Inter/Roma 1-3 2006-07: De Rossi contro Stankovic
Daniele De Rossi insulta Stankovic (mpg)
2004/05 il 3-3 siglato da Daniele in Roma/Inter

Data di nascita:   24 luglio 1983
Luogo:  Roma
Peso:  78 kg
Altezza:  184.00 cm
Ruolo:  Centrocampista
Numero di maglia:  16


2005/06
Siena/Roma 0-2

Il gol e la corsa di De Rossi sotto la Sud
(4337 kb)

http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_De_Rossi
Roma/Brescia 2004/05
2004/05 Roma/Brescia
Roma/Inter finale Coppa Italia 2007-08
 

2001-02 Roma 3 0
2002-03 Roma 4 2
2003-04 Roma 9 0
2004-05 Roma 30 2
2005-06 Roma 34 6
2006-07 Roma 36 2
2007-08 Roma

De Rossi nella Primavera
Daniele De Rossi bambino

INTERVISTA 30 APRILE 2007 DOPO ROMA/LAZIO
Parliamo della tua intervista a Sky. Non mi sembra tu abbia parlato in modo
tale da far risultare una spaccatura tra te e i tifosi.
"Io penso che non ci siano i presupposti per creare una spaccatura tra me e 
i tifosi, anche perché veramente mi danno tantissimo. Qualcosa penso di 
dargliela anche io a loro, ma loro mi hanno sempre amato tanto, anche nei
momenti in cui le cose non mi andavano bene a livello personale, mi sono
sempre stati vicino, non mi hanno mai fatto mancare l'appoggio. E mi è 
dispiaciuta questa cosa. Se l'hanno creata ad arte o c'è stato un 
fraintendimento e non mi sono espresso bene, questo non lo so".

Hai detto che umanamente parlando, ci sei rimasto male (per i fischi della
Sud dopo il derby, ndr)
"Io non ho mai pensato di delegittimare i tifosi di questo diritto che
hanno. Con tutto quello che ci danno, ci mancherebbe che ci straniamo subito appena ci fischiano. Secondo me in quel momento non era giusto, anche perché stavamo rientrando sotto la Curva, dopo esserci resi conto di non aver  salutato nessuno, dal sottopassaggio dei distinti. Volevamo salutare quelli che poi stanno sempre lì, che sono i ragazzi della curva. Io, come i miei compagni, stavamo tutti per rientrare. Magari qualcuno ha sentito qualche fischio è non è rientrato per niente, è andato direttamente negli spogliatoi. Lo sfogo che ho avuto io non è stato neanche uno sfogo, alla fine. Quando è finita la partita, i fischi li abbiamo sentiti subito e 
quelli sono rivolti alla squadra. E noi come squadra li accettiamo. Quando
sono rientrato per salutare i tifosi, e non è stata solo una questione di 
fischi, è stata anche una questione direttamente a me che ero rientrato, c'è
stato qualche fischio e qualche parola, tipo 'buffone', 'venduto' e quello
mi ha fatto più male. Perché non era una cosa generale, un gesto di 
nervosismo che avevano i tifosi, o una cosa quasi isterica che fischiavano
per il nervoso di non aver vinto il derby. Erano proprio questi pochi tifosi
che mi guardavano e mi dicevano 'buffone', 'venduto', 'vattene'. Sotto la 
curva, sentire 'vattene', insomma. Ognuno fa quello che vuole, quello che
crede sia giusto fare. Se mi vogliono fischiare anche la prossima partita, è 
una loro libera scelta, per carità. Questi interventi che ho fatto oggi
assolutamente non sono per far rivedere niente a nessuno, perché non sarebbe giusto. Anche perché quando penso una cosa io non voglio che mi si gonfi la testa di parole per farmi rivedere la mia posizione. Il coraggio di 
rientrare in campo? I fischi non hanno mai ammazzato nessuno".

La curva non aveva digerito il risultato finale.
"Non lo aveva digerito la curva, non lo avevamo digerito bene noi. Diciamo
che è quello che abbiamo sempre fatto, un attestato ai nostri tifosi, se 
andiamo a vedere è una cavolata andare sotto la curva e battere le mani, 
però noi ci teniamo. Perché loro ci vogliono bene e noi, non solo io ma 
tutta la squadra, vogliamo bene a loro. E l'applauso che andiamo a porgere a loro, dopo quello che hanno fatto loro a noi, è un gesto che abbiamo fatto
altre mille volte e che era giusto fare anche questa volta. Forse non è 
stato apprezzato al 100%, c'è stata una piccola parte che non ha accettato
questo saluto. Era un saluto tra amici che si salutano, anche se non si era 
d'accordo sull'operato fatto nel pomeriggio, che noi volevamo porgere ai 
nostri tifosi".

