Er Pupone

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Nel 1989/90

Nel 1991

Con Marco Del Vecchio dopo 
il derby del 3-1 1998/99

Derby 1998/99
Roma / Lazio 3-1
Premonizioni....

Derby 1998/99
Roma / Lazio 3-1
....avverate!!!

11.04.1999
Il video del gol del 3-1 del Pupone
The videoclip of the 3-1
goal in derby

29.11.1998
Il video del gol del 3-3 del Pupone
The videoclip of the
3-3 goal in derby

Il Popoppopopopo a Sanremo 2006

Il gol di Francesco Totti in
Sampdoria/Roma 2006/07
 SCARPA D'ORO 2006/07
FESTEGGIAMENTI PER I 200 GOL CON LA ROMA

Roma/Internazionale
Coppa Italia 2007/08


Nato il: 27/09/1976 a Roma
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Totti
ANNO:
SQUADRA:
SERIE:
PRESENZE:
GOL:
1992-93
Roma
Serie A
2
0
1993-94
Roma
Serie A
8
0
1994-95
Roma
Serie A
21
4
1995-96
Roma
Serie A
28
2
1996-97
Roma
Serie A
26
5
1997-98
Roma
Serie A
30
13
1998-99
Roma
Serie A
31
12
1999-00
Roma
Serie A
 27
 7
2000-01
Roma
Serie A
30
13
2001-02
Roma
Serie A
 24
8
2002-03
Roma
Serie A
24
14
2003-04
Roma
Serie A
31
20
2004-05
Roma
Serie A
29
12
2005-06
Roma
Serie A
24
16
2006-07
Roma
Serie A
35
26
2007-08
Roma
Serie A

Tutti i gol di Totti nella Roma in campionato dal n. 1 al n. 108
Vai a vedere il 107° gol di Francesco Totti, che gli ha consentito in occasione di Roma/Parma 2004/05
di superare RobertoPruzzo nella classifica dei più grandi marcatori nella storia della Roma

"PARAGONE"
TOTTI / DI CANIO
L'intervista dopo il record di gol nella Roma (Corriere dello Sport)

