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" AL DI FUORI DI ROMA NON C'E' NULLA DI BELLO NEL MONDO" Johann Joachim Winckelmann, 1756 (archeologo e filologo, nonché massimo teorico mondiale del'estetica neoclassica)
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presso l’Aula Magna della facoltà di Scienze della Comunicazione (Caserma Sani di Via Principe Amedeo 184 a due passi da Piazza Vittorio Emanuele) Gli studenti della sapienza incontrano: Giancarlo Abete, vice presidente FIGC. Ilaria D’Amico, giornalista sky. Claudio Lotito, presidente SS Lazio. Damiano Tommasi, calciatore As Roma membro associazione italiana calciatori. Franco Baldini, direttore sportivo. Francesco Tagliente, responsabile dell' Osservatorio delle Manifestazioni Sportive. Roberto Giachetti, deputato. Antonio Mussino, Professore de la Sapienza. L’Italia è una delle finaliste per l’assegnazione degli Europei del 2012. Manca poco più di un anno alla decisione finale. Scopriremo insieme i punti forza e di debolezza della nostra candidatura, come il calcio italiano si stia evolvendo in questi anni e quale sia l’approdo finale. Sicurezza negli stadi, privatizzazioni degli impianti, investimento nei vivai, etica dello sport, gestione dei diritti televisivi e prospettive economiche: è questa l’occasione che aspettavamo per ridare slancio allo sport più amato dagli italiani.Un pomeriggio per parlare di calcio all’università. Vi
invitiamo a partecipare numerosi!
Per
informazioni:
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Hotel Brun, vicino a San Siro, vigilia della partita Inter-Roma. Qui spesso vengono le squadre che devono affrontare Milan e Inter. Uno dei nostri amici giallorossi ci aspetta nella hall. E' seduto assieme a Totti, Bruno Conti, Montella, De Rossi, Chivu, Mancini, Perrotta, Taddei, eccetera (o forse è uno di loro, per la sua incolumità personale non possiamo dirlo): non è un giocatore da copertina, ma è comunque un bravo professionista. Appena ci vede si alza e ci sediamo a qualche tavolo più in là. E' teso, deve parlare, deve sfogarsi. Basta che gli chiediamo come sta e lui si lancia in un monologo che ha dell'incredibile solo per chi non conosce l'ambiente calcistico romano. Ascoltatelo, come abbiamo fatto noi. "Non ce la faccio più. Sento che sto per esplodere, anche se il più delle volte mi sento svuotato, senza stimoli. L'unica voglia che ho è quella di scappare il più lontano possibile da Roma e dalla Roma. Tutto va male, tutto. La squadra è scarsa: come facevano a pensare che si potesse lottare per le prime posizioni, quando con la stessa squadra l'anno scorso abbiamo appena evitato la retrocessione? I tifosi ci massacrano, prima del derby ci hanno fatto capire, in tremila, che se avessimo perso ci avrebbero ammazzato. Come si sa abbiamo pareggiato, ma ieri ci hanno detto che se perdiamo contro l'Inter accadrà lo stesso. La società non solo non ci difende, ma ci fa del male, volutamente, tramite la stampa locale. So che pare una follia, anche raccontata a chi vive di calcio come voi, ma ci sono dei dirigenti che gonfiano qualsiasi cosa, facendo affermazioni false, per influenzare in modo scientifico i giornalisti. Perché? Semplice, così la colpa è nostra e non della società. Un esempio? A Empoli Chivu ha preso una botta al tallone, niente di grave. Cosa hanno scritto? Che ha una distorsione alla caviglia. Il giorno dopo i tifosi gli dicono che si fa sempre male, che è uno molle. Un altro esempio? Il contratto di Cassano: gli stessi dirigenti ad Antonio dicono una cosa, ai giornalisti un'altra. E così agli occhi della gente quello che fa la brutta figura, il mercenario, risulta essere Cassano. Un altro esempio ancora? Quello che viene fatto con i giovani: un giorno fenomeni, il giorno dopo scarsi. E non è la stampa a cambiare idea da un giorno all'altro, ma proprio chi qui dentro lavora e dovrebbe avere un minimo di coerenza. In questo quadro come fa un giocatore a sacrificarsi davvero per la Roma? Gli stessi dirigenti hanno detto ai giornalisti-amici che sono in quattro, i veri colpevoli dell'andamento cattivo della squadra: Mancini, Chivu, De Rossi e Montella. Ovvio che