QUELLI CHE SIAMO


Disoccupati sì, ma anche precari, professionisti, avvocati, ingegneri, imprenditori, impiegati, operai, autisti, panettieri, e moltissimi studenti universitari, a dispetto di quel giornalista di Repubblica grande esperto di tifo organizzato che nel corso di uno Speciale TG1 ha dichiarato: "...ma non credo che tra di loro ci sia gente che ha studiato".
Povero imbecille!
Poverissimi, piccoli borghesi, benestanti, qualcuno ha anche origini nobili, figli di papà, contrariamente a chi afferma che sono solo il frutto del degrado e dell'indigenza.
Ridicoli presuntuosi opinionisti!
Roma, Milano, Napoli, Torino, ma anche Bergamo, Treviso, Padova, Salerno, Taranto... dalle metropoli alla piccola città di provincia: 100, 1000, 20000, 50000 e forse anche di più.
Ma non erano solo una sparuta, ridicola minoranza?
Chi non esce mai di casa, chi fa tanto sport, chi va in discoteca, chi non ha mai una donna e chi non sa più come tenerle a bada, chi legge i filosofi contemporanei e chi a malapena conosce la lingua italiana, belli come il sole o brutti come la fame, chi è sempre incazzato e chi ha una vena comica che fa invidia a Zelig, solitari e trascinatori, pacati e mansueti o violenti da non poterli guardare negli occhi.
Emarginati? Sì, senza dubbio, emarginati come tutto il resto della gente o meglio estraniati da un contesto dove il sistema intero "se la canta e se la sona".
L'alta finanza, le banche, la politica, il mondo dello spettacolo, tutti sul carrozzone.
Eccoli lì, conduttrici puttane, cocainomani, osservatori, conduttori pervertiti, nani e ballerine, a strombazzare sguaiati la loro inutile, inspiegabile e lautamente remunerata presenza in questo mondo... alla faccia del resto della gente che non se la gode come loro.
Ebbene sì, quei ragazzi sono estranei, sono emarginati da tutto questo, anzi lo rifiutano, lo contestano apertamente. Odiano, si odiano e disprezzano tutto questo, lo combattono e quando possono... lo abbattono. E per questo che sono a loro volta odiati e disprezzati dal carrozzone, perché non vogliono saltarci su, stanno bene in una curva tutti insieme a cantare, in una macchina che macina chilometri a parlare, o per la strada uno accanto all'altro affinché nessuno possa passare.
Compatti eppure diversi tra loro.
Non è vero, caro ennesimo giornalista benpensate che "sono loro la vera casta pericolosa".
Non siamo una casta, siamo i tuoi quartieri, la tua città, l'espressione del tuo popolo... quello duro... quello di cui tu, occupante a pagamento del carrozzone, fai bene ad essere preoccupato.





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