MARIUCCIO FORLIVESI
Tratto da www.glieroidelcalcio.com
di Federico Baranello, Dario Canali, Mattia Zucchiati


"HAI VISTO FORLIVESI?"

Domenica 11 gennaio 2015 all’Olimpico va in scena il Derby. La stracittadina, inutile negarlo, non è mai una partita come le altre. Per tanti anni ha rappresentato l’unico vero obiettivo stagionale. Oggi molte cose sono cambiate ma questa contesa mantiene comunque il suo fascino. La si attende con ansia, la si vive fortemente, con passione. Si scommette con il postino, con il barista, con il “pizzicarolo” sotto casa, con il collega d’ufficio. In quest’occasione particolare la Curva Sud prepara una delle più particolari ed emozionanti coreografie di sempre. Sedici “pezze”, raffiguranti i volti di altrettanti giocatori giallorossi, sono accompagnate da una significativa didascalia sotto la curva: “Figli di Roma, capitani e bandiere… questo è il mio vanto che non potrai mai avere!”.


I sedici calciatori raffigurati sulle “pezze”: De Micheli, Carpi, Taccola, Giannini, Bernardini, Ferraris IV, Amadei, Losi, Volk, Conti, Rocca, Di Bartolomei, Masetti, De Sisti, De Rossi, Totti
Sedici volti che hanno fatto e continuano a fare la storia della Roma. Sedici uomini con storie molto diverse tra loro, ma con un unico denominatore comune: la Roma. Storie che in alcuni casi diventano tragedie come quelle di Attilio Ferraris, di Agostino Di Bartolomei e Giuliano Taccola…morti premature. Come quella di Mario Forlivesi, una storia che non ha fatto in tempo a entrare in quella coreografia, una storia che sfugge alle luci della notorietà e che merita di essere ricordata.Mario è un figlio di Roma il cui destino ha tolto lui la possibilità di diventare capitano della compagine giallorossa. Mario nella sua breve vita non ha fatto in tempo a diventare una bandiera della Roma. Chi è appassionato della storia del sodalizio giallorosso conosce la vicenda, ma la maggior parte dei tifosi non conosce nemmeno il nome, e non per colpa loro: se n’è parlato sempre troppo poco. Una vicenda assolutamente particolare e tragica che ebbe grande eco all’epoca in cui accadde. Eppure non tutti sanno che a Roma c’è stato un periodo in cui questo ragazzo era sulla bocca di tutti. Incarnava il sogno di ogni ragazzino. Un sogno che non cambia con il passare degli anni, delle generazioni: quello di indossare la maglia della propria squadra del cuore e addirittura esserne il centravanti. Cioè colui che più degli altri ha il compito di finalizzare la manovra con l’ultimo tocco. Chi non lo ha sognato? Quante stanze sono state trasformate nel campo di calcio per le nostre sfide? Ognuno di noi da bambino, accompagnato dalla propria fantasia, ha giocato partite immaginarie: s’iniziava salutando il pubblico assiepato vicino l’armadio e poi, azioni su azioni alternando il nostro nome con quello dei nostri beniamini, si arrivava al gol. Un gol mai banale ovviamente. Poi di corsa verso la curva vicino la scrivania piena di tifosi che urlavano il nostro nome. Un urlo che abbiamo tutti sentito per davvero. Un sogno cui Mario è arrivato, così come arrivarono le prime convocazioni, le prime partite… i primi gol. La consacrazione da promessa a giocatore vero. I primi titoli dei giornali per lui. “Hai visto Forlivesi?” riecheggia nei bar, nelle strade, negli uffici, nelle botteghe, al mercato. Poi una malattia, un’orrenda malattia come lo sono tutte, toglie a Mario la vita. Una vita che sarebbe stata sicuramente di successo visto le premesse. Una vita appena iniziata, stroncata in quel momento in cui si comincia ad assaporare la consapevolezza di essere uomo.

