VII Giornata
ROMA - LAZIO 1-3
Roma, Stadio Olimpico
sabato 1 novembre 1997

ore 20:30

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Tabellino partita:
ROMA (4-3-3 a zona): Konsel - Cafu, Gomez (36' st Paulo Sergio), Servidei, Candela - Tommasi, Di Biagio, Di Francesco (19' st Vagner) - Gautieri (12' st Delvecchio), Balbo, Totti.

LAZIO (4-4-2 a zona): Marchegiani - Pancaro, Nesta, Lopez, Favalli - Fuser, Almeyda (22' pt Negro), Jugovic (38' st Venturin), Nedved - Mancini (28' st Marcolin), Casiraghi.

Arbitro: Collina.

Reti: 2' st Mancini, 12' st Casiraghi, 40 st Nedved, 46' st Delvecchio.

Note: spettatori 73.121 dei quali 38.419 paganti per un incasso di 3.040.801.000 con 894.400.000 quota abbonati. Espulsi Favalli e Di Biagio. Ammoniti Pancaro, Balbo, Servidei, Negro, Nesta, Candela.



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Delvecchio





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Il gol di Delvecchio
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Repubblica

INCREDIBILMENTE LAZIO

ROMA - Verdetto inequivocabile: la Lazio ha un' anima matura, la Roma deve ancora costruirsela, la Lazio ha una testa, la Roma non ancora. Una lezione memorabile, la Lazio l' ha sovrastata con le magie di Mancini mentre la Roma balbettava con il suo centrocampo privo di genio e con Totti affetto da sindrome di derby. E' stata più furba, più astuta, più cinica la squadra di Eriksson, che si è ritrovata in dieci dopo 7' per l' espulsione di Favalli (duro intervento su Tommasi lanciato a rete: espulsione più per violenza che per fallo su ultimo uomo) e ha messo in pratica un sano calcio da combattimento per tutto il primo tempo, per poi colpire nella ripresa con due perfetti contropiede, nei quali la povertà tattica della Roma è apparsa in tutta la sua pochezza. In 11 contro 10 la squadra di Zeman è mancata di una dote essenziale, il coraggio. E' rimasta intimidita sulle sue linee, non riuscendo mai a fare pressione sugli avversari, mai a mettere ansia alla difesa laziale neanche quando non si era ancora riassestata con l' ingresso di Negro. Povera Roma, grandemente ridimensionata da questa batosta, persa dietro le corse dei suoi ragazzi (Di Francesco e Tommasi, oltre a Totti) che correvano senza sapere dove, mentre l' handicap di una coppia centrale inedita pesava più nell' atteggiamento che non nei fatti. Nel finale è stata una squadra incapace di connettere e ragionare sulla sorprendente sventura che le era capitata. Ma qualche remora l' emergenza l' ha instillata anche nella testa di Zeman, se ha portato Di Biagio in posizione estremamente arretrata, proprio davanti al duo Gomez-Servidei, con l' incarico anche di andare a contrastare Casiraghi sulle palle alte che venivano dai lunghi rilanci di Marchegiani. Ma un Di Biagio così lontano dal centrocampo impoveriva irrimediabilmente la manovra romanista, allungava la squadra, le toglieva tessuto. La Lazio riprende la sua strada, dopo la migliore gara della stagione, anche se il vertice è lontano. E' stata invece perfetta, affidandosi ai due geniali momenti del duo Mancini-Casiraghi della ripresa, irridendo la difesa romanista, i due a giocare per una metà campo come avessero di fronte ragazzi dell' oratorio. Ma anche nel primo tempo aveva giocato meglio della Roma, con più fluidità e maggiore chiarezza di idee, con un inesauribile Jugovic e un Fuser che ha sfiorato il vantaggio con una punizione al 26' . Ha rischiato anche grosso di rimanere in nove, quando Pancaro che era stato già ammonito ha rifilato un paio di gomitate a chi gli capitava sotto tiro. Ma Collina a quel punto aveva già optato per una gestione politica dei fatti. Le durezze e i falli non hanno potuto nascondere il thrilling della partita, che è stata bella, nonostante il cattivo esempio sia arrivato proprio dalle curve. Il lancio di lacrimogeni ha costretto Collina a continue sospensioni, poi c' è stata l' esibizione di cori antisemiti nei quali la curva laziale è maestra. 'Noi in Europa, voi in Sinagoga' e 'Roma club Israele' i due megastriscioni degli Irriducibili, che esibiscono anche un po' di paccottiglia di Salò (' L'imperativo è categorico: vincere e vinceremo' ). Le occasioni della Roma si limitano a un paio di tiri del primo tempo deviati da Marchegiani su Gautieri e Tommasi, quest' ultimo al 27' , una gran botta centrale. La Lazio è più pericolosa, soprattutto con Fuser, mentre Mancini dorme. Si sveglia al 2' della ripresa, quando su un lungo rilancio di Negro, incanta Tommasi e Servidei e spedisce nel sette. Roma sotto choc, si squaglia, al 12' Casiraghi si fa parare in contropiede, ma poi devia su un cross di Mancini cogliendo l' angolo basso vicino di Konsel. Al 40' l' apoteosi con Nedved, poi Di Biagio si faceva espellere, mentre Delvecchio in chiusura su cross di Candela alleviava di una briciola la pena giallorossa. Per Eriksson un lungo sorriso: "Sembrava una partita rovinata dall' espulsione invece abbiamo vinto, con po' di fortuna ma meritatamente".


