romanisti. Ma in un match così importante sarebbe auspicabile maggiore senso di responsabilità. Si carica di nervosismo una gara così sentita, si va oltre al normale agonismo di una partita di calcio. Si è visto ben altro, fino ad arrivare perfino ai saluti romani. Mi piacerebbe che i giocatori capissero che poi a contrastare i disordini ci devono andare i carabinieri, i poliziotti, i finanzieri: sono loro che mettono a repentaglio la propria sicurezza, ogni giorno. Bisognerebbe quindi responsabilmente evitare di scaldare gli animi». Credo, dico credo, che il Prefetto abbia l'intelligenza per capire che il problema vada affrontato partendo dalla radice dello stesso, e questo non può prescindere da una verifica di legalità all'interno della stessa Questura di Roma. Ma siccome questo non avverrà mai perchè il potere si arrocca sempre su se stesso, ci si rassegni. Anche perché è il Ministro che comanda il Prefetto, ed è il Prefetto che comanda il Questore. Eseguono gli ordini del governo, votato dal popolo che guarda la televisione e da essa trae le proprie convinzioni. E la televisione è gestita dal governo. Che meccanismo diabolico che è la "democrazia"! ![]() |
| LIVORNO/INTER
IL TIRRENO LIVORNO. La rabbia diventa guerriglia quando ancora in campo giocano, dopo l’invasione solitaria e il secondo rigore, quando mezzo stadio grida al furto e gli ultrà escono fuori. La prima carica, i primi feriti (dieci medicati al pronto soccorso, una ventina i contusi) l’assaggio di quello che sarà dopo. Dalla curva Nord escono una ventina di ultrà vanno all’assalto della polizia che cerca di presidiare l’ingresso principale di piazzale Montello. Sono in pochi, un ragazzo raccoglie da terra una bicicletta legata a un palo di ferro e la scaraventa contro il capo della Digos, Ermelinda Trotta. Ha una sospetta frattura. Gli scontri vanno avanti per dieci minuti, da dentro allo stadio arrivano i rinforzi dei carabinieri in assetto antiguerriglia: sparano i lacrimogeni, il gruppo viene disperso, la maggior parte torna dentro la curva, ma il servizio d’ordine ai cancelli ormai è saltato. Da questo momento in poi sarà un continuo lancio di oggetti, con le due tifoserie che, caso più unico che raro, riescono a entrare in contatto e se le danno di santa ragione per almeno cinque minuti, finchè gli interisti non corrono via, dentro ai pullman. Gradinata occupata. Passano sì e no dieci minuti dalla fine della partita. Gli ultrà del Livorno, più di cento, si radunano. Ragazzi, tra i 15 e i 25 anni, salvo eccezioni. Chiudono i cappucci, c’è chi si maschera il volto con una sciarpa. Il primo assalto è alla gradinata, entrano nello stadio, cercano il contatto, ma ci sono le reti divisorie. Ci sono i poliziotti del reparto mobile, pochi anche loro per disperdere il gruppo di persone. Alzano gli scudi contro le prime pietre. Cancelli aggirati. Poco possono i poliziotti, figuriamoci le cancellate, le gabbie che sbarrano la via dei Pensieri. Gli ultrà passano da via Allende e arrivano in via Machiavelli, una traversa di via dei Pensieri dove sono parcheggiati i pullman e le auto di chi è arrivato da Milano. Nel parcheggio davanti al vecchio palazzetto, in un angolo, è fermo un camioncino, forse di proprietà di una ditta edile. Dentro ci sono macerie, massi, spranghe di ferro. Viene raccolto tutto, il pianale dietro è aperto. La guerriglia. Via Machiavelli. Qui ci saranno gli scontri più violenti. La carica degli ultrà parte appena passa il primo furgone diretto a Milano. Furgoni da nove, dieci posti. Ne fermano cinque, quelli dell’Inter scendono. Per cinque minuti se le danno di santa ragione, diversi interisti impugnano coltelli, i livornesi rispondono con le spranghe e la fibbia delle cinture dei pantaloni. Vanno avanti per minuti interminabili. Poi gli interisti scappano, mentre arrivano i rinforzi del reparto mobile della polizia. Due accoltellati. Si faranno