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"Io te rompo er culo, testa di cazzo" Daniele De Rossi insulta Stankovic (mpg)
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Luogo: Roma Peso: 78 kg Altezza: 184.00 cm Ruolo: Centrocampista Numero di maglia: 16 |
2005/06 Siena/Roma 0-2 Il gol e la corsa di De Rossi sotto la Sud (4337 kb) http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_De_Rossi |
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| 2001-02 | Roma | 3 | 0 |
| 2002-03 | Roma | 4 | 2 |
| 2003-04 | Roma | 9 | 0 |
| 2004-05 | Roma | 30 | 2 |
| 2005-06 | Roma | 34 | 6 |
| 2006-07 | Roma | 36 | 2 |
| 2007-08 | Roma | 34 | 5 |
| 2008-09 | Roma | 33 | 3 |
| 2009-10 | Roma | 33 | 7 |
| 2010-11 | Roma |
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tale da far risultare una spaccatura tra te e i tifosi. "Io penso che non ci siano i presupposti per creare una spaccatura tra me e i tifosi, anche perché veramente mi danno tantissimo. Qualcosa penso di dargliela anche io a loro, ma loro mi hanno sempre amato tanto, anche nei momenti in cui le cose non mi andavano bene a livello personale, mi sono sempre stati vicino, non mi hanno mai fatto mancare l'appoggio. E mi è dispiaciuta questa cosa. Se l'hanno creata ad arte o c'è stato un fraintendimento e non mi sono espresso bene, questo non lo so". Hai
detto che umanamente parlando, ci sei rimasto male (per i fischi della
La
curva non aveva digerito il risultato finale.
Si
dice che la Roma ha un bel calcio, però alla fine se si sbaglia
la Coppa
Chiariamo
anche le parole che hai detto ieri sulla tua permanenza nella
Quando
il capitano, Francesco Totti, appenderà gli scarpini al chiodo,
sarai
I
leader in una squadra se sono due è un vantaggio per tutti. Come
far
Anche
a cena insieme, come ieri sera. Amici ristoratori me lo hanno detto.
Quanto
ti arrabbi per le trattenute che ti fanno in area e non ti fischiano
Ieri
sera, presentazioni tra il piccolo Christian (Totti, ndr) e Gaia (De
Capitolo
Mondiale: raccontaci il momento in cui hai calciato il rigore.
I
guanti, Bartelt, non ce li ha tirati, però, dopo.
Alla
Roma per il futuro servirebbero più centimetri e più muscoli
in campo.
Perché
rimani sempre così sereno e pacato quando segni tu o un tuo compagno?
(sarcastico)
Giannini,
Caprioli, Desideri; Totti, De Rossi, Aquilani: ti senti orgoglioso
Chi
è stato più importante per la tua crescita: Capello o Spalletti?
Quanto
sei stato vicino alla Juventus, quando Capello voleva Davids?
Tra
5-6 anni quando Totti smetterà, ti senti già i galloni di
capitano
17
Maggio 2007. Partita di ritorno della Finale di Coppa Italia.
Un
aggettivo per la Curva Sud?
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Sembravi
un matto, Danie'.
"Ero
un pò trascinato dal momento, in effetti. Il derby è forse
l'unica partita in cui chiedo l'urlo della gente, anche se non ce ne sarebbe
neanche bisogno, ma per il resto il mio atteggiamento in campo è
sempre molto sereno, non mi arrabbio mai con gli aversari, cerco di essere
collaborativo con gli arbitri, e non faccio come certi colleghi che dopo
un fallo laterale incitano la curva e chiedono il boato. A me st'effetto
lo fa il derby".
Dove
la prendi questa carica?
"L'ho
trovata dentro ventisei anni da romanista. Qualunque tifoso che andasse
a giocare un derby si sentirebbe come me, magari impalato come capitava
a me nei primi anni per poi tramutare l'emozione in grinta, per vincere
quella che resta sempre - purtroppo - la partita più importante
dela stagione".
Ma
riusciresti a descrivere "fisicamente" che cosa blocca la Roma in queste
partite?
"Tutto
quello che ti porti dietro ti blocca... Temevamo tutti che la Lazio si
ritrovasse all'improvviso proprio contro di noi. Sono cose difficili da
spiegare, si sentono o non si sentono. Le gambe vanno, pure all'ultimo
derby. Però, poi, ahò, consideriamo anche altre cose...".
