XXIII Giornata
ROMA - MILAN 1-0
Roma, Stadio Olimpico
sabato 27 febbraio 1999
ore: 15:00

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Tabellino partita:
ROMA: Chimenti, Quadrini (17' st Wome), Zago, Aldair, Candela, Tommasi, Di Biagio, Di Francesco, Paulo Sergio (41' st Gautieri), Delvecchio, Totti.
A Disposizione: Campagnolo, Petruzzi, Alenitchev, D. Conti, Bartelt.
 
MILAN: Abbiati, Sala (32'st Giunti), Costacurta, Maldini, Helveg, N'Gotty, Albertini, Guglielminpietro, Boban (15'st Ganz), Leonardo (15'st Morfeo), Bierhoff.
A Disposizione: Rossi, Ba, Ayala, Ziege.
 
Arbitro: Bettin di Padova.
RETE: 19' st Paulo Sergio.
NOTE: Ammoniti: Zago, Maldini, Sala, Paulo Sergio, Boban, Leonardo, Angoli: 6-3, Spettatori: 63.944.



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Corriere Della Sera

Il Milan lascia le illusioni a Roma

Bierhoff: "La sconfitta ci ridimensiona". Zaccheroni: "Oliver di piede non segna piu" I milanisti giocano bene solo per un tempo e falliscono la scalata alla vetta Decide un gol di Paulo Sergio su invenzione di Totti e poi Zago e Aldair annullano il fragile attacco rossonero Un k.o. dopo undici partite "Abbiamo lasciato delle praterie al talento degli avversari"

ROMA - Chissa' se davvero la banda degli zaccheroniani s' era illusa di potersi trovare in cima al campionato, anche se soltanto per un giorno. Di certo la frenata sul prato dell' Olimpico si porta dietro mille rimpianti, sintetizzati dalla cupa espressione di Adriano Galliani, e non perche' per tutta la partita e' "braccato" alle spalle da Massimo D' Alema nella tribuna d' onore. "Peccato. Abbiamo sprecato tre palle - gol nel primo tempo. Poi sono mancati i rifornimenti per le punte. Ora ci rimbocchiamo le maniche e guardiamo avanti". Adesso si modificano gli scenari e la Lazio si sentira' un po' meno accerchiata. "Purtroppo questa sconfitta ci ridimensiona - osserva Oliver Bierhoff -. Ora dobbiamo sperare che la Lazio freni. La verita' e' che nel secondo tempo non abbiamo giocato come una squadra che vuole vincere qualcosa, si tratti della partita o dello scudetto". Un' analisi impietosa nella sua lucidita' , rafforzata da Costacurta, uno degli storici totem milanisti ("Dobbiamo migliorare in tutto; siamo cresciuti parecchio in questi mesi ma il Milan di un tempo era un' altra cosa"), e sostanzialmente condivisa da Zaccheroni. Che racconta: "Abbiamo perduto un' opportunita' per migliorare la nostra classifica. Pero' , come non mi esaltavo prima, non vedo perche' dovrei deprimermi oggi. Non dimentichiamo che eravamo reduci da 11 partite consecutive senza sconfitte e poi, sinceramente, era da parecchio che non vedevo un bel Milan come quello del primo tempo". Bel Milan ma sconfitto. Dov' e' l' errore? "Nella ripresa siamo diventati troppo lunghi, perdendo aggressivita' e dinamismo. Abbiamo lasciato troppo spazio tra l' attacco e la difesa, spalancando praterie immense per il talento di Totti". Ma pure nella prima mezz' ora della gara, quando hanno punto di piu' , i rossoneri hanno tradito difetti cronici ("Ci manca sempre la cattiveria nelle conclusioni"), dilapidando palloni preziosi. Amnesia di gruppo, per contro, in occasione della rete romanista, che qualcuno avrebbe voluto in fuorigioco. "Il gol di Paulo Sergio e' frutto di una dormita collettiva - confessa Zaccheroni -. Abbiamo cercato un fuorigioco che credo non sia riuscito. Io in panchina non ho il grandangolo ma mi pare che il guardalinee fosse ben piazzato". Tra le disfunzioni rossonere, si presta ad approfondimenti il contributo di Bierhoff alla causa comune. "Oliver e' un grande attaccante ma di tipo particolare - osserva il tecnico -. Non sara' mai un contropiedista e va percio' sostenuto. A differenza del passato, non segna piu' di piede". L' attaccante tedesco recita il mea culpa, ma chiarisce: "Mi manca qualche gol ma continuo ad essere giudicato in maniera troppo negativa. Non segno, pero' sforno assist e lavoro per la squadra. Credo di avere portato parecchi punti al Milan anche giocando cosi' . Io per primo, da perfezionista, so di poter dare molto di piu' ma perche' valutarmi solo in relazione al numero delle reti segnate? Non mi sembra giusto". Alberto Costa ROMA 1 - 0 MILAN Marcatore: Paulo Sergio al 19' s.t. ROMA (4 - 3 - 3): Chimenti 6; Quadrini 5,5 (Wome 6 dal 17' s.t.), Zago 7,5, Aldair 7, Candela 6; Tommasi 6,5, Di Biagio 6,5, Di Francesco 6,5; Paulo Sergio 6,5 (Gautieri s.v. dal 41' s.t.) Delvecchio 6, Totti 7,5. All: Zeman 6,5 MILAN (3 - 4 - 3): Abbiati 6,5; Sala 6 (Giunti s.v. dal 33' s.t.), Costacurta 6, Maldini 6; Helveg 5,5, Albertini 5,5, N' Gotty 5, Guglielminpietro 6,5; Leonardo 5,5 (Morfeo 5,5 dal 15' s.t.), Bierhoff 5, Boban 5,5 (Ganz 5,5 dal 15' s.t.). All: Zaccheroni 5,5 Arbitro: Bettin 5,5 (Mitro 5,5, Ivaldi 6) Ammoniti: Sala, Leonardo, Zago, Ganz, Maldini. Recuperi: 1' piu' 4' . Paganti: 30.418, incasso 1.495.530. Abbonati: 33.526, quota 947.576.000.