poi i tifosi, soprattutto quelli volgari e violenti, se la prendano con loro: se io fossi uno di questi quattro aspetterei solo il momento giusto per andarmene. Anzi, lo aspetto lo stesso. Prima del derby le nostre macchine sono state colpite, ci hanno sputato addosso. Poi arriva in macchina Totti e tutti lo baciano, lo adorano. Ma come, per lui sempre baci e per noi sempre sputi? Ma a Roma è così, Totti verrà sempre considerato il migliore, l'unico senza colpe. Alla Roma comandano gli ultras, è pazzesco. Le radio romane dicono quello che vogliono gli stessi tifosi, poi così anche i giornali: senza il minimo senso critico, senza andare a vedere se il personaggio tanto amato dai tifosi sta facendo il furbo. Tremendo. Mancini in estate non ce la faceva più, è arrivato a un punto tale da andare da solo a Milano, alla sede di calciomercato, per cercarsi una squadra. Ha rischiato il linciaggio, al suo ritorno. Tre giorni prima del derby abbiamo giocato a Tromsoe, in Norvegia, in Coppa Uefa. Un freddo cane, molti titolari non hanno giocato e qualcuno è stato in panchina. Un freddo cane, preso inutilmente, se Spalletti non aveva comunque intenzione di far giocare certi elementi. Poi hanno deciso di non tornare subito a Roma, bensì il giorno successivo, a poco più di 48 ore dal derby. Ma come, ci siamo addormentati alle tre del mattino e alle sette ci siamo dovuti svegliare? Poi abbiamo preso un aereo dove non c'era spazio per muovere i piedi, tutti avevamo dei dolori quando siamo scesi, anzi, dico di più, nel secondo tempo del derby sono tornati i dolori. Roma sarà anche una bella città, se sei un turista o una persona normale, ma io non riesco più ad andarci. Vorrei scappare, ma come tutti quelli che vorrebbero scappare ho un contratto. Fortunato Cassano ad essere in scadenza....Veniamo descritti come mercenari, ma in realtà accettiamo di prendere i soldi quando capita e alle condizioni che la società ci propone: solo che nessuno lo scrive. Poi si chiedono perché tutti vogliamo andarcene alla Juventus, al Milan o all'Inter. Il vero problema è che queste tre società non ci cercano...''. Dominique
Antognoni
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Derby, notte di botte e denunce Finiscono nei guai ventuno tifosi giuliesi e quattordici teramani Mai più derby di notte. Le Forze dell’Ordine lo chiederanno con forza non solo perchè di notte è più difficile controllare certe situazioni ma anche perchè in campo scende anche l’alcool. La maggior parte dei tifosi fermati erano in stato di ebbrezza. E questo non facilita di certo la loro posizione. Al momento la Questura, nel primo rapporto inviato in Procura, ha segnalato e denunciato 21 tifosi del Giulianova e 14 del Teramo. I reati sono gravi: per la prima volta compare l’”istigazione a delinquere”, seguito da incitazione alla violenza e poi ancora danneggiamento che, in questo caso, appare come il reato minore. Ma l’elenco delle persone coinvolte potrebbe allungarsi dal momento che, come dicono in Questura, si stanno ancora vagliando le posizioni personali di alcuni tifosi e si stanno visionando i filmati che anche in questa circostanza sono stati girati dalle Forze dell’Ordine, sia polizia che carabinieri. Tra i denunciati ci sono dieci minorenni e di questi sette sono di Giulianova. Non ci sono stati feriti gravi, solo un tifoso giallorosso si è fatto medicare dal personale dell’ambulanza del 118, che era di servizio allo stadio. Quanto avvenuto è limitato a prima dell’inizio della gara quando un gruppo di tifosi giuliesi è arrivato alla stazione di Teramo in treno. Sostengono che non c’era nessuno a scostarli. La Questura replica che c’erano agenti in borghese e che, in ogni caso, all’inizio del gruppo, c’era un’auto dei carabinieri. Rispondono i tifosi giuliesi: l’auto del carabinieri, con lampeggiante acceso, arriva a in corrispondenza di Porta Madonna ed abbandona il gruppo. E qui a qualcuno è venuta la malaugurata idea di transitare lungo corso Cerulli e De Michetti e quindi in centro invece di svoltare a sinistra e incolonnarsi sulla circonvallazione. In centro ci sono stati gli scontri con i tifosi teramani, che appaiono