10 maggio 1981
JUVENTUS/ROMA 0-0
Da "Giallorossi" - Giugno 1981
TRA NORD E SUD SU AEREI, TRENI E AUTO
PENSANDO ALLA ROMA
Taccuino di viaggio al seguito dei tifosi giallorossi nelle ultime due trasferte del Campionato
Abbiamo vissuto al seguito dei tifosi romanisti le ultime due palpitanti trasferte nella meravigliosa curva “Maratona” di Torino
(10 maggio 1981, quella del gol di Turone annullato contro la Juve, n.d.r.) e nella terribile Curva Nord di Avellino
(24 maggio 1981, ultima di campionato, n.d.r.).

ORE TRE
Sembrava la notte di Halloween, quella che negli Stati Uniti, alla vigilia di Ogni Santi, l’ultima sera di ottobre, spinge i bambini americani a mascherarsi da streghe, diavoli, fantasmi, gnomi e folletti e ad aggirarsi di casa in casa, per le vie deserte, minacciando il malocchio ai danni di quanti, a richiesta, non paghino il dovuto in frutta e dolciumi. Tifosi al posto di bimbi, la richiesta non di dolciumi bensì di uno scudetto, ed il gioco è fatto. Halloween è a Roma. Una Roma deserta, ma sempre bellissima, rari i passanti forse reduci da notti brave in un night, qualche “signorina” stakanovista, ed ecco le ombre, tante ombre insonnolite, con gli occhi gonfi, ma pronte ad animarsi ad un grido proveniente da un angolo, da una macchina ferma, da un portone socchiuso: “tricolore sarà!” Prima una corsa in piazza Indipendenza per una copia del “Corriere” odorosa di stampa fresca, e poi via, verso Torino. Pare ci attenda una calda accoglienza. Cosa meravigliosa la passione! Uno si alza alle tre, si “ciba” sette ore di macchina, e per far che poi? Per correre il rischio di essere gonfiato di botte ad oltre seicento chilometri da casa nella civilissima Torino!


AUTOSTRADA
La nostra è una piccola carovana: solo due vetture. Eppure basta oltrepassare il casello e la Roma-Firenze è già “Comunale”. Tante, tantissime macchine tutte imbandierate, tutte cariche in egual misura di sonno e di speranze, meglio di certezze.. Ce n’è per tutti i gusti. Dal veloce e prepotente Porsche rosso che ci supera alle nove all’altezza di Bologna, al patetico 500 bardato di giallorosso, che incrociamo ansante sulla Piacenza-Torino, carico di quattro coraggiosi partiti chissà quando da Roma, che raccolgono felici il nostro spontaneo e caloroso applauso. .... Annotiamo che da Bologna è già partita. E’ noto infatti il gran tifo di cui è gratificata la Juve in Romagna. Tante macchine bianconere e il via agli sfottò volanti è dato. Di esaltati fortunatamente neanche l’ombra. Solo un imbecille suscita le ire del mio caro amico Adriano per via di un paio di corna malandrine.

TORINO
Finalmente! E’ una Torino piovigginosa e grigia, che ci accoglie silenziosa. Bisgona riconoscerlo: loro a certe cose ci sono proprio abituati. Roma nostra nella stessa circostanza sarebbe un unico striscione. Dopo rapida consultazione di gruppo si decide che “via, mica ci saranni i Tupamaros”, si impone la trattoria. Siamo accolti con un po' di diffidenza. Forse pensano che siano arrivati dei selvaggi. Poi, rotto il ghiaccio, ci trattano benissimo con la nota cortesia piemnontese. Suspance al momento del conto: niente paura, cortese ed anche onesti. Fuori comincia a piovere e d’acqua ne prenderemo tanta. Ma per la Roma... Per raggiungere la nostra curva dobbiamo attraversare una marea di juventini che si dirigono verso la “Filadelfia”. Lieta sorpresa. Qualche sguardo in cagnesco, niente più.

