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" AL DI FUORI DI ROMA NON C'E' NULLA DI BELLO NEL MONDO" Johann Joachim Winckelmann, 1756 (archeologo e filologo, nonché massimo teorico mondiale del'estetica neoclassica)
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La passione si chiama Roma e i colori sono quelli di sempre Giallo-Rossi, “tutto il resto è noia”, non ci interessa. Nati partendo dalle proprie radici, incontrati su un terreno comune, ora cresciuti all’ombra degli stessi ideali, abbiamo deciso di ripiegare le nostre primarie identità, di rinunciare a parte di esse, di sacrificarle sull’altare di un unico gruppo identificativo. Se una volta un Gruppo Ultras disse: “Fatto un passo indietro ora ne facciamo due in avanti...”, noi ricominciamo da zero, uniti più di prima, concordi nell’accettare le nostre diversità per metterle a disposizione di un obiettivo: creare movimento nella curva nord della A.S. Roma, dare un’alternativa al pranzo al sacco domenicale. Per questo, e non per altro, ci dichiariamo Curva Nord Romana UNICO STRISCIONE, UNICA IDENTITA’, UNICO IDEALE. Coorte
Romana
C.N.R. |
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LA ROMA E LA LAZIO NON DOVRANNO COSTRUIRE ALTRI IMPIANTI Nuovo stadio, stop del Coni Petrucci: «Il calcio deve andare incontro alle esigenze di tutti gli sport» (ora, a parte la giustissima considerazione che ci sono capitali europee con anche 10 stadi - vedi Londra - cerchiamo di capire perché il Presidente del C.O.N.I. non voglia altri stadi. Bè, è persino ovvio: il C.O.N.I. l'Olimpico lo affitta alla Roma e alla Lazio. Se non lo affitta, come si dice a Roma, se lo dà in faccia. Tra l'altro mi sembra che quello di Petrucci, più non possa essere che un semplice parere. Se la Roma si vuole costruire uno stadio, ed ottiene i permessi necessari, se lo costruisce e basta, C.O.N.I. o non C.O.N.I.. Il problema per Petrucci e soci è che svanirebbe il ghiotto boccone degli europei 2012, ottima occasione per "riammodernare" ciò che è già stato ammodernato nel 1990 dagli stessi personaggi..., n.d.L.) Usando toni enfatici per lodare l'ad giallorosso ("Una grande figura manageriale, splendidamente supportata dalla straordinaria figura paterna"), ha detto: "Ne abbiamo già parlato con Rosella Sensi, e torneremo a parlarne. Il marchio Roma "tira" a livello internazionale, ovunque vado nel mondo vedo la Roma. Stiamo pensando a un progetto che tenga conto degli interessi di tutti e di quelli della Roma: capisco perfettamente che le società di calcio debbano patrimonalizzare. Per questo motivo sono pronto a rivedere i termini di un eventuale accordoma la rivalutazione dell'Olimpico riguarda anche gli altri sport, e non accetto che di questo aspetto se ne parli con fastidio, da parte di alcuni. Pertanto non servono altri stadi, e lo dico non solo come presidente del Coni ma anche come cittadino: (lascio il commento di Marco, che è anche il mio: "anche io parlo come cittadino. Alla Roma serve URGENTEMENTE UNO STADIO perchè l'Olimpico non è uno stadio pensato per il calcio. Sarò un becero tifoso, ma io allo stadio vado per vedere la partita e la pista di atletica mi rovina lo spettacolo perchè la gara dalla curva NON SI VEDE. Delle altre discipline ne parlo CON FASTIDIO se queste rovinano la visione di quella da me amata. Volete rilanciare alcuni sport cosiddetti "minori"??? Benissimo... Usate l'Olimpico per questo e lasciate che la Roma si cerchi un'altra casa.. Se vado un un ristorante e mi obbligano a mangiare una pietanza che a me non piace, oppure se mi preparano un piatto tipico sbagliando gli ingredienti IO IN QUEL RISTORANTE NON CI VADO PIU'... chiaro il concetto".ndr) negli ultimi trent’anni in Italia si è costruito un solo stadio(il Delle Alpi, ndr)ed il fallimento è sotto gli occhi di tutti (e te credo! Fate uno stadio a Torino, con la pista d'atletica per "tenere in considerazione altri sport" e poi vi lamentate? n.d.L.).Dobbiamo quindi pensare innanzitutto alle cose possibili, a quelle realizzabili. Bisogna essere realisti. E poi, se le società di calcio hanno fini di lucro, chi è che dovrebbe mettere a disposizione il terreno gratis?