all’improvviso muniti di sassi e bastoni. Secondo la Questura questo transito in centro ha suscitato grande disagio e preoccupazione tra cittadini e commercianti, alcuni dei quali chiudevano le serrande dei propri negozi. Nello scontro tra supporters giuliesi e teramani sono finiti in frantumi i parabrezza di due auto in sosta, sono stati divelti cestini portarifiuti e rovesciati cassonetti. Sono stati lanciati sassi e un bastone che ha raggiunto al volto il vice questore Matteo Del Fuoco ed anche un grosso pentolone d’acciaio. Tutti i ”protagonisti” sono stati accompagnati in Questura per essere identificati. Il sindaco di Teramo Chiodi invita la magistratura «ad utilizzare un metro rigoroso per scoraggiare il ripetersi di tali situazioni». |
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| «È
stata una prestazione vergognosa, questi non sono degni di
vestire la maglia giallorossa. La dovrebbero sentire addosso come una seconda pelle, e invece vestono quella maglia come fosse una camicetta qualunque. E io mi incazzo da morire...». Non usa mezzi termini e non fa sconti Giacomo Losi, core de Roma, 15 anni con la Roma e mai un passo indietro quando stava in campo. È intervenuto ieri a "Tutta la vita": «Dopo una vittoria parlano di scudetto, si vergognino. Ieri hanno perso una partita contro una squadra di... pizza e fichi. Con tutto il rispetto non esiste che la Roma si faccia maltrattare da Siena ed Empoli, avendo la superiorità numerica, per giunta». E
allora?
Salva
qualcuno tra quelli che sono scesi in campo ad Empoli?
Forse
a gennaio bisognerà pensare a vendere...
Sbaglia
anche la tifoseria,quindi?
Come
dice Montella, sono sopravvalutati?
Arriva
il derby, cosa accadrebbe in caso di sconfitta?
Sembra
ci sia quasi paura di giocare. Il derby è una paura in più?
Dovrebbero
sentirla i giocatori della Roma.
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| Sabato
15 ottobre 2005 circa 750 tifosi del Cesena si recano, nel pomeriggio,
a Piacenza, allo stadio Garilli, per assistere alla partita di calcio Piacenza-Cesena
delle ore 16:00, valevole per il campionato di serie B 2005-2006. Quello
che segue è il resoconto di quanto successo quel pomeriggio. Quello
che i media non hanno saputo, voluto o potuto riportare.
I
tifosi del Cesena che si presentano allo stadio sono fatti oggetto di un
primo, sommario controllo – documenti di identità e biglietto –
da parte degli steward presso la prima barriera. Successivamente c’è
la perquisizione fatta da agenti di Polizia e Carabinieri. Dopo 50 metri
la seconda barriera, dove un secondo gruppo di agenti procede a una seconda
perquisizione e alla seconda richiesta di esibizione di biglietti e documenti.
Superata questa seconda barriera, ci si immette nel corridoio – sempre
esterno allo stadio – che conduce agli ingressi della curva ospiti. Davanti
agli ingressi gli steward controllano un’altra volta i biglietti, indirizzando
i tifosi verso il settore di curva indicato dal numero stampato sui biglietti.
A questo punto i tifosi entrati in curva ospiti si ritrovano divisi in
due gruppi, uno nel settore di sinistra, l’altro in quello di destra. I
due settori sono divisi da una rete. Molti gruppi di amici, e alcune famiglie,
si ritrovano divise fisicamente, con l’impossibilità di assistere
insieme alla partita, questo perché il filtro degli steward non
ha funzionato a dovere. Mentre qualcuno indirizzava al settore indicato,
altri si limitavano a strappare i biglietti senza considerare quanto facevano
i colleghi.
A
quel punto nel piazzale di ingresso si ritrovano circa 50-70 tifosi del
Cesena insieme agli agenti di Polizia, ai Carabinieri e agli steward. I
tifosi discutono con i responsabili delle forze dell’ordine chiedendo di
far entrare i due striscioni e i tifosi sprovvisti di documento, ma con
i biglietti. Per i due striscioni le forze dell’ordine non transigono.
Le parole del Vice Questore di Piacenza sono: “Se volete, potete denunciarmi,
ma gli unici striscioni che possiamo fare entrare sono quelli che hanno
un chiaro ed esplicito riferimento alla partita di calcio. Altri striscioni
non devono essere fatti entrare, queste sono le nuove normative”.