medicare il capo di gabinetto della questura, Paolo Rossi, e il capitano dei carabinieri, Oreste Gargano. Sono stati feriti da un gruppo di ultrà dell’Inter con coltelli piccoli, temperini legati sulle aste delle bandiere, ma devono farsi medicare su un’ambulanza. Il capitano Gargano viene portato al pronto soccorso, Rossi si fa cucire sul posto e resta a guidare il servizio insieme al questore, Antonino Puglisi. In via Machiavelli non è finita, dopo lo scontro con gli altri ultrà, i livornesi cercano ancora di sfondare il cordone. Vengono esplosi ancora lacrimogeni, ma c’è vento, l’area è grande, hanno un’efficacia debole. Ma soprattutto i cento ultrà non mollano, la rabbia non è passata nonostante gli scontri, nonostante qualcuno sia ferito. Via degli Oleandri. Ancora una traversa di via dei Pensieri, la seconda. Ormai siamo a un passo dal lungomare. E’ qui che si spostano gli ultrà. Fanno tutta via Machiavelli, fino alla rotatoria davanti alla Circoscrizione, poi corrono all’incrocio. In strada scendono le persone che abitano nei condomini che sono lì intorno, hanno le auto parcheggiate. Qualcuno riesce a spostarla. Nel frattempo c’è chi prende i cassonetti per sbarrare la strada ai pullman che se ne vanno. Ne incendiano diversi. Arrivano anche i vigili del fuoco, insieme alla polizia, costretta a saltare di strada in strada, a bloccare gli agguati. Sono già passate le 19 quando si buttano via i passamontagna. Ognuno torna a casa sui motori. La rabbia è passata, restano feriti e danni, soprattutto alle auto in sosta, gente che un tranquillo giorno di Befana, lontano quasi due chilometri dallo stadio, e se ne va a dormire col pensiero sui soldi da sborsare al carrozziere. ll bilancio. Pesante, una decina i feriti, ma il numero è destinato a crescere. I poliziotti si sono fatti medicare in serata al pronto soccorso. I più gravi sono Trotta, Gargano e Rossi. Diversi i contusi. In tutto si parla di trenta persone. Ci saranno polemiche, strascichi, proteste. E’ l’ennesima giornata di violenza dopo una partita. E purtroppo a niente sono servite le sbarre e le gabbie preparate per il match con la Lazio, quello considerato a maggiore rischio. Anche se ormai quasi ogni partita si porta appresso scontri.
Le immagini dell'invasione |
PARMA/JUVENTUS
LA GAZZETTA DI PARMA Calci, pugni, cinghiate, colpi di spranghe. La violenza entra al Tardini. Scende in campo, ma proprio in campo, quando meno te lo aspetti. L'arbitro De Santis fischia la fine della partita. I giocatori rientrano negli spogliatoi e lo stadio si svuota: la giornata sportiva si spegne e si accende quella della follia. Alcune decine di tifosi bianconeri - ieri in tremila stipati in curva Sud - invadono il campo. Uno di loro scavalca la barriera antisfondamento e apre i cancelli per far entrare altri supporter. Il gruppo guadagna la metà campo e intona cori contro i tifosi crociati ancora sulla gradinate della Nord. I quali, anzichè rimanere al loro posto o uscire dallo stadio, invadono a loro volta il terreno di gioco. In una manciata di secondo il Tardini, da campo sportivo si trasforma in un terreno di battaglia. Sí, perchè dall'interno del rettangolo verde gli uomini delle forze dell'ordine se ne sono già andati, usciti a presidiare l'esterno dello stadio: dentro rimane solo qualche carabiniere e per di pi ù non in assetto antisommossa. Le due tifoserie - cento, centocinquanta teppisti - si scontrano a metà campo. Volano calci, pugni, cinghiate, colpi con le aste delle bandiere. Qualcuno si porta dietro una panchina che scaraventa addosso ad un tifoso avversario. Dieciquindici minuti di follia: poi i manganelli dei poliziotti, rientrati immediatamente dentro il rettangolo verde, riescono a rimandare i tifosi bianconeri sulle gradinate della Sud e i crociati in quelle della Nord. La tensione resta alta e si trasferisce all'esterno dello stadio, dove per fortuna non vanno in