L' ANALISI N' Gotty e Boban fuori posto Una partita persa dall' inizio Il tecnico ha schierato il francese a centrocampo in un ruolo alla Desailly
ROMA - Come insegnano i grandi teorici, le partite si vincono prima di giocarle. Senza darlo a vedere, ma anche senza accorgersene, il Milan ha cominciato a perdere quando Zaccheroni ha deciso di schierare N' Gotty centrale di centrocampo, una sorta di ancoraggio difensivo come se nel calcio moderno ci si potesse inventare Desailly da un giorno all' altro. E ha continuato a perdere, pensando che N' Gotty avesse il passo e la vocazione del centrocampista, finendo per concludere che di un Desailly o di un N' Gotty avesse davvero bisogno il Milan attuale. Il secondo errore e' stato quello di schierare Boban non gia' da trequartista - incursore, in nulla punto di riferimento per la difesa avversaria, ma da esterno di sinistra, del tutto simile per posizione a Leonardo o all' assente (e ora rimpianto) Weah. Il terzo sbaglio quello di credere al rientrante Helveg, piuttosto che a Ziege. Il quarto di concedere un' illimitata fiducia a Bierhoff, ciclope sfiatato al quale ormai non riescono le sponde aeree, figurarsi il fraseggio con palla a terra. Il quinto peccato, che tutti li riassume, e' condensato nella seguente opinione personale: la squadra e' stata, nei fatti, fuorviata dall' interpretazione di un 3 - 4 - 3 infarcito di elementi poco propensi a recitarlo. Certo, sarebbe frettoloso e superficiale dare per ridimensionata la stagione del Milan dopo la sconfitta di Roma. Tuttavia, stavolta va rimarcato che e' stato l' assetto tattico a tradire il gioco e non il gioco a mancare in rapporto all' assetto. Infatti, la prestazione del Milan e' stata buona almeno per un tempo, il primo. Ottima nei primi cinque minuti quando due colpi di testa di Leonardo in piena area - in un caso con cross proveniente da destra (Helveg) e nell' altro con un cross proveniente da sinistra (Guglielminpietro) - hanno avvicinato i rossoneri al vantaggio. Una buona strada poteva essere quella di far girare a vuoto i centrocampisti della Roma, ciechi come mosconi intrappolati durante il pressing della prima mezzora. Cio' accadeva grazie alle proprieta' tecniche di Albertini, Guglielminpietro, del ripiegante Boban, dello stesso Paolo Maldini. Quando pero' nell' iniziativa individuale veniva coinvolto N' Gotty, la destrezza diventava piombo e la palla perdeva scorrevolezza, come il reparto perdeva la superiorita' numerica. E' stato per questo che ha vinto la Roma? Naturalmente no. Questo, dicevamo, e' stato l' inizio. La squadra di Zeman ha preso a riattivarsi nel momento in cui, saltando il centrocampo, ha azionato Delvecchio o si e' proposta in rapidissime azioni alla mano. Il pressing, che nel primo tempo alla Roma non riusciva, e' tornato a sbocciare nella ripresa. Merito di una palpabile crescita di Tommasi, Di Biagio e Di Francesco - meglio coordinati e piu' decisi nell' azione di disturbo e riconquista della palla - e contemporaneamente colpa dello sfilacciamento del reparto centrale milanista: allo schianto di N' Gotty, corrispondeva il calo di Albertini; all' eclissi di Helveg si aggiungevano i mancati rientri di Boban. Squadra lunga, naturalmente, e pure larga e mal disposta, come in occasione del gol. A siglarlo (19' della ripresa) era Paulo Sergio in anticipo su Delvecchio. Ma a propiziarlo, oltre all' assist di Totti, contribuivano sia la staticita' di Costacurta e Helveg, sia l' incapacita' di riprendere palla da parte del centrocampo milanista. Per imporsi la Roma ha dovuto alzare il ritmo nella fondata convinzione che alcuni avversari non avrebbero retto (Boban e Leonardo sono stati i primi a scoppiare). Poi ha sguinzagliato Totti nelle crepe che si creavano tra la difesa e il centrocampo milanista. Infine, o forse e' stata la prima preoccupazione, ha avanzato il fulcro del gioco. Contemporaneamente ha alzato anche la propria difesa? Francamente questo non si puo' dire. Si puo' dire, invece, che diversamente dalle ultime tre prestazioni la squadra di Zeman e' tornata a praticare la trappola del fuorigioco (6 nel primo tempo, 4 nella ripresa). Il fatto che anche Zaccheroni vi abbia fatto cadere l' avversario ben otto volte nel secondo tempo conduce a due considerazioni: che la Roma attaccava di piu' e che il Milan non aveva altro modo per difendersi. Giancarlo Padovan

