Zì Checco, guardiano
                  di Campo Testaccio
"L'affetto della folla romanista è stato per me il maggior conforto della mia carriera. Esso mi ha sostenuto sempre, mi ha spronato a prodigare ogni mia forza per la grandezza della Roma. Ho la più profonda gratitudine per gli sportivi della Capitale".
Guido Masetti
Sora Angelina,
                moglie di Zì Checco
Testaccio 1929 ripreso dalla Regia Aeronautica
Campo
                  Testaccio nel 1922
L'inaugurazione,  i custodi e i portoghesi
1
Le partite
1 - 2 - 3
Protagonisti
1 - 2 - 3 - 4
Memorabilia
1 - 2
"Tutto quello che so della vita, l'ho imparato dal calcio"
(Albert Camus)

Il Testaccio è una collina artificiale con base vagamente triangolare, posta sulla sponda sinistra del Tevere, nella zona sud - est di Roma. Alta circa 35 m, ha un perimetro di 1490 m e una superficie complessiva che si aggira intorno ai 2200 mq.
Si tratta di un piccolo monte, ma un tempo era definito il maggiore dei sette colli artificiali di Roma: Augusto, Cenci,Citorio, Giordano, Savelli, Secco.
      Il suo nome attuale deriva dall’etimo latino "testa" che significa coccio: deve infatti la sua origine allo scarico regolare dei frammenti delle anfore rotte, per lo più olearie. Da qui il nome popolare di Monte dei Cocci.
Per i romani del periodo di Cervantes, il Testaccio era infatti una discarica ove erano state buttate le anfore, che arrivavano a Roma con vari prodotti pagati come tributo da tutte le provincie dell'Impero Romano.
Questa discarica, quindi, era considerata il simbolo dell'orgoglio e del potere di Roma antica.
     Probabilmente è proprio per questo motivo che il Monte si è conservato nei secoli: monte che, secondo la documentazione conosciuta, era di proprietà del popolo romano che difese strenuamente questa sua prerogativa fino al punto di prevedere pene detentive per chi asportava cocci dal Monte.
     Le tradizione popolare aveva ragione solo in parte; certamente nel Testaccio si trovano i contenitori che portavano i tributi a Roma, ma sono quasi tutti provenienti da un'unica provincia, la Betica, e portavano prevalentemente un solo prodotto, l'olio d'oliva.
Il Testaccio sino alla fine del secolo scorso è stato un punto di incontro per il popolo romano; nel medioevo vi si tenevano feste di carnevale e per lungo tempo, per la sua somiglianza con il Calvario, si effettuarono delle vie crucis, ricordate dalla croce che ancora oggi rimane sulla sua cima.
     Dal secolo sedicesimo in poi all'interno delle sue pendici si costruirono cantine ove il vino si conservava particolarmente fresco. L'esistenza di queste cantine rinforzò il carattere ludico del Monte e dei suoi dintorni fino alla fine del secolo scorso quando cominciò l’urbanizzazione della zona.



I prati di Testaccio, 1870
La canzone di Testaccio
Cor core acceso de la passione 
undici atleti Roma chiamò 
e sott'ar sole der Cuppolone 
'na bella maja e du' colori je portò. 
Li du' colori de Roma nostra 
oggi signora der futtebbal, 
non più maestri né professori 
mo' sò dolori 
perché "Roma" ce sa fà. 
C'è Masetti ch'è primo portiere; 
De Micheli scrucchia ch'è 'n piacere; 
poi c'è quer torello de Bodini; 
cor gran Furvio Bernardini, 
che dà scòla all'argentini. 
Poi c'è stà Ferraris er mediano, 
granne nazionale e capitano; 
Chini, Fasanelli e Costantino, 
cò Lombardi e cò D'Aquino; 
Vorche (Volk, n.d.r.) è 'n mago pe' segnà! 
Campo Testaccio 
ciai tanta gloria, 
nessuna squadra ce passerà. 
Ogni partita 
è 'na vittoria, 
ogni romano è n'bon tifoso e sà strillà. 
Petti d'acciaio, astuzia e core 
corpi de testa da fa 'ncantà. 
Passaggi ar volo co' precisione 
e via er pallone che la rete và a trovà. 
Quanno che 'ncomincia la partita 
ogni tifosetta se fà ardita, 
strilla Forza Roma a tutto spiano 
co' la bandieretta 'n mano, 
perchè cià er core romano. 
L'ala centra e Vorche (Volk, n.d.r.) tira e segna, 
questo è er gioco e "Roma" ve lo 'nsegna! 
Cari professori appatentati 
sete belli e liquidati 
perché Roma ce sa fà.
Semo giallorossi e lo sapranno 
tutti l'avversari de st'artranno. 
Fin che Sacerdoti ce stà accanto 
porteremo sempre er vanto 
Roma nostra brillerà



