INTERVISTA
30 APRILE 2007 DOPO ROMA/LAZIO
Parliamo
della tua intervista a Sky. Non mi sembra tu abbia parlato in modo
tale
da far risultare una spaccatura tra te e i tifosi.
"Io
penso che non ci siano i presupposti per creare una spaccatura tra me e
i
tifosi, anche perché veramente mi danno tantissimo. Qualcosa penso
di
dargliela
anche io a loro, ma loro mi hanno sempre amato tanto, anche nei
momenti
in cui le cose non mi andavano bene a livello personale, mi sono
sempre
stati vicino, non mi hanno mai fatto mancare l'appoggio. E mi è
dispiaciuta
questa cosa. Se l'hanno creata ad arte o c'è stato un
fraintendimento
e non mi sono espresso bene, questo non lo so".
Hai
detto che umanamente parlando, ci sei rimasto male (per i fischi della
Sud
dopo il derby, ndr)
"Io
non ho mai pensato di delegittimare i tifosi di questo diritto che
hanno.
Con tutto quello che ci danno, ci mancherebbe che ci straniamo subito appena
ci fischiano. Secondo me in quel momento non era giusto, anche perché
stavamo rientrando sotto la Curva, dopo esserci resi conto di non aver
salutato nessuno, dal sottopassaggio dei distinti. Volevamo salutare quelli
che poi stanno sempre lì, che sono i ragazzi della curva. Io, come
i miei compagni, stavamo tutti per rientrare. Magari qualcuno ha sentito
qualche fischio è non è rientrato per niente, è andato
direttamente negli spogliatoi. Lo sfogo che ho avuto io non è stato
neanche uno sfogo, alla fine. Quando è finita la partita, i fischi
li abbiamo sentiti subito e
quelli
sono rivolti alla squadra. E noi come squadra li accettiamo. Quando
sono
rientrato per salutare i tifosi, e non è stata solo una questione
di
fischi,
è stata anche una questione direttamente a me che ero rientrato,
c'è
stato
qualche fischio e qualche parola, tipo 'buffone', 'venduto' e quello
mi
ha fatto più male. Perché non era una cosa generale, un gesto
di
nervosismo
che avevano i tifosi, o una cosa quasi isterica che fischiavano
per
il nervoso di non aver vinto il derby. Erano proprio questi pochi tifosi
che
mi guardavano e mi dicevano 'buffone', 'venduto', 'vattene'. Sotto la
curva,
sentire 'vattene', insomma. Ognuno fa quello che vuole, quello che
crede
sia giusto fare. Se mi vogliono fischiare anche la prossima partita, è
una
loro libera scelta, per carità. Questi interventi che ho fatto oggi
assolutamente
non sono per far rivedere niente a nessuno, perché non sarebbe giusto.
Anche perché quando penso una cosa io non voglio che mi si gonfi
la testa di parole per farmi rivedere la mia posizione. Il coraggio di
rientrare
in campo? I fischi non hanno mai ammazzato nessuno".
La
curva non aveva digerito il risultato finale.
"Non
lo aveva digerito la curva, non lo avevamo digerito bene noi. Diciamo
che
è quello che abbiamo sempre fatto, un attestato ai nostri tifosi,
se
andiamo
a vedere è una cavolata andare sotto la curva e battere le mani,
però
noi ci teniamo. Perché loro ci vogliono bene e noi, non solo io
ma
tutta
la squadra, vogliamo bene a loro. E l'applauso che andiamo a porgere a
loro, dopo quello che hanno fatto loro a noi, è un gesto che abbiamo
fatto
altre
mille volte e che era giusto fare anche questa volta. Forse non è
stato
apprezzato al 100%, c'è stata una piccola parte che non ha accettato
questo
saluto. Era un saluto tra amici che si salutano, anche se non si era
d'accordo
sull'operato fatto nel pomeriggio, che noi volevamo porgere ai
nostri
tifosi".
Si
dice che la Roma ha un bel calcio, però alla fine se si sbaglia
la Coppa
Italia,
questa stagione rischia di essere ricordata per le cose "non vinte".
"Il
rischio lo corriamo e lo sappiamo anche noi. Quest'anno sarebbe
importantissimo
anche per questo vincere la Coppa Italia. Non nascondo che
è
un po' frustrante questa cosa, perché in due anni abbiamo fatto
un lavoro.