STADIO
La “Maratona” è fantastica, indescrivibile.


 
XXVIII Giornata
  JUVENTUS - ROMA 0-0
Torino, Stadio Comunale
domenica 10 maggio 1981
ore: 16:00


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Tabellino partita:
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino (36'st Verza), Prandelli, Causio, Brady, Fanna.
In Panchina: Bodini, Brio, Osti, Galderisi.
Allenatore: Trapattoni.

ROMA: Tancredi, Spinosi, Maggiora, Turone, Falcao, Bonetti, Conti, Di Bartolomei, Pruzzo, Ancelotti, Scarnecchia.
In Panchina: Superchi, De Nadai, Santarini, Rocca F., Faccini.
Allenatore: Liedholm.

Arbitro: Bergamo di Livorno.
 










Il gol di Turone
(806 kb)

Il commento di Falcao
(611 kb)
Le foto che seguono sono di Luciano '62.
Grazie!

Il servizio





E’ tutto un mare di canti, suoni, urla, pronostici. C’è quasi da pizzicarsi per aver la certezza di essere ben svegli. Utopia. Svegli dopo la traversata ce n’è ben pochi ma che importa? Sonno, pioggia, fame, tutto si dimentica. Sì, anche fame. Con rapida inchiesta abbiamo appurato che i più hanno rinunciato alla trattoria per timore di incidenti e, giunti a Torino, si sono subito infilati nella momentanea roccaforte giallorossa. Tanti soldi persi, dunque per i gestori torinesi. Peccato. Vuol dire che le lire risparmiate i romani se le mangeranno tutti a Trastevere: è la vita! Lo stadio, per chi non c’è mai stato, è stranissimo e anche parecchio classista. In curva, causa gradinate infelici, non ci si siede. Situazione egualmente difficile nei distinti. Unica eccezione la tribuna, completamente coperta ed equipaggiata di comode poltroncine. Potenza del denaro! Almeno su quest’argomento le due tifoserie sono d’accordo ed i romanisti riscuotono un caloroso applauso dai colleghi bianconeri per un “invito” piuttosto caldo fatto ad Agnelli.

LA PARTITA
Non starò qui a raccontare quello che è successo in campo, ma il riscontro immediato delle gradinate. Ringraziamo subito i tanti fumogeni colorati accesi dagli Ultrà, grazie ai quali il Comunale si è trovato avvolto per cinque minuti buoni in una coltre di sapore londinese. Grazie perché ci hanno risparmiato il primo premeditato, tardelliano e violento fallo del buon Furino ai danni di Falcao. Notiamo piuttosto, a luce fatta, che la maggioranza dei tifosi segue il match, per ora in chiave bianconera, senza alun timore reverenziale. Piccola divagazione. Grazie Presidente Viola, per aver reso grande non solo la società, ma anche il suo seguito. Ricordo la prima trasferta di Viola in giallorosso. Era un Perugia-Roma di Coppa. Tra l’incredulità generale dei propri sostenitori i “Lupi” prima attaccarono e poi colpirono duro quello che era un grande Perugia. Invece, qui a Torino, il signor Franco da Frosinone, carpentiere, partito Sabato sera dalla Ciociaria in pullman, non ha dubbi. E neanche la provocante lupetta fasciata con una bandiera. E la grande Roma ripaga. Non ha paura. Il brasiliano, tutt’altro che intimorito, risponde colpo su colpo. Azione velocissima, Bruno Conti fallisce incredibilmente da pochi passi. Risparmio di elencare le “osservazioni” fatte dai miei vicini. Intanto Furino, ma non è il solo, dimostra tutto il suo attaccamento ai colori... dei calzettoni giallorossi. Fatalmente e tardivamente il “buon Beppe” viene espulso nella ripresa, tra ululati e “pollici versi” dei romanisti, nella fattispecie sempre più simili ai nobili antenati. Dobbiamo intanto rimarcare che la violenza è solo in campo. Forse i giocatori farebbero bene a prendere esempio dai tanto bistrattati tifosi.  Quelli romanisti vincono addirittura il “premio bontà”, quando Turone li fa saltare per la gioia e subito quel negletto guardalinee strozza i cori sul nascere, annullando la rete scudetto. Ce ne fosse uno a meditare vendette, ce ne fosse uno, novello Nerone, a progettare incendi o massacri. Eh sì, è qui che la ROMA ha vinto il suo scudetto. Zero a zero fasullo? Pazienza! La Roma ha messo paura, ha meritato di vincere. Questo conta. I quindicimila ripartono, domani si lavora. Ebbene sì, si lavora anche dalle nostre parti. Magari col sole ed un cielo terso ed incredibilmente azzurro, ma si lavora. Ultima notazione torinese. Abbiamo ricevuto i sinceri complimenti dei tifosi bianconeri, ma anche tanta, tanta acqua dal cielo. Avvocato, lei che può, ma non c’è proprio soluzione?





