Corriere Della Sera

La Lazio cancella per tre volte Zeman

Espulso subito Favalli, ma la Roma non ne approfitta: Mancini, Casiraghi e Nedved la umiliano

ROMA - LAZIO 1 - 3 / Gli uomini di Eriksson dilagano nella ripresa contro i giallorossi guidati dal loro ex allenatore. Nel finale gol di Delvecchio La Lazio cancella per tre volte Zeman Espulso subito Favalli, ma la Roma non ne approfitta: Mancini, Casiraghi e Nedved la umiliano ROMA - Lezione all'italiana fra i fumogeni, per l'integralista della presunta rivoluzione giallorossa. Tre schiaffoni ricevuti sprecando per oltre 80', nei velleitarismi, l'uomo in piu'; un patatrac della Roma zemaniana sotto i colpi della banda - Mancini, dopo un breve disorientamento determinato dall'espulsione di Favalli. Il derby e' anche quello che non t'aspetti, con i valori romanisti subito scanditi e ingolfati fra le scorrettezze dei laziali. I giallorossi partono sparati, quasi rovesciati sul campo dalla scenografia psichedelica dei loro innamorati, con Balbo attivato da suggeritore per un suggerimento trapassante, destinazione Tommasi. Scatta il fruitore nello spazio spalancato in verticale e Favalli lo butta giu', scavalcato dal dribbling d'avvicinamento a Marchegiani. Sono passati appena otto minuti, ma l'ottimo Collina non puo' chiudere gli occhi: cartellino rosso, spinte, proteste biancocelesti e la sensazione diffusa d'un dominio zemaniano che via via si accentuera'. Eriksson in panchina pare irrigidito, Jugovic scala laddove combatteva l'espulso; un quarto d'ora d'apnea prima d'inoltrare Negro nel quartetto arretrato, togliendo lo sconsolato Almeyda. Significa che la Lazio fa di necessita' virtu', inalberando pure alcuni accaniti picchiatori (Nedved e soprattutto Pancaro, che gia' ammonito sarebbe da cacciare per una volontaria gomitata al volto dell'arrembante Tommasi) per non soccombere. I romanisti cadono nella trappola, pressoche' irrigiditi dalla superiorita' numerica che dovrebbero gestire accorti, senza dimenticare una paralizzante vulnerabilita' difensiva fissata dagli stralunati Gomez e Servidei, non proponibili nelle mansioni dell'accoppiata assente Aldair - Petruzzi. Pazza stracittadina di campionato n. 109, usata da Zeman fino all'harakiri per spremere i rimpianti dell'altra sponda. Un falo' d'illusioni che brucia sul sinistro di Tommasi scoccato d'anticipo su Nedved, dopo una difficoltosa respinta a pugni di Marchegiani. La Roma pressa irragionevole, cercando preziosismi estetici fuori luogo, come se il tempo per andare in vantaggio risultasse sterminato. E piombati all'intervallo, i ragazzi di Sven Goran scoprono di possedere la grinta necessaria per proseguire senza spaventi, vagheggiando soluzioni contropiedistiche. Basta improvvisare sullo sbilanciamento degli avversari, snidandone i rischi di sovraccarico dinamico. L'ingranaggio di Zeman s'e' inceppato, privo di scorciatoie risolutive, abbandonato nella lotta dai velleitari Totti e Balbo, campioni delle parte facili. Si', al culmine dei suoi paradossi, la Roma crolla causa abuso d'attacchi scriteriati. Proprio quanto serve per scatenare Mancini, che ci va a nozze con quel reparto arretrato cosi' approssimativo. Casiraghi riceve l'alleggerimento e punta sull'artista, che si beve in slalom tanto Servidei quanto Tommasi, fiondando il destro imparabile quasi sotto l'incrocio. L'incolpevole Konsel s'arrende, La Roma mortificata ricomincia a testa bassa, offrendosi ad altri immediati ribaltamenti. Dietro svetta Nesta e i propositori Jugovic e Fuser rilanciano puntuali l'azione nei varchi sguarniti dall'arrembaggio al rischiatutto, senza movimenti simultanei di cursori giallorossi. E' lo sfascio delle teorie zemaniane, nemmeno annunciato e addirittura inimmaginabile negli approcci iniziali. Benedetta la cacciata di Favalli, che ha costretto i laziali ad esaltarsi negli anticipi e nelle marcature furibonde, diventando micidiali di rimessa. Come dimostra Casiraghi, catapultato verso Konsel, che gli restringe la visuale senza paventare fratture alla mandibola. Il coraggio del portiere rinvia di pochi istanti l'annientamento definitivo: fuga e cross "alla Mancio" da un versante all'altro e Casiraghi azzecca la volee nell'angolo, fra sentinelle sbadate. Povera Roma! La rivoluzione del precettore boemo passa sulla graticola degli sfotto' dei suoi ex tifosi, mentre la Lazio trova semplificazioni di gioco inaudite, sempre schizzando via sull'errore propositivo del portatore di palla avversario. Saltate le consegne, spartiscono nella voragine pefino Cafu, Di Francesco e Candela che avevano iniziato bene, diffondendo impressioni soggioganti sugli omologhi dirimpettai. Tutto cancellato, tutto ribaltato come in una cavalcata all'incontrario verso ulteriori dispiaceri. Mancini detta legge dietro - avanti e ora tocca a Nedved involarsi, uccellando l'uscita di Konsel con il calibrato pallonetto del trionfo. I rimpasti di Zeman accrescono i disagi, salvo memorizzare lo stacco - gol del subentrato Delvecchio, che scalfisce appena la mortificazione pesantissima. E cacciato agli sgoccioli pure Di Biagio, esplode la strameritata festa laziale.