Veramente,
stavamo, come si dice, con le toppe. Rischiavamo di andare a
vedere
degli scenari molto più bui del fatto di perdere un derby. Però
ne
siamo
usciti con il lavoro, continueremo a fare quello che stiamo facendo,
cioè
bene. Perché sono stra-convinto che questa squadra sta facendo bene.
E
sono altrettanto convinto che questa finale di Coppa Italia abbia un valore
superiore
a quello che si dà di solito ad una vittoria di Coppa Italia. Per
esempio,
se avessimo vinto la Coppa Italia l'anno di Del neri, come disse
Tommasi,
che per me è una persona straordinaria, 'sarebbe stata una follia
di
aver fatto una stagione così disastrosa, così brutta sotto
tutti i punti
di
vista, e alla fine ti trovi con una Coppa Italia in bacheca'. Magari non
saremmo
stati capaci di renderci conto che avevamo fatto qualcosa di brutto
in
quella stagione. E invece, il fatto di non aver vinto niente ci ha
lasciato
questo coltello in mezzo ai denti, che noi lo vogliamo da due anni.
Perché
questa squadra sta lottando con tutte le proprie forze. Poi abbiamo
fatto
una figuraccia a Manchester, abbiamo perso male il derby d'andata,
quello
non ce lo toglie nessuno. Perché non siamo ancora una squadra
perfetta,
una squadra vincente che tutti noi vogliamo diventare. Però,
cominciare
con una Coppa Italia, che potrebbe essere quella di quest'anno,
soprattutto
se vai a battere l'Inter che è l'armata che quest'anno ha
ammazzato
il campionato, sarebbe importantissimo".
Chiariamo
anche le parole che hai detto ieri sulla tua permanenza nella
capitale.
"Era
un discorso molto più ampio, più generale, molto trasparente.
Io prima
ho
sentito dire che magari i giornalisti non hanno capito. Io li conosco,
viaggiano
con noi in aereo. Non sono stupidi, loro. Se vogliono capire,
capiscono.
Le frasi erano molto semplici, quindi il fatto che sia stato
travisato...
Purtroppo devo generalizzare, non sto facendo nomi, ed io non
ho
problemi a farli, perché stamattina non ho comprato giornali. Sono
rimasto
a casa, a letto. E mi hanno avvisato di quello che era successo. Ho
cercato
di sapere in linea di massima. Ma non ho letto i giornali e prima
voglio
vedere con i miei occhi e sapere bene. Sparare nel mucchio non è
elegante
e non è produttivo. Io penso che chi ha frainteso, ha frainteso
completamente.
Mi dispiace non poter dire chi ha frainteso, perché chi lo ha fatto
lo sa. Quindi facciamo finta che io stia facendo i nomi, come se
avessi
già letto il giornale. Ho detto soltanto che il mio desiderio è
di
rimanere
a Roma tutta la vita. Il desiderio della società è lo stesso.
Il
desiderio
dei miei tifosi è lo stesso. Penso che questa cosa si avvererà.
Poi,
se tu mi dici, 'mettici la mano sul fuoco', io ti dico di no. Perché
non
faccio brutte figure come è successo in precedenza, che qualcuno
ha
detto
che sarebbe restato a Roma tutta la vita, e poi dopo sei mesi si è
trovato
a salutare tutti. Perché quando uno va a rinnovare il contratto,
ci
sono
mille fattori che non incideranno però sul mio desiderio e su quello
della
società di rinnovare il mio contratto che, tra parentesi, scade
nel
2009.
Quindi non è che scade tra due mesi, allora devi sbrigarti. E' una
cosa
molto serena, molto tranquilla. L'ipotesi che io lasci la Roma è
molto
molto
remota, di più. Però è un discorso di onestà
intellettuale: al 100%
non
è sicuro nessuno di rimanere con la squadra, secondo me. Ancora
non c'è stato né il tempo, né il motivo di metterci
su questo tavolo. Sicuramente,
quello
che sento, è una voglia di questa società di tenermi e di
farmi
diventare
una colonna di questa squadra. Ed è lo stesso desiderio che ho io.