(è proprio questo il punto: la Roma si sarà rotta i c**** di dover pagare il terreno e se lo compra, costruendoci uno stadio. Il C.O.N.I. sul suo terreno ci faccia l'orticello di guerra, n.d.L.). Finiamola con questa storia che il calcio all’Olimpico si vedrebbe male: lasciamolo dire a chi ci crede...»(Basta. E' troppo. Dov'è la e-mail del C.O.N.I.? Eccola: comunicazione@coni.it. Questo il testo da me inviato: "Gianni Petrucci, vieni in Curva all'Olimpico a vedere come si vede bene la partita. Allegate questa fotografia che ho fatto io). una presenza così massiccia in tv abbia creato un disamore" - Veltroni, Repubblica on line http://www.repubblica.it/2003/h/rubriche/spycalcio/stadivel/stadivel.html, 30 settembre 2005, n.d.L.). Nel pomeriggio, prima di qualsiasi dichiarazione di parte romanista, la benzina sul fuoco è stata sparsa dall’immancabile Claudio Lotito: «Perché la Lazio dovrebbe pagare l’Olimpico per poi avere 25mila persone? Chi abita da solo non si compra mica un castello... E poi l’Olimpico non è in linea con le norme di sicurezza e non bastano un paio di aggiustamenti: è uno stadio vecchio, con una struttura che non può essere modificata, è praticamente solo un campo di gioco. E a me non interessa avere solo un campo di gioco. Per cui il Coni dell’Olimpico faccia quello che crede, ci facesse i meeting di atletica, i concerti, è un problema loro, non della Lazio. Non si possono mica bloccare tutte le attività delle società di calcio perché il Coni non sa cosa farsene dell’Olimpico». Dura e circostanziata, la replica di Coni Servizi non si è fatta attendere, e con un comunicato ha fatto rilevare quanto segue: «1°) In base a quello che possono constatare sia gli spettatori che settimanalmente si recano allo stadio sia i rappresentanti dei media, l’Olimpico dispone della prevista agibilità (già, con una deroga per ogni partita, n.d.L.); 2°) Lo Stadio Olimpico è in una fase avanzata dei lavori di adeguamento sulla base della normativa antiviolenza prevista dal decreto Pisanu (un altro magna magna. Lavori del tutto inutili, al pari del decreto, n.d.L:); 3°) Nei termini previsti dal decreto Pisanu, entro la fine di febbraio 2006, saranno terminati tutti i lavori di adeguamento (mancano ancora il fossato con i coccodrilli e i cecchini sui tetti, n.d.L.). |
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lamentano? Perché non parlano dello scudetto buttato tre anni fa?» Forse l’Inter ha un nervo scoperto. «Questa è come la storia di Turone con la Roma. Ad ogni occasione tirano in ballo il fallo di Iuliano su Ronaldo. Anche se Ceccarini avesse concesso il rigore e l’Inter l’avesse segnato, sarebbe finita 1-1. Noi avevamo un punto in più dell’Inter e poi abbiamo vinto lo scudetto di tre o quattro punti, se non sbaglio. Di che si lamentano ancora? Perché non parlano del 5 maggio, quando hanno perso all’Olimpico e ci hanno regalato uno scudetto nel quale noi non credevamo più? Pensino al 5 maggio, non al fallo di Iuliano». Però
è convinzione diffusa che gli arbitri alla Juve riservino un trattamento
particolare. Forse per questo vincete molto in Italia e poco all’estero.
L’Inter
invece non ha vinto quasi niente. Forse perché Moratti è
un gentiluomo finito nella giungla del calcio.
Mancini
è un allenatore bravo? Come mai gli avete preferito Capello per
il dopo Lippi?
Lui
aveva dei pregiudizi sulla Juve e sui suoi dirigenti.
Torniamo
a Mancini.
D’accordo,
la triade ha funzionato in questi 12 anni, però avete preso uno
scivolone tremendo sul doping.
Non
è elegante. Pensa davvero che un illustre professore si metta a
fare un dispetto alla Juve?
Però
l’abuso di farmaci è dimostrato, acclarato al di là di qualsiasi
sentenza o appello.
Cosa
cambia? E’ un dato ancora più allarmante, ma non assolve la Juve.
E
lei trova giusto che il dottor Agricola, condannato per uso di epo, stia
ancora al suo posto? Non le sembra un gesto di un’arroganza insopportabile?