Una storia così non può rimanere nell’oblio, nel dimenticatoio. Non può e non deve. E non lo sarà. Promessa questa fatta davanti a lui, sulla sua tomba. Nessuna pretesa di essere esaustivi, ma con l’ambizione di far conoscere meglio la storia di un figlio di Roma.
* * *

La famiglia, le origini

Mario Forlivesi nasce a Roma il 5 febbraio 1927, nello stesso anno di fondazione dell’Associazione Sportiva Roma. Una registrazione, quella relativa alla sua nascita, avvenuta solo nel 1929 a seguito della sentenza emessa dal Tribunale Civile e Penale di Roma in data 15 settembre del 1927 con la quale si autorizza a ricevere la tardiva denuncia di nascita. Un atto che finalmente mette la parola fine alla ricerca della sua corretta data di nascita.

Dallo stesso atto si evince come Mario sia nato in una casa sita a Roma in Via Flaminia n. 45 da Remo Forlivesi e Beatrice Patrizi.

Remo Forlivesi nasce a Roma il 17 aprile 1888 ed è figlio di Teodoro Gaetano noto scultore di fine ‘800. Teodoro Gaetano Forlivesi è autore della famosa Tomba del Conte di Basterot sita nella Basilica di San Clemente in Laterano e del busto di Giordano Bruno al Pincio, opera quest’ultima realizzata insieme ad Augusto Senepa. Fu molto attivo anche in Germania dove soggiornò per molto tempo. Alcune delle sue opere sono in possesso di collezionisti privati.

Torniamo a Remo, il papà: “Portiere di ruolo. Studente. Residente in Via della Maddalena n. 42, piano 2° e più tardi in Via Flaminia n. 45. Nel 1908 fu chiamato alle armi e nel 1910 era telegrafista effettivo. Congedato, fu richiamato per mobilitazione il 22 maggio 1915 e assegnato al 3° reggimento telegrafisti del genio militare. Fu congedato definitivamente nel 1919. Decorato con la Medaglia commemorativa nazionale per la guerra 1915-18 e con la Croce al merito. Il 5 gennaio 1936 fu insignito della Medaglia interalleata della Vittoria. Titolare della Lazio nella stagione 1908/09. Gioca, spesso come riserva, fino al 1914. Vince le prestigiose coppe Tosti e Viscogliosi-Baccelli nel 1908. Nella Lazio da sempre, si era distinto inizialmente come forte nuotatore e pioniere della Pallanuoto” (Cit. Laziowiki.org).

 Si, il padre di Mario è stato giocatore della Lazio.

Un uomo, Remo Forlivesi, che ha a cuore la patria e lo sport. Così come tutta la famiglia Forlivesi che sembra partecipare a tutte le iniziative sportive a Roma: ciclismo, podismo, nuoto, pallanuoto e ovviamente il calcio. In tutte le specialità primeggiano Remo, il gemello Romolo e l’altro fratello Leonardo. L’arte dello scultore Teodoro sembra scolpire il fisico e l’entusiasmo dei figli. Remo, il papà di Mario, muore il 24 giugno 1944 a seguito di una caduta dalla bicicletta. Una banalissima caduta che inizialmente sembrava cosa di poco conto e che poi invece, nel giro di poche ore, lo conduce alla morte ad appena cinquantasei anni.

Mario ha anche un fratello, Sergio, e due sorelle, Laura e Franca. Anche Sergio è un appassionato di calcio e lo ritroviamo come allenatore delle squadre giovanili della Lazio nella metà degli anni ’70.

Insomma, tutta la famiglia Forlivesi sembra avere una passione verso i colori biancocelesti, ma non Mario. Lui cresce nella Fortitudo dove “L’Omo de Fero”, Ferraris IV, aveva mantenuto ottimi rapporti e con la quale aveva militato da ragazzo. E insieme a Mario nell’Elettronica, squadra in cui Ferraris è tornato a giocare a quarant’anni circa, affronta proprio la Roma durante il Campionato Romano di Guerra. Presumibilmente fu proprio Ferraris IV a segnalarlo a Masetti, suo grandissimo amico, che guidava la “Squadra Ragazzi” della Roma. Allora, se è andata così, siamo assolutamente certi che gli ha trasmesso anche il significato di quella maglia.



Forlivesi e Amadei: lo sguardo tra
il giovane e l’affermato campione



Nasce quindi la sua storia con la Roma, contrassegnata da tanti, tantissimi, impegni tra la Formazione Ragazzi, la Formazione Riserve e la Prima Squadra. Un talento naturale, forse ancora acerbo, ma di grande effetto già nelle sue prime partite dove aveva il compito di sostituire l’esperto Amadei, il quale non lesinava consigli al suo giovane compagno di squadra.