Siamo ormai oltre la metà del primo tempo e si prende la decisione di andarsene, di tornarsene a casa. Se non possono entrare quegli striscioni, non si vuole restare. A questo punto, però, tranne una decina di tifosi, tutti gli altri sono dentro, in curva, o sulle scale di uscita. Si forma subito una gruppo di circa 30 persone che si dirige ai cancelli per uscire. I cancelli però sono chiusi, con i lucchetti. E gli steward questa volta non vogliono aprire. Ai tifosi che spiegano l’intento di voler tornare a casa gli steward rispondono: “Non possiamo, le FdO ci hanno intimato di chiudere i cancelli e di non aprire a nessuno per alcun motivo”. Chiediamo di parlare con gli ufficiali delle FdO. Si presenta un ufficiale di Polizia, al quale chiediamo di aprire. Lui ne chiede il motivo, al che qualcuno dice che si vuole tornare a casa. L’ufficiale mostra indifferenza, gira i tacchi e si allontana sordo ai richiami di chi vuole uscire dallo stadio e andare via. 750 persone, cittadini italiani, tal seguito di una squadra di calcio, si trovano così chiusi a chiave, dentro una curva, privati della libertà di poter scegliere di uscire e andare a casa. Per i due striscioni non resta altro che appenderli nella parte esterna dello stadio, davanti agli ingressi della curva ospiti. Gli animi si scaldano, e si verificano a questo punto i primi segnali di tensione tra i tifosi che vogliono uscire e gli steward ai cancelli. Saranno gli stessi tifosi rimasti fuori a riportare la calma, intimando a quelli dentro di non cedere alla rabbia e alle provocazioni che partivano dagli steward. A circa 15 minuti dalla fine i cancelli vengono aperti, e sia gli steward che le forze dell’ordine abbandonano la scena, allontanandosi dal piazzale per portarsi più distanti di 50 metri verso la gradinata. A 15 minuti dalla fine, non ci sono più regole da far rispettare, documenti da controllare, striscioni ammessi e non, steward strafottenti. Alcuni tifosi staccano i due striscioni dalla cancellata esterna per portarli in curva, dove vengono esposti e dove raccolgono l’applauso degli stessi tifosi piacentini. Malgrado la tensione, la rabbia e la frustrazione accumulata in quelle ore, i tifosi, a fine partita, si allontanano dallo stadio senza creare alcun tipo di problema alle forze dell’ordine. Questa sintentica ricostruzione è fatta su dati il più possibile oggettivi e, in diverse sue parti, può essere ricostruita e confermata attraverso testimonianze dirette di alcuni protagonisti, oltre che da fotografie e videofilmati. Le conclusioni alle quali giungiamo sono le seguenti: MANCANZA
DI RISPETTO DA PARTE DEGLI AGENTI DI P.S.
MANCANZA
DI PROFESSIONALITA’ E DI RISPETTO DA PARTE DEGLI STEWARD
MANCATA
APPLICAZIONE DELLE NUOVE NORME IN TERMINI DI SICUREZZA ALLO STADIO
SEQUESTRO
DI PERSONA?
Insomma, sabato 15 ottobre 2005, un numero consistente di CITTADINI ITALIANI, è stato privato delle più elementari libertà garantite dalla Costituzione e dal nostro complesso giuridico di norme, quali ad esempio la libertà di espressione del pensiero e la libertà di movimento. 750 persone sono state rinchiuse a chiave con i lucchetti. Si sono ritrovate in gabbia per oltre 90 minuti. Vorremmo che qualcuno ci spiegasse sin dove può arrivare la necessità di garantire la sicurezza, e se questa necessità non vada a ledere i più elementari diritti civili. Cosa sarebbe potuto succedere se quel sabato pomeriggio, nella curva ospite, si fossero verificati degli incidenti? Cosa potrebbe succedere a 750 persone – tra cui donne e bambini – che cercano di fuggire giù per una scala e che si trovano, ad accoglierli, cancelli chiusi con i lucchetti. Non è allarmismo. Sappiamo bene che episodi come incendi, cedimenti strutturali, disordini, ecc. non sono da ritenere così lontanamente improbabili. O dobbiamo invece pensare che serrare con lucchetti una gabbia, mentre dentro 750 persone stanno assistendo a una partita, rientra in un piano atto al garantirne la loro sicurezza? Qui
vi sono tutti i presupposti per una precisa e dettagliata denuncia. Dal
momento in cui le nostre sensazioni saranno supportate anche dal parere
di un legale, ci riserveremo la decisione di procedere, con tutti gli strumenti
che la legge ci mette a disposizione, per denunciare quello che riteniamo
possa costituire ipotesi di reato e comunque un’inacettabile violenza alle
libertà personali.
