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La copertina è vera e non è un fotomontaggio |
Cosenza/Pomigliano |
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| LA
PRESENTAZIONE DI REPUBBLICA.IT
NON SI SONO mai ascoltate le intercettazioni di Calciopoli dal vivo: voce e insulti dei protagonisti dei campionati degli ultimi dodici anni. Non si sono mai sentite le ormai leggendarie telefonate di Luciano Moggi, il dg della Juventus vincente del Duemila, il "commendatò" del calcio, come qui molti chiamano, deferenti, l'uomo al centro dello scandalo calcistico del secolo. Repubblica.it, ottenuti i dischetti con le intercettazioni che lo scorso aprile hanno sconvolto il calcio, dischetti consegnati dalla magistratura a tutte le parti interessate e quindi legalmente riproducibili, ha ascoltato le prime 700 telefonate. Da questo lungo ascolto - tolte le intercettazioni con insulti gratuiti, le bestemmie, i riferimenti sessuali, le allusioni da bar, tolte le intercettazioni inutili o offensive - ne abbiamo estratto quelle giornalisticamente interessanti, le abbiamo divise in vari capitoli e ve le offriamo. Sono le prime duecento intercettazioni "dal vivo" dopo la tempesta sul calcio di maggio e riproducono con fedeltà lo sporco campionato professionistico all'era di Moggi. Fanno capire più dei processi sportivi e delle lunghe interviste: qui i toni, gli ammiccamenti, i sospiri aggiungono alla sostanza del caso - il tentativo di manovrare il campionato di calcio italiano - elementi a carico, non a discarico. Siamo nella stagione calcistica 2004-2005. Si ascolta, in questi file, Luciano Moggi direttore generale della Juventus parlare come fosse un presidente federale, senz'arroganza, consapevole del suo ruolo primario nel calcio. E poi dare indicazioni chiare ai designatori arbitrali, spiegare ai procuratori dei calciatori le strade meno battute e più rapide per portare alla Juve fuoriclasse, Cannavaro, Ibrahimovic. Si ascolta Luciano Moggi trattare "temi sensibili" - inchieste giudiziarie, promozioni di carriera - con pezzi importanti delle istituzioni garantendo come contropartita abbonamenti e poltroncine centrali al Delle Alpi, magliette di Del Piero, posti aereo per la trasferta di Champions League a Madrid. E poi riferire ad Antonio Giraudo, l'amministratore delegato. Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, i designatori mossi con il filo da Moggi senior: ci sono anche loro. Si comprende cliccando su questi "file" come abbiano in odio Pierluigi Collina, l'arbitro che li oscura: quando gli devono affidare una partita importante la motivano con obblighi di norma. Fosse per loro, Collina farebbe l'anticipo di serie B ogni venerdì sera. E poi si comprende, in maniera ancora più netta, che i due designatori si detestano reciprocamente. "Quello è pericoloso, uno scemo", dice Bergamo di Pairetto. "Quello è un matto", replica Pairetto a terzi. Difficile immaginare che per le sei stagioni in cui hanno governato - per volontà delle sette sorelle e per aiutare la grande madre Juve - si siano prodotte designazioni arbitrali credibili. Sono colloqui, quelli che vi proponiamo, fatti di soprannomi tra persone che non si rispettano e che, se possono, si fregano: il numero uno, appunto, e poi Pinochet, Atalanta, il rospo, la combriccola romana, Zio Fester. Sembrano i "falsi" della commissione Mitrokhin e invece sono nell'ordine Giraudo, Bergamo, Pairetto, gli arbitri che girano intorno a Massimo De Santis e l'amministratore del Milan, Adriano Galliani. I linguaggi, spesso, sono banalmente cifrati: c'è l'omino, ci sono "i personaggi" e poi "x e y". Molti degli intercettati temono le intercettazioni e, non a caso, per gestire le comunicazioni più delicate usano schede protette o rimandano i colloqui "a quando ci vediamo di persona". Spesso i Moggi, padre e figlio, chiudono la conversazione con gli interlocutori così: "Non dire niente a nessuno". Che Mutu è in carico alla Gea, per esempio, e che a un giocatore, a uno solo dell'amplissima scuderia, la Gea ha fatto un regalo. Silenzi, e anche omertà. In queste intercettazioni si ascolta un calciatore del gruppo rispondere "no" alla stessa domanda posta dieci volte dall'Ufficio indagini, domanda che potrebbe inguaiare Alessandro Moggi. Per dieci volte "no": "Non gli ho detto niente", riferirà ai padroni. Hanno un pulsvalore di comprensione culturale, queste telefonate. Tra le duecento intercettazioni si possono ascoltare procuratori - e qui, per esempio, è intervenuto il nostro filtro - definire gli avversari di mercato omosessuali, quindi pedofili: omosessuali quindi pedofili nel rozzo calcio moderno è semplicemente un assioma. L'ex arbitro, poi, "è mezzo gay", si sa. E così il segretario federale che non si adegua. E' un mondo fatto di italianissime amanti, e anche queste non compariranno tra le telefonate selezionate, e italianissimi doppi giochi, questi si possono ascoltare. Istruttiva
e didascalica è la consegna certosina dei regali ai ministri, ai
giornalisti potenti. Moggi è un maestro nel dare istruzioni e indirizzi
ai suoi portaborse ed è professore, appunto, nella consegna dei
biglietti di tribuna: a finanzieri e uomini Digos, questori, dirigenti
avversari, fratelli di calciatori. "Dagli la Tribuna Ovest, quello non
conta", istruisce. Il giudice Calabrò? "Cinque di tribuna d'onore".