 *

La Società Ginnastica e Scherma Fortitudo fu una gloriosa polisportiva romana legata agli ambienti del clero capitolino con la sede a Piazza Adriana, alle spalle di Castel Sant’Angelo in un’area donata da Papa Pio X. Dal 1908 il settore giovanile della sezione calcio della società di Rione Borgo ha dato lustro al football capitolino sfornando decine di talenti capaci in futuro di imporsi a livello nazionale. A vestire la maglia rossa bordata di blu in omaggio alla Roma papalina furono tra i tanti Attilio Ferraris IV, Mario De Micheli e Mario Forlivesi che iniziò a calcare il Campo Madonna del Riposo sin da giovanissimo all’età di 16 anni quando la Roma decise di prelevarlo per impiegarlo nella squadra ‘ragazzi’ del club giallorosso. Sotto la guida di Guido Masetti, nell’inedita veste di portiere della prima squadra e allenatore delle giovanili, il 16enne romano muoverà i primi passi nel panorama calcistico iniziando a farsi apprezzare dagli addetti ai lavori.



L’esordio del giovane Forlivesi sulle colonne di un importante quotidiano sportivo come il Corriere dello Sport risale alla prima partita giocata il 6 dicembre del 1943 con la squadra ragazzi. Un netto 6-0 ai danni della ‘Giovanissima’ ha permesso ai giallorossi di balzare subito in testa nella classifica del rispettivo girone del campionato di categoria e a Mario, autore di una doppietta, di comparire per la prima volta nel tabellino dei marcatori. “Al 6’ è Forlivesi – si legge sul Corriere dello Sport – che con magnifica azione personale si porta il pallone in area e batte il portiere della Giovanissima”. Ma il giovane bomber non è sazio: “Al 24’ è ancora Forlivesi che segna. Difficile dare un giudizio ai giocatori della Roma, ma di questi si può dire che Forlivesi ha dimostrato un’ottima impostazione di gioco ed uno spunto personale in grado di essere alquanto redditizio in partite più impegnative”. Bisogna aspettare solo sette giorni per assistere al bis di Forlivesi che apre le danze contro il ‘Vincere’, club dall’interessante settore giovanile guidato da Nieddu. “I giallorossi rompono il ghiaccio al 21’ del primo tempo con Forlivesi – si legge sul ‘ Corriere dello Sport’ – che non aveva difficoltà a calciare in rete un bel tiro del compagno Romani”. Ma non è finita qui: “L’attacco faceva brillare di giusta luce le buone doti di Romani e Forlivesi, un ragazzo questo che mette nel suo gioco una passione senza fine e degna di particolare considerazione”.


“Mariuccio”, come spesso
veniva chiamato
 

Una passione, quella sottolineata dalla penna dei cronisti romani, che darà i suoi frutti anche una settimana dopo in occasione della terza giornata del girone A. La Roma ragazzi di Masetti chiamata all’impegno contro il Rapid, si sbarazza degli avversari con protagonista, neanche a dirlo, ancora Forlivesi autore di una tripletta in un netto successo per 5-0. Giunta a punteggio pieno e a reti inviolate, la quarta giornata presenta la prima insidia per i ragazzi di Masetti che però riescono a tenere testa alla Lazio, capolista dell’altro girone, continuando una striscia di successi che non fa che confermare il monopolio di giallorossi e biancocelesti nel calcio romano. Di 3-0 il parziale con cui Forlivesi e compagni riescono ad avere la meglio dei bianco verdi dell’Alba grazie ai gol di Cianti (doppietta) e proprio Mario che mantiene saldamente la testa della classifica marcatori per poi mantenerla anche nella giornata successiva, che sarà l’ultima della sua carriera nel settore giovanile. La prima squadra, complice la squalifica di Amedeo Amadei, reo secondo l’accusa di aver dato un calcio al guardialinee, è in procinto di chiamare in pianta stabile il giovane che prima però ha il compito di aiutare i suoi compagni a superare l’ostacolo Montedoro. La Roma ragazzi vince per 3-0 e Mario realizza il gol del congedo: “Al 2’ Forlivesi ricevuto un bel passaggio da Romani, sgusciava tra i terzini, resisteva alla carica e batteva il portiere con un tiro diagonale”.