scena altri scontri. Al Pronto Soccorso finiscono un tifoso bianconero - ma la notizia non viene confermata - con un trauma cranico e due uomini delle forze dell'ordine - un carabiniere e un agente di polizia - con lievi contusioni: si parla di distorsioni alle caviglie. Un poliziotto si fa medicare una ferita al volto davanti allo stadio. In serata, in una riunione in questura, gli investigatori hanno visionato le immagini degli scontri per identificare i responsabili delle violenze. Già oggi potrebbero arrivare provvedimenti. Il questore Gaetano Chiusolo, che da mercoledí si insedierà a Brescia, tende a minimizzare la portata degli incidenti avvenuti ieri sul terreno di gioco del Tardini: « Si è trattato di un fatto spettacolare, ma che va ridimensionato nella sua portata, visto che di fatto non ci sono stati scontri fra le due tifoserie » . Questa la ricostruzione dei fatti effettuata dal questore, che comunque ieri sera, assieme ai funzionari incaricati del servizio d'ordine, ha visionato i filmati dei disordini per valutare la necessità di eventuali provvedimenti: « E' accaduto che, mentre trequattro tifosi dei Boys stavano rimuovendo, come sempre avviene, gli striscioni e si trovavano quindi in campo, alcuni supporter bianconeri abbiano scavalcato la recinzione della curva Sud e siano entrati nel recinto di gioco rivolgendo inequivocabili gesti di scherno ai tifosi parmigiani. A questo punto, altri juventini sono stati fatti entrare da chi era già in campo e la stessa cosa hanno fatto i Boys, temendo possibili aggressioni. A quel punto sono però intervenuti agenti e carabinieri in servizio che, di fatto, hanno impedito i contatti fra le opposte tifoserie. Tutto questo mentre all'esterno la situazione è rimasta sotto controllo » . Mentre i Boys, per il momento, preferiscono non commentare gli incidenti del postpartita, Angelo Manfredini, vicepresidente del Centro di coordinamento che era in campo al momento dell'inizio degli scontri, fornisce una sua versione: « I primi a entrare in campo sono stati gli juventini, che hanno iniziato a inveire e fare gesti di scherno contro i «Boys». A quel punto le forze dell'ordine, per intervenire, hanno fatto aprire il cancello della curva Nord e, assieme a loro, sono entrati anche i tifosi parmigiani e, a quel punto, è stato il caos, dovuto però al fatto che, purtroppo, non è stato impedito agli juventini di entrare dentro il campo a fine partita » .
Le immagini |
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| NAPOLI/GIULIANOVA
IL MATTINO Quattordici contusi tra le forze dell'ordine per i tafferugli scoppiati nel secondo tempo. Un gruppo di facinorosi ha iniziato, sul ballatoio tra i distinti e la curva A, un fitto lancio di oggetti nei confronti delle forze dell'ordine presenti allo stadio. La partita in quel momento era già saldamente in mano al Napoli e non c'erano elementi di tensione tali da scatenare la violenza. Conto poliziotti e carabinieri sono stati lanciati bottiglie, monete e pezzi di pietre staccati dai muretti degli spalti. Il gruppo dei violenti si è poi spostato all'esterno dello stadio, inseguito dalle forze dell'ordine. Anche qui è continuato il lancio di oggetti. Le forze dell’ordine hanno fatto uso di lacrimogeni per disperdere i facinorosi che si sono dileguati nei vicoli attorno allo stadio nel quartiere di Fuorigrotta. La polizia ha operato un fermo: si tratta di un ultrà colto in flagrante mentre all'esterno dello stadio a fine partita lanciava oggetti contundenti contro le forze dell'ordine. |
"Sono pronto a tutto, anche ad andare in carcere" "fatemelo prendere" ....RIVOLTO ALL'ARBITRO... : OLD STYLE: INDUBBIAMENTE IL MIGLIORE. L'ARBITRO, PER DEFINIZIONE, E' SEMPRE IL PRIMO COLPEVOLE PER OGNI TIFOSO VERO. La discrasia sta in questo: tre anni a lui, tre anni agli altri |
7
gennaio (pomeriggio):
inserite altre foto,
video e articoli di giornale su Lazio/Roma.