BREVE INTERMEZZO
E’ quello triste, per i romani, della grande Domenica juventina a Napoli. Un Olimpico ammutolito ha seguito gli ultimi minuti di Roma-Pistoiese, pensando ad altro. Alla fine un grande, commosso applauso, saluta i giocatori al giro d’onore.
Tutto si potrà dire, tranne che la gente non abbia capito, la squadra ce l’ha messa proprio tutta.


QUESTO INVECE E' UN RICORDO PERSONALE DI LEO
La mitica trasferta a Torino per Juventus-Roma (10 maggio 1981) quella del furto, per intenderci, del gol VALIDISSIMO di Turone annullato.
All'arrivo alla Stazione di Porta Nuova all'unisono: "Agnelli, Agnelli vaffan....".
Nessuno fino ad allora aveva "osato" oltraggiare il "vate" della Juve e della Fiat nel suo "tempio".
Curva Maratona: TUTTA GIALLOROSSA; stracolma di tifo, calore, passione e amore per la MAGGICA.
15.000 (QUINDICIMILA). TUTTA LA SUD A TORINO.



 
XXX Giornata
AVELLINO - ROMA 1-1
Avellino, Stadio Partenio
domenica 24 maggio 1981
ore: 16:00


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Tabellino partita:
AVELLINO: Tacconi, Venturini, Giovannone, Beruatto, Cattaneo, Di Somma, Piga, Repetto, Criscimanni, Vignola, Massa (40'st Ipsaro).

Allenatore: Vinicio.

ROMA: Tancredi, Spinosi, Maggiora, Turone, Falcao, Bonetti, Conti, Di Bartolomei, Pruzzo (40'st Birigozzi), Ancelotti, Scarnecchia.

Allenatore: Liedholm.

Arbitro: Menicucci di Firenze.

RETI: 6'pt Falcao, 29'pt Venturini.
 

AVELLINO: UNA PACCHIA
Prima di tutto si dorme fino alle sette del mattino, che non è poco. E poi in pullman è tutta un’altra cosa. C’è uno che guida, che mette le frecce, che sorpassa (si fa per dire: mi spiegherò meglio dopo). Insomma, non è più tempo di romanticherie. Torino è lontana, lo scudetto pure. Allora perché ad Avellino e non al mare (ehi, di lassù, a Roma è bello pure oggi!!) Non è per fede, l’abbiamo detto. Il tifoso romanista è entrato in una nuova dimensione. Sa che ormai lo scudetto è perso. Ma sa anche che non l’ha perso la squadra. Basta con i sette pareggi casalinghi. Se la Roma avesse vinto quelle  partite avrebbe conquistato lo scudetto e dimostrato che era “troppo” forte. Invece il tricolore era suo di diritto in virtù di una superiorità certamente meno marcata ma comunque indiscussa. Insomma, qui per vincere è necessario essere nettamente superiori, come lo era (CENSURA , n.d.r.). Tutto questo il tifoso lo ha capito e ad Avellino ha voluto essere vicino alla squadra nell’ultima Domenica di questa stagione, rischiando in proprio, e di grosso.