E
nel frattempo avrebbe dovuto avvertire l’opportunità di farsi da
parte.
Davvero
pensa che questa del doping non sia una macchia indelebile per la vostra
gestione?
Meglio
cambiare discorso. Come mai siete diventati all’improvviso amici della
Roma?
In
verità questa stima è recente, diciamo che è nata
dopo il caffè preso con Rosella Sensi in Campidoglio.
Però
vi siete portati a Torino mezza squadra. Questa vuol dire collaborazione?
Avete
cercato di portar via anche Mancini.
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| GIUSEPPE
"Ieri sera arrivo stranamente in leggero anticipo per Roma - Parma e aspetto gli altri fumandomi una sigaretta dalle parti della "palla". Mentre penso al mutuo e alla spese per la casa nuova (si anche chi frequnta la curva da più di 10 anni ha una vita "normale" con i suoi problemi....) mi si avvicina un tipo che in inglese mi chiede dove può comprare i biglietti. Istintivamente alzo il braccio per indicargli i botteghini ma mi fermo e ridendo lo guardo in faccia compassionevole. Non sono una cima in inglese ma riesco a spiegargli che grazie a una "new law" da quest'anno "is impossible for you buy a ticket near the stadium!". Mi guarda come fossi un demente e si vede chiaro che non ci crede.... faccio appello al mio miglior inglese e alla mia espressione più seria e gli spiego nuovamente la situazione. La frase che lo convince che non sono un folle e che lo fa sorridere amaro è "BerlusKoni government strikes again!". Insomma capisce la situazione e cerca bagarini.... che puntuali stanno li a pochi metri e gli ammollano non so che biglietto per non so che cifra. Immagino cosa penserà ora lo straniero delle leggi Italiche e della loro applicazione e cosa racconterà a casa........ Intanto gli schifosissimi bagarini che girano impunemente li intorno, visto l'acquirente straniero cominciano ad aggiungere alle loro classiche frasi anche un qualcosa che suona come "tichèt". Poco dopo, arrivati i soliti amici, mentre entro ai tornelli sento proprio dietro di me un altro straniero che in inglese chiede informazioni sui biglietti a un inserviente di quelli "marchiati" asroma all'ingresso. Mi viene da ridere e dopo aver detto all' inserviente "spiegajelo te a questo che io ho già dato" mentre lui mi guarda stupito e mentre mi accingo a superare il primo controllo armato non so trattenere un esclamazione, forse sensa molto senso ma comunque a voce alta... un unica ma strana parola.... credo forse straniera anche questa: "pisanu".... " |
Da
"Il Romanista": "Cari amici, mi permetto
di farvi alcune domande a cui spero vogliate rispondere. Premetto che:
ieri (21 settembre) ho avuto la sfortunata idea di andare a vedere la Magica
e mio malgrado mi sono reso conto di che cosa significhi "fare il biglietto".
La prima ricevitoria (zona Torrino) non era in grado di farlo "causa macchinetta
nuova non ancora funzionante"; la seconda (Laurentina) malgrado la disponibilità
del gestore che in mia presenza ha fatto 4 (quattro) telefonate al numero
verde della Lottomatica, e della mia pazienza (ho aspettato 45 minuti)
non ha potuto stampare il biglietto; la terza (Poggio Ameno) ha avuto problemi
perché i tecnici che hanno (oggi) istallato la nuova macchinetta
non hanno lasciato il libretto di istruzioni; la quarta (Montagnola) non
poteva operare perché il tecnico stava montando la nuova macchinetta
in quel momento e quindi "chissà quando funzionerà". Totale:
si sono fatte le 18 e ho rinunciato alla partita. A questo punto vi chiedo:
perché dovrei lasciare i miei dati anagrafici al tabaccaio e alla
Lottomatica (in barba alla legge sulla privacy) che poi chissà che
ci fa? Perché un ministro incompetente in quanto non abituale frequentatore
di curve, deve poter legiferare in materia