Clicca qui sotto per ascoltarla!
"La canzone di Testaccio"


Ode al Testaccio


Giochi del Testaccio 1570

Pianta di Roma 1593

Pianta di Roma 1623

Stampa XVII Secolo

Baccanale di Roma in Testaccio

Testaccio fine '800

Testaccio anni '40

Monte Testaccio visto dalla parte occidentale

Foto aerea

La zona del campo ai giorni d'oggi:
il vecchio campo non era nella stessa posizione, come si può capire partagonando questa foto a quella che segue

Campo Testaccio dall'alto

Ristrutturazione per la stagione 1938/39
IL MONTE DEI COCCI: 
MITO E REALTÀ
Questo enorme accumulo che si è formato tra i secoli I e III d.C. secondo la mentalità degli antichi non era un monumento degno di essere ricordato, tanto è vero che del Mons Testaceus non si fa menzione per secoli e secoli.
Le opinioni riguardanti l’origine della collinetta furono numerose e la fantasia popolare diede origine a vari leggende che pretendevano di interpretare il Testaccio: accumulo delle macerie della Roma incendiata da Nerone; deposito per le merci; vasi tolti alle urne funerarie in seguito alla distruzione dei colombaria della via Ostiense.
L’ipotesi più elaborata sosteneva che il monte si fosse formato con i resti delle anfore portate a Roma come tributi pagati da tutte le province dell’Impero.
Dopo il medioevo per vari secoli fu il luogo preferito dai romani per i loro violenti riti carnevaleschi, per le feste legate alla vendemmia e per ceremonie religiose. Per la somiglianza con il Calvario sulle sue pendici fu installata una via crucis, ricordata ancora oggi dalla croce situata sulla sommità del monte.
Ma fu utilizzato anche come cava di materiale per rassodare il suolo delle fangose strade vicine, o per costruirvi,
scavando al suo interno, eccellenti cantine dalla temperatura giusta e costante.
Volume attuale 
della collina
550.000 m3
Massa di anfore
742.500.000 kg.
Numero di anfore accatastate
24.750.000 
Minimo quantitativo di olio trasportato
173.250.000 kg