L'italiano
è incerto, ridotto al minimo indispensabile. I gol, nella Calciopoli
raccontata dalle intercettazioni, sono sempre "go". Il giocatore che ha
un calo d'attenzione è sempre "sconcentrato". E i suoi giovani protagonisti
amano sussurrare, perlopiù, storie di veline rifatte e speranze
d'incontri erotici: la ribalta avvicina ai Moggi junior, ai Calleri junior
televisioni, bei ristoranti, belle ragazze, con cessionarti dfa'uto di
lusso. E loro prendono tutto quello che possono..
Qui
dentro ascolterete veri e propri tentativi di "combine", falliti (Lazio-Fiorentina
1-1) e riusciti (Parma-Lecce 3-3). Lo hanno sancito i processi della giustizia
sportiva. Ascolterete arbitri proni al sistema e arbitri consapevoli, addetti
agli arbitri che provano a controbilanciare il potere arbitrale Juve portando
al Milan guardalinee amici. E presidenti Aia abili nel chiedere e offrire
raccomandazioni, poi funzionari infedeli di polizia, di finanza, di ministero,
di Federcalcio. Ci sono padri di calciatori che fanno i talent scout per
la Gea e ragazzi che hanno capito che rivolgersi alla Gea è il metodo
più rapido per ottenere un posto in squadra. Ecco, le prime 200
telefonate di Calciopoli: ora si possono ascoltare dal vivo.
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Tra
le centinaia di telefonate, qui sotto gli MP3 scaricati delle più
significative.
villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva. Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive e' truccatissimo. Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto: Italia si', Italia no. Italia si', Italia no, Italia bum, la strage impunita. Puoi dir di si', puoi dir di no, ma questa e' la vita. Prepariamoci un caffe', non rechiamoci al caffe': c'e' un commando che ci aspetta per assassinarci un po'. Commando si', commando no, commando omicida. Commando pam, commando prapapapam, ma se c'e' la partita il commando non ci sta e allo stadio se ne va, sventolando il bandierone non piu' il sangue scorrera'. Infetto si'? Infetto no? Quintali di plasma. Primario si', primario dai, primario fantasma. Io fantasma non saro', e al tuo plasma dico no; se dimentichi le pinze fischiettando ti diro': "Fi fi fi fi fi fi fi fi, ti devo una pinza. Fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l'ho nella panza". Viva il crogiuolo di pinze, viva il crogiuolo di panze. Eh Quanti problemi irrisolti, ma un cuore grande cosi'. Italia si', Italia no, Italia gnamme, se famo du' spaghi. Italia sob, Italia prot, la terra dei cachi. Una pizza in compagnia, una pizza da solo; un totale di due pizze e l'Italia e' questa qua. Fufafifi, fufafifi, Italia evviva. Squerellerellesh, cataraparupai, Italia perfetta, perepepe' nainananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo; in totale molto pizzo ma l'Italia non ci sta. Italia si', Italia no, scurcurrillu currillo. Italia si': ue'. Italia no, spereffere fellecche. Ue', ue', ue', ue',ue'. Perche' la terra dei cachi e' la terra dei cachi (ELIO E LE STORIE TESE) |
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| A
PROPOSITO DI STRISCIONI UMANI…
Visto
che subiamo, nostro malgrado, le sgradite attenzioni di comici, giornalisti
e forze dell’ordine, ci sentiamo in dovere di dire la nostra.
