Una delle
                          prime radio portatili allo stadio di S. Siro
                          (1948)
1948: gli albori del
                                  merchandising
1948/49,
                                  Alessandria/Pisa, memorie di un
                                  invasore
"Il calcio, considerato obiettivamente, è una delle più strane costanti di comportamento umano della società moderna. 
Spinto da questa considerazione ho deciso di fare le mie indagini. 
E mi è stato subito chiaro che ogni centro di attività calcistica, ogni football club, è organizzato come una piccola tribù, completa di territorio tribale, anziani della tribù, stregoni, eroi: entrando nei loro domini mi sono sentito come un esploratore del passato intento a esaminare  per la prima volta una vera cultura primitiva...”
Desmond Morris
(autore de “la scimmia nuda” 
e de “L’uomo e i suoi gesti”
Laureato in filosofia e zoologo, 1982)

"Ricorda, un pesce morto può solo seguire la corrente ma ce ne vuole uno vivo per andare controcorrente"
William Claude Field
LA DIVISA DEI SEGUACI
I fans usano combinazioni di abiti per identificare due qualità distinte: la durezza e la lealtà.
Un fan “duro” è pronto a star fermo sotto la pioggia e nel gelo per assistere alla partita, e a buttarsi nella mischia se scoppiano risse con i fans rivali o con la polizia. Un fan “morbido” è più propenso a usare la sua sciarpa per proteggersi dal freddo e a restarsene a osservare in caso di guai con gli avversari o con la polizia.
Gli abiti indossati dai fans apparentemente danno chiare indicazioni sulla posizione che occupano nella scala dal duro al morbido. Oltre a questa, c’è un’altra scala, che va dal leale allo sleale.
Un fan leale è un fan che non perde mai una partita e che spende molto tempo e denaro per seguire la squadra in trasferta.
Un fan sleale è un fan che va a vedere solo le più importanti partite in casa e che segue la squadra solo in una o due brevi trasferte. Anche in questo caso sono certi dettagli di abbigliamento e combinazioni di elementi a fornire un indizio preciso del grado di lealtà del tifoso alla sua tribù.
Tutto questo significa che esistono quattro grossi gruppi di tifosi.
*Il primo è durissimo e di una lealtà a tutta prova. E’ sempre pronto a minacciare il nemico, a difendere i suoi idoli e segue religiosamente tutte le partite della sua squadra, anche quando gioca male.
*Poi c’è il tifoso molto duro, ma un po’ sleale. E’ sempre disposto ad attaccar briga, ma assiste solo alle partite più importanti e si allontana dalla squadra se comincia a perdere. E’ più interessato a battersi che allo sport vero e proprio.
*Poi c’è il fan morbido ma profondamente leale. Viaggia per tutto il paese per seguire la squadra, ma evita sempre di cacciarsi nei guai.
*E infine c’è il fan morbido e sleale. Il suo interesse per la tribù è minimo. Si degna di assistere soltanto alle partite più importanti ed evita accuratamente gli scontri con i rivali e la polizia.
Questi quattro tipi di tifosi, e i vari tipi intermedi, sono riconoscibili dalla combinazione di indumenti che indossano.
Il fattore lealtà è abbastanza ovvio: più colori tribali un tifoso ha indosso, più è leale. In questa connessione l’elemento più importante è la sciarpa, seguita dalla bandiera e i distintivi.
Il fattore durezza è rappresentato da leggere T-shirts e dalle sciarpe attorno al polso invece che al collo come segno di indifferenza al freddo; abiti rudi come giacche e pantaloni in jeans adatti al combattimento, pesanti stivali per calciare contro i rivali.
I più sono moderatamente duri e moderatamente leali e i loro abiti lo dimostrano chiaramente, ma gli estremisti cadono in qualche contraddizione. Il tifoso che sfoggia gli abiti più rudi, come i giubbotti e i calzoni jeans, e poi si cosparge di sciarpe, gagliardetti, distintivi e adesivi, è un po’ sospetto. La sua lealtà forse non è messa in discussione, ma è troppo carico di accessori per essere preso sul serio come “duro”, pronto a reagire immediatamente in caso di guai. Corre il pericolo di sembrare piuttosto un buffone di corte.
Questo non significa che è visto come un clown, piuttosto come un individuo anche solo scherzosamente - invece che seriamente - aggressivo.
L’individuo che, al contrario, è ben conscio del proprio aspetto e sceglie abiti  semplici, casual, rientra in due categorie distinte.
O è un tifoso per bene o è un duro, ed è facile per un  non addetto confondere i due tipi.
I per bene non sono fans nel senso stretto del termine. Non prendono parte alla vita sociale della tribù, ma assistono di tanto in tanto alle partite semplicemente per vedere il gioco.
I duri, dal canto loro, sono fans che hanno superato lo stadio delle esibizioni più sfrenate e sono entrati a far parte di un gruppo di tifosi leggermente più vecchi, la cui reputazione di duri e leali è così affermata e certificata nel gruppo da non richiedere alcuna divisa.
Con i loro abiti semplici è come se dicessero che non hanno bisogno di costumi speciali per essere riconosciuti come tifosi leali e dal sangue caldo, e i fans più giovani e vestiti in modo più sgargiante devono mostrare il dovuto rispetto a questi membri importanti della tribù.
Sulle gradinate i duri stanno in mezzo ai fans.
I tifosi per bene sono sparsi ovunque, ma si tengono lontani dalle zone più calde di attività dei fans.
Ciò che quindi emerge chiaramente è che esiste un notevole ordine nel caos apparente della folla che occupa le gradinate.
Non si tratta di una folla disorganizzata, ma di un gruppo ben strutturato con abiti rigidamente convenzionali, come quelli dei borghesi o di altri ceti sociali. Appare caotica soltanto agli occhi inesperti.
Dossier maglie: l'evoluzione delle casacche calcistiche


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