Lucchese, Juventus e Foggia. Furono queste le tre squadre scelte da tre grandi bandiere della Roma come Amedeo Amadei, Bruno Conti e Francesco Totti per firmare il primo gol con la maglia della Roma. La prima vittima del nostro protagonista invece fu l’Avia nel corso di una partita del 15 gennaio 1944 vissuta sotto un clima di pessimismo dalla tifoseria giallorossa a causa della conferma del ritiro della tessera ad Amedeo Amadei, squalificato a vita. “Oggi e domani, seri ostacoli sul cammino delle due capolista del campionato romano di calcio: la Lazio per la forza dell’avversario, la Roma perché menomata”, si legge sul Corriere dello Sport che presenta la partita tra Avia e Roma sottolineando la “differenza netta di classe” tra le due compagini e l’interesse dell’incontro accentuato dalle “novità nelle file delle due squadre”. E’ l’esordio dei giovani, la grande occasione per i protagonisti della squadra ‘Ragazzi’ di imporsi in prima squadra e questa chance sarà sfruttata proprio da Forlivesi, autore del primo gol (la partita finì 2-0) che ne assicurerà un posto in prima squadra e un interesse sempre più insistente della stampa romana. La Roma inizia il nuovo corso legittimando il primato in classifica e si appresta ad iniziare la fuga ai danni della Lazio fermata sul pareggio dal Tirrenia. “Gli uomini di Degni – scrive il ‘Corriere’ – hanno la prerogativa della giovinezza che se ha come svantaggio l’inesperienza, ha d’altra parte quei vantaggi che nei giovani sono doti comuni e che sono rappresentati da un’unica assommante qualifica: foga”. E la foga certo non mancava a Mario che dieci giorni dopo sarà capace di attrarre su di sé gli occhi e le aspettative della tifoseria nella sfida casalinga contro l’Alba. Aspettative per nulla disattese con una doppietta nel successo per 5-2. “Non conoscevo Forlivesi – esordisce Ennio Mantella sulle colonne del ‘Corriere dello Sport’ – il giovanissimo nuovo centravanti della Roma, se non perché ogni tanto me ne parlava un mio assiduo spettatore di partite ragazzi.

– Un futuro “asso”

– Lo credo

– Anzi è già un “asso”

– Bè adesso esageri

Non conoscevo Forlivesi: lo avevo visto una volta, quanto a me, su in tribuna che assisteva ad una partita di calcio. 

-Il futuro “asso”?

S’era messo a ridere col riso schietto del ragazzo diciassettenne, fresco e colorito. Ma l’ho visto giocare ieri allo stadio nella partita contro l’Alba. Durante la partita gli ho dato un consiglio: ‘Non perdere tempo a rigirarti col pallone ai piedi: appena in area di rigore, tira subito’. Ha detto sì e poi ha sorriso”.

Timidezza e spontaneità fanno da cornice ad un talento fuori dal comune che si ripeterà il 13 febbraio dello stesso anno.
La Roma batte per 2-0 la Vigili del Fuoco: Borsetti apre le marcature e Forlivesi le chiude con un facile appoggio della sfera nella porta sguarnita. “Il campionato romano ha lanciato diversi giovani che si stanno comportando in modo egregio – si legge sempre sulle colonne del quotidiano romano – Sono giovani che altrimenti avrebbero tardato molto prima di farsi luce e che invece oggi possono competere con i più esperti. Il più giovane di tutti lo ha messo in linea la Roma: si tratta di Forlivesi, centravanti che ha sostituito Amadei e che è passato di colpo dai ragazzi in prima squadra. Alto, snello, agile e oggi tra i migliori”. Ma non c’è vita facile per Mario alle prese con l’esperienza e la durezza degli anziani difensori romani. “Forlivesi ha avuto un collaudo severo contro un sestetto massiccio. Ne è uscito bene come gioco anche se fisicamente è terminato malconcio”, scrive Giorgio Cesaroni confermando il nonnismo delle retroguardie difensive nei confronti dei giovanissimo attaccanti per poi sottolineare “il bel gol e le belle azioni personali che hanno dimostrato una grinta che forse non si credeva nel suo repertorio”.