«Giocava col pallone prima di camminare»
Mamma Fiorella racconta l’infanzia di Capitan Totti
di MARIA LOMBARDI
21 giugno 2001
«Venerdì sera Francesco mi ha detto: mamma, domenica all’Olimpico ti voglio vedere con la mia maglietta. Ma stai scherzando?, gli ho risposto, tu lo sai che non mi va di mettermi in mostra, allo stadio mi conoscono tutti... E lui insisteva. Quella notte pensavo: mio Dio, cosa devo fare? Mio figlio mi chiede questo, non posso deluderlo, ma come faccio ad arrivare lì con la maglietta addosso. Alla fine l’ho accontentato e per non farmi riconoscere ho indossato un cappellino nero e gli occhiali scuri. Ero tesa, ma dentro di me molto serena. Quando l’ho visto entrare in campo, mi sono commossa. E’ stato come un flash, mi sono passate davanti, in un attimo, le immagini di Francesco piccolo che giocava a pallone, i suoi primi allenamenti. M’è tornato in mente quella volta che ancora ragazzino, quando aveva appena cominciato a giocare con la Roma, mi disse: voglio fare un gol l’ultima giornata dello scudetto. Sognava e il suo sogno s’è avverato. Poi ha fatto il gol e io ho avuto un attimo di sbandamento, tant’era la gioia. Mi è caduto il cappellino e tutti mi hanno riconosciuta. Guarda la mamma di Totti, urlavano. Ma era così bello...A fine partita sono esplosa, pensavo allo zio che non c’è più, era un tifoso romanista e come gli sarebbe piaciuto vedere Francesco, pensavo ai nonni. Ho pianto».
E adesso che il sogno di Francesco non è più soltanto un sogno, mamma Fiorella racconta quant’è esaltante e quant’è difficile essere la mamma di un campione. «Adesso, sono stressata e stanca. Sono sfinita. Da giorni, davanti casa c’è una fila di tifosi. Suonano al citofono, fanno caroselli con la macchina. Per carità, è tutto bellissimo e dobbiamo goderci questi momenti. Ma dobbiamo goderceli in famiglia, tra di noi. Appena fuori dal cancello, tocca indossare una bella corazza. E devi stare attenta a quello che dici, e devi stare attenta a quello che fai perché nessuno ti perdona niente. Io sono una donna riservata e semplice, sono schietta e mi piace dire tutto quello che penso. Odio le ipocrisie. Sono una donna serena e questa serenità, il mio cammino di fede, penso di essere riuscita a trasmetterli ai miei figli. Meriti? No, io non ho nessun merito. Il merito è tutto di Francesco. Lui è bello e ricco dentro, ha un carattere così forte. Chi poteva immaginare tutto questo? Ma lui voleva arrivare e questo desiderio se lo teneva per sè, nemmeno noi ci siamo resi conti subito quanto era determinato».
E’ cominciato tutto per caso, ricorda Fiorella. «Sì, per caso. Abitavamo a via Vetulonia, con i miei genitori. Stavano molto male tutti e due e io non volevo che Francesco vedesse i nonni soffrire, così lo portavo a giocare a pallone. Dapprima sotto casa, poi a sei anni alla Smit di Trastevere e poi più tardi alla Lodigiani. Ma si vedeva sin da piccolo che era forte di gambe. Quando aveva nove mesi siamo andati in villeggiatura sull’Adriatico, lui camminava già sulla spiaggia spingendo un pallone. Faceva ridere tutti, ho ancora le foto. Il pallone, lui, ce l’aveva dentro. Ma Francesco da piccolo pensava solo a giocare e divertirsi. Lo accompagnavo in macchina agli allenamenti, prima due volte a settimana, poi quando è passato alla Lodigiani tutti i giorni. Da San Giovanni a San Basilio, ogni pomeriggio. Portavo lui e il suo compagno Giuseppe Capano. Non lavoravo, mi dedicavo ai miei figli e i miei genitori. Certo sono stati sacrifici, ma sacrifici d’amore che non mi sono pesati. E poi io pensavo sempre che era meglio portarlo fuori che tenerlo a casa con i nonni malati».
«Finito l’allenamento lo accompagnavo al catechismo e gli imponevo di fare i compiti. Gli ripetevo: Francesco, tre sono le cose più importanti, la famiglia, lo studio e il calcio. Se dovevo punirlo, gli vietavo di giocare a pallone e lui soffriva. Poi è passato alla Roma, ma noi siamo rimasti sempre con i piedi per terra, vivevamo questa avventura con serenità, senza affanni. Quante mamme deluse ho visto in quegli anni. Ma lui andava avanti e sotto casa, a via Vetulonia, cominciavano gli assedi dei tifosi. Alla fine non ne potevamo più di vivere lì. Francesco ha comprato questa grande casa fuori Roma e ha voluto che tutti andassimo a vivere con lui, io, il padre e anche il fratello Riccardo con la moglie Laura. Riccardo era un po’ perplesso, ma Francesco insisteva: mamma, convincilo, deve starmi vicino. Così viviamo tutti insieme e insieme abbiamo superato i momenti più stressanti, e ce ne sono stati tanti quest’anno. L’ultimo mese ci siamo imposti di non parlare mai di calcio con lui, organizzavamo le cene con gli amici, facevamo le pizze per distrarlo. E ci siamo riusciti perché anche gli ultimi giorni Francesco era tranquillo».
«Lui ama la famiglia e stravede per Giulia, la nipotina di due anni. La sveglia coprendola di baci, la chiama "la mia principessa". E anche Giula lo adora. Quando Francesco la chiama, lei corre a baciarlo. Lui è felicissimo, dice: questi sì che sono baci veri, perché lei non sa chi sono io».
DEDICA DI ANGELO (ottobre 2004)
A FrancescoTotti.
Che siano passati già 10 anni da quel tuo primo bellissimo gol al Foggia, non mi sembra possibile.
Purtroppo, non sono passati solo per te.
Allora avevo 26 anni, oggi ne ho 36, eppure fremo ancora per quei colori, come fossi un bambino.
Inutile dirti che la Roma, ha rappresentato e rappresenta per me, una parte di me stesso.
