Se volete avere notizie su
locali, concerti e musica a Roma
" AL DI FUORI DI ROMA NON C'E' NULLA DI BELLO NEL MONDO"
Johann Joachim Winckelmann, 1756
(archeologo e filologo, nonché massimo
teorico mondiale dell'estetica neoclassica)
"Non per guadagnar ma per amor del
gioco" QUELLI
CHE SIAMO * LA
GIUSTA DISTANZA * NON DORMO * IO STO CON
GLI ULTRAS
Avevo un canale su Youtube dove postavo
video per lo più musicali. Ogni tanto, però
postavo anche qualche video che meritava di stare
in rete. Bene, sono stato bannato da You Tube. Indovinate un po' per quale video? Ma per il video de "Le Iene" che
restituivano alla signora inglese la macchina
fotografica rapinatale nel settore ospiti dalla
Polizia nel 2007, ovviamente! A questo punto, ecco qui il video.
Diffondetelo voi su You tube, qui rimarrà sempre.
Il sito viene
aggiornato praticamente ogni sera, verso la
mezzanotte o poco dopo. A volte anche verso le
15.00. Il sabato non ci sono regole. Dopo le
partite, le foto vengono inserite dopo circa due
ore, salvo imprevisti.
"Non sempre
i ribelli possono cambiare il mondo. Ma
mai il mondo potrà cambiare i ribelli"
(Alain de Benoist)
"Una volta
nel gregge, è inutile
che abbai: scodinzola" (Anton
Cechov)
Le persone che hanno cambiato il nostro storico stemma
sono gli statunitensi Mark Pannes (a sinistra) ed
Italo Zanzi (a destra).
28
maggio 2013: bene. Leccate le ferite,
smaltita
l'adrenalina,
ragionato sul da
farsi
credo sia
ormai
evidentente a
tutti la
strada.
Tempo ne
abbiamo dato a
sufficienza:
non siamo
stati scettici
sul nascere.
Abbiamo dato
piena fiducia.
Ma ora, vae
victis.
Guai ai vinti.
E i
vinti siamo
noi, con
responsabilità
minime, e
loro, con
responsabilità
massime.
Non
sarà qualche
maglietta in
più venduta a
un cercatore
d'oro del
Klondike a
cambiare la
nostra storia.
Basta
vedere la
classifica e
chi ci sta
sopra per
capire che il
merchandising
può essere un
completamento,
quando si è
sconfitti.
Solo
se si è
vincitori, il
merchandising
fa da volano,
perché è
evidente che
la gente
d'oltremare
compra
se la squadra
vince.
E se
negli ultimi tre
anni
in Champions
League ci
vanno squadre
come Napoli e
Udinese,
che
non
hanno mire
espansionistiche
ma che
evidentemente
hanno una
programmazione
più accurata
della nostra,
è evidente che
qualcosa debba
cambiare
e che,
soprattutto,
non si possa
iniziare
cambiando lo
stemma della
squadra che -
puramente e
semplicemente
- per il
sottoscritto
(e per lo meno
per tutte le
decine di
tifosi con cui
ho parlato in
occasione
del derby),
deve tornare
quello che
era, e pure
alla svelta.
Altrimenti
sarà
necessario
trovare una
sinergia
d'intenti in
tutta la
tifoseria che
si rispecchia
in questi
principi
per boicottare,
con tutti i
mezzi
possibili, la
scelta
societaria.
Per quanto è
di James
Pallotta che
definisce "non
tifosi della
Roma" gente
nata
giallorossa,
quando fino a
due anni fa
costui non
sapeva neanche
la Roma cosa
era, spero che
presto
riusciremo
a fargli
capire che
Roma non è
Boston.
Come in altre
situazioni,
ogni romanista
può bastare a
se stesso. Non
serve alcuna
organizzazione.
Chiunque può
fare uno
striscione di
dissenso o
1000 adesivi.
Aridatece
er nostro
stemma!
*
Una
bella e-mail
ricevuta: "...semplicemente sempre li´. Forse le
avro´viste per la prima volta alla fine degli anni 80 con un
piede nel "nuovo olimpico" post italia 90. Facce pulite che il
tempo ha soltanto scalfito con qualche ruga o capello bianco.