LE PAGELLE ROSSONERE Abbiati si conferma, Leonardo va in apnea
ROMA - Olimpico maledetto. La settima sconfitta consecutiva nell' ultimo biennio (inclusi i confronti con la Lazio, in campionato e Coppa Italia) cancella il sogno di una leadership rossonera a tempo. ABBIATI 6,5 - Nella prima recita da attore protagonista, non condizionata cioe' da emergenza, conferma di possedere nervi saldi. Senza macchia sul gol, perche' Paulo Sergio (e Delvecchio) gli si parano davanti in solitudine. Esibisce una vasta gamma di parate. SALA 6 - Dignitoso, anche se Delvecchio gli ruba il tempo in occasione del gol - partita prima di essere a sua volta "bruciato" da Paulo Sergio nell' inzuccata decisiva. Ammonito per un fallo sull' ex Pupone giallorosso, saltera' la gara con il Piacenza. COSTACURTA 6 - Anch' egli coinvolto nella trama che ufficializza la prima sconfitta dopo 11 gare di imbattibilita' , forse azzardando un fuorigioco che non riesce. Resta comunque un punto di riferimento irrinunciabile della retroguardia zaccheroniana. MALDINI 6 - Come tutti, patisce le folate giallorosse. Nel complesso pero' non demerita. Anche lui assente con il Piacenza causa cartellino giallo. HELVEG 5,5 - Ritorna titolare dopo quasi due mesi (ultima apparizione in questo senso il 6 gennaio con la Juve) e si vede. A gioco lungo lo abbandonano pure le forze. N' GOTTY 5 - L' anello debole della catena rossonera. Il centrocampo milanista imbarca acqua proprio dalle sue parti. Incaricato di catturare palloni, ne fa omaggio in quantita' agli avversari. Classico difensore che, di fronte agli orizzonti allargati della meta' campo, si fa prendere dall' angoscia. ALBERTINI 5,5 - La dedizione e' grande ma i rifornimenti per l' attacco inesistenti. GUGLIELMINPIETRO 6,5 - Va a stantuffo dove di solito passeggia Ziege. Piu' che sufficiente nella fase di chiusura, e' l' unico ad azzardare lo sfondamento sulla fascia. LEONARDO 5,5 - Parte frizzante, sfiora il gol, e' vivo ma, nel giro di mezz' ora, va in apnea. E con lui il Milan. BIERHOFF 5 - Non e' facile giocare in solitudine agli indiani, come gli capita nella ripresa. Pero' nel primo tempo dilapida buoni palloni, che forse avrebbero potuto mutare il corso della partita. BOBAN 5,5 - Non e' il prestigiatore di Firenze e neppure il guerriero del secondo tempo contro il Cagliari. Lo immaginavamo a tutto campo, libero di scatenare la fantasia, e invece le consegne lo emarginano all' ala, senza possibilita' di incidere realmente sull' incontro. MORFEO 5,5 - Non riesce a vivacizzare l' anemica manovra offensiva. GANZ 5,5 - Idem come sopra. a.co.

