Stemma in metallo anni '30
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L'ufficialità dello stemma è quello ricavabile dalla carta intestata usata dall'A.S. Roma.
Sulle maglie sono stati utilizzati anche altri simboli.


Il primo stemma della Roma

Anni '30

Inizio anni '40

Fine anni '40

Inizio anni '60

Anni '60


Dalla fine degli anni '70
fino a metà anni '90

Utilizzato fino al 26 maggio 2013

Dal maggio 2013

Non ufficiale

Ufficiale, usato per gli 80 anni della Roma


Non ufficiale


Ufficiale, usato in aggiunta allo stemma sociale
in Roma/Atalanta 2012/13





 
   
Dando uno sguardo alla “soffitta” della nostra storia, il materiale da analizzare è più che interessante. A partire dallo splendido leone che guarda il  sole radiante che la Fortitudo scelse come proprio simbolo (e che Fratel Porfirio fece coniare su alcune medaglie d’oro regalate ai suoi atleti prediletti,  tra cui Roberto Mencattini, mago del basket rosso-blu), per proseguire dalla scritta in oro stilizzata dell’Alba, riprodotta in alcune introvabili spille degli anni ’20 (chiedere a Gabriele Pescatore per poterne ammirare una ….). Il nostro viaggio vero e proprio inizia però a un tiro di schioppo da Ponte  Umberto I, dove si trova Via dell’Orso, una delle strade più caratteristiche di Roma, tra le ultime “riserve” di quel piccolo artigianato della capitale che  va purtroppo inesorabilmente sparendo. Al numero 28 di questa storica via sorge oggi una tipografia …. nel 1924, c’era invece la direzione di un quotidiano politico diretto da Umberto Guglielmotti (in seguito Presidente Onorario dell’AS Roma) e Italo Foschi.  Logo di questo quotidiano era  una Lupa capitolina sormontata da un fascio littorio. Quando nel giugno del 1926 Italo Foschi assunse la Presidenza della Fortitudo-Pro Roma, lo stesso logo venne trasferito sulle casacche del nuovo sodalizio. Il risultato finale fu una maglia bianca con due strisce orizzontali rosso-blu con al centro uno scudetto verde su cui campeggiava la Lupa Capitolina e il fascio littorio. Esattamente un anno più tardi, con la nascita dell’AS Roma, la questione dei colori sociali e dello stemma tornò ad essere d’ attualità. In un’intervista concessa al Messaggero il 26 giugno, Foschi confermò quello che era stato già dichiarato il 7 giugno, giorno di fondazione del Club, ovvero che i colori sociali sarebbero stati giallo-rossi e che lo stemma sarebbe stato: «uno scudo verde portante il fascio e la lupa romana ». Diversamente da quanto pianificato, però, non solo lo stemma previsto non andò a fregiare le maglie della  Roma, che risultarono immacolate nel proprio colore rosso-giallo, ma l’Ufficio Stampa e Propaganda dell’ AS Roma, entrato in azione tra il giugno 1927 e l’agosto del 1928, metterà a punto l’attuale stemma sociale, una Lupa capitolina che sormonta le iniziali incrociate del club. 
Questo stemma, utilizzato per la realizzazione di splendidi labari che venivano donati alle compagini avversarie soprattutto in occasione delle
  gare internazionali, fregerà la casacca  romanista solo a partire dalla stagione 1997/98, per decisione di Franco Sensi che raccoglieva così una richiesta  partita direttamente dai tifosi. Tra il settembre del 1935 e la primavera del 1943, la Roma per una scelta più iconografica che di merchandising,  fregiò le proprie maglie con un logo costituito dalle iniziali ASR intrecciate (logo che verrà recuperato per la collezione Primavera
Estate 2006 del Merchandise Ufficiale della Roma, che schiererà come modello d’eccezione il capitano Francesco Totti, che appunto indosserà alcune  tute con l’ antico e glorioso simbolo). Solo dopo il tour statunitense del 1977, la presidenza Anzalone, iniziò a studiare la possibilità di creare un
marchio che consentisse uno sfruttamento commerciale in grado di fornire linfa vitale alle casse del club. Piero Gratton, che per conto dell’UEFA aveva  già realizzato il progetto grafico del manifesto ufficiale della finale di Coppa dei Campioni del maggio 1977 e che aveva già curato la grafica degli abbonamenti AS Roma nella stagione 76/77, venne invitato ad assumere la guida dell’Ufficio Grafico Pubblicitario dell’AS Roma.  Fu così, che in una piccola stanzetta a Via del Circo Massimo, nacque il “Lupetto”. Un tratto essenziale, semplice da riprodurre che ebbe da subito
un successo strepitoso. Il lancio del nuovo logo venne fatto alla fine del luglio 1978, puntando come testimonial sulla bellezza sfolgorante dell’attrice  Lilly Carati, a cui persino il Guerin Sportivo non poté fare a meno di dedicare una celeberrima copertina: «Si tratta di vedere – dichiarò la bellissima Lilly – se riuscirò a portar fortuna a questa squadra seguita da un esercito di persone, importante e popolare da cinquant’ anni. Quando tre  anni fa arrivai a Roma da Varese, non riuscivo a capire come mai nei bar, nei ristoranti, sugli autobus, sui taxi e nei ritrovi si parlasse solamente dei giallorossi, seguendo con passione incredibile le loro vicende. Anche i miei più determinati corteggiatori erano pronti a lasciarmi per seguire questa  lupa famelica d’amori e di nevrosi, al punto di dover risentirmene. Allora, per le nemiche in amor, l’arma migliore è farsele amiche. Così ho accettato di assecondare il tifo di questo clan perché mi sono accorta che la Roma è un po’ di Roma, l’Olimpico è il Colosseo dei tempi moderni».  Con il passaggio di consegne tra la presidenza Anzalone e quella Viola, Gratton dovette superare alcune perplessità dell’Ingegnere. Questi voleva
marcare una certa discontinuità tra la “vecchia” e la “nuova” Roma e inizialmente non vedeva di buon occhio un simbolo nato sotto la precedente amministrazione. Fu così che Gratton si trovò in più di un’occasione a respingere i tentativi di Viola di “personalizzare”
il lupetto. A legare indissolubilmente quel marchio alla gestione Viola furono le vittorie a ripetizione della squadra. Il Lupetto ne divenne il simbolo irrinunciabile.Sotto la presidenza Sensi, al recupero dello stemma classico, si affiancherà anche la periodica riproposizione
del Lupetto di Gratton (Nel 2007 riapparso sulla terza maglia) e l’ideazione della mascotte “Romolo”. Nel 2011 assisteremo ad un nuovo capitolo di questo lungo viaggio, non nascondiamo che la curiosità di vederne i risultati è grande.
(Massimo Izzi, Il Romanista, 26 aprile 2011)

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