IL TECNICO SI METTE SOTTO ACCUSA Il boemo: "Dopo mezz'ora e' saltato tutto" ROMA - Mai dimenticare gli amici, Zeman. Ricorda la battuta di Al Pacino a Sean Penn, in "Carlito's way"? Mai dimenticarli, gli amici. Perche' poi questi si vendicano e te la fanno pagare. "Tutto da rifare? No, perche' la partita non si puo' rigiocare...". Il primo tentativo di scuotere il gelo della sala stampa va a vuoto. Nessuno ha voglia di sorridere. Laziali a parte, si capisce. "La differenza tra i tre gol che ho preso dalla Roma quando allenavo la Lazio e questi e' minima. Eravamo proprio vicini allo stesso risultato...". Poi Zeman capisce che non e' proprio aria. E allora torna la sfinge di sempre: "E' stata la peggior Roma della mia gestione. Lo 0 - 3 di tre anni fa non fu piu' bruciante di questo. Anzi. Quella Lazio mi piacque molto di piu'. La formazione? Se potessi tornare indietro rimetterei in campo la stessa. Sono deluso perche' abbiamo sbagliato in pieno la partita. Dopo una mezz'ora buona, e' saltato tutto: le distanze, i movimenti. Siamo mancati completamente come collettivo. Se anch'io mi sento responsabile? Certamente si'. Ma non sono preoccupato per il futuro. Non credo che questa sconfitta, per quanto pesante, azzeri tutto il lavoro svolto finora. Il problema, invece, e' che molti la penseranno in questo modo". Ignorato dal pubblico laziale, cosa forse che l'ha ferito piu' di ogni altra, Zeman e' stato "riscoperto" dopo il raddoppio di Casiraghi. Quando tutta la curva nord ha cominciato a sbeffeggiarlo: "Facci un saluto, boemo, facci un saluto". Ma Zeman non poteva accontentarli. "Prendo la sconfitta - ha continuato - come un incidente di percorso. Ma e' chiaro che mi aspetto una reazione subito". Sven Goran Eriksson ha gli occhi di fuori, ancora incredulo per lo spettacolo. L'ex romanista, ancora piu' ignorato di Zeman, ha vinto oltre ogni speranza il primo derby della capitale (ne aveva pareggiati due quando stava sulla panchina giallorossa, quattordici anni fa). "Siamo stati grandi, abbiamo giocato un secondo tempo perfetto - ha spiegato -. Nell'intervallo me la sono presa perche' avevo visto la squadra troppo timorosa, dopo l'espulsione di Favalli. Cosi' ai ragazzi ho detto: svegliamoci, cominciamo anche ad attaccare, senno' la Roma prima o poi segna. Direi proprio che mi abbiano ascoltato. Non poteva andare meglio. Davvero". Davvero.

Tribuna politica: frecciata di Storace al sindaco Rutelli ROMA - Tribuna politica al derby romano. Nel curioso gioco degli intrecci esce vincitrice la "strana coppia" formata dal leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, e dal sindaco "ulivista" Francesco Rutelli. Non e' un super - inciucio, ma comune fede laziale. Al 100 % per il sindaco, ereditata dalla moglie Daniela per l'esponente del Polo. Sconfitti, invece, i romanisti: il segretario pidiessino Massimo D'