Hanno visto molto della vita gioie e dolori soddisfazioni e
guai. Io le ho sempre scrutate con rispetto pensando se avessero
mai provato le mie stesse emozioni in quelle domeniche. Se
avessero mai creduto a quello che stavano vedendo e seguendo. Se
la moda del momento fosse stata quella di seguire una squadra di
calcio e fare l´ultras a difesa di chissa´quale ideale. Se mi
avessero mai lasciata sola o se fosserocambiate.Se nella
trasferta piu´lontana li´avessi sentiti arrivare da lontano con
il loro fare deciso non credendomi sola.Se si fossero
ricordate di me con un saluto d´altronde abbiamo sempre cercato
di remare nella stessa direzione. Semplicemente sempre li.....le
ho riviste ieri le stesse di sempre con la solita rabbia, il
solito ardore. La voglia di sempre, le bestemmie di sempre .Ho
conosciuto calciatori, dirigenti, presidenti ma nessuno mai ha
avuto il mio/vostro amore cosi´forte,marcato per questi
colori.Hanno provato a dividerci sia la" strada" , che le nuove
regoledi uno sport
ormai malato. Divieti, diffide, intimidazioni....non vi hanno
fermato e nel vuoto assoluto di unapagina cosi´triste per
noi tutti vi ho sentito sussurrare che comunque ci saremmo
rivisti a settembre...Vi porto nel cuore e da ieri sono
semplicemente soltanto vostra..... quelle facce, quella gente.
FIRMATOLA VOSTRA
ROMA.
dedicato ad una generazioni di
romanisti......." *
Poi
passiamo alle
e-mail post
derby.
Valerio: “All’inizio del
credo e alla fine della decenza”
Peggio di così non poteva andare.
Non è vero. Perché il concetto di Peggio per un Romanista
non esiste. Non è confinato in una logica precisa. Non
risponde a dinamiche di immaginario e lessicali ben
definite. Il Peggio non esiste. Ogni generazione può
confrontare questa tesi andando indietro coi ricordi o
cercando di strappare i più recenti ma è questo che fa del
Romanismo qualcosa di più che una passione sfrenata per una
squadra di calcio. E’ questa assoluta astrazione dell’idea
del Peggio che rende l’identità Romanista fortissima e
assoluta essa stessa. La rimozione del lutto sportivo è
impossibile ma immediata, pronta a riaffiorare nel momento
stesso in cui qualcosa di Peggiore si presenta. E si
presenta sempre, puntuale, Peggio di prima. Toccare il fondo
non significa niente. Non c’è fondo. Non esiste lo spazio
per come esiste per tutti. Un Romanista è molecola tra
molecole simili a lui. Non c’è un barile su cui raschiare il
fondo. Non c’è un basso dove cadere. C’è un cosmo in cui
ognuno crede di essere motore planetario fondamentale e in
cui si galleggia gomito a gomito con grande fatica gli uni
con gli altri. Il primo nemico di un Romanista è un altro
Romanista. Non per autolesionismo ma per questo diritto di
sentirsi unici in un luogo-non luogo dell’anima copletamente
privo di regole fondamentali. Ecco perché si odia la
Juventinità, il suo raziocinio, la sua abitudine al potere
della gioia, le sue regole e la sua adulazione del Meglio.
Vincere, per un Romanista, è ottenere Giustizia. La vittoria
è illegale nel suo mondo perché la legge vuole che perda
sempre, e sempre quando non dovrebbe. Non vincere una Coppa
dei Campioni in casa propria. Non una Coppa Uefa, in casa
propria. Non due Coppe Italia, in casa Propria. Non due
Scudetti, in casa propria. Tutto questo sancisce la
biodiversità di un Romanista.E la sua grande forza. Non nel sopportare.. Ma
nell’elaborare il lutto con una velocità superiore alla
norma pronto a continuare a credere e a credere ancora. La
corsa all’illegalità della vittoria è la sua grande corsa
per la vita, il destino del suo essere e , quando accade,
sapete tutti che succede. Ecco perché oggi non fa poi tanto
male. Perché succederà qualcosa di Peggio. E poi forse
qualcosa di Peggio ancora. E attraverseremo tutti i Peggiori
momenti senza battere ciglio pronti a cogliere il canto
della Normale felicità, quella che non ci appartiene di
natura, la felicità illegale, vittoriosa. Laziale pupazzo de
neve.