CAMPO TESTACCIO
E' rinato "Campo Testaccio": lunedi' 27 novembre 2000 , alla presenza del Sindaco, del Presidente Sensi, e di tanti campioni che hanno reso celebre la squadra giallorossa. Per chi è nato negli anni '70 questo stadio rappresenta un qualcosa di mitico.  Specialmente per chi ha avuto la fortuna di sentirne parlare da un parente o da un amico anziano. Per chi vi scrive era uno zio, dalla grande memoria sportiva, a descrivere le gesta di Bernardini, Ferraris, Masetti, Carpi, Amadei… Lo stadio, che si trova in via Zabaglia, ospita attualmente la squadra del "Testaccio Calcio", ma Sensi ha promesso di farvi giocare almeno una delle squadre giovanili della Roma. Le strutture sono molto diverse da quelle di allora. Attorno al terreno di gioco ci sono dei campi da basket e presto sarà costruita anche una palestra. L'obiettivo della giunta capitolina è quello di risanare tutta l'area dello stadio che, dal giorno della demolizione, si trova in una situazione di grave degrado.  L'impianto, costruito nell'estate del 1928 dall'ingegner Silvio Sensi, padre dell'attuale presidente, viene progettato seguendo il modello dello stadio dell'Everton, con quattro tribune di legno dipinte di giallo rosso. Il terreno di gioco viene costruito in modo da allargarlo o restringerlo a seconda delle caratteristiche degli avversari: questo particolare rappresenterà uno dei punti di forza dei lupi, che difficilmente usciranno sconfitti da questo stadio. Campo Testaccio costa 1.383.816 lire, e parte della somma viene versata in otto rate annuali di 153.094 lire: il debito sarà saldato nel 1939. Una spesa supplementare arriverà nel 1938, a causa del crollo della tettoia di copertura dei distinti.
I tifosi della Roma, dopo un lungo girovagare tra il campo della Rondinella ed il Motovelodromo Appio hanno finalmente una loro casa. Il 3 novembre 1929, in occasione dell'incontro di campionato con il Brescia, lo stadio viene inaugurato. Per la Roma è festa doppia: i lupi battono le rondinelle per 2-1.
Da quel giorno il "Testaccio" diventa lo scenario delle imprese della squadra giallorossa che fornisce prove di carattere, di forza, e di abnegazione. I giallorossi si guadagnano l'appellativo di "Roma di Testaccio" e "magica", termini che ancora oggi ricorrono quando la squadra vince schiacciando gli avversari nella loro metà campo con l'incitamento del pubblico. Tanti sono i campioni che calcano il terreno polveroso e senza un filo d'erba di questo stadio. Da Bernardini, che comincia a costruirsi la sua carriera leggendaria dentro e fuori dal campo, a Ferraris IV, primo campione dalla vita sregolata. Da Raffaele Costantino, il "castiga Zamora" ad Arturo Chini, primo straniero della Roma. Vanno citati anche Rodolfo "Sciabbolone" Volk, capocannoniere dei giallorossi dell'epoca ed Amedeo Amadei, centravanti dello scudetto del '42, che aveva debuttato in Serie A a soli sedici anni. E non possiamo certo dimenticarci del grande Guido Masetti "ch'è primo portiere" come recita la filastrocca dei tifosi su "Campo Testaccio", e del terzino gentiluomo Monzeglio.
La gente corre in massa a riempire quelle tribune dipinte di giallo rosso per vedere i loro beniamini da vicino, battendo i piedi e urlando a squarciagola. Il frastuono rimbomba dentro il campo, la squadra si carica, e gli avversari si spaventano ad ascoltare quelle grida, che ancora oggi dimostrano l'amore e l'attaccamento ai colori giallo rossi. Tra le tante imprese di quella Roma le più bella restano il 5-0 alla Juventus nel '30-'31, e un doppio successo con la Lazio l'anno successivo. Nel 1938, a seguito del crollo della tettoia che ospita i distinti, la Roma emigra per alcuni mesi allo stadio del Partito Nazionale Fascista (l'attuale Stadio Flaminio). Nonostante la ricostruzione in cemento armato del settore, lo stadio offre poche garanzie ed il regime decide di demolirlo per fare spazio a dei giardini pubblici mai sorti. Si gioca contro il Livorno, il 30 giugno 1940, l'ultima partita: vincono i giallorossi per 2-1.
Testaccio chiude i battenti con 161 partite, 103 vittorie, 31 pareggi e 26 sconfitte. I gol realizzati sono 377, quelli subiti 111. Il 21 ottobre 1940 le ruspe danno il colpo di grazia allo stadio, sotto gli occhi di Andrea Gadaldi, l'ultimo capitano. Recatosi sul Monte dei Cocci in compagnia del nuovo allenatore Schaffer, - che sarebbe diventato Campione d'Italia due anni dopo - cerca di spiegargli quale valore questo stadio ha avuto per tifosi e giocatori. Resteranno li fino a quando l'impianto non sarà stato demolito completamente. Si chiude un'era, sufficiente per far capire il legame tra la squadra e i suoi tifosi.
       Da quei giorni quanta acqua è passata sotto i ponti del Tevere…. il calcio non è più lo stesso e tante cose sono cambiate.
Tranne l'amore tra i tifosi e la Roma.
Vista aerea 1911
Piantina

2014
CAMPO TESTACCIO DI NUOVO ABBANDONATO, MA NON DAI TIFOSI






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