Non mi vergogno a dire che, la mai tanto amata, in certi periodi tristi della mia vita ha significato, un motivo per risollevarmi.
Mi definisco un Romanista "antico", io.
Questo potrebbe significare che, voi tutti calciatori moderni, non potete rappresentare nè un' icona, nè un modello per nessuno.
Troppi soldi, troppi sponsor, troppo prime donne, troppo privilegiati.
Alla luce di tutto questo il Romanista "antico", dovrebbe fermare l'orologio della sua passione ad Agostino, a Bruno Conti e a Roberto Pruzzo.
Mai un segno di insofferenza verso la maglia, mai una dichiarazione fuori posto.
Vere bandiere, quei "calciatori antichi"!
Ma anche loro non giocavano per la gloria, ma percepivano i loro lauti stipendi.
Niente di paragonabile a quelli che attualmente prendete voi "calciatori moderni", per carità, ma comunque abbastanza "corposi" ad evitare "l'onta" di essere costratti un giorno ad andare a lavorare.
Resta il problema quindi, caro Francesco, di certe tue dichiarazioni, che grosso modo recitavano:
"Mi piacerebbe un giorno indossare la maglia del Real Madrid", oppure "Se la Roma non fa una squadra competitiva, potrei chiedere di giocare
altrove", o ancora "Berlusconi, un giorno potrebbe essere il mio presidente".
Come interpretarle?
Semplicemente, come segni di insofferenza verso un grande amore.
Alzi la mano chi tra noi tifosi, non ha mai pronunciato la fatidica frase "Nun ce vengo più", dopo una grossa delusione, che una volta digerita, ci ha spinto invece, ad essere ancora e sempre presenti, al fianco della mai tanto amata, se possibile, con più determinazione, ostinazione, convinzione ed amore. Insofferenze verso un grande amore!
Che poi in mille altre occasioni tu abbia dimostrato sia sul campo che nelle dichiarazioni (da lacrime quelle, il giorno dello scudetto, dedicate ad Agostino, da GRANDISSIMO CAPITANO a GRANDISSIMO CAPITANO), l'amore per la Roma, si tende molto più facilmente a dimenticarlo.
Mai e dico mai, e chi afferma il contrario peste lo colga, ti ho visto tirare indietro la gamba.
Mai e dico mai, ti ho visto giocare solo per ben figurare a discapito del bene della Roma.
Mai e dico mai, dopo l'ennesimo calcione rifilatoti, ti ho visto sparire dal campo.
Mai e dico mai, ti ho visto risparmiarti in campo.
Mai e dico mai, ti ho visto accettare una sconfitta.
Mai e dico mai, ti ho visto non onorare la maglia che tu indossi per conto mio, e che è INEQUIVOCABILMENTE è la NUMERO 10, e che tra 15 anni,
quando tu la smetterai di indossare sarà INEQUIVOCABILMENTE la NUMERO 4!!!!!
Anche io tifo solo la maglia, ma come nei migliori sogni di bambino, deve necessariamente avere un numero dietro .... la NUMERO 10!
Ecco il nocciolo della questione, quando vedo quelle maglie in campo torno bambino, ed essendo un Romanista "antico", per me non è
fondamentale vincere, ma combattere, lottare, non lasciare nulla di intentato; e come nella migliore tradizione Romanista, hai calato il tuo centesimo, incredibile gol, non per vincere una partita, un derby o uno scudetto (emozioni di plastica tipiche da juventino), ma semplicemente per dare il là ad una rimonta fatta di grinta, orgoglio, cuore.
Romanista vero!
Che poi questa rimonta sia stata completata da un altro fatto della tua stessa pasta, anche questo rientra nella migliore tradizione Romanista.
Che poi ci siano Romanisti "moderni", che fino a ieri, e forse anche domani, continueranno ad affermare che: non sei mai decisivo (?!?!), hai degli
atteggiamenti in campo da coatto (?!?!?), hai vinto poco per essere considerato un campione (?!?!?!?!) a questa, scusa Lorenzo, ma devo
necessariamente rispondere con un grandissimo "Grazie al c...o!!!"), questo o quello a 20 anni erano più forti di te quando avevi 20 anni(?!?!), pensasse a giocà a pallone, invece de pensà al pallone d'oro(?!?!), etc. etc.
Non c'è una graduatoria nell'essere Romanisti.
I Romanisti si differenziano solo tra "antichi" e "moderni".
Quelli "moderni" di oggi, saranno quelli "antichi" di domani, quando tra 20 anni, aprendo un libro sulla storia della Roma, scopriranno che
tu sei semplicemente il PIU' FORTE ROMANISTA DI TUTTI I TEMPI!!!!!!
Forse per i Romanisti "antichi" già oggi, che sei solo alla metà del tuo cammino da giocatore Romanista è così: non ci sono VOLK, AMADEI,
BERNARDINI, FERRARIS IV, LOSI, DE SISTI, DI BARTOLOMEI, BRUNO CONTI, PRUZZO, VOLLER, GIANNINI che tengano!
CORAGGIO, ALTRUISMO, FANTASIA, ATTACCAMENTO: CON IL NUMERO DIECI CI VEDIAMO AI DUECENTO!
GRAZIE FRANCESCO!

P.S.
Volutamente, non ho fatto riferimento alla tua "discreta" classe, perchè per quanto mi riguarda non sono queste le cose che mi fanno amare un giocatore che indossa la "mia" maglia.



"La miglior risposta alle tante voci di questi ultimi tempi è la firma sul contratto che mi lega a vita alla Roma. Preferisco vincere uno scudetto qui che dieci altrove.". Francesco Totti, 29 anni ad ottobre, resta alla Roma fino al 2010. Guadagnerà 10,4 milioni lordi all'anno.
E c'è chi giura che prolungherà fino al 2011 per chiudere con il calcio giocato nel club giallorosso e intraprendere la carriera dirigenziale.
All'indomani dell'annuncio, Totti spiega il suo punto di vista in una conferenza stampa a Trigoria:
"L'ho fatto perché l'ho sempre voluto fare, non mi saprei vedere con un'altra maglietta".
giugno 2005

LA VISITA L'HO FATTA OGGI A S. SIRO!

 

 

(Francesco Totti, Milan/Roma 1-2, 11 novembre 2006)




Intervista a Francesco Totti dopo Inter/Roma finale Coppa Italia 2006/07
(32218 kb)

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