Perché “NUOVE LEGGI? MI, SBAT I BALL” ? Il nostro è stato piuttosto un semplice, ma significativo gesto mirato alla ricerca di una visibilità che reputiamo necessaria e vitale per scuotere, risvegliare e rendere partecipi le coscienze dell’opinione pubblica riguardo all’annosa questione genericamente (o meglio, pretestuosamente) definita “violenza negli stadi”, nonchè un gesto in grado di dimostrare l'inutilità, ma soprattutto l'inefficacia di una legislazione votata all'emergenza e non alla soluzione dei problemi. Volendo,
potremmo scegliere di difenderci dalle accuse chiedendovi di giudicare
il nostro comportamento alla luce di alcune garanzie, come dire, “sottili”,
quali ad esempio la Costituzione del nostro Paese (Art.21 - Tutti hanno
diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo
scritto e ogni altro mezzo di diffusione) oppure la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo (Art.19 - Chiunque ha il diritto alla libertà
d'opinione e d'espressione; il che implica il diritto di non essere turbato
a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere,
senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso
qualunque mezzo di comunicazione) o addirittura la futura Costituzione
Europea (Art II-71 Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione.
Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà
di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere
ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera).
In altre parole, chiedendo che per noi valga nient’altro (che sarà
mai) che il diritto tutt’ora vigente (avvisateci se non ci siamo accorti
della sua abolizione), non tanto al dissenso, quanto alla libertà
di espressione, niente di più, niente di meno…
Le nuove norme a nostro parere non fanno altro che coniugare interessati esperimenti di controllo sociale con squallide esigenze di lucro di poche persone. Non si tiene conto che, senza tifosi, senza partecipazione popolare, senza aggregazione non ci sarà lucro né tantomeno assenza di violenza, bensì una triste ed imperdonabile distruzione di parte della Cultura e della Storia di questo paese. Davanti
a ciò, non riusciamo a dire altro che "SBAT I BALL", un modo ironico
e goliardico per far sapere che non possiamo e che non potremo mai accettare,
condividere, sottometterci alla folle logica per cui per i tifosi possano
esistere leggi differenti da quelle per i semplici cittadini.
Nel frattempo (mala tempora currunt?), ribadiamo che continueremo per la nostra strada, come sempre, a fianco del Calcio Monza 1912. Ringraziamo
chi sta dalla nostra parte, chi ci ha espresso solidarietà e chi
lo farà in futuro.
NUOVE
LEGGI,
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Piva: martedì hanno sequestrato la bandiera a un tifoso di 80 anni... Altro fatto realissimo, non reale, è il malumore che serpeggia fra i tifosi e comincia anzi a uscire allo scoperto in maniera sempre più consistente. Si parte da uno stadio che resta aperto solo agli abbonati (unico di tutta la serie B), con la quasi certezza che eventuali gare di play off si 9 dovrebbero giocare in campo neutro. E sembrano proprio i tifosi gli unici che cercano di stimolare, di fare in modo che succeda qualcosa (ma siamo vicini alla chimera) che possa modificare la situazione. Gli ultras lo fanno a modo loro, con trasmissioni radiofoniche e volantini (bersaglio il presidente Fabrizio Garilli), ma anche Giancarlo Piva, presidente dell'Associazione Sostenitori Piacenza Calcio, si fa portavoce di sentimenti e fatti precisi. «La verità - dice - è che si è creata una situazione tale, a livello nazionale e locale, per cui la gente è spinta a starsene a casa, altro che venire allo stadio. Chi ancora viene dovrebbe essere premiato con una medaglia...». Si parte da giorni e orari delle partite sempre più impazziti e incontrollabili (o meglio controllati al cento per cento da Sky), si prosegue con la già citata apertura limitatissima dello stadio (eppure adesso le telecamere ci sono...), si finisce con l'applicazione financo eccessiva delle norme di prevenzione. «Martedì - continua Piva - ho visto le cose più assurde: è stata sequestrata la bandiera biancorossa a un tifoso storico, quasi ottantenne, che per anni è stato presidente del Centro coordinamento: cosa avrebbe potuto farci di pericoloso? Poi gli striscioni: anche questi in parte sequestrati, solo perché non era stata chiesta preventivamente l'autorizzazione ad esporli, anche se non contenevano alcuna scritta offensiva o che incitava alla violenza. Se vogliono che il nostro stadio resti vuoto, e alludo anche alla società che con noi continua a non avere alcun dialogo, ce lo dicano chiaramente, ma poi non si lamentino se il prossimo anno ci saranno sì e no 1.000 abbonati». «Dopo la partita di martedì - continua Piva - ho visto per terra fuori dallo stadio un abbonamento strappato a metà e gettato via: era di un Under 12, so anche nome e cognome perché l'ho raccolto...». Insomma, così non si può andare avanti. Allenamento a porte chiuse, poi in ritiro Dopo il pomeriggio e la mattina in libertà, i biancorossi sono tornati ad allenarsi ieri a porte chiuse. A parte ha lavorato Lazzari, fermi solo gli infortunati Anaclerio e Gobatto. In campo quindi anche Olivi e degano, non voncoati martedì per la partita con il Brescia. Al termine, la comitiva biancorossa si è trasferita nel ritiro di Salsomaggiore. |
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