LE PAGELLE GIALLOROSSE Totti fa prodezze sotto gli occhi di Zoff ROMA -  Totti il trascinatore della Roma rifiorita: 7 punti nelle ultime tre gare. Impossibile per il Milan, battuto sui ritmi e strapazzato a centrocampo, agganciare la vetta. Ancora una volta, i laziali ringraziano Zdenek Zeman. CHIMENTI 6 - Salvato da Tommasi e dalla traversa nell' illusorio avvio dei rossoneri, sbriga l' ordinaria amministrazione senza destare le abituali apprensioni. QUADRINI 5,5 - Rappresenta l' unica scelta sbagliata del tecnico giallorosso. Capitato sul binario - Guly, non regge le accelerazioni di questo propulsore tonico e ispirato, forse l' unico milanista che non s' arrende mai. Ma arrivera' Wome, per togliere dagli impacci il baby di Trigoria. ZAGO 7,5 - Annulla Bierhoff e quant' altri pretendano di sfondare nei suoi paraggi. Poi si propone in avanscoperta, come previsto dalle girandole romaniste. Impeccabile. ALDAIR 7 - Motivato dall' appuntamento dell' onore romanista, torna il Pluto dei bei tempi andati. Una calamita di palloni. Non c' e' trippa per Boban e Leonardo. CANDELA 6 - Parte male, quasi estraneo alle recuperate armonie zemaniane. Ma lo stonato Helveg gli permette una successiva riabilitazione, anche se i suoi frequenti allunghi non determinano pericoli. TOMMASI 6,5 - Sventaglia l' aggressivita' del tipico cursore di Zeman, riservando le energie soprattutto alla fase difensiva. Forse non ha dimenticato i torti subiti all' andata e schianta N' Gotty a passo di carica. DI BIAGIO 6,5 - Smaltiti gli acciacchi, arriva a tratti sui livelli delle prestazioni mondiali. Organizza il pressing, chiude i varchi e rilancia. Albertini s' inchina. DI FRANCESCO 6,5 - Furore agonistico, pero' pure assolo e giocate trapassanti. Gli omologhi contrapposti spariscono. PAULO SERGIO 6,5 - Soffre Maldini e gli serve l' illuminazione di Totti per diventare, sul filo del fuorigioco, l' uomo partita. Decima rete in campionato, una capocciata memorabile. DELVECCHIO 6 - Respira la diffidenza dei tifosi e comunque distribuisce tanti palloni, difendendoli con caparbieta' . Sfiora anche il gol, prima di finire stremato. TOTTI 7,5 - Un sabato da campionissimo, culminato nella pennellata (saltando due avversari) che riporta un po' d' euforia fra i romanisti. Il commissario tecnico Zoff ne prende atto. Prima aveva colpito pure una traversa. WOME 6 - Meglio di Quadrini: un ritorno importante per la difesa. ARBITRO: BETTIN 5,5 - Ha sempre lo stesso destino di non convincere appieno. Risparmia il dovuto cartellino giallo a Quadrini (fallo su Boban) e a Di Biagio. Poi blocca troppo il gioco, punendo infrazioni opinabili. Franco Melli

L' AMAREZZA PER L' AIUTO AI "CUGINI" I giallorossi fanno festa soltanto a meta' "Con nemici cosi' , la Lazio ha gia' vinto" Zeman ironico: "E' un peccato aver perso tanti punti per errori fatti da altri"

