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Se volete avere notizie su locali, concerti e musica a Roma |
" AL DI FUORI DI ROMA NON C'E' NULLA DI BELLO NEL MONDO" Johann Joachim Winckelmann, 1756 (archeologo e filologo, nonché massimo teorico mondiale del'estetica neoclassica) "Non per guadagnar ma per amor del gioco" |
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nella stagione di Serie A 2007/08... teniamo il conto!
DOVE SEGNALARE I SOPRUSI http://blog.striscialanotizia.fabbricadigitale.it/ |
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A volte anche verso le 15.00. Il sabato non ci sono regole. Dopo le partite, le foto vengono inserite dopo circa due ore, salvo imprevisti. "Non sempre i ribelli possono cambiare il mondo. Ma mai il mondo potrà cambiare i ribelli" (Alain de Benoist) |
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| Carissimi,
vi giuro che è stato per me una emozione fortissima cercare su internet
"as roma amichevele 1956 Venezuela" e vedere apparire da un passato che
non mai dimenticato, le foto, i risultati di quella orribile tournè.
Io come tanti altri ero emigrato nel 1948 a seguito dei mie genitori in Venezuela, ma col trascorrere degli anni non ci si era mai affievolito il ricordo del nostro paese e dei dei nostri cari rimasti. A Caracas eravamo una grande comunità di italiani, provenienti da tutte le regioni e ci si aggruppava per città o paese di provenienza o di vicinanza linguistica. Noi facevamo parte del gruppo sudista, da Roma a Napoli, essendo noi originari di S. Felice Circeo. Improvvisamente nella mia vita di bambino (avevo 8 anni) ascoltai una cosa strana "Domani si va allo stadio! Si va a vedere la Roma!" Stadio, era per me una parola sconosciuta, in Venezuela non si giocava a calcio se non tristi partite tra emigrati su stenti campetti, per me esisteva il base-ball o la pallacanestro orecchiati alla radio. Ma Roma non è una città? I cugini più grandi cercarono di spiegarmi ma non è che capi molto. Venne la sera promessa, era l'ultima partita, non ricordavo nulla fino a che non ho letto sul sito tutto. Porto - Roma. Noi avevamo molti vicini portoghesi con i quali si conviveva in tranquillità e quella sera vennero anche loro. Mi ricordo la luce abbagliante, la mano di mio padre che mi stringeva per non perdermi, la folla mai vista, le grida; ero confuso ed un poco intimorito. Vedevo un prato, delle righe bianche; mi venne dato da papà un cuscinetto di plastica da una parte giallo e dall'altra rosso. Un urlo forte uno spavento improvviso un gridare indistinto ed ecco da un lato uscire dei ragazzi vestiti con i pantaloni corti neri ed una maglia rossa con qualcosa di giallo "quella è la Roma" mi spiegò papà. Mio padre non è mai stato un gran tifoso ma quella maglia rappresentava l'Italia, la madre lontana gli amici lasciati. Non ricordo se non delle figure correre, un pallone rotolare, non ci capivo nulla. All'improvviso ci fu un urlo generale; chi gridava ridendo e chi gridava con la faccia rabbiosa. I portoghesi avevano segnato. Per me non voleva dire nulla, ma la faccia di mio padre delusa e così quella dei vari amici e parenti mi spaventarono e mi spaventò ancora di più un improvviso silenzio e poi l'esplosione d'ira dei tifosi italiani. La partita era finita e cominciarono a volare i cuscini, le grida deluse e rabbiose. Per me al di là della valenza sportiva era stata la delusione di tanta gente che viveva lontano e che attraverso una vittoria avrebbero in vissuto un momento di orgoglio. Io ero lì, non l'ho mai dimenticato. Sono tornato in Italia anni dopo, ma quella maglia colorata di rosso e di qualcosa di giallo, era rimasta sotto la mia pelle e rivenne fuori con Manfredini, Orlando, Presti, e tanti altri. Ho anche imparato a giocare al calcio e la mia maglia era sempre giallo-rossa, con il colletto aperto e la cordina per chiuderla. Vi ringrazio per avermi fatto rivivere un momento della mia infanzia, delle mie prime gioie e delusion. Forza Roma sempre! Pino Vitale |
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ALLE FAMIGLIE COLPITE DAL GRAVE LUTTO E A TUTTI GLI AMICI UNGHERESI |
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Times: “La Levi Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani” Grillo “crociato”, Prodi “arzillo sessantottenne”: in Italia governano “nonni” Paola Monti - Pubblicata il 25/10/2007 Sì, perché, se la Levi Prodi diventerà legge, chiunque voglia aprire un blog o un proprio sito internet dovrà obbligatoriamente iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e sottostare al controllo, alla burocrazia, alle sanzioni e alle tasse, perchè saranno considerate attività editoriali anche quelle esercitate senza scopo di lucro, come i blog. E’ per questo che anche uno dei quotidiani più famosi al mondo ha deciso di occuparsi dell’argomento e dall’articolo di ieri l’Italia non esce bene: “Considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano – si legge – Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano”. E così il Times continua, dipingendo Prodi come un “arzillo sessantottenne” che ha battuto un Berlusconi settantunenne alle ultime elezioni, mentre a Napolitano (82 anni) ne aveva già 20 quando i tedeschi si sono arresi alla fine della seconda guerra mondiale. Secondo il Times, il governo italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno” e la spiegazione è semplice: “Anche il vostro Paese funzionerebbe in questo modo se i vostri nonni fossero in carica”, sostiene l’articolo. Questa l’introduzione che il Times ci ha riservato, passando poi ad affrontare il tema centrale: la Levi Prodi è descritta come una legge che ha come bersaglio “la vita moderna”, una legge incredibilmente generica (è proprio questo il punto: la sua genericità che porta necessariamente alla discrezionalità n.d.L.) che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato: “Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita – spiega il quotidiano – saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione (pur non trattandosi di siti commerciali)”. “L’intento della proposta di legge, come è stato scritto quando è passata al vaglio del Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di mettere il bavaglio ai bloggers, che ormai rappresentano un vero guaio per quelli che sono al potere”, continua l’articolo. I blogger, secondo il Times, sono guidati dal “crociato (che alcuni definiscono populista)” Beppe Grillo, “un comico diventato attivista diventato blogger”: secondo il quotidiano, infatti, Grillo è uno di quelli che sanno interpretare e commentare in modo più corretto le vicende italiane sia fuori che dentro al Paese e si batte per un governo più trasparente. L’articolo del Times si conclude con un appello rivolto a Levi e a Gentiloni: “E così mi appello – scrive il giornalista Bernhard Warner - al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo sbagliato testo di legge. La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio?”. paola monti http://www.newsfood.com/Articolo/Italia/20071025-Times-Levi-Prodi-assalto-geriatrico-bloggers-italiani.asp |