Poi
però, voi mi insegnate, che ci sono tante altre cose che girano
intorno.
E
bisognerà vedere. Piano, piano. Quando ci incontreremo lo vedremo.
Ma se io non ho mai parlato con la dirigenza per rinnovare un contratto
o per un progetto, come posso dire che al 100% rinnovo con la Roma. Non
sarebbe
giusto.
Io dico che al 99% succederà. Che al 100% è la mia volontà
e la
volontà
che hanno i dirigenti. Questo lo sento e me lo fanno sentire sempre".
Quando
il capitano, Francesco Totti, appenderà gli scarpini al chiodo,
sarai
ancor
di più un giocatore importante. Quindi questo è un contratto
importante
per la società.
"Sì,
questa è la sintesi. Ma non era quello che ero andato a dire io
ieri
sera.
Se devo fare una dichiarazione, prendo il telefono e chiamo, lo dico
in
sede. Non è nel mio stile e nel mio carattere di andare a fare piagnistei
sui
giornali, per mettere fretta per mettere pressione a delle persone che
comunque
stanno facendo un ottimo lavoro. Possono essere Rosella Sensi,
Pradè,
Bruno Conti, eccetera. Li conoscete meglio di me".
I
leader in una squadra se sono due è un vantaggio per tutti. Come
far
capire
alla gente che non potrà mai esserci una gelosia tra te e Totti?
Un
antidoto
all'anti-stronz.
"Un
antidoto all'anti-stronz. purtroppo non c'è. Io l'ho detto, ne sento
di
tutti
i colori, me le vengono a riportare. Io abito qui e i miei amici sono
sempre
quelli, che sentono le radio e mi vengono a dire che a Bergamo sono rimasto
a parlare con Oriali dell'Inter e non sono tornato con la squadra.
Veramente,
sono fantasie. Io penso che la nostra squadra sia tutta all'altezza:
sia
mia che di Francesco (Totti, ndr). Siamo tutti un grande gruppo.
Chiaramente
Francesco si porta dietro quella storia che noi ancora non
abbiamo.
Lui ha fatto la storia della Roma ed è giusto che sia visto come
il
leader,
come la bandiera di questa squadra perché l'ha dimostrato con i
fatti,
anche fuori dal campo. Se dovessero venire altri giocatori anche più
forti
di noi, anche più rappresentativi di noi, noi siamo ben contenti,
perché
ci farebbe sicuramente vincere qualcosa di importante e il nostro
desiderio
è solo quello. Per quanto riguarda il fatto che si possano
inventare
che ci sono problemi tra me e Francesco (Totti, ndr), stiamo
sempre
insieme, siamo insieme in campo, fuori dal campo".
Anche
a cena insieme, come ieri sera. Amici ristoratori me lo hanno detto.
"Amici
ristoratori non possono avertelo detto, perché stavamo a casa mia!".
Quanto
ti arrabbi per le trattenute che ti fanno in area e non ti fischiano
mai
rigore?
"Se
immagini una cosa frustrante, ecco è di più. Perché
ti prendono, ti
strattonano
la maglietta, ti bloccano. Tu, per liberarti, magari gli dai una
spinta
e ti fischiano il fallo contro. Allora divento matto. Io, poi, sono
'rosicone'
in tutto, da quando sono bambino. E' una cosa che mi manda al
manicomio,
perché l'arbitro mi guarda e mi dice 'non vi tenete', io gli dico
'guarda
che mi tiene lui'. Lui ti guarda e ti fischia il fallo contro. E
allora
che parliamo a fare. Non sto parlando di Rizzoli, che secondo me ha
arbitrato
anche bene, dico in generale".
Ieri
sera, presentazioni tra il piccolo Christian (Totti, ndr) e Gaia (De
Rossi,
ndr)?
"Sì,
ma loro sono amichetti. Vanno a scuola insieme. Sicuramente ci sarà
un'amicizia grande, come c'è tra i genitori, ci sarà anche
tra i bambini".
Capitolo
Mondiale: raccontaci il momento in cui hai calciato il rigore.
"Un
momento bello, lo ricordo così perché poi è andato
bene il rigore, l'esito
della
partita. Però è un momento forte, che non desidererei rivivere,
perché
l'adrenalina,
la forza interiore che ti dai da solo. Alla fine, nonostante
ci
siamo mille parenti in tribuna, in quel secondo te la devi dare da solo
la
forza. Purtroppo, quei cinque-dieci minuti che sono passati dalla fine
della
partita a quando dici che batti il rigore, a quando arrivi sul
dischetto,
sono interminabili. In più Trezeguet aveva sbagliato due secondi
prima
di me, quindi un po' di presa in più c'era. Però me lo ricordo
in
maniera
positiva, soprattutto perché quel rigore mi ha reinserito in quel
Mondiale
che mi era sfuggito via in maniera un po' stupida, per colpa mia.
Mi
ha ridato un pezzetto di Coppa del Mondo".
I
guanti, Bartelt, non ce li ha tirati, però, dopo.
"Lì
non ci arrivano. Io neanche mi ricordo di aver detto questa frase. Poi
ho
letto il labiale e mi sembra di sì. Di sicuro abbiamo provato mille
rigori
in quel ritiro lì e, ogni volta che segnavamo ai portieri, Buffon,
Peruzzi,
Amelia, la frase 'buttaci i guanti' è il massimo. Le prese in giro
durante
l'allenamento sono all'ordine del giorno, anzi, all'ordine del
minuto".
Alla
Roma per il futuro servirebbero più centimetri e più muscoli
in campo.
Tu
che pensi?
"Non
lo so. Ultimamente è una cosa che va di moda questa dei centimetri,
perché
le squadre che hanno vinto lo scudetto negli ultimi due anni, sono
squadre
molto forti, molto importanti sotto questo punto di visto. Non mi
piace
però entrare dentro questi dettagli, anche perché se dicessi
di sì,
andrei
a toccare quelli che di centimetri ce ne hanno di meno. Se dicessi di
no,
è come se volessi dare un consiglio alla società. Sicuramente
questa è
un'ottima
squadra che, con qualche innesto, potrebbe diventare una grande
squadra.
Ricordiamo che abbiamo fatto tantissimi punti: con altri 5-6 punti
la
Roma c'ha vinto lo scudetto nel 00-01. Va considerata anche l'Inter, che
ha
'rischiato' di fare cento punti.".
Perché
rimani sempre così sereno e pacato quando segni tu o un tuo compagno?
(sarcastico)
"Quella
è una cosa istintiva. Di sicuro non è una cosa studiata,
ci tengo a
dirlo.
Non vorrei mai che si pensasse che esulto in maniera così forte
o che
vado
di corsa ad abbracciare i miei compagni perché voglio far vedere
che
sono
tifoso o uno attaccato alla maglia. Questa è l'ultima cosa che penso.
E'
uno
scatto che mi viene da fare, è interiore. Perché sento la
partita, per l'importanza che do al mio lavoro. Esulto alla stessa maniera
quando segno in Nazionale, non proprio allo stesso modo, magari. Però
ci tengo sempre quando gioco".
Giannini,
Caprioli, Desideri; Totti, De Rossi, Aquilani: ti senti orgoglioso
quando
entri in campo e si evince la romanità?
"Fa
piacere il fatto che ci sia un'identità, un'anima romana dentro
la
squadra.
Non ti nascondo che da sempre stimo e ammiro l'Atletic Bilbao che
ha
questa squadra tutta composta da baschi. Uno, penso che nel calcio
moderno
non sia applicabile una cosa del genere, soprattutto qui in Italia.
Due,
penso che questa città abbia fatto diventare tutti i miei colleghi,
i
miei
compagni di squadra molto più romani di tante altre persone che
stanno
qui
da una vita e che ci sono nati. Io vedo giocatori attaccati alla causa,
i
vari Mexes, Chivu, Panucci, adesso non voglio fare troppi nomi, sennò
mi
dimentico
qualcuno, e sono tutti giocatori molto romanizzati".
Chi
è stato più importante per la tua crescita: Capello o Spalletti?
"Capello
è stato determinante per me, è stato molto importante. Lui
è
arrivato
che io giocavo con gli Allievi nazionali e quando è andato via ero
in
Nazionale maggiore. Quindi, è impossibile chiudere gli occhi e far
finta
che
non sia stato determinante per me. Anche perché in quegli anni mi
ha
valorizzato,
mi ha centellinato, anche. Mi ha fatto capire tante cose, che
prima
non capivo e che adesso mi rendo conto di quanto siano importanti.
Guardo
i ragazzi che hanno 18 anni ora e penso che in qualche maniera
Capello
è importante per un giovane. Il discorso di Spalletti è diverso.
Quando
è arrivato lui ero già visto come un giocatore grande, considerato
come
un titolare. Il rapporto che si è creato è stato ancora più
forte. Con
Capello
non poteva essere così, perché mi ha preso che avevo 16 anni
e non
poteva
crearsi un rapporto quasi di complicità con lui, come c'è
ora con
Spalletti,
con il quale lavoro da due anni e con il quale mi trovo
benissimo.
Forse con Spalletti lavorerò ancora di più, perché
penso che
rimarrà
alla Roma per molto tempo ed è una grande fortuna sia per me che
per la Roma".
Quanto
sei stato vicino alla Juventus, quando Capello voleva Davids?
"Quello
che posso assicurare è che quando hai 18 anni non è che ti
mettono
più
di tanto al corrente di una situazione piuttosto che un'altra. Queste
cose
le so, perché la società me le ha dette anche dopo. Quello
che so per
certo
è che era quasi fatta, perché per prendere Legrottaglie io
dovevo
andare
al Chievo, che mi aveva messo come contro-partita unica. A 18 anni
non
è facile dire 'no, non voglio andare a giocare lì'. A quell'età
ti
prendono
per 'montato' entro trenta secondi. La forza me l'ha data Capello
che
ha detto che io dovevo restare con la Roma e lì è stata la
chiave di
svolta
della mia carriera".
Tra
5-6 anni quando Totti smetterà, ti senti già i galloni di
capitano
addosso?
"Penso
che tra 5-6 anni avrò accumulato le esperienze giuste, per poi
mettermi
quella fascia addosso. Anche quello è un percorso che va fatto in
tutte
le sue tappe. Prima sei un ragazzo che si affaccia, fai il capitano
nelle
amichevoli, poi diventi vice-capitano, poi diventerò capitano. Penso,
per
il panorama che si prospetta, lo potrò fare io. Poi non lo so. Penso
che
tra
sei anni avrò acquisito un'esperienza tale da permettermi di fare
anche
il
capitano. Per me sarebbe un onore, ma penso che ancora ne devo mangiare
di
'pagnotte', come si dice a Roma".
17
Maggio 2007. Partita di ritorno della Finale di Coppa Italia.
"C'è
da mettere qualcosa nella bacheca della Roma, più che altro. C'è
da
vincere
qualcosa, da arrotare il filo tangibile di questo lavoro che stiamo
facendo,
di questa grande squadra che abbiamo costruito. Purtroppo non sarà
facile,
perché loro hanno già vinto lo scudetto da una settimana,
arriveranno
belli freschi per questa finale. Sicuramente vincere uno
scudetto
è importante, ma vincere scudetto e Coppa Italia è ancora
più
gustoso.
Quindi se la giocheranno alla morte anche loro. Noi abbiamo già
vinto
da loro, a Milano, quindi se potessimo fare a cambio e dargli tre
punti
in campionato e prenderci in Coppa un 3-1 fuori casa, volentieri. Ma
sarà
un'altra partita. Ciò non toglie che possiamo ripeterci".
Un
aggettivo per la Curva Sud?
"Unica.
Non so neanche se è un aggettivo. In analisi grammaticale non andavo
molto bene. (scherzando). Unica, lo è per me che sono romano. Magari
per un altro che è di Napoli è unica la sua curva. Però,
per me, che sono sempre stato romano, ai miei occhi è unica. Era
unica quando la andavo a vedere al Flaminio perché c'erano i lavori
all'Olimpico, è unica adesso che sento i canti nei miei confronti.
Per quanto riguarda l'altro discorso, non voglio
chiarimenti
con nessuno perché non ce n'è bisogno. Non voglio sapere
neanche chi è stato. Può succedere. Tante volte le ho fatte
io le cavolate. Io ho risposto male a mia madre e a mio padre, figuriamoci
se loro non possono
dire
una parola fuori posto a me. Può succedere, chiuso qua. Non ci sono
problemi".
(intervista
del 30 aprile 2007) |