R.C. TREVI
E’ il club che ci ha gentilmente ospitato. Un circolo giovane. Un’ottantina di iscritti, quasi tutti bancari. Anche la Presidentessa lavora in banca. R.M. è una vera appassionata, è tutta la stagione che organizza trasferte. Conta di raddoppiare entro pochi mesi il numero degli iscritti, anche in virtù di una serie di iniziative certamente appetitose. OMISSIS

ARRIVANO GLI AUSTRALIANI
Seimila dollari fanno al cambio più di sei milioni di lire. Sarà folle, sarà immorale, ma tant’è, il fatto resta. Dalla lontanissima Melbourne, dopo dodici anni, grazie alla Roma, Franco e Fabrizio hanno fatto ritorno in patria. Pochi i rimpianti, nessuna nostalgia. Il primo ha fatto fortuna nella terra dei canguri come imprenditore edile in coppia col padre del secondo. Charlie ha solo 19 anni, è partito che ne aveva 9, studia giurisprudenza, manco a dirlo, gioca al tennis, ma non rinnega le radici,ed ama anche il calcio, tantissimo la Roma. Sono arrivati alla vigilia di Roma-Perugia per vivere “live” questa splendida, incredibile avventura. Seimila dollari sono tanti, ma la Roma ha anche di questi tifosi. Forse se l’avesse saputo il guardalinee di Torino si sarebbe amputato il braccio.

CALDA AVELLINO
Che differenza con Torino. Siamo al Sud. Sole ed umori sono a livello di guardia. Pullman giunti prima di noi sono stati aggrediti a sassate. Da un cavalcavia un mezzo degli “Indipendenti” è stato bombardato e fortunatamente mancato da una grossa damigiana piena di vino. Incredibile atmosfera per chi aveva come noi visitato questi luoghi non più di cinque mesi fa in ben altra circostanza. Ma per un giorno questa terra dimentica le sue disgrazie, i suoi morti, il terremoto. C’è la serie A da conquistare. Anche questo sarà immorale, ma viva l’immoralità. Minor plauso invece all”esuberanza” dei tifosi irpini che hanno trasformato una gita fuori porta in trincea.

FOLLIA ED INTIMIDAZIONE
Quella di chi, pur avendo delle responsabilità, si comporta come un irresponsabile. Parliamo di quel pazzo che, colto da raptus, dalla sua postazione microfonica dello stadio avellinese, rilevava le bellicose (ma quando mai!) intenzioni dei tifosi romanisti, innescando un processo pericolosissimo, che non causava danni solo per il buonsenso, ancora una volta, dei cosiddetti irresponsabili. Parliamo ancora dell’incredibile e vergognosa farsa dell’inseguimento ai danni del giovane romanista sceso in campo per piantare una bandierina giallorossa nella porta avellinese,

spinto solo da spirito d’emulazione (già l’operazione era stata portata a termine da un ragazzo irpino nella rete romanista) e con la convinzione che la legge è uguale per tutti. Mai più! Per lui cazzottoni, per l’avellinese pacati e comprensivi sorrisi.
Parliamo di chi con troppa facilità spara il candelotto lacrimogeno, causando panico e paura.

Il giovane Charlie ripeteva, “qui sono tutti matti”. Noi stessi abbiamo temuto il peggio.

ULTIMI FUOCHI
Quelli accesi da Falcao con la sua splendida rete. Durano solo venti minuti, poi ci pensa Cabrini a rimettere  le cose a posto. L’ira degli irpini non consente neppure di fare un ultimo applauso ai giocatori romanisti. Si esce con dieci minuti di anticipo, tra minacce e sputi. Una breve salva di mortaretti annuncia la slavezza dell’Avellino. Almeno per loro c’è stata giustizia.