"Se
perdi la finale di Coppa in maggio puoi sempre
aspettare il terzo turno in gennaio e che male c'è in questo?
Anzi è piuttosto confortante se ci pensi..."
Maledetto
Nick Hornby, con il tuo "c'è sempre un'altra stagione" ci
accompagnerai per tutta la vita... ed è giusto così.
Un
abbraccio Lore', e sempre Forza Roma,
Filippo
P.S. lo so che è
scontato dirlo, lo so che nun avemo perso pe' quello, lo so
che 'sta cosa poco originale te la scriveranno in tanti...
ma lo vojo di' pure io: il nuovo logo non è solo brutto,
porta pure sfiga. E bravi a tutti quelli che ieri stavano
sugli spalti con la t-shirt nuova di zecca più furba nella
storia del merchandising, mo' sai che ce fate, ve la tenete
per ricordo...
Giovannino: "È
finita male. È
finita peggio.
Peggio de ogni
incubo. È
finita che te
vai a vedè na
partita carico
de
aspettative,
che è a
partita der
secolo, er
derby dei
derby, na
partita che
vale na vita.
E poi invece
quaa partita
nun viene
giocata. O
meglio viene
giocata perché
er risultato è
stato
omologato, ma
no daa squadra
tua, ma da
quell'altri,
che quindi
giocando da
soli finisce
pure che vanno
a vince. E te
è dar fischio
finale che ce
stai a pensà e
a ripensà e
stai a
rimuginà, e
bestemmi e te
ncazzi, e dici
"ma perché nun
hanno
giocato?".
Bella domanda.
Tocca tornà
indietro tipo
a du anni fa,
quando tifavi
na squadra,
che vinceva o
nun vinceva,
almeno te ce
faceva crede,
te faceva
sentì comunque
che qualcosa
c'era.
Chiamala
Romanità o
chiamala come
voi, sapevi
che vince o
scudetto era
difficile ma
sapevi che ce
potevi crede.
Quello che
manca, quello
che te da aa
testa oggi
invece è
proprio la
mancanza de
ogni certezza,
er fatto che
sta stagione è
andata de
merda e che
c'hai pure
l'impressione
che a prossima
po annà
peggio. Perché
quanno non
solo te
distruggono
ogni
aspettativa e
ogni sogno, ma
addirittura
cominciano a
attaccà pure i
simboli
storici allora
te fermi n
attimo e dici
"Americà ndo
volemo
arivà?". In
una serata
oscena come
questa, in cui
la mia salute
è stata messa
davvero a dura
prova, me vojo
aggrappà solo
a quella unica
ma
immensa
certezza che
me rimane, i
romanisti. I
romanisti
quelli veri,
no i
miliardari in
mezzo al
campo. Quelli
che durante
tutta la
partita se so
affannati a
alzà cori,
pure quando la
gente
cominciava a
abbandonà lo
stadio, quelli
che hanno
fatto
striscioni,
quelli che
pure oggi so
stati coerenti
e non se so
piegati a fa
na coreografia
autorizzata
solo pe due
inquadrature
in più, ma
anzi, se so
fatti sentì a
modo loro.
Quelli che
contestano,
anche con le
cattive se
necessario.
Quelli che non
arretrano mai.
Quelli che per
uno striscione
vengono
diffidati, ma
poi so pronti
a tornà più
carichi de
prima. Quelli
che ce
staranno
sempre, sia a
Stamford
Bridge che ar
Picchi de
Livorno. E
allora capisco
che è pe loro
che so
romanista e
non per il
miliardario di
turno che oggi
sta qua e
domani chissà.
Perché
chiunque de
voi, a prima
volta che è
entrato ao
stadio nun s'è
messo a guardà
er 9 er 10 o
l'11, s'è
messo a guarda
a Sud. E loro,
quaa gente là,
i veri
romanisti, nun
mollano mai"
Proteste
anche a
Liverpool:
i tifosi
dell'Everton
comunicano
che non
compreranno
alcun tipo di
merchadising
con il nuovo
stemma. A
destra,
una idea
statunitense
di stemma
scoaiule
dell'A.S. Roma.