Dopo tre vittorie consecutive, arriva un inaspettato stop per la Roma che viene fermata sull’1-1 dalla Juventus, squadra in bianco nero e ispirata all’omonima di Torino. Nella partita che segna il ritorno tra i pali di Guido Masetti, non basta il gol del veterano Krieziu ai giallorossi per avere la meglio degli avversari. Forlivesi, sotto tono e schierato fuori ruolo, non riesce ad imporsi e come si legge sul Corriere dello Sport “è finito anche lui per ricadere nella mediocrità dei compagni di squadra”. L’occasione per riacciuffare la testa del girone la Roma la sfrutta il 19 marzo del 1944 quando per ovviare ad una inagibilità dello Stadio Nazionale, i giallorossi sono costretti a giocare la gara di campionato contro il Tirrenia tra le mura biancocelesti della Rondinella. In campo “nemico” gli uomini di Masetti battono gli avversari con il risultato di 4-2 grazie alle reti di Jacobini, Borsetti e Cozzolini (doppietta). Con la Lazio impegnata con la Vigili del Fuoco, la Roma si presenta alla Rondinella il 26 marzo 1944 per giocare contro il Trastevere senza molti titolari e con circa metà della squadra prelevata dalla squadra ragazzi. Oltre ai giovanissimi Fusco, Ferioli, Matteini, Cozzolini c’è il nostro Forlivesi che contribuirà al risultato finale di 7-1 con una tripletta che gli vale gli elogi sui giornali che sottolineeranno l’immutato stile che caratterizza la squadra di Masetti nonostante l’assenza dei veterani. “Questa Roma con una tradizione sulle spalle, con quel suo gioco che non fa grinze, che ti manda in solluchero i sostenitori proprio nei momenti che ci si sta per mettere le mani nei capelli, che innesta giocatori, li cambia, li rimette, li sostituisce senza alterare lo stile che rimane limpido. Mancano gli assi titolari? E come niente fosse dalla sua squadra ragazzi prende Forlivesi, giovinetto studentello diciassettenne, occhi vivaci, colorito biancorosso come mela novembrina, sorriso aperto e schietto come se avesse commesso qualche monelleria e lo innesta in prima squadra.

Sei emozionato?

Ci guardò come se avessimo detto un’eresia. E fu franco nella risposta:

E perché? Non ce ne dovrebbe essere ragione.

Gli si notarono pregi e difetti: un bel palleggio, un bel tiro, un bel gioco di testa. Forlivesi, si scrisse allora, può anche essere il nostro futuro asso. Purché, aggiunsero i soliti pantofolai, non si monti la testa. Balle: cosa volete che si monti la testa. E noi lo esaltammo, sino al punto da farci chiedere a noi stessi se non stessimo esagerando”.

Ma il dibattito sulla convenienza per il calcio italiano di utilizzare o meno i prodotti del calcio giovanile non è figlio solo del nuovo secolo. All’indomani della travolgente vittoria della Roma ai danni dei trasteverini, il Littoriale pone l’accento sull’esempio della Roma e su come “lo squadrone giallorosso che in partenza ha in programma il successo finale, che ha una folla enorme di sostenitori dalle pretese piene, che deve tenere intatta la tradizione della Roma che tutti conoscono e ammirano” sia riuscita nell’impresa di integrare numerosissimi ragazzi del settore giovanile combinando esperienza e gioventù riuscendo a “lasciare intatto il rendimento”. E l’esempio lampante è Mario Forlivesi: “Però, amici, domenica la folla già lo chiamava per nome: “Mario, Mario”. Buon segno. Confidenza derivata dalla considerazione che il ragazzo giocava sul serio bene. E quando si gioca a quel modo, il calcio romano è sicuro di avere un nuovo asso. Purché, si capisce, non si creda già d’esserlo e perché lo si alleni bene. Forlivesi ha la classe dell’autentico centravanti che gioca per la squadra. Gioca per tutti i compagni di linea con una chiarissima visione del momento. Tratta la palla alla brava senza perdersi in inutili funambolismi. Non perde un attimo di tempo: e se gli conviene fa da sé quello che altri non potrebbero, in quel momento, fare. E’ centravanti pratico, spiccio, sicuro: ha eleganza nei movimenti, ha palleggio fitto, ha elasticità, è sicuro. I suoi diciassette anni forse qualche volta gli consiglierebbero di prendere la via del ghiribizzo: ma si vede che sa dominarsi, e rifiuta i gingilli e le merlettature. Di modo che il suo gioco appare solido, sodo, deciso e realistico”. Poi la conclusione: “Perciò s’è detto che il calcio romano avrà domani un nuovo asso visto che di robustezza fisica, grazie a Dio, può anche far sfoggio”.