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| "(ANSA)
- BUCAREST, 17 OTT - La polizia di
Bucarest ha arrestato 30 persone per gli incidenti avvenuti durante la partita di campionato fra Dinamo Bucarest e Cluj. A provocare gli scontri fra teppisti e forze dell'ordine e' stato il modo in cui i poliziotti avevano bloccato una persona che era riuscita ad 'invadere' il campo al 75' di gioco. Tutti gli arrestati sono anche stati multati con cifre che vanno da circa 35 a 100 euro" |
arresti per violazioni alla legge Pisanu sulla violenza negli stadi per gli incidenti durante il match Gallipoli-Andria. Dopo gli undici teppisti andriesi arrestati ieri sera dopo la partita di calcio di C2 girone C, nel corso della nottata sono stati fermati anche otto sostenitori del Gallipoli
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OGGI TIFOSO DEL PONTE PRETA UCCISO DA SOSTENITORI DEL SAN PAOLO E' salito a tre il bilancio dei morti in seguito al grave weekend calcistico brasiliano. Oggi, nella citta' di Campinas, a 100 chilometri da San Paolo, il 28enne Anderson Thomas, tifoso del Ponte Preta, e' stato aggredito e ucciso da alcuni sostenitori del San Paolo mentre cercava di acquistare dei biglietti per la partita di mercoledi' tra le due squadre. Il giovane, secondo la polizia, sarebbe deceduto a causa delle lesioni riportate al cranio. Dopo il fatto le forze dell'ordine hanno arrestato 7 persone riconoscendone colpevoli del brutale pestaggio. Ieri, in occasione dell'1-1 scaturito dal match clou tra Corinthians e Palmeiras, a San Paolo erano stati registrati altri due omicidi di tifosi. ![]() |
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OSPEDALE SANDRO PERTINI Via dei Monti Tiburtini n.385, dalle ore 8.00 del 18 e 19 Ottobre 2005. Grazie. |
(ANSA) -CATANZARO,17 OTT -Cinque tifosi del Crotone sono rimasti feriti, non in maniera grave, in tafferugli prima del derby Catanzaro-Crotone, posticipo di serie B. E' accaduto non lontano dallo stadio. I sostenitori del Crotone si stavano dirigendo all'impianto quando hanno incontrato un gruppo di tifosi giallorossi, con i quali sono venuti a diverbio. Alcuni supporter del Catanzaro avrebbero lanciato oggetti contro un furgone e alcune automobili dei tifosi del crotone. Le due tifoserie sono tradizionalmente rivali. |
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| LA
GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO:
La Polizia ha arrestato una decina di ultras dell’Andria dopo gli incidenti avvenuti durante la partita. Fermati ed ascoltati anche teppisti salentini. La partita è stata sospesa per 25 minuti ed è poi finita 3-0 per i padroni di casa Una decina di ultras dell’Andria (non si è appreso il numero preciso) sono stati arrestati dalla Polizia per gli incidenti avvenuti nel corso dell’incontro con il Gallipoli. Non si sono saputi i reati che sono stati loro contestati nella Questura di Lecce, dove erano stati condotti insieme con numerosi altri sostenitori dell’Andria (un’ottantina), poi rilasciati. Al vaglio degli investigatori è adesso la posizione di diversi teppisti di Gallipoli. – Scontri tra teppisti, lancio reciproco di sassi, campo invaso da spettatori in fuga e da altri che cercavano di mettersi in salvo, squadre ed arbitri in fuga negli spogliatoi, partita sospesa per 25’, infine ripresa e conclusasi con la vittoria del Gallipoli sull’Andria per 3-0. È stato un pomeriggio di inaudita follia quello nel derby pugliese salentino-murgiano di C2 girone C che ha vissuto i momenti più drammatici al 12’ della ripresa, con i padroni di casa in vantaggio per 2-0. Il bilancio, provvisorio, è di tre persone (tra le quali due poliziotti) contuse. Ingenti i danni all’impianto e ad automobili. Sino al 12’ del secondo tempo il migliaio di gallipolini e i circa 200 sostenitori andriesi ospitati in curva Sud, controllati da uno sparuto numero di forze dell’ordine, si erano limitati a reciproci quanto offensivi sfottò. Poi alcune decine di teppisti del Gallipoli sono usciti dallo stadio, hanno raggiunto l’ingresso della curva Sud, ed hanno cominciato a lanciare sassi contro gli andriesi. Questi hanno risposto agli aggressori