Tipo?
"Per
qualcuno la Lazio ha fatto una gran partita... Ma quale gran partita? Si
sono difesi in undicie hanno fatto un tiro in porta su un passaggio sbagliato
nostro. Hanno fatto poco poco, per carità, e pure noi. Forse sarebbe
stato più giusto un pareggio, e invece...(bip, ndr)".
Qual
è la Roma che t'ha fatto innamorare quando ne eri smplice tifoso?
"Quella
del Flaminio, sono quelle le prime partite che ho visto con papà:
Manfredonia, Gerolin, Bruno Conti, Tempestilli, Nela, Giannini, Voeller,
io ero innamorato di Voeller, poi dopo il '90 ho cominciato a vivere l'Olimpico,
anche se mi sembrava strano che la curva fosse così lontana dalla
Tevere, quasi innaturale. Perché io poi sono affascinato dalle curve.
Losai, non lo dico per ruffianeria, per me è sempre stato così,
ancora adesso quando vado a giocare in trasferta la prima cosa che faccio
è guardare la curva loro, pure con la Sampdoria mi ha fatto effetto,
hanno un coro bellissimo con l'inno della Scozia che me fa morì".
A
proprosito di curva, quest'anno un paio di episodi sembravano aver raffreddato
un pò i rapporti. Come hai vissuto quelle tensioni con Totti e Okaka?
"Non
le vivo bene. Per me quello con la curva è il rapporto più
sano e puro che ci può essere, lì trovi tifosi che non hanno
interessi, non hanno doppi fini hanno un amore viscerale, è il rapporto
migliore tra tutti quelli che pu avere un calciatore, con i dirigenti,
con i colleghi, con i procuratori, con i giornalisti. A volte loro non
possono capire noi perché ci vorrebbero sempre brillanti e vincenti,
a volte noi non capiamo loro. Però questo feeling è meraviglioso,
e quando si incrina a me piange il cuore, ma fa male a tutta la squadra.
Poi con Francesco si sono spiegati. Il loro amore per il più importante
giocatore della Roma resterà immutato".
Col
derby ci avete messo una pietra sopra?
"Eravamo
felicissimi, è indubbio, ma non dev'essere solo il derby a ridare
questa serenità. Una squadra che si impegna merita rispetto, almeno
io da tifoso ho sempre ragionato così, e a noi l'impegnonon è
mai mancato".
A
proposito di rapporti, ma qualche rimpianto su quello che è accaduto
con Spalletti ce l'hai?
"Ne
ho tanti, il più grande è quello che purtroppo non abbiamo
vinto. Ma sai come la penso, per me quell'anno non è dipeso da noi.
Solo che se Spalletti avesse aggiunto quella ciliegiona sula trta probabilmente
le cose sarebbero andate diversamente anche in futuro. Gli auguro ogni
bene a San Pietroburgo, anche se così sarà più difficile
per noi andare a cena. Noi poi abbiamo trovato un allenatore dierso - come
età, mentalità, carattere - che ha un grandissimo pregio:
la lealtà. E io preferisco centomila volte un allenatore leale agli
scienziati che girano per l'Italia e per l'estero".
Quello
scudetto ce l'hanno tolto, hai sempre detto. Ma gli arbitri successivamente
come si sono comportati con te? Sono una categoria molto permalosa, dicono.
"Loro
sono un pò permalosi e io sono un bel rompiscatole. Le due ose si
conciliano male, ma devo dire che loro mi rispettano. Forse un pò
sono prevnuti perché sanno che sono rompiscatole. E quando sul campo
comincio un pò a rompere le scatole loro si scatenano, con l'ammonizione
per protesta che magari non merito. Ma devo dire che le cose vanno sempre
meglio in questo senso".
Hai
voglia di chiarire quelle voci che dipingevano te e Francesco su posizioni
distanti?
"Ripeto
quello che ha già detto Francesco. Pure falsità. Mai successo
niente tra me e lui. Non riesco proprio a capire chi possa inventare certe
cose e capisco ancor meno chi a certe voci poi dà credito".