Con i ritmi del calcio moderno è impensabile che un calciatore possa giocare due partite in due giorni, non era lo stesso negli anni ’40 quando molti calciatori delle squadre ragazzi erano impegnati nel settore giovanile e in prima squadra. Tra questi Forlivesi che tra il 1 e il 2 aprile 1944 fu costretto ad un autentico tour de force al servizio dei colori giallorossi. Il 1 aprile un suo magnifico gol al termine di una travolgente azione personale apre le marcature nella partita delle finali ragazzi tra Roma e Alba poi terminata 3-0, il giorno dopo salta la partita della prima squadra contro l’Elettronica (5-0 il risultato finale in sua assenza) per partire dall’inizio contro la Lazio nella partitissima delle finali ragazzi. Qui le due stelle delle due compagini romane, Rega e Forlivesi, danno vita ad un duello personale tra amici e avversari che vedrà il primo, a scapito di tutti i pronostici, emergere aiutando i biancocelesti alla vittoria finale per 1-0 con un gol di Rosi che condanna la Roma. Decisivo secondo il Littoriale aver fermato Forlivesi: “E’ il pericolo più grande per la Lazio. Fermato lui era logico che il quintetto romanista perdesse in pericolosità”. Ma come sono riusciti i biancocelesti a fermare il promettente attaccante in rampa di lancio? “Si noti come i laziali – si legge sul Littoriale – hanno bloccato il centravanti giallorosso, che ha avuto per l’intero corso dell’incontro, tre avversari alle costole”.

Una triplice marcatura ad uomo che non si ripeterà il 23 aprile quando la Roma viene bloccata sull’1-1 dalla Mater con Forlivesi, reintegrato in prima squadra, autore dell’unico gol dei giallorossi. Complice il ritorno in pianta stabile di Amadei avvenuto grazie al comunicato numero 12 del Comitato provinciale del Coni (F. Grassetti, M. Izzi, G. Pescatore, AS Roma, la grande storia, Newton Editori, 2014) e successiva amnistia. Così non c’è traccia di Mario nelle ultime partite giocate contro Lazio (0-0), Avia (6-1), Alba (6-2) e Vigili del fuoco (4-2) e il giovane attaccante non prenderà nemmeno parte al torneo a quattro che vide la Roma trionfare in finale sul Tirrenia.
Con la fine della stagione, i giornali sportivi della Capitale tracciano un bilancio della stagione e dei protagonisti: Mario Forlivesi è inevitabilmente al centro dell’attenzione della stampa. Forse troppo, al punto da spingere un lettore a chiedere minor risonanza mediatica per il giovane attaccante: “Siamo stanchi di leggere i soliti nomi: Forlivesi, Rega II, Romani, Cerroni…Possibile che non ci siano altri giovani meritevoli di citazione”. Non si è fatta attendere la replica del quotidiano: “Ma sì ce ne sono meritevoli di citazione, ma questi sono stati nettamente superati dai soliti ed è giusto che noi parliamo dei migliori”.