utilizzando le stesse pietre. Alcuni di loro hanno allora invaso il campo: qualcuno per mettersi in salvo, altri, con il volto coperto con sciarpe biancoazzurre (i colori sociali dell’Andria) ed armati con spranghe di ferro, per raggiungere i tifosi giallorossi gallipolini che erano dall’altra parte dello stadio per farsi giustizia. L’arbitro e i giocatori si sono rifugiati allora negli spogliatoi. Per tanti minuti l’erba di Gallipoli è diventata un’arena. Le forze dell’ordine sono riuscite a riprendere il controllo della situazione solo dopo l’arrivo di rinforzi in tenuta antisommossa. A quel punto la partita, trascorsi 25’, è ripresa con il Gallipoli che ha segnato un altro gol confermandosi capolista. |
Adriano
Galliani spiega la contestazione subita
alla fine della vittoriosa partita del Milan a Cagliari. “Nessuna contestazione, anzi. Mi hanno applaudito poi, quando sono arrivato davanti a loro, parte della curva ha inveito contro la Lega pensando che sia la Lega a fissare i prezzi dei biglietti di Cagliari a 30 euro. Ma qui i prezzi sono liberi, non li facciamo noi. Mi hanno anche applaudito come dirigente milanista, mentre come vicepresidente di Lega se la sono presa con il decreto Pisanu” . |
LA
NAZIONE
FIRENZE, 17 OTTOBRE 2005 - Una settantina di tifosi della Fiorentina, del Verona e del Milan hanno partecipato sabato notte a una maxirissa nel quartiere di Santa Croce che si è trasformata in un’aggressione agli equipaggi di quattro volanti della polizia che erano intervenuti per riportare la calma. Gli agenti sono stati circondati, insultati e minacciati. Nei tafferugli, gli otto poliziotti sono rimasti leggermente contusi e feriti, ma alla fine, anche con l'ausilio di alcuni carabinieri chiamati in rinforzo, sono riusciti a disperdere gli aggressori. Quattro giovani sono stati arrestati per rissa, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e uno di essi, una volta portato in questura, ha cercato inultimente di strappare la pistola dalla fondina di un agente. La dinamica degli scontri, durati circa quaranta minuti, non è stata ancora chiarita. Per ora c’è solo la ricostruzione di un giovane che ha sporto denuncia. Egli era su una Golf grigia, guidata da un amico. Alle 2,20, così ha raccontato, la loro auto è stata bloccata da una ventina di giovani in piazza Peruzzi, a poche decine di metri da piazza Santa Croce. Secondo la segnalazione arrivata poco dopo in questura, il gruppo di persone a piedi aveva costretto gli occupanti della Golf- almeno due, fra cui uno degli arrestati, a scendere e, ritenendoli tifosi milanisti, li avevano aggrediti e picchiati, danneggiando gravemente l'auto e rubando al suo interno un giubbotto e un cellulare di uno di loro e sfilando le chiavi dal quadro dell’accensione. All'arrivo degli agenti, però, la massa di giovani — diventati nel frattempo una settantina, di cui almeno 50 avevano il viso coperto da sciarpe con i colori della Fiorentina e del Verona (le due tifoserie sono saldamente gemellate) — si è rivolta contro di loro. Sono volate bottiglie e bicchieri di vetro e la situazione stava diventando rischiosa. I poliziotti hanno dovuto chiedere l’intervento delle ‘gazzelle’ dei carabinieri. Con l’aiuto di alcune pattuglie del nucleo radiomobile dell’Arma, sono riusciti a disperdere la folla minacciosa e ad arrestare quattro degli aggressori. Uno di essi — A. M., 25 anni, di Foggia, ma residente a Prato — era uno dei presunti tifosi milanisti aggrediti all'inizio degli scontri. Appena portato in questura con gli altri, avrebbe cercato inutilmente di impossessarsi della pistola di uno degli agenti. Gli altri tre sono fiorentini: A. M., 27 anni; C. Z., 22; e D. G. S. 21. La polizia, coordinata dal pm Emanuele Bonfiglio, sta cercando ora di chiarire meglio la dinamica della prima fase dell'episodio e, soprattutto, i motivi dell'aggressione agli occupanti della Golf. |
| Lo
FC United, la squadra costituita dai tifosi del Manchester United infuriati
per la presa di possesso del club dal magnate americano Malcolm Glazer,
ha vinto il 13.08.2005 la sua prima partita per 5-2 nella seconda divisione
della Lega delle Contee del Nord Ovest.