Si dice che la Roma ha un bel calcio, però alla fine se si sbaglia la Coppa
Italia, questa stagione rischia di essere ricordata per le cose "non vinte".
"Il rischio lo corriamo e lo sappiamo anche noi. Quest'anno sarebbe
importantissimo anche per questo vincere la Coppa Italia. Non nascondo che
è un po' frustrante questa cosa, perché in due anni abbiamo fatto un lavoro. 
Veramente, stavamo, come si dice, con le toppe. Rischiavamo di andare a 
vedere degli scenari molto più bui del fatto di perdere un derby. Però ne 
siamo usciti con il lavoro, continueremo a fare quello che stiamo facendo, 
cioè bene. Perché sono stra-convinto che questa squadra sta facendo bene. 
E sono altrettanto convinto che questa finale di Coppa Italia abbia un valore
superiore a quello che si dà di solito ad una vittoria di Coppa Italia. Per 
esempio, se avessimo vinto la Coppa Italia l'anno di Del neri, come disse
Tommasi, che per me è una persona straordinaria, 'sarebbe stata una follia
di aver fatto una stagione così disastrosa, così brutta sotto tutti i punti
di vista, e alla fine ti trovi con una Coppa Italia in bacheca'. Magari non 
saremmo stati capaci di renderci conto che avevamo fatto qualcosa di brutto
in quella stagione. E invece, il fatto di non aver vinto niente ci ha 
lasciato questo coltello in mezzo ai denti, che noi lo vogliamo da due anni. 
Perché questa squadra sta lottando con tutte le proprie forze. Poi abbiamo
fatto una figuraccia a Manchester, abbiamo perso male il derby d'andata, 
quello non ce lo toglie nessuno. Perché non siamo ancora una squadra
perfetta, una squadra vincente che tutti noi vogliamo diventare. Però, 
cominciare con una Coppa Italia, che potrebbe essere quella di quest'anno, 
soprattutto se vai a battere l'Inter che è l'armata che quest'anno ha 
ammazzato il campionato, sarebbe importantissimo".

Chiariamo anche le parole che hai detto ieri sulla tua permanenza nella
capitale.
"Era un discorso molto più ampio, più generale, molto trasparente. Io prima 
ho sentito dire che magari i giornalisti non hanno capito. Io li conosco, 
viaggiano con noi in aereo. Non sono stupidi, loro. Se vogliono capire, 
capiscono. Le frasi erano molto semplici, quindi il fatto che sia stato
travisato... Purtroppo devo generalizzare, non sto facendo nomi, ed io non 
ho problemi a farli, perché stamattina non ho comprato giornali. Sono
rimasto a casa, a letto. E mi hanno avvisato di quello che era successo. Ho 
cercato di sapere in linea di massima. Ma non ho letto i giornali e prima 
voglio vedere con i miei occhi e sapere bene. Sparare nel mucchio non è 
elegante e non è produttivo. Io penso che chi ha frainteso, ha frainteso
completamente. Mi dispiace non poter dire chi ha frainteso, perché chi lo ha fatto lo sa. Quindi facciamo finta che io stia facendo i nomi, come se 
avessi già letto il giornale. Ho detto soltanto che il mio desiderio è di 
rimanere a Roma tutta la vita. Il desiderio della società è lo stesso. Il 
desiderio dei miei tifosi è lo stesso. Penso che questa cosa si avvererà. 
Poi, se tu mi dici, 'mettici la mano sul fuoco', io ti dico di no. Perché
non faccio brutte figure come è successo in precedenza, che qualcuno ha 
detto che sarebbe restato a Roma tutta la vita, e poi dopo sei mesi si è 
trovato a salutare tutti. Perché quando uno va a rinnovare il contratto, ci 
sono mille fattori che non incideranno però sul mio desiderio e su quello
della società di rinnovare il mio contratto che, tra parentesi, scade nel
2009. Quindi non è che scade tra due mesi, allora devi sbrigarti. E' una
cosa molto serena, molto tranquilla. L'ipotesi che io lasci la Roma è molto
molto remota, di più. Però è un discorso di onestà intellettuale: al 100% 
non è sicuro nessuno di rimanere con la squadra, secondo me. Ancora non c'è stato né il tempo, né il motivo di metterci su questo tavolo. Sicuramente, 
quello che sento, è una voglia di questa società di tenermi e di farmi
diventare una colonna di questa squadra. Ed è lo stesso desiderio che ho io. 
Poi però, voi mi insegnate, che ci sono tante altre cose che girano intorno. 
E bisognerà vedere. Piano, piano. Quando ci incontreremo lo vedremo. Ma se io non ho mai parlato con la dirigenza per rinnovare un contratto o per un progetto, come posso dire che al 100% rinnovo con la Roma. Non sarebbe
giusto. Io dico che al 99% succederà. Che al 100% è la mia volontà e la 
volontà che hanno i dirigenti. Questo lo sento e me lo fanno sentire sempre".