Così il 15 agosto c’è spazio per un articolo dal titolo ‘Forlivesi il più bravo dei centravanti’: “Il centravanti è senza dubbio il ruolo su cui si appuntano curiosi e appassionati gli occhi dei tifosi di una squadra. In lui scorgono, chissà perché, il deus ex machina della compagine, lo sfondatore e il realizzatore […] Forse per questo tutti a Roma identificano le due squadre ragazzi di Lazio e Roma in Rega II e Forlivesi che conducono i rispettivi quintetti d’attacco. Sono senza dubbio i migliori di tutti anche se non in senso assoluto, come molti critici vorrebbero, anche perché alle loro spalle c’è un’evidente povertà tecnica che più volte ha raggiunto un grigiore completo. Fra i due, il romanista è nettamente superiore. Egli, che ha goduto anche di una breve ondata di popolarità nella divisione nazionale approfittando della squalifica di Amadei, ha notevoli doti per poter in futuro emergere forse anche in campo nazionale. Giocatore dal fisico poderoso e dall’ottimo scatto, dal bel gioco di testa, da un accorto gioco di distribuzione, dal tiro preciso e potente, ha però due difetti basilari. Primo, mania di strafare, il che molte volte lo porta a giocarsi la palla da solo, invece che passarla al compagno più piazzato, in una inutile corsa alla rete; secondo, la sua innata pesantezza di movimenti che in ultimo stava toccando la goffaggine. Se aggiungiamo a questi difetti una certa elementarità nell’impostazione dei temi d’attacco e una certa tendenza ad aggiustarsi troppo il pallone sotto la rete avversaria ci accorgiamo di trovarsi di fronte ad un giocatore promettente sì ma non davvero di fronte ad un giovanissimo astro. (…) Perciò che Forlivesi curi, in questa momento di impostazione e di sviluppo, sopra ogni cosa la preparazione atletica. Si rechi nei periodi di riposo in qualche pista romana e cominci a saltare e a praticare quella che in gergo sportivo si chiama atletica leggera per attenuare quella certa pesantezza che minaccia di aumentare sempre di più”.

 Il 3 settembre la stagione della Roma riparte con l’amichevole contro la Juventus Roma (4-1 per i giallorossi) e Forlivesi viene provato nell’attacco titolare: “La linea di punta ha bisogno di affiatamento per essere all’altezza del trio di punta che dovrebbe essere composto, stando alle prestazioni di domenica, da Krieziu, Forlivesi e Schiavetti”. Un test più probante per la preparazione della Roma ha luogo il 14 settembre 1944 con l’amichevole contro il Napoli al Vomero vinta dai giallorossi per 2-1 con le reti di Forlivesi e Krieziu. “Forlivesi, non ha ancora diciotto anni, ma è il nuovo asso della Roma: è abile ed esperto”, si legge sul Corriere dello Sport in merito alla gara.
Tuttavia, nonostante le ottime premesse nel precampionato Mario non troverà spazio in prima squadra nelle prime gare ufficiali del 1945. Dopo alcune parentesi tra i ‘ragazzi’ però, con la complicità dell’infortunio muscolare di Amadei, Mario riuscirà a giocare la sua ultima partita ufficiale con la Roma l’11 marzo 1945 con tanto di gol: “Il primo gol si aveva al 12’ quando su tiro teso di Urilli, la palla sbatteva contro il palo e rotolava lungo la linea della porta sin che Forlivesi irrompendo di slancio le dava il colpo di grazia”. Il Trastevere è stata l’ultima vittima di Forlivesi: “Il gioco fresco e rapido di Forlivesi riuscirà a fare da toccasana ai mali che affliggono l’attacco della Roma?”, si legge sul Corriere dello Sport alla vigilia del match. E ancora: “Forlivesi si è rimesso ultimamente da una bronchite che l’ha tenuto a letto per parecchi giorni. Ma il ragazzo è bene allenato e gode la piena fiducia dei dirigenti della Roma che vedono così risolto il problema che più li angustiava, data la forzata assenza di Amadei”.

Prima della gara con il Trastevere dell’11 marzo 1945 abbiamo visto come la stampa romana sia preoccupata delle condizioni del giovane attaccante giallorosso: “Forlivesi si è rimesso ultimamente da una bronchite che l’ha tenuto a letto per parecchi giorni. Ma il ragazzo è bene allenato e gode la piena fiducia dei dirigenti della Roma …”. La compagine giallorossa s’impone con un 2-0 e una delle reti porta proprio la firma del nostro Mario.
Pochi giorni prima della contesa quindi il ragazzo aveva avuto problemi di salute ma questo non gli aveva impedito di scendere in campo e di firmare uno dei due gol vittoria.
Non c’è dato sapere se il suo fisico fosse già minato dalla malattia che lo porterà alla morte il 29 Marzo successivo, ma sicuramente non era al massimo della forma.

