Dando
uno sguardo alla “soffitta” della nostra storia, il materiale da analizzare
è più che interessante. A partire dallo splendido leone che
guarda il sole
radiante che la Fortitudo scelse come proprio simbolo (e che Fratel Porfirio
fece coniare su alcune medaglie d’oro regalate ai suoi atleti prediletti, tra
cui Roberto Mencattini, mago del basket rosso-blu), per proseguire dalla
scritta in oro stilizzata dell’Alba, riprodotta in alcune introvabili spille
degli anni ’20 (chiedere a Gabriele Pescatore per poterne ammirare una
….). Il nostro viaggio vero e proprio inizia però a un tiro di schioppo
da Ponte Umberto
I, dove si trova Via dell’Orso, una delle strade più caratteristiche
di Roma, tra le ultime “riserve” di quel piccolo artigianato della capitale
che va
purtroppo inesorabilmente sparendo. Al numero 28 di questa storica via
sorge oggi una tipografia …. nel 1924, c’era invece la direzione di un
quotidiano politico diretto da Umberto Guglielmotti (in seguito Presidente
Onorario dell’AS Roma) e Italo Foschi. Logo di questo quotidiano
era una
Lupa capitolina sormontata da un fascio littorio. Quando nel giugno del
1926 Italo Foschi assunse la Presidenza della Fortitudo-Pro Roma, lo stesso
logo venne trasferito sulle casacche del nuovo sodalizio. Il risultato
finale fu una maglia bianca con due strisce orizzontali rosso-blu con al
centro uno scudetto verde su cui campeggiava la Lupa Capitolina e il fascio
littorio. Esattamente un anno più tardi, con la nascita dell’AS
Roma, la questione dei
colori sociali e dello stemma tornò ad essere d’ attualità.
In un’intervista concessa al Messaggero il 26 giugno, Foschi confermò
quello che era stato già dichiarato il 7 giugno, giorno di fondazione
del Club, ovvero che i colori sociali sarebbero stati giallo-rossi e che
lo stemma sarebbe stato: «uno scudo verde
portante il fascio e la lupa romana ». Diversamente da quanto pianificato,
però, non solo lo stemma previsto non andò a fregiare le
maglie della Roma,
che risultarono immacolate nel proprio colore rosso-giallo, ma l’Ufficio
Stampa e Propaganda dell’ AS Roma, entrato in azione tra il giugno 1927
e l’agosto del 1928, metterà a punto l’attuale stemma sociale, una
Lupa capitolina che sormonta le iniziali incrociate del club. Questo
stemma, utilizzato per la realizzazione di splendidi labari che venivano
donati alle compagini avversarie soprattutto in occasione delle gare
internazionali, fregerà la casacca romanista solo a partire
dalla stagione 1997/98, per decisione di Franco Sensi che raccoglieva così
una richiesta partita
direttamente dai tifosi. Tra il settembre del 1935 e la primavera del 1943,
la Roma per una scelta più iconografica che di merchandising, fregiò
le proprie maglie con un logo costituito dalle iniziali ASR intrecciate
(logo che verrà recuperato per la collezione Primavera Estate
2006 del Merchandise Ufficiale della Roma, che schiererà come modello
d’eccezione il capitano Francesco Totti, che appunto indosserà alcune tute
con l’ antico e glorioso simbolo). Solo dopo il tour statunitense del 1977,
la presidenza Anzalone, iniziò a studiare la possibilità
di creare un marchio
che consentisse uno sfruttamento commerciale in grado di fornire linfa
vitale alle casse del club. Piero Gratton, che per conto dell’UEFA aveva già
realizzato il progetto grafico del manifesto ufficiale della finale di
Coppa dei Campioni del maggio 1977 e che aveva già curato la grafica
degli abbonamenti
AS Roma nella stagione 76/77, venne invitato ad assumere la guida dell’Ufficio
Grafico Pubblicitario dell’AS Roma. Fu
così, che in una piccola stanzetta a Via del Circo Massimo, nacque
il “Lupetto”. Un tratto essenziale, semplice da riprodurre che ebbe da
subito un
successo strepitoso. Il lancio del nuovo logo venne fatto alla fine del
luglio 1978, puntando come testimonial sulla bellezza sfolgorante dell’attrice Lilly
Carati, a cui persino il Guerin Sportivo non poté fare a meno di
dedicare una celeberrima copertina: «Si tratta di vedere – dichiarò
la bellissima Lilly
– se riuscirò a portar fortuna a questa squadra seguita da un esercito
di persone, importante e popolare da cinquant’ anni. Quando tre anni
fa arrivai a Roma da Varese, non riuscivo a capire come mai nei bar, nei
ristoranti, sugli autobus, sui taxi e nei ritrovi si parlasse solamente
dei giallorossi, seguendo con passione incredibile le loro vicende. Anche
i miei più determinati corteggiatori erano pronti a lasciarmi per
seguire questa lupa
famelica d’amori e di nevrosi, al punto di dover risentirmene. Allora,
per le nemiche in amor, l’arma migliore è farsele amiche. Così
ho accettato di
assecondare il tifo di questo clan perché mi sono accorta che la
Roma è un po’ di Roma, l’Olimpico è il Colosseo dei tempi
moderni». Con
il passaggio di consegne tra la presidenza Anzalone e quella Viola, Gratton
dovette superare alcune perplessità dell’Ingegnere. Questi voleva marcare
una certa discontinuità tra la “vecchia” e la “nuova” Roma e inizialmente
non vedeva di buon occhio un simbolo nato sotto la precedente amministrazione.
Fu così che Gratton si trovò in più di un’occasione
a respingere i tentativi di Viola di “personalizzare” il
lupetto. A legare indissolubilmente quel marchio alla gestione Viola furono
le vittorie a ripetizione della squadra. Il Lupetto ne divenne il simbolo
irrinunciabile.Sotto la presidenza Sensi, al recupero dello stemma classico,
si affiancherà anche la periodica riproposizione del
Lupetto di Gratton (Nel 2007 riapparso sulla terza maglia) e l’ideazione
della mascotte “Romolo”. Nel 2011 assisteremo ad un nuovo capitolo di questo
lungo viaggio, non nascondiamo che la curiosità di vederne i risultati
è grande. (Massimo
Izzi, Il Romanista, 26 aprile 2011)