Quando il capitano, Francesco Totti, appenderà gli scarpini al chiodo, sarai
ancor di più un giocatore importante. Quindi questo è un contratto
importante per la società.
"Sì, questa è la sintesi. Ma non era quello che ero andato a dire io ieri
sera. Se devo fare una dichiarazione, prendo il telefono e chiamo, lo dico
in sede. Non è nel mio stile e nel mio carattere di andare a fare piagnistei
sui giornali, per mettere fretta per mettere pressione a delle persone che
comunque stanno facendo un ottimo lavoro. Possono essere Rosella Sensi, 
Pradè, Bruno Conti, eccetera. Li conoscete meglio di me".

I leader in una squadra se sono due è un vantaggio per tutti. Come far 
capire alla gente che non potrà mai esserci una gelosia tra te e Totti? Un 
antidoto all'anti-stronz.
"Un antidoto all'anti-stronz. purtroppo non c'è. Io l'ho detto, ne sento di 
tutti i colori, me le vengono a riportare. Io abito qui e i miei amici sono
sempre quelli, che sentono le radio e mi vengono a dire che a Bergamo sono rimasto a parlare con Oriali dell'Inter e non sono tornato con la squadra. 
Veramente, sono fantasie. Io penso che la nostra squadra sia tutta all'altezza: 
sia mia che di Francesco (Totti, ndr). Siamo tutti un grande gruppo. 
Chiaramente Francesco si porta dietro quella storia che noi ancora non 
abbiamo. Lui ha fatto la storia della Roma ed è giusto che sia visto come il 
leader, come la bandiera di questa squadra perché l'ha dimostrato con i 
fatti, anche fuori dal campo. Se dovessero venire altri giocatori anche più
forti di noi, anche più rappresentativi di noi, noi siamo ben contenti, 
perché ci farebbe sicuramente vincere qualcosa di importante e il nostro
desiderio è solo quello. Per quanto riguarda il fatto che si possano
inventare che ci sono problemi tra me e Francesco (Totti, ndr), stiamo
sempre insieme, siamo insieme in campo, fuori dal campo".

Anche a cena insieme, come ieri sera. Amici ristoratori me lo hanno detto.
"Amici ristoratori non possono avertelo detto, perché stavamo a casa mia!".

Quanto ti arrabbi per le trattenute che ti fanno in area e non ti fischiano
mai rigore?
"Se immagini una cosa frustrante, ecco è di più. Perché ti prendono, ti 
strattonano la maglietta, ti bloccano. Tu, per liberarti, magari gli dai una
spinta e ti fischiano il fallo contro. Allora divento matto. Io, poi, sono
'rosicone' in tutto, da quando sono bambino. E' una cosa che mi manda al 
manicomio, perché l'arbitro mi guarda e mi dice 'non vi tenete', io gli dico
'guarda che mi tiene lui'. Lui ti guarda e ti fischia il fallo contro. E 
allora che parliamo a fare. Non sto parlando di Rizzoli, che secondo me ha 
arbitrato anche bene, dico in generale".

Ieri sera, presentazioni tra il piccolo Christian (Totti, ndr) e Gaia (De 
Rossi, ndr)?
"Sì, ma loro sono amichetti. Vanno a scuola insieme. Sicuramente ci sarà un'amicizia grande, come c'è tra i genitori, ci sarà anche tra i bambini".