ROMANITA’
Quelle vera, che rispecchia tutta la seggezza del vero romano è nel commento finale, tra il caustico e il blasfemo del “sipparone” Mimmo Spadoni. “E’ tutta corpa der Turco.  Qui se vince ogni morte de Papa, e quello te va puro a sbajà mira!!!" Coraggio Roma, Pasquino non è morto ancora.



IL RICORDO DI ADRIANO

Quegli anni, gli ultimi degli anni ’70 e i primi degli anni ’80 erano gli anni del tifo giallorosso. Erano gli anni dove abbiamo avuto la fortuna di fare parte della Curva più unita, la curva più forte, la curva più popolosa che sia mai esistita in Italia; che si diradava il lunedì per ritrovarsi piano piano dal sabato, e partire in tutti i modi verso la città dove la Roma giocava in trasferta la domenica. Pullman, auto, treni, come tutti uniti da un'unica voglia, da un'unica passione, senza alcuna paura, perché sapevamo che saremmo stati in tanti, che ci saremmo riuniti dentro altre curve, avremmo cantato tutti insieme. Erano le trasferte epiche, quelle rimaste nella storia e quelle cadute nell’oblio.

Tra quelle che mi sono rimaste più impresse c’è sicuramente Avellino. Doveva essere l’81 o l’82, l’anno dello scudetto (in realtà era l'80-81, n.d.L.). Il pullman organizzato dal Roma Club Garbatella partiva all’alba da davanti il CTO. Il viaggio iniziò senza alcun problema, si canto l’inno messo nel mangianastri almeno 10 volte. Verso le 10 facciamo una pausa all’autogrill, ancora all’epoca aperti al passaggio dei tifosi; c’erano già altri pullman; naturalmente chi prendeva ciuffi di caramelle da una parte, chi pacchi di biscotti dall’altra, come ho sempre visto fare in qualsiasi autogrill; la canzone che si cantava era sulla falsariga della marsigliese; invece di ‘Quando l’inno si alzeràa,….’era ‘Quando l’auto si fermeràa, il Commando scenderà!..Ruberemo fino all’arresto, l’autogrill saccheggiato saràa..noi rubamo e ‘n se famo piàa…Aleè..Aleè..Alè Roma Alè!’; presi cappuccino e cornetto (pagando) e racconto ciò perché prima di ripartire per l’ultimo tratto ed entrare ad Avellino, pensai potessero essermi utili per rispondere ad eventuali attacchi alcuni grossi sassi che formavano un’ aiuola; li presi della grandezza di mezza rosetta e li misi nel sacchetto del cornetto; invece l’arrivo ad Avellino fu stranamente tranquillo; ricordo passammo vicino a molti container, che ospitavano i terremotati dell’80. Parcheggiammo nei pressi dello stadio e ci trovammo immersi nella marea giallorossa; quel giorno saremmo stati tanti; Prima di arrivare ai cancelli, ebbi paura delle perquisizioni e svuotai a terra il sacchetto con i sassi. Fu una precauzione inutile perché non vi fu alcun tipo di controllo; ricordo che mi colpì del Partenio il fatto che dall’ingresso dei cancelli per entrare in curva si scendeva; e che in cima alla curva, poco prima delle gradinate c’erano piantati dei cipressi. Entrare in una curva lontana da Roma e scoprirla già coperta di drappi giallorossi, di striscioni talmente tanti che si mettevano sovrapposti, vedere la frenetica attività dei tifosi, mentre si avvicina l’ora in cui Falcao, Di Bartolomei e compagni di squadra entreranno in campo è la cosa più bella che ci può essere (anche perché almeno questa volta li vedrai da vicino); Avellino era una trasferta numerosa e in questi casi a volte il Commando portava da Roma del materiale, magari avanzato da una coreografia appena trascorsa; potevano essere buste di rotoli di carta o qualche busta di bandierine.