Con
lui ti unisce anche uno strano destino in Nazionale: entrambi avete macchiato
le vostre esperienze con due episodi spiacevoli, la tua gomitata a Mc Bridee
il suo sputo a Poulsen. Conoscendovi, restano due episodi inspiegabili.
Trance agonistica? O errori di gioventù?
"Trance
agonistica che ti prende quando sei un pò ingenuo. L'esperienza
ti aiuta a migliorare. Poi magari può succedere sempre, specialmente
se c'è già ruggine con l'avversario con cui ti scontri. Ma
io quello non l'avevo neanche mai visto. Poulsen inece l'aveva pesantemente
provocato. La mia era solo foga. Quando sei giovane pensi che in campo
servano cose che nella realtà poi non servono a niente, tipo metterci
forza, irruenza, un pò di prepotenza nei contrasti".
Tu
qualche errore di gioventù l'hai commesso. La scenetta di Bruges,
per esempio, è divertente a ricordarla oggi: tu espulso nel primo
tempo e Spalletti che ti insegue per rimproverarti mentre lasci il campo.
"Quell'espulsione
fu ridicola. Quello mi diede un pizzico dietro la schiena a palla lontanissima,
io gli allontanai d'istinto la mano e quello crollò folgorato. Il
guardialinee a quattro metri segnalò la mia espulsione pur avendo
visto tutto. Se Spalletti s'è arrabiato è stato un problema
suo".
La
coppa del mondo vinta a Berlino, vista la finale giocata e quel rigore
tirato, è stata molto tua. In Sudafrica con quale animo andrai?
"Se
non avessi alzato quella coppa, giocando la finale e segnando il rigore,
non avrei avuto un bel ricordo di quell'esperienza. Il prossimo sarà
un mondiale più maturo. Purtroppo se faremo il massimo avremo solo
fatto uguale...".
Lo
ricorda anche Cagnucci nel libro su di te, tornando sull'aereo da Berlino
inaugurasti questo drastico taglio di capelli...
"E'
vero me li tagliò Cannavaro, ero mezzo ubriaco su quell'aereo, ma
io avevo avuto sempre voglia di farmi la boccia. Da lì m'è
piaciuto, mi piace come ci sto, mi piace la comodità, io non sò
uno da cremine e treccine, non c'ho fantasia, sò pigro, la boccia
è la cosa più comoda del mondo".
Bello
il libro che Cagnucci ha scritto su di te.
"Bello
sì. E pure imbarazzante. Mi sono arrivati complimenti anche a me,
era difficile spiegare che non l'avevo scritto io".
Passiamo
al campo: dove può arrivare questa Roma?
"L'obiettivo
ce l'abbiamo davanti. Se battiamo il Parma siamo quarti, chiudiamo l'anno
da quarti, mangiamo il panettone da quarti. Domenica mi piacerebbe vedere
lo stadio vecchia maniera, stracolmo. Vorrei vedere 50-60.000 tifosi per
Roma-Parma, anche se è solo Roma-Parma. Abbiamo bisogno di loro".
E
una volta arrivati quarti?
"Arriviamoci.
E quando ci arriveremo guarderemo i quinti che rimangono lontani e magari
butteremo l'occhio pure ai terzi, per avvicinarli. Ma non dovremo fare
come l'anno scorso, quando battemmo il Genoa e ci sentimmo in paradiso,
pronti ad arrivare secondi. Pensimo solo all'obbiettivo più vicino.
Mi preoccupa chi pensa adesso al secondo posto".
Quando
hai esordito nella Roma, Capello tenne un certo Guardiola in panchina.
Ora gidando il Barcellona ha vinto tutto. Un esempio per tutto il mondo
del calcio, per quello che è stato, per quello che è oggi.
"Pep
è un mito vero. Lui era quello di oggi anche in campo. Io da sempre
mi sono ispirato a lui. A lui e un pò a Davids".
Ne
sei diventato una splendida sintesi.
"
Ti ringrazio... A Pep in effetti mancava solo quello che serve soprattutto
qui in Italia. E noi non lo capivamo, ma già all'epoca ci voleva
spiegare quello che sarebbe stato poi il suo Barcellona. Per me è
incredibile vedere giocare la sua squadra, vedo in campo undici piccoli
Guardiola. Per me poi giocare nello stesso anno con lui, con Tomic e con
Tommasi è stato fondamentale. Tre persone eccezionali, a prescindere
dal fatto che poi fossero anche centrocampisti. Ho avuto una gran fortuna
a incontrarli".