sconosciuta? Perché devo essere schedato? Perché l’azienda che di fatto monopolizza (alla faccia della legge contro i monopoli) i sistemi informatici, decide di cambiare i terminali il giorno della partita? Perché l’assistenza telefonica è affidata a società di telelavoro che (sapendone meno di niente) non risolvono tecnicamente i problemi tecnici? Perché nulla è lasciato al caso allo scopo di allontanare i tifosi dagli stadi? Perché li si vuole "popolo bue" da ingrassare a forza di spot tra un canale a pagamento e l’altro? Perché le società di calcio non fanno niente per dimostrare il fallimento di questo tipo di operazioni? Perché nessuno che rappresenti i tifosi (o meglio, i tifosi stessi) non fa in modo di dimostrare in tutta civiltà i disagi a cui si è costretti per seguire la squadra? Ultima domanda: perché credete ancora che la dittatura si faccia coi manganelli? MAURIZIO M. ANNI 57 (tutt’altro che giovane esagitato)" |
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Dalle ore 10 di venerdi 23 settembre 2005, fino alle ore 18 di lunedì 26 settembre 2005 le tessere con ingresso dal 18 al 21 potranno essere cambiate con ingresso dal 15 al 17 Dalle ore 10 di martedì 27 settembre 2005 alle ore 18 di giovedì 29 settembre 2005 le tessere con ingresso dal 15 al 17 potranno essere cambiate con ingresso dal 18 al 21. I punti vendita autorizzati per l'operazione cambio posto sono: A.S.ROMA
STORE di Piazza Colonna n°360 - Roma Tel. 06 6786514 con orario 10.00
- 18.30
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di LUCIANO TROIANO
Al
mattino per ore in coda per comprare i biglietti. Al pomeriggio tutti in
fila per entrare allo stadio prima del fischio d’inizio. Tutti stressati
e coi nervi a fior di pelle. La “prima prova” del decreto Pisanu non
poteva andare peggio ieri a Pescara: è
stato un miracolo se per il biglietto antiviolenza non c’è scappata
la rissa.
La
giornata da incubo per i tifosi era cominciata di buon’ora, alle 8,30.
In via Mazzarino e in via D'Avalos, di fronte alle due sole tabaccherie
autorizzate alla vendita dei biglietti nominativi, file
interminabili hanno messo a dura prova i nervi
di tifosi, automobilisti e rivenditori. Alla ricevitoria di via D'Avalos
la tensione s’è fatta pericolosa
tant’è che si sono dovuti addirittura rivolgere alla polizia
per riportare la calma tra chi aspettava sotto il sole da ore. Poco gradita
e forse poco ortodossa
è stata anche l’attività di controllo da parte di agenti
privati messi dalla Pescara calcio sotto la propria sede.
«Sono
arrivato alle 8,30 - dice Andrea, 22 anni, va allo stadio da quando
ne aveva sette -, ho preso il numero per fare la fila: mi hanno dato
il 224 e alle 11,30 si trovavano ancora al 65. Ma come si fa? Questa
storia triplicherà la violenza».
Passano le ore e gli animi si scaldano. «Abbiamo chiamato la polizia
-
dice Giovina Di Biase, della rivenditoria di via D'Avalos -. Ci
dispiace per la gente in fila ma facciamo
quello che ci chiede la legge e la Pescara Calcio».
Colpa anche del software, dicono alla ricevitoria, fornito dalla stessa
società, che è troppo lento e si sovraccarica di dati. «Altro
che sette punti vendita - protesta Beniamino Sabatino, tifoso storico,
in fila a via Mazzarino -, sono aperti solo in due perché quello
di Montesilvano ha il computer che nemmeno parte. Vado
allo stadio da 35 anni e non ho mai visto tutto questo casino».
Intanto alle 11,45 arriva alle tabaccherie la telefonata
dalla questura: stop alla registrazione di tutti i dati, compresa nascita
e residenza, bastano solo nome e cognome;
le file però non si sfoltiscono. E alle 15,30, mezz'ora prima della
partita, le due rivendite sono ancora aperte per dare i biglietti a chi
era in fila dalla mattina. Poi altra fila ai cancelli d'ingresso per vedere
se titolare del biglietto e nome corrispondono. I tifosi si devono presentare
con la carta d'identità alla mano e mostrarla agli steward della
società che accolgono i tifosi dentro lo stadio. Arrivano le 16,
e quando la partita inizia fuori dell’Adriatico
ci sono ancora centinaia di persone a sgomitare
sotto la curva nord. Per disinnescare la situazione
esplosiva, alla fine i cancelli si spalancano per tutti: per quelli con
biglietto e quelli senza, alla faccia del tanto strombazzato decreto antiviolenza.