L’atmosfera si fece subito tesa ai primi cori. C’era un odio da parte nostra, forse perché ancora gemellati con i napoletani o chissà per quale altra ragione, e da parte loro il solito odio contro Roma al quale eravamo abituati. Ricordo che nella parte centrale della nostra curva dove stazionava il Commando c’era un gran movimento, come di discussioni animate, non so se tra di noi o con i tifosi avellinesi che stavano tranquillamente nella parte destra della curva e anche mischiati a noi. Fatto sta che volli avvicinarmi per vedere da vicino cosa stesse succedendo.La curva letteralmente ribolliva, forse a causa di qualche striscione avellinese, non ricordo il perché preciso; mi trovai accanto ad un ragazzo di Napoli che stava arringando dall’alto la folla dicendoci che gli avellinesi erano traditori, che loro li avevano trattati come fratelli e che erano stati ricambiati in modo indegno, che erano ingrati e via urlando; sentii un grido alle mie spalle e mi sfiorò un uomo grosso, che si stava buttando addosso al ragazzo dall’alto, a mani avanti; la spinta fece volare i due per due/tre file sotto e mentre li osservavo, l’avellinese sopra e il napoletano sotto urlare e cercare di darsele pensavo a come fosse possibile esser ancora coscienti dopo un ‘atterraggio’ del genere. Tornai al mio posto accanto a mio zio e mio cugino e iniziò il caos; dalla curva avellinese avevano pensato bene di scendere sulla pista d’atletica con un bandierone senza asta e iniziare a fare un giro di campo; grande caos nella curva, chi cercava qualcosa da usare come ‘arma’ chi discuteva su come reagire, anche perché all’inizio non era ben chiaro cosa volessero fare, se volevano venire magari in massa a cercare lo scontro; invece il bandierone comincia ad avanzare verso la nostra curva preso per i bordi da una decina di persone, ed ecco dopo qualche secondo la risposta: un gruppo della nostra curva si accalca intorno alla porticina che fa entrare in campo. Vedo Geppo prendere a calci una, due tre volte la porta che si apre. La polizia si sta muovendo verso la curva. I nostri scendono sulla pista; ho l’immagine di Geppo davanti a tutti con una catena o con quella che sembra una catena che fa roteare e affrontare gli avellinesi; questione di secondi; il bandierone si ferma ed entra in pista la polizia. Sono stati lanciati dei lacrimogeni che stanno spandendosi in modo esagerato sopra tutta la curva e chissà quanto oltre. Il fatto è che quando ti becchi i lacrimogeni in curva non hai un altro posto dove andare. Devi stare lì a prenderteli tutti. E provi a metterti la sciarpa, le mani, davanti al viso, è tutto inutile: piangi e respiri, piangi e respiri. Dopo un minuto di scontri i nostri sono ributtati dentro. In quel momento, in quei momenti, se avessi avuto le pietre, quelle bianche e pesanti pietre, le avrei lanciate; perché accecato dai lacrimogeni, dall’odio, per difendermi; le avrei lanciate; stavo abbastanza in alto, in corrispondenza degli scontri, sarebbero arrivate giù in modo devastante, immaginate una pietra di 3/400 gm scendere da venti metri di altezza e prendere qualcuno in testa..

Dopo una decina di minuti si è ricominciato a respirare. La Curva della Roma ha ripreso il suo posto; è iniziata la partita, della quale non mi ricordo neanche il risultato finale.

Questa è stata la mia trasferta di Avellino. Siamo ritornati come sempre stremati a casa; a quell’epoca di calcio in tv ce n’era proprio poco. Domenica Sprint, La Domenica Sportiva e Goal di Notte. Tutto quello che facevamo andava perduto. I servizi raramente menzionavano i tifosi e di immagini se ne vedevano veramente poche.

Eravamo una grande curva, unita, bella, come poche sono state..













VIDEOCALCIO

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