


Mentre il nostalgico
Campo Testaccio in via Zabaglia, sotto il Monte dei Cocci, era ancora nella
mente dei promotori, la scelta del terreno di gioco fu imposta dalla fretta
e dalla necessità di trovare posto per la prevista massa di tifosi
che, salvo pochi dissenzienti presto rientrati in famiglia, avevano accolto
con fiducia ed entusiasmo la promettente fusione. I campi delle tre società
potevano servire solamente per gli allenamenti e per le squadre minori.
La Rondinella, discreto impianto, era riservato alla Lazio. Lo stadio inaugurato
nel 1911 languiva nelle mani di un istituto « di educazione fisica
» che oggi si direbbe parastatale, che lo riservava gelosamente a
manifestazioni ginniche e a modeste riunioni di atletica leggera. Ci si
orientò verso il Motovelodromo Appio, posto all'inizio della Appia
Nuova in località Cessati Spiriti, oggi sommersa da palazzoni a
carattere popolare. Non mancarono i motteggi. A Roma per « spiriti
» si intendono anche i fantasmi, e tra i laziali accesi da immediata
rivalità la nuovissima società divenne la « Roma dei
fantasmi ». Il terreno di gioco circondato da una pista in cemento
sulla quale si era svolto un campionato mondiale di ciclismo, era in deplorevoli
condizioni che rendevano problematico giocarvi un buon calcio. In caso
di pioggia ogni partita diventava opinabile; se ne ebbe prova già
alla « prima » di campionato quando i diecimila spettatori
dovettero attendere l'inizio poco meno di un'ora. Un pesante autocarro
si era impantanato nel bel mezzo e occorsero i pompieri per rimuoverlo.
Comunque il terreno, pur rimanendo quasi lunare, fu adattato e l'impianto
servì fino all'avvento di Testaccio (novembre 1929); anche se opportuni
interventi sollecitati dalla crescente affluenza di pubblico valsero a
schiudere in alternativa lo stadio di via Flaminia e perfino la Rondinella.
Fu evidentemente un campionato di rodaggio delle strutture giallorosse.
La buona volontà era comunque incoraggiante. Dopo la terza giornata
la Roma aveva cinque punti ed era in testa alla classifica in coabitazione
con l'Inter. La prima sconfitta risale al 16 ottobre, nella « fatal
» Novara, subito seguita dalla seconda a Bologna. Prima vittoria
in trasferta a Busto Arsizio, 3-0. Notevole un pareggio a Roma con la già
« vecchia signora » juventina e nell'ultima giornata del torneo
un secco 3-0 sulle spalle dell 'Inter .N el complesso un debutto che valse
la permanenza nella massima divisione. Anzi la stagione finì tra
i sorrisi, in quanto al di sopra di ogni speranza, i giallorossi durante
l'estate conquistarono la Coppa CONI.
Si trattava di un torneo di consolazione per le squadre non ammesse al
girone finale del campionato. Roma e Modena vinsero i due gironi. Occorse
una finale in campo neutro, a Firenze, che la Roma vinse 2-1, addì
29 luglio 1928... Avete letto bene, a quell 'epoca la stagione torrida
non faceva paura a nessuno... e i bagni si facevano nel Tevere non ancora
inquinato, ai « Polverini », oppure nei circoli dei canottieri.
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