XXVII Giornata
ROMA - PARMA 2-2
Roma, Stadio Olimpico
domenica 29 marzo 1998
ore: 16:00

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Tabellino partita:
ROMA: KONSEL, CAFU, ZAGO, ALDAIR, DAL MORO (29' ST PETRUZZI), TOMMASI, DI BIAGIO, DI FRANCESCO, PAULO SERGIO, BALBO, TOTTI (23 CAMPAGNOLO, 16 PIVOTTO, 21 TETRADZE, 18 HELGUERA, 19 GAUTIERI, 24 DELVECCHIO).
 
PARMA: BUFFON, APOLLONI, TURAM, CANNAVARO, BENARRIVO, CRIPPA (36' ST ZE'MARIA), SENSINI, FIORE, BLOMQUIST, ADAILTON (33' ST ORLANDINI), CHIESA (12 GUARDALBEN, 8 BAGGIO, 26 BARONE, 30 MORA, 11 CRESPO).
 
ARBITRO: BORRIELLO DI MANTOVA. 
RECUPERO: 2', 3'. 
NOTE - GIORNATA LIMPIDA, TERRENO IN BUONE CONDIZIONI, SPETTATORI 53.103, INCASSO 1.594.875.000. AMMONITI: PER GIOCO SCORRETTO, BENARRIVO, SENSINI, APOLLONI; PER COMPORTAMENTO ANTIREGOLAMENTARE TOTTI, DI FRANCESCO, ADAILTON; PER PROTESTE DI BIAGIO.



FOTOTIFO


"Famo 'na colletta, pe' sto nano che
sta 'n bolletta (riferito a Franco Sensi)"





VIDEOTIFO
 






 

FOTOCALCIO
 








VIDEOCALCIO

Totti P. Sergio


     

 

I VOSTRI RESOCONTI....
....E QUELLI DELLA STAMPA







ii
Corriere Della Sera

Non bastano un gol capolavoro e un assist di Totti, la squadra di Ancelotti risale dallo 0 - 2 e agguanta il pari
Roma senza pace: l'Olimpico contro Sensi Fischi e striscioni, contestato il presidente giallorosso: "Cragnotti, compralo tu!"

ROMA - Non basta uno strepitoso Totti a placare le proteste verso il presidente Sensi e soprattutto a garantire tre punti pesanti da zona Uefa ai romanisti senza pace. Quasi accompagnati in campo dalla contestazione annunciata all'imprenditore di Visso, responsabile d'un quinquennio vissuto sotto lo strapotere laziale (e d'immobilismo sul mercato), i giallorossi sembrano affrontare deconcentrati il ritmo imposto dal Parma, anche se Konsel tampona subito provvidenziale su Adailton, stonato finalizzatore d'ogni trovata di Chiesa. Ma superato un successivo spavento, sempre Chiesa ispiratore trapassante e sempre il sostituto di Crespo che sperpera, quel bravo ragazzo di Totti pretende la ribalta per alleggerire il malcontento popolare. E' un ribaltamento fulmineo; una procedura improvvisamente poco zemaniana, con palla rubata in pressing dallo scattista Paulo Sergio e recapitata nel varco libero al giovane talento fatto in casa. Va imprendibile Totti, lasciando immaginare un Dio misericordioso del football, capitato dentro lo stadio Olimpico per soccorrere l'assente Franco Sensi, bersaglio di cori oltraggiosi e scritte avvelenate. Basta girare lo sguardo e memorizzare la scenografia esibita sugli spalti: "Per la Roma compri, o con la Roma rompi!". Poi i tazebao a volte esagerati ("Societa' da rottamare, presidente da cambiare") e a volte umoristici ("Cragnotti, adesso comprati Sensi!"). Tutti contro questa gestione caratterizzata da troppi investimenti sbagliati e da promesse non mantenute. Ci pensa Totti: il suo sinistro in corsa, a palombella, irride Buffon proiettando provvisoriamente il club maleamato a un passo dall'Udinese. Vi pare giusto, oppositori romanisti, intonare ancora "Sensi senza senso"? I parmigiani, colpiti dall'artista, calano d'intensita' e Di Biagio puo' riorganizzare il reparto di mezzo, mascherandone le lacune propositive. Restano bravi i suoi compagni, Tommasi e Di Francesco, a recuperare palloni, salvo sprecarli spesso nella foga distributiva che impongono gli agguati degli omologhi contrapposti, da Crippa a Fiore, da Sensini all'esterno mancino Blomqvist. Zago sa pescare ancora Totti: sventagliata esatta lungo la corsia sinistra per la rifinitura esemplare a mezz'altezza, a beneficio dell'irrompente Paulo Sergio. E' il raddoppio, che forse meriterebbe applausi in uno scenario modificato. Purtroppo Chiesa, che spazia ovunque, rovina la tregua fra pubblico e presidenza giallorossa. La sua immediata risposta, su lancio di Sensini, e' una prodezza balistica da posizione pressoche' impossibile. Partita riaperta, mentre le disapprovazioni restano in bilico e nell'aria s'avverte l'immutabile voglia di ricominciare al primo episodio contrario. Povera Roma, un po' stradarola e un po' geniale, con il tridente d'attacco amputato laddove opera l'impresentabile Balbo. Thuram e Cannavaro lo annullano, pero' Zeman non scomoda Delvecchio nel prosieguo per evitare il ricongiungimento. Due punizioni precedono il calcio piazzato del 2 - 2, firmato Chiesa. Che vuole emulare Totti e non perdere quota nella considerazione di Cesare Maldini. Segue l'assalto orgoglioso dei romanisti, sempre imprecisi a centrocampo e preoccupanti nell'assetto arretrato. E' un finale sotto i fischi, ravvivato unicamente da una traversa colpita in mischia da Tommasi, dopo uno spunto prolungato di Paulo Sergio. Picchiano duro Apolloni, Benarrivo e Crippa, che in un tafferuglio rimedia una manata da Di Biagio, meritevole d'espulsione. L'arbitro Borriello, sempre poco autorevole, sorvola. E il pareggio lascia tutti scontenti. A Sensi fischieranno le orecchie.