La partita di Staffordshire era contro il Leek County Old School Boy's Club. Il calcio d'inizio è stato ritardato a causa dell'enorme afflusso di folla, con circa 2000 tifosi dell'FC United in trasferta. Il manager dell'FC Inited Karl Marginson ha detto che nonostante la scalata al club di Glazer, a molti tifosi piacerebbe comunque vedere la partita della squadra in trasferta con l'Everton. Gli oppositori di Glazer hanno contestato l'indebitamento che è stato fatto da Glazer per prendersi la società. I piani di Glazer prevedono un incremento degli utili del 52% entro il 2010. I tifosi hanno deciso di boicottare le partite del Manchester United matches e i suoi prodotti, ed i prodotti di ogni marca associata al club. Marginson ha detto che non è stata solo la scalata di Glazer che ha portato alla formazione dell'FC United. "Molti tifosi si sono stufati negli ultimi anni quando gli hanno detto che non possono cantare, devono stare seduti e non possono alzarsi" ha detto. "Le
cose che sono stati soliti fare per anni, andare nello Stretford end, stare
insieme e cantare con i propri compagni, riusciremo probabilmente a ridargliele".
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quante donne Ti avranno invidiato! Tutte loro hanno uno, due, tre, magari anche quattro figli…. E tu di figli ne hai ventimila! Li conosci tutti per nome e se gli ultimogeniti non hai fatto in tempo a conoscerli, a parlargli, loro comunque conoscono Te e Ti hanno voluto bene. Luisa, quante persone Ti hanno ammirato! La vitalità e l’energia che Ti portavano a macinare chilometri sfiancando giovincelli che potevano essere i nipoti dei Tuoi nipoti non poteva non essere ammirata. Luisa, quanti ministri, quanti deputati – se ci vedessero ora - si roderebbero il fegato per capire com’è possibile che al momento del Tuo arrivederci ci siano così tante persone…. Siamo qui, Luisa, e sventoliamo in Tuo onore la nostra bandiera. E siamo sicuri, mamma nostra, che quando con il Tuo ombrellino sarai arrivata lassù, nelle braccia di Dio, sopra le nuvole, i ragazzi, i nostri ragazzi, tutti quelli che ci hanno lasciato con la Roma nel cuore, Ti avranno accolto dicendo: “A Luì, ma che la Roma oggi gioca in Paradiso?” E tu li avrai mandati a quel paese. Ciao Luisa. I Tuoi ragazzi della Curva Sud
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Luisa Petrucci a 70 anni si racconta "Un po' Mary Poppins, un po' capo ultrà" Mamma, amica e complice. Loro, i ragazzi del Commando, l'hanno raccolta a Napoli il 10 giugno scorso, dopo che un poliziotto le aveva rotto due costole a manganellate. Altro accessorio fondamentale, la sua borsa. Capiente, funzionale, serve a trasportare riviste, gadget, foto e autografi destinati ai tifosi romanisti non romani, che Luisa - Mary Poppins della capitale - incontra in trasferta, in Italia e all'estero. E per finire, il suo distintivo: una piccola spilla a forma di ombrello che indossa sempre sulle sue giacche, dalle scelte cromatiche rigorosamente obbligate. Le telecamere lo avranno inquadrato centinaia di volte, ma nessuno ci fa mai caso. Tra i fumi, le bandiere, i vessilli agitati in curva, un ombrello giallo e rosso passa inosservato. Anche a Istanbul. Che poi racconti una storia grande quanto una donna e un amore, in pochi lo sanno. Ora è stampato anche sui biglietti da visita che le hanno regalato, e che lei distribuisce a pacchi. Tutto, però, nasce da questioni meramente logistiche."Ero abbonata in tribuna Tevere - racconta Luisa, donna piccola e fiera - ma spesso non guardavo la partita perché catturata dai colori e dall'atmosfera della curva. Quando hanno rifatto lo stadio, ho voluto esserci anch'io. Da lì, il problema delle amiche: come trovarsi all'Olimpico? Così mi è venuto in mente di aprire l'ombrello. In questo modo sapevano tutti dov'ero, persino il presidente Dino Viola. Lo porto sempre con me, in casa e in trasferta. Oltre a ripararci dalla pioggia, è servito anche a evitare qualche sassata. Io non so sventolare una bandiera, allora, quando la squadra scende in campo o segna, lo apro. A dire la verità, mi