Per protesta, nei primi dieci minuti dell'incontro, i supporter biancazzurri
hanno lasciato vuote le poltroncine della curva e messo il bavaglio: niente
tifo. La Pescara Calcio, da parte sua, si scusa per i disagi. «Facciamo
quello che ci chiedono di fare - dice Pierfrancesco Visci, responsabile
della comunicazione per la società biancazzurra -. Purtroppo ci
sono stati dei problemi tecnici con il software». Sarà. Intanto,
la società di via Mazzarino si è detta disponibile a raddoppiare
i punti vendita dei biglietti portandoli da sette a quattordici: va bene
ma a patto che siano effettivamente aperti e con i computer funzionanti.
| Dal
Covvieve della Seva
L’esercito dei 74 mila ultras Segnalate 23 squadre: tutte le loro partite sono a rischio MILANO — Tifoserie organizzate sempre più politicizzate. Ultras che grazie «ad una fitta rete di rapporti economici e non con le società», approfittando di crisi e debolezze di molte, entrano nel business del calcio gestendo gadgets, biglietti e trasferte arrivando a «condizionare» assetti e comportamenti dei club che pure li hanno finanziati. Fino a diventare, con i loro comportamenti violenti sugli spalti e fuori dagli stadi, «massa di manovra da utilizzare nelle scalate alle stesse società», ma anche soggetti attivi con proprie finalità. Un rapporto della direzione centrale della polizia di prevenzione, basato sull’osservazioni delle «Sezioni tifoserie» durante i campionati 2003-2004 di serie A, B, C1 e C2, traccia la prima fotografia del fenomeno delle tifoserie italiane. Un territorio inesplorato (veramente credo che un territorio più esplorato di questo non ci sia. Se mettessero 1/10 delle energie e dei soldi che sprecano per questa cosa per combattere il terrorismo islamico lo stesso sarebbe già stato debellato). DESTRA E SINISTRA— Dei 74.000 tifosi raccolti in 445 gruppi ufficiali, 43.000 (il 59%), secondo la polizia, sono orientati politicamente (eh già, perché il Questore non è orientato politicamente? E il poliziotto che indaga non vota? Il tifoso deve essere decerebrato e non avere idee secondo loro? In Monte Mario non fanno politica?) e fanno parte di 192 organizzazioni. Di questi ultimi, 39 sono su posizioni di estrema destra, 74 genericamente di destra, 22 di estrema sinistra e 57 genericamente di sinistra. I restanti 253 sodalizi non hanno connotazione (la vera notizia dovrebbe quindi essere che la maggioranza sono non politicizzati). In base a questi dati, la polizia ha stilato anche un elenco di 23 squadre le cui tifoserie «hanno evidenziato un profilo politico particolarmente aggressivo» e si «sono distinte per una particolare propensione verso comportamenti violenti »: Ancona, Ascoli, Bari, Cagliari, Cavese, Nocerina, Catania, Cosenza, Genoa, Inter, Lazio, Livorno, Napoli, Parma, Perugia, Pisa, Roma, Savona, Ternana, Torino, Triestina, Venezia e Verona (ci sarebbe molto da dire su questa lista... e comunque manca una squadra ;-) indovinate quale?. LA
MAPPA — I club di destra e di estrema destra raccolgono la maggioranza
dei tifosi e sono concentrati in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio,
Marche e Sicilia; l’orientamento verso sinistra ed estrema sinistra è
egemone solo in Toscana. Al Sud generalmente gli ultras non hanno connotazione.
I gruppi di destra sono caratterizzati da un «ideale utopico e romantico»
di «fede del tifo», da un «marcata tendenza ad iniziative
aggressive» e, talvolta, «da suggestioni razziste e xenofobe».
A sinistra, invece, c’è una «vocazione sociale e terzomondista
», gli spalti diventano «terreno di lotta», anche sociale,
e «strumento per contrastare la fascistizzazione delle curve»
(Ma
davero? Chi lo avrebbe mai detto! Quanto hanno speso - dei soldi nostri
- per 'sto rapporto?).
INFILTRAZIONI
E AFFARI — Sono di regola le infiltrazioni di soggetti che cercano
di fare proselitismo politico sugli spalti.
CONTATTI—I gruppi comunicano con internet, radio private e 95 pubblicazioni (fanzine). Anche quelli storicamente nemici. Nel ’95, dopo l’omicidio a Genova di un rossoblu, molti si sono uniti nel «Movimento ultras nazionale» per opporsi alla violenza (pure teorizzata) e a ciò che, trattando il tifoso come consumatore, gli nega un ruolo da protagonista: industria calcistica, pay-tv e commercializzazione del calcio. UN ESERCITO IN CAMPO — Contro questo stato di cose |