VOCI DI MERCATO "Il mio nome e' Chiesa Verro' per il Giubileo" ROMA - Chiesa alla Roma per dimenticare Stankovic. La voce della clamorosa trattativa tra Sensi e Tanzi e' rimbalzata ieri nell'Olimpico fulminato dalle due prodezze del bomber. Zeman si e' rifiutato di commentare, Ancelotti ha reagito con una battuta: "Non conosco il mio destino nel Parma, figurarsi cosa so di quello di Chiesa". Il diretto interessato e' stato possibilista e ironico: "Ogni settimana le indiscrezioni di mercato mi spediscono a questa o a quella squadra. Ma a me fa piacere. La Roma? Grande societa', grande squadra, pubblico magnifico. Chiunque verrebbe a giocare qui volentieri. Per il futuro non mi sento di escludere niente. Per ora gioco con il Parma e a Roma, con i miei due gol, credo di avere aiutato la squadra a uscire da un gran brutto momento. Comunque, se serve una Chiesa, posso arrivare a Roma anche per il Giubileo".


Repubblica

La gara degli striscioni Sensi sei un laziale

ROMA - Trenta striscioni, esposti prima, durante e dopo la partita. Trenta modi per accusare, fare polemica, prendere in giro, esprimere il proprio malcontento. Trenta frasi scritte in vernice rossa su striscioni bianchi, tutti con un solo punto di riferimento, il presidente della Roma Franco Sensi che ieri non era neanche all' Olimpico. Due partite nella stessa giornata, una in campo pareggiata bene dalla Roma e un' altra sugli spalti, giocata a colpi di battute in romanesco dai tifosi. Cinquantatremila gli spettatori, pochi a dire la verità, rispetto a quelli a cui era abituata la piazza romana in partite di un certo livello. La storia di Stankovic, preso dalla Lazio, più veloce e pronta a investire della Roma, ha rappresentato una sorta di quinta sconfitta nel derby cittadino e ieri il pubblico non ha fatto altro che attaccare a forza di insulti scritti, una gestione societaria sotto accusa da anni. "Sensi due di coppe", "Sensi cediti", "Sensi laziale", "Sensi nostra rovina", "Sensi soggetto", solo alcuni degli sfottò sbandierati dalla curva contro un presidente ritenuto sempre più colpevole di immobilismo. Il più lucido nel valutare il clima freddo e ostile nel quale si è ritrovata la Roma ieri pomeriggio è stato proprio Zeman, ormai abituato agli umori della città. "A Roma si vive di isterismi collettivi, è una consuetudine. Questo è uno di quei momenti. Non ci faccio neanche caso. Il pubblico se la prende con Sensi, eppure se c' è un presidente pronto a spendere, e a dare tutto a questa squadra è proprio lui". Giusto un accenno di ruffianeria. Inutile insistere sulla storia dei derby persi, inutile fare accenni al mercato, sul quale il boemo è maestro di bugie. "Sono stato io a consigliare di ritirarci dalla trattativa per Stankovic" è solo una delle ultime argomentazioni. E proprio Ancelotti, uno degli allenatori che più stima gioco e idee di Zeman, ha commentato con un lungo sorriso la contestazione di ieri. "Non sono abituato ad entrare all' Olimpico e trovare quel silenzio. A Roma ho vissuto e giocato tanto tempo, il calore della gente è sempre stato un aspetto particolare, importante per la squadra. Non conosco i motivi della contestazione, ma li immagino. Quattro derby persi possono condizionare". Ancora un altro sorriso. Poi per non sembrare troppo severo, Ancelotti prova faticosamente a schierarsi con il tecnico della Roma. "Sul mercato però ha ragione l' allenatore. Stankovic è un giocatore che conosceva bene anche il Parma, la Lazio ha fatto un grosso investimento, ma insomma, non c' è solo lui sul mercato". I giocatori hanno provato a cavarsela con qualche risposta di circostanza, anche se il disagio era difficile da nascondere. Qualcuno, Dal Moro in testa, con meno esperienza degli altri, ha ammesso apertamente l' imbarazzo: "Non fa piacere giocare in casa e trovare un pubblico tanto freddo. Non eravamo tranquillissimi, sapevamo di non poter sbagliare, anche perché oltre ai tifosi c' era soprattutto l' Uefa a cui pensare e la partita col Parma poteva essere decisiva". Dichiarazione subito smontata da Balbo, più attento, più furbo nel mantenere in equilibrio i rapporti con spettatori e società. "La contestazione non ha influito". E dopo una prestazione in grigio, l' attaccante argentino trova anche la voglia di fare dell' autoironia. "Questa volta, se Zeman mi avesse sostituito, sarei stato costretto ad uscire con la mano sulla bocca per non parlare".


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