La Signora Vilma Forlivesi, cugina di Mario, da noi raggiunta per l’occasione ci racconta: “Io e la mia famiglia abitavamo a Via Montello e la famiglia di Mario a Via Sabotino, nel quartiere Prati. Eravamo vicinissimi e frequentavamo le stesse amicizie. Tra noi c’era anche Corrado Mantoni, il noto presentatore TV, che all’epoca era un radiofonico dell’Eiar, era poco più grande di noi. Qualche giorno prima che venisse a mancare”, prosegue la Signora Vilma con evidente commozione, “Io e Mario facemmo una corsa sulle scale per vedere chi riusciva ad arrivare prima all’appartamento dove abitavamo noi. Arrivai prima io e pensai che mi avesse fatto vincere perché ero più piccola di lui. Mario era uno sportivo, non potevo vincere. Arrivò un po’ dopo molto affaticato. Non mi aveva fatto vincere. Con il tempo ho capito che stava male davvero. Era un ragazzo davvero buono e generoso. Eravamo in tempo di guerra e Mario, giocatore professionista, riceveva dalla Roma una sorta di “Super Alimento”, che lui divideva in casa con i genitori e fratelli, ma anche con mia madre (la zia di Mario). La Signora Beatrice, la mamma di Mario, per tutti Bice, non andava mai a vedere il figlio giocare perché temeva che il figlio si potesse fare male”.

Lo assiste nei giorni della malattia Luciana Forlivesi, sorella di Vilma. Luciana ha sempre raccontato alla famiglia quei momenti di grande sofferenza. In particolare l’ultimo desiderio di Mario: una bomba alla crema, preparata da Luciana stessa. Ma quando la cugina torna dalla cucina con la bomba pronta Mario è già spirato.

Il giorno 31 marzo il Corriere dello Sport rende la notizia della morte di Mario di dominio pubblico. Se prima ci si chiedeva con tono enfatico “Hai visto Forlivesi?” alludendo alle sue prodezze nell’ambito del rettangolo verde, ora la stessa domanda viene rivolta con voce roca e occhi lucidi. Nessuno ci vuole credere, eppure Mario non c’è più.

Hai visto Forlivesi? Aveva appena 18 anni, compiuti il mese precedente… “ … una breve malattia l’ha schiantato. Così forte così robusto, espressione di gran salute, non ha resistito al male che l’ha ghermito proprio quando la vita gli si apriva piena di roseo avvenire, proprio quando, e nello studio e nello sport, iniziava a raccogliere i frutti d’un serio lavoro…Ragazzone di gran salute, alto, occhi sempre ridenti, ben robusto, era l’espressione del giovanissimo che nel calcio ha roseo avvenire: roseo avvenire per quella serietà che lo distingueva negli allenamenti e nello studio.” (Cit. Corriere dello Sport, 31 marzo 1945).

Sono le 22:45 del 29 Marzo quando il cuore di Mario si ferma a causa della malattia, una meningite. Non fa in tempo a essere l’eroe che poteva diventare, non fa in tempo per quell’ultima bomba con la crema che la cugina Luciana ha amorevolmente preparato. I suoi occhi si chiudono. I funerali si svolgono il lunedì successivo, 2 Aprile, con un corteo funebre che parte dalla casa della famiglia, in Via Sabotino 17, sino alla Basilica del Sacro Cuore di Cristo Re di Viale Mazzini. Un lungo e addolorato corteo che accompagna Mario in chiesa. Ai funerali intervengono tutti gli sportivi della Capitale, gente comune e atleti di ogni disciplina. Le società della Roma e della Lazio partecipano al gran completo con calciatori e dirigenti, così come le altre squadre del Campionato Romano e Laziale. Presenti anche le squadre dei ragazzi e ovviamente la Fortitudo.

Dopo le esequie Mario viene sepolto al Cimitero del Verano, nella zona denominata “Bassopiano Pincetto”, molto vicino dove, due anni dopo, verrà sepolto Ferraris IV, uno dei “Figli di Roma” diventato poi “Capitano” e poi “Bandiera”. Mario è un figlio di Roma che non ha fatto in tempo a diventare Capitano e Bandiera. Ma noi facciamo ancora in tempo a non dimenticare la sua storia. Questa è la nostra promessa a Mario.

Ciao Uccio







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Curva Sud chants
Amici e nemici
Friends ? enemies
La cronaca ne parla
The wrong and right side of A.S. Roma fans
Fedeli alla trib?
Faithfuls to the tribe
Diffide, che fare?
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