Alla
vigilia di Barcellona-Inter, al cronista che gli chiedeva se per caso non
avesse pensato di giocare in maniera cauta, Guardiola ha risposto splendidamente:
" Noi andiamo ad attacre, se va male e andiamo a casa, andiamo a casa così
all'attacco. Non c'è altra maniera di giocare in questa casa". Non
sarebbe bello impostare questa mentalità anche nella nostra casa?
"
E' tutto troppo diverso qua. Loro a sette anni cominciano a giocare cos,è
una cultura calcistica troppo diversa, in Italia non ce l'abiamo. Noi a
Roma siamo stai bellissimi per tanti anni, forse stiamo tornando su quei
livelli, almeno me lo auguro. Ma non era quel tipo di bello. Quello
solo loro. Noi abbiamo qualche particolarità che ci fa speciali,
siamo romani, ma le nostre sono troppo diverse dalle loro. E loro hanno
speso un sacco di soldi per prendere Messi bambino".
Tanti
ne spenderebbero anche per prendere De Rossi adesso. E non solo loro. Quanto
pensi a questa cosa? Ai 50-60 milioni che si dice siano pronti molti club
a sborsare per averti.
"Ogni
tanto ci penso, come no. Quelli che vi raccontano che non pensano a queste
cose sono falsi. Ma di base c'è da dire chela società ha
sempre rifiutato queste offerte, e quindi anche la mia volontà on
è mai dovuta diventare decisiva"
Quindi
se loro ti ritenessero cedibile tu ci penseresti?
"No,
non me ne andrei lo stesso. Me ne andrei solo se mi dicessero che la mia
cessione è indispensabile per sopravvivere"
Bello
sentirtelo ripetere.
"Ti
racconto un episodio: al derby a bordo campo c'era anche un mio amico,
inutile che ti dica il nome, è molto romanista, ma forse più
mio amico che romanista. Lui mi dice sempre che dovrei andar via da Roma
e vivere certe emozioni tipo Real-Barcellona o Manchester-Liverpool. A
fine partita l'ho incrociato, non sapevo neanche che stesse li, ci siamo
abbracciati e gliel'ho detto:"Lo vedi, lo vedi perchè resto qui,
lo vedi?" Adesso finalmente ha capito"
E
questo era ancora più bello...Un vero supereroe, come nella nostra
copertina mentre abbracciavi il fisioterapista Silvano Cotti, con quella
mascherina che secondo alcuni addirittura ti dona...
"Mi
ci devo abituare, dovrei tenerla quaranta giorni, vedrò dopo Roma-Parma.
Tanto ormai non mi da alcun fastidio, c'era solo l'elastico che mi segava,
poi ci ho messo un salvapelle e adesso va meglio"
Confidenza
per confidena, puoi raccontare finalmente che cosa vi siete detti du tanto
segreto tu e Julio Baptista alla fine della sfida Italia-Brasile alla scorsa
Confederations Cup?
Quante
favole si sono raccontate u quell'episodio. E io non volevo raccontare
la verità perchè pareva brutto...perchè parlavamo
di quanti giorni avevamo di vacanza! Io avevo appena parlato con Spalletti
che ci aveva concesso dei giorni supplementari. E invece giravano delle
interpretazioni labiali, io che avrei detto se la società era stata
comprata, e quando, e da chi...'ste cose mi fanno impazzì"
Non
ti fa strano vedere Alberto Aquilani con la maglia del Liverpool?
"Un
pò si, anche perchè ancora non ha ripreso a giocare con continuità.
Ma sta bene, lo sento sereno"
Una
volta invece hai deto che non vedevi Spalletti allenare il Chelsea. E lui
se la prese.
"In
realtà si stranì quando feci quell'altra battuta in diretta
e dissi, "chi è che parla l'allenatore del Chelsea?". Ma io sò
così, scherzo sempre, glielo spiegai. Era solo una battuta, magari
potevo risparmiarmela".
Ma
è vero che i rapporti tra la squadra e Spallettisi sono incrinati
quando andò a parlare con Abramovich?