Alla pagina 2 altre foto, e alla 3 la cronaca.
Pagine
in continua evoluzione. Aggiornata la Coppa
Disciplina.
Ho
sentito la necessità di scrivere un piccolo editoriale.
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Detto questo, dico anche un'altra cosa: la smodata esultanza ci sta tutta. Stanotte non ho chiuso occhio per il nervosismo, tanto più che alle 6 mi sono dovuto alzare per ragioni di lavoro ed ho riflettuto. Mi sono immaginato di avere avuto indosso la maglia della Roma (magari quella di Prati) di essere insultato nel modo più pesante possibile dai laziali e poi di aver segnato sotto la loro curva il gol decisivo. Cosa avrei fatto dopo? Non c'è dubbio. Prima della partita avrei dato, con smaccata premeditazione, un elmetto da guerra al fotografo deputato a stare sotto la Nord e mi sarei fatto una corsa forsennata fino sotto la loro vetrata. In fondo, Di Canio è un moderato imborghesito. Detto questo, resta da definire i nostri. Stimo diversi giocatori, ma alcune cose proprio non mi vanno giù. Dellas. Prima della partita ci tira fuori la solita storia del derby che è una partita come tutte le altre, anche se i tifosi la sentono particolarmente e quindi va giuocata con impegno. Ogni volta che qualcuno tira fuori questa storia, prendiamo la sveja, che tra l'altro anche statisticamente ieri ci stava tutta. Nessuno fa guardare al guerriero greco, non dico "Braveheart", perché questo lo lasciamo ai burinotti d'oltremanica, ma quantomeno "Il Gladiatore". Già me lo immagino. Da noi torroni e panettoni, dall'altra parte "Braveheart" e "Ogni maledetta domenica". Ciavemo duecento romani in squadra, ma come cazzo è possibile che non gli viene in mente a loro! Se fossi il presidente della Roma imporrei a ogni giocatore un esame prima di venire qui, per responsabilizzarlo sulla maglia che indossa e su cosa significa. Non fai l'esame? Affanculo ragazzo, vai in un'altra squadra. Comunque sia, il risultato è che Dellas - che tenerezza - si lamenta con Di Canio per l'esultanza non da sportivo, insultando così anche il suo capitano Francesco Totti, che fece la stessa cosa qualche anno fa. Il tipo di giocatore che io voglio è quello che non fa la signorina (e per la verità Dellas non lo è mai stato), ma quello che di fronte a una scenetta impiantata da quel ternanomilanistajuventinonapoletanoetralasciolesquadreinglesi pensa "Mo' segno io e vado a fare crowdsurfing sopra le teste dei laziali in nord" oppure "al prossimo intervento lo apro in due come una cozza". Candela. Doveva essere messo in campo con l'unico obiettivo di spezzare una gamba alla banderuola, prima di andarsene a svernare in Qatar. Solo così il francese si sarebbe guadagnato un posto nella storia della Roma, i cui tifosi, invece, tra qualche anno lo dimenticheranno. Della nostra squadra i Romani se ne sono stati zitti zitti, delusi, piangenti, ma non incattiviti come - cazzo - erano loro. Solo i nostri stranieri hanno tirato fuori un po' d'orgoglio e d'amor patrio, in una distorta visione del derby che glielo fa considerare "una partita come le altre", quando non lo sarà mai e non lo deve essere neanche per loro, altrimenti non ci venissero qui. Distorto, per quanto ho detto a proposito di Dellas. Cosa doveva fare Di Canio? Il professionista? E perché? Dice di essere tifoso della Lazio. Non so se è vero, ma il tifoso esulta. Smodatamente, se è molto tifoso. Non mi venite a parlare del fatto che "gesti di questo genere inducono alla violenza". Ha risposto, ahimé bene, lo stesso Di Canio ai parassiti della Domenica Sportiva, giustamente sbeffeggiati: se voglio menare qualcuno lo meno uguale. A Parma si sono picchiati senza che ci siano stati episodi di questo genere e anche nei derby passati non c'&egrav |