ROMA - Si puo' battere il Milan e non impazzire di felicita' ? La faccia di Zeman, spenti i fuochi dell' Olimpico, dice che si puo' , eccome. Il suo presidente, Sensi, parla di "Roma tornata finalmente a volare", i suoi giocatori di "vittoria fondamentale per la svolta, dopo tanta sfortuna". Il boemo dice semplicemente che e' soddisfatto. Ma a guardarlo ci si crede poco. Che partite come questa accrescano il rimpianto per quello che poteva essere e non sara' ? Zeman sulle prime prova a negare: "Credo che aver giocato sempre alla pari con le grandi, a volte anche molto meglio, sia piu' un motivo di soddisfazione che non di rimpianto". Ma alla fine deve riconoscere il disappunto che gli rode dentro: "Il rammarico piu' forte e' non avere quello che dovevamo avere". I famosi 9 punti "rubati" dagli arbitri? " + storia vecchia, ormai. Si sbaglia sempre nel calcio. Ma in questo campionato, in una fase molto delicata, nei nostri confronti si e' sbagliato troppo". La Roma, insomma, torna a mettere sotto il Milan, a 4 mesi di distanza, centrando stavolta il risultato. Ma il suo maestro non ride: "Vero, contro i rossoneri abbiamo disputato due grandissime gare. Forse all' andata eravamo stati persino piu' sciolti, pur perdendo. Erano altri tempi: allora credevamo di poter lottare per lo scudetto, oggi cerchiamo soltanto di avvicinarci ad una posizione piu' dignitosa". C' e' amarezza nell' allenatore che, pure, ha battuto Zaccheroni per la prima volta in campionato. La Roma gli e' piaciuta, spiega, "per la resa atletica e per la manovra, anche se a volte si e' giocato un po' meno del solito: ma quando non si trova subito la soluzione giusta, e' meglio restare calmi e soprattutto evitare di combinare guai". Quello che proprio non gli va giu' e' la classifica: "Abbiamo confermato di poter competere con tutte le squadre che ci stanno davanti. Al Milan abbiamo lasciato un paio di occasioni all' inizio e poi niente piu' . Zaccheroni sostiene che non si possono fare 34 partite ai ritmi della Roma? Io dico che se ne possono fare anche 60. + sempre piu' questione di testa che di gambe". Un accenno a Totti ("Qualcuno dubitava che fosse un grande giocatore: eccolo servito"), un altro a Delvecchio ("L' ho preferito a Fabio Junior perche' ci da' piu' profondita' e ce l' ha data") e poi la lingua di Zeman torna a battere dove il dente duole. Basta chiedergli: prima lo 0 - 0 di Firenze, ora questa vittoria sul Milan, non e' che la Roma stia facendo troppi favori alla Lazio? "Ognuno deve giocare il suo campionato: e' inevitabile che qualcuno approfitti di certi risultati. Ma credo che chi vuole vincere lo scudetto debba contare soprattutto sulla propria forza". Non gli va proprio giu' quella Lazio che resta incollata in vetta alla classifica. E non e' il solo. Se Sensi uscendo dallo stadio torna su un concetto gia' espresso in settimana ("Potessi strapparla dal primo posto lo farei con le mie mani"), il goleador della giornata, Paulo Sergio, al centro numero 22 in 55 partite italiane, confessa che "lo sgambetto fatto al Milan ha un solo effetto negativo: lanciare ancora di piu' la Lazio verso lo scudetto". E anche Di Francesco, maratoneta ancora decisivo, la pensa piu' o meno cosi' : "Io guardo solo alla Roma e sono stracontento di aver vinto una partita decisiva per il morale e per la classifica. Spiace essere rimasti cosi' indietro: una squadra che gioca come abbiamo fatto noi contro Fiorentina e Milan dovrebbe competere per il titolo. E poi c' e' la Lazio: si fa fatica a digerire che sia cosi' in alto". Ma la battuta piu' amara, dentro lo spogliatoio romanista, viene da un altro giocatore, che pretende l' anonimato: "La cosa che mi fa piu' rabbia? Aver constatato che, se il Milan e' tutto qui, la Lazio puo' anche andare a perdere a Vicenza e vincere ugualmente lo scudetto a mani basse. Se i suoi avversari sono questi, tanto vale mettersi l' animo in pace". Povero Diavolo: qui all' Olimpico e' sembrato cosi' brutto da intristire persino chi l' ha battuto.


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