"Altre
invenzioni. Come la lite Cicinho-Ranieri di qualche giorno fa. O sulle
mie presunte derive politiche. C'è chi si diverte ad inventare storie,
questo è un problema di Roma. A queste cose non mi rassegnerò
mai"
Anche se ci dovrà convivere molto a lungo. Perchè da qua Daniele non se ne andrà. E ora il perchè l'ha capito anche quel suo amico molto (ma non troppo) romanista.
“Di Saviano ho letto il libro e ho visto il film che hanno fatto. – non so perché poi siamo finiti a parlare di Saviano – Lui ha aperto un mondo, e lo ha fatto a suo rischio e pericolo. Mi fa pensare quanto si è spinto oltre e non può godersi niente della sua popolarità, persino dei suoi soldi, qualcosa avrà pure guadagnato… Vivere nella paura… io non ne sarei mai stato capace… non penso di essere così coraggioso da riuscire a mettere in discussione tutta la mia vita”. Una cosa poco da calciatore magari è questa. Daniele ha imparato bene la differenza che passa tra la retorica da stadio e la vita. A sue spese. Ma è sempre così.
Tifoso della Roma, romano di Ostia – la cosa conta, vedremo – comunque romano e romanista secondo il motto del Piccolo Gladiatore, coraggio ne ha vendere in campo. Scagliare il pallone dritto verso la porta da 25 metri – il suo colpo segreto – col rischio di mandarlo alle stelle di fronte a 20 telecamere e 20.000 persone, non è cosa da poco. Saltare col gomito alto e colpire un avversario, espulso, inquadrato in primo piano con la rabbia che esce come fuoco dal naso mentre chiunque a casa è capace di pontificare sul buon esempio e la lealtà bla bla, cos’è? “Il buon esempio? Tutto vero, rispettabilissimo – si fa serio – Ma la domanda è: a chi devo dare il buon esempio? Devo vincere la partita o devo dare il buon esempio? La gomitata a Srna non ci ha fatto vincere, è venuta così, non c’ho pensato, c’ho pensato mentre la stavo dando. C’era uno che mi rompeva le scatole ed è stata una cosa istintiva. La verità è che nel calcio italiano di buon esempi se ne vedono pochi. Guarda solo dove giochiamo, gli stadi sono fatiscenti, i terreni scassati”.
Sposato, separato da due anni, una figlia che adora – e per lei si è tatuato un Teletubbies sul braccio con le parole di Favola dei Modà. “Gliela cantavo per addormentarla”, aggiunge, quasi per scusarsi. Non ce n’è bisogno. Una vicenda dolorosa che, dice, lo ha cambiato, lo ha reso più chiuso e sospettoso. Il coraggio serve su un campo di calcio, nella vita c’è bisogno di tante altre qualità. “Da qualche mese abito da solo a Campo de’ Fiori, proprio sulla piazza. – dice – Volevo provare l’esperienza di vivere in centro ed è indimenticabile. Il profumo del mercato, i ragazzi dei banchi, il fornaio. Nessuno rompe le scatole, nessuno si impiccia, ma poi è normale: mi guardano come avrei guardato io da ragazzino un calciatore che veniva ad abitare vicino casa”. Ascolta gli Oasis, Mumford and sons. Da qualche tempo, aggiunge, è “andato in fissa” con Bob Dylan e con “la musica di mio padre e mia madre”. Gli brillano gli occhi quando indaghiamo sulle sue ultime playlist. Se passate da Campo de’Fiori a bere una birra, magari lo incontrate. Salutatemelo.
Il ritorno a casa la sera della partita andata male contro la Juventus lo racconta così: “Quando si vince capita di andare coi compagni nei ristoranti più movimentati, quando si perde così nessuno ha voglia. Mi hanno aspettato gli amici che erano venuti allo stadio con me, abbiamo bussato al ristorante vicino. Era tardissimo, mezzanotte passata, i tavoli uno sopra l’altro, il cuoco che bestemmiava nella sua lingua. Ho fatto l’occhietto triste dello sconfitto e c’hanno fatto mangiare”. Dopo il derby vinto con la Lazio, invece, gran colazione al bar: “Siccome lì sono tutti laziali mi ero messo la maglietta di Totti sotto il maglione. Dicevano che se giocava Totti vincevano loro… Vabbè, non si sono fatti trovare”.