ha dato anche molti dispiaceri, perché la gente ci ha ricamato su. Da giovane me ne infischiavo, ma ora mi offende sentire frasi del tipo "ma ci ha 70 anni, ndo' cavolo va?". Figlia di "Ramponcino", socio vitalizio della Roma, proprietario di una trattoria a San Lorenzo dove andava a mangiare la Roma di Bernardini prima della guerra, Luisa è diventata un personaggio: è socio e presidente onorario di molti club e tutti la conoscono. La sua casa sembra un'agenzia e lei un brooker che maneggia sogni. Ha insegnato per 35 anni in una scuola materna, è in pensione, ma tra Roma, parrocchia, sorella e nipotino è più indaffarata di prima. Per restare sull'ombrello, gliene ha regalato uno anche Rosella Sensi, amministratrice della A.s.Roma. Il padre Franco non ha gradito, perché invece del classico rosso e giallo, ha i colori fashion delle nuove divise: il blu scuro e l'arancione, con Luisa scritto due volte. "Mejo l'altro", le ha sussurrato il presidente incrociandola allo stadio. "Sono orgogliosa di essere un ultrà - è tosta, Luisa. "La sud - sostiene - è la curva più bella del mondo. Mi sono avvicinata ai ragazzi, piano piano. Avevo già 50 anni e non potevo immaginare la loro reazione. Sono splendidi, sono i figli che non ho avuto". Guai, dunque, a toccarli. "Come si fa - domanda sorpresa - a dire che sono violenti? Magari capita che ci scappi una scazzottata, ma tutto finisce lì. Forse sono io che non mi accorgo degli episodi più gravi che accadono negli anelli più bassi della curva. Io, so solo che hanno sfidato le cariche della polizia a Napoli quando hanno saputo che Luisa era rimasta a terra ferita; so solo che non ci hanno pensato un attimo e sono tornati a prendermi dentro lo stadio. Mi hanno sempre trattata come una del gruppo, io gli voglio un mondo di bene e loro ne vogliono a me. Se dimentico l'età che ho, è per colpa loro". Ma lei, nonna del socio tessera numero 1 del fan club di Francesco Totti, cosa pensa delle giovani d'oggi? "Il nostro capitano - dice guardandolo nel calendario alla parete - è bello come il sole. Certo che le ragazze se li mangiano con gli occhi, questi giocatori: piacciono perché vestono la maglia della Roma. D'altronde, in giro di ragazzi belli ce ne sono tanti. Non belli come Totti, però. Belli come Totti, proprio non esistono. Chi giudica i comportamenti dei ragazzi, e delle ragazze - conclude - spesso dimentica di essere stato giovane anche lui. Poi, c'è chi non matura mai. E chi lo sa, magari tra questi ci sto pure io". |
(ANSA)
- ROMA, 10 OTT - 'Il calo spettatori e' innegabile che ci sia (Tagliente,
responsabile dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive
della Polizia di Stati, lo nega, n.d.L.),
ma alle societa' dico - ribadisce Petrucci - che la prima cosa da fare
e' abbassare i prezzi' (beh, comodo. Il presidente
del C.O.N.I., proprietario dell'Olimpico dal quale, a suo dire, si vede
bene, dice agli altri cosa fare. Personalmente, nel momento in cui mi renderò
conto che andare allo stadio è la stessa identica cosa che guardarsela
in TV perché manca tutto il resto, e magari risparmiando qualche
euro, beh resterò a casa anche io).
'Per fare quegli stadi comodi che tutti chiedono serviranno anni - aggiunge
il presidente del Coni - quindi ora tocca alle societa': uno sport senza
pubblico e' un evento snaturato. Si puo' fare qualcosa subito, con i prezzi.
La crisi degli spettatori non dipende dagli stadi scomodi (su
questo sono d'accordo. Io vado anche nello stadio scomodo se mi fanno fare
il tifoso di calcio, non lo spettatore da teatro. Quando andavo in Sud
me ne fregavo se non vedevo bene la partita, perché avevo mille
altre cose da fare. Ora se vado in Sud e non posso fare assolutamente nulla,
almeno voglio vedere la partita, questo è il punto! n.d.L.).
Alcuni presidenti stanno esagerando con questa storia degli stadi'.
Sempre meno spettatori allo stadio, aumentano quelli davanti alla tv di MASSIMILIANO GASPERINI (www.ilmessaggero.it) ROMA
- Per cercare di capire quello che accade al calcio bisogna partire
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