Capitolo Mondiale: raccontaci il momento in cui hai calciato il rigore.
"Un momento bello, lo ricordo così perché poi è andato bene il rigore, l'esito
della partita. Però è un momento forte, che non desidererei rivivere, perché
l'adrenalina, la forza interiore che ti dai da solo. Alla fine, nonostante
ci siamo mille parenti in tribuna, in quel secondo te la devi dare da solo 
la forza. Purtroppo, quei cinque-dieci minuti che sono passati dalla fine 
della partita a quando dici che batti il rigore, a quando arrivi sul
dischetto, sono interminabili. In più Trezeguet aveva sbagliato due secondi
prima di me, quindi un po' di presa in più c'era. Però me lo ricordo in 
maniera positiva, soprattutto perché quel rigore mi ha reinserito in quel
Mondiale che mi era sfuggito via in maniera un po' stupida, per colpa mia. 
Mi ha ridato un pezzetto di Coppa del Mondo".

I guanti, Bartelt, non ce li ha tirati, però, dopo.
"Lì non ci arrivano. Io neanche mi ricordo di aver detto questa frase. Poi 
ho letto il labiale e mi sembra di sì. Di sicuro abbiamo provato mille
rigori in quel ritiro lì e, ogni volta che segnavamo ai portieri, Buffon, 
Peruzzi, Amelia, la frase 'buttaci i guanti' è il massimo. Le prese in giro 
durante l'allenamento sono all'ordine del giorno, anzi, all'ordine del
minuto".

Alla Roma per il futuro servirebbero più centimetri e più muscoli in campo. 
Tu che pensi?
"Non lo so. Ultimamente è una cosa che va di moda questa dei centimetri, 
perché le squadre che hanno vinto lo scudetto negli ultimi due anni, sono
squadre molto forti, molto importanti sotto questo punto di visto. Non mi 
piace però entrare dentro questi dettagli, anche perché se dicessi di sì, 
andrei a toccare quelli che di centimetri ce ne hanno di meno. Se dicessi di 
no, è come se volessi dare un consiglio alla società. Sicuramente questa è 
un'ottima squadra che, con qualche innesto, potrebbe diventare una grande 
squadra. Ricordiamo che abbiamo fatto tantissimi punti: con altri 5-6 punti
la Roma c'ha vinto lo scudetto nel 00-01. Va considerata anche l'Inter, che
ha 'rischiato' di fare cento punti.".

Perché rimani sempre così sereno e pacato quando segni tu o un tuo compagno? (sarcastico)
"Quella è una cosa istintiva. Di sicuro non è una cosa studiata, ci tengo a 
dirlo. Non vorrei mai che si pensasse che esulto in maniera così forte o che
vado di corsa ad abbracciare i miei compagni perché voglio far vedere che
sono tifoso o uno attaccato alla maglia. Questa è l'ultima cosa che penso. E' 
uno scatto che mi viene da fare, è interiore. Perché sento la partita, per l'importanza che do al mio lavoro. Esulto alla stessa maniera quando segno in Nazionale, non proprio allo stesso modo, magari. Però ci tengo sempre quando gioco".

Giannini, Caprioli, Desideri; Totti, De Rossi, Aquilani: ti senti orgoglioso
quando entri in campo e si evince la romanità?
"Fa piacere il fatto che ci sia un'identità, un'anima romana dentro la 
squadra. Non ti nascondo che da sempre stimo e ammiro l'Atletic Bilbao che
ha questa squadra tutta composta da baschi. Uno, penso che nel calcio
moderno non sia applicabile una cosa del genere, soprattutto qui in Italia. 
Due, penso che questa città abbia fatto diventare tutti i miei colleghi, i 
miei compagni di squadra molto più romani di tante altre persone che stanno
qui da una vita e che ci sono nati. Io vedo giocatori attaccati alla causa, 
i vari Mexes, Chivu, Panucci, adesso non voglio fare troppi nomi, sennò mi 
dimentico qualcuno, e sono tutti giocatori molto romanizzati".

Chi è stato più importante per la tua crescita: Capello o Spalletti?
"Capello è stato determinante per me, è stato molto importante. Lui è 
arrivato che io giocavo con gli Allievi nazionali e quando è andato via ero
in Nazionale maggiore. Quindi, è impossibile chiudere gli occhi e far finta
che non sia stato determinante per me. Anche perché in quegli anni mi ha 
valorizzato, mi ha centellinato, anche. Mi ha fatto capire tante cose, che
prima non capivo e che adesso mi rendo conto di quanto siano importanti. 
Guardo i ragazzi che hanno 18 anni ora e penso che in qualche maniera
Capello è importante per un giovane. Il discorso di Spalletti è diverso. 
Quando è arrivato lui ero già visto come un giocatore grande, considerato
come un titolare. Il rapporto che si è creato è stato ancora più forte. Con 
Capello non poteva essere così, perché mi ha preso che avevo 16 anni e non 
poteva crearsi un rapporto quasi di complicità con lui, come c'è ora con 
Spalletti, con il quale lavoro da due anni e con il quale mi trovo
benissimo. Forse con Spalletti lavorerò ancora di più, perché penso che
rimarrà alla Roma per molto tempo ed è una grande fortuna sia per me che per la Roma".

Quanto sei stato vicino alla Juventus, quando Capello voleva Davids?
"Quello che posso assicurare è che quando hai 18 anni non è che ti mettono
più di tanto al corrente di una situazione piuttosto che un'altra. Queste
cose le so, perché la società me le ha dette anche dopo. Quello che so per 
certo è che era quasi fatta, perché per prendere Legrottaglie io dovevo
andare al Chievo, che mi aveva messo come contro-partita unica. A 18 anni
non è facile dire 'no, non voglio andare a giocare lì'. A quell'età ti 
prendono per 'montato' entro trenta secondi. La forza me l'ha data Capello
che ha detto che io dovevo restare con la Roma e lì è stata la chiave di 
svolta della mia carriera".

Tra 5-6 anni quando Totti smetterà, ti senti già i galloni di capitano
addosso?
"Penso che tra 5-6 anni avrò accumulato le esperienze giuste, per poi 
mettermi quella fascia addosso. Anche quello è un percorso che va fatto in 
tutte le sue tappe. Prima sei un ragazzo che si affaccia, fai il capitano
nelle amichevoli, poi diventi vice-capitano, poi diventerò capitano. Penso, 
per il panorama che si prospetta, lo potrò fare io. Poi non lo so. Penso che
tra sei anni avrò acquisito un'esperienza tale da permettermi di fare anche
il capitano. Per me sarebbe un onore, ma penso che ancora ne devo mangiare
di 'pagnotte', come si dice a Roma".

17 Maggio 2007. Partita di ritorno della Finale di Coppa Italia.
"C'è da mettere qualcosa nella bacheca della Roma, più che altro. C'è da 
vincere qualcosa, da arrotare il filo tangibile di questo lavoro che stiamo
facendo, di questa grande squadra che abbiamo costruito. Purtroppo non sarà
facile, perché loro hanno già vinto lo scudetto da una settimana, 
arriveranno belli freschi per questa finale. Sicuramente vincere uno
scudetto è importante, ma vincere scudetto e Coppa Italia è ancora più
gustoso. Quindi se la giocheranno alla morte anche loro. Noi abbiamo già
vinto da loro, a Milano, quindi se potessimo fare a cambio e dargli tre
punti in campionato e prenderci in Coppa un 3-1 fuori casa, volentieri. Ma 
sarà un'altra partita. Ciò non toglie che possiamo ripeterci".

Un aggettivo per la Curva Sud?
"Unica. Non so neanche se è un aggettivo. In analisi grammaticale non andavo molto bene. (scherzando). Unica, lo è per me che sono romano. Magari per un altro che è di Napoli è unica la sua curva. Però, per me, che sono sempre stato romano, ai miei occhi è unica. Era unica quando la andavo a vedere al Flaminio perché c'erano i lavori all'Olimpico, è unica adesso che sento i canti nei miei confronti. Per quanto riguarda l'altro discorso, non voglio
chiarimenti con nessuno perché non ce n'è bisogno. Non voglio sapere neanche chi è stato. Può succedere. Tante volte le ho fatte io le cavolate. Io ho risposto male a mia madre e a mio padre, figuriamoci se loro non possono
dire una parola fuori posto a me. Può succedere, chiuso qua. Non ci sono
problemi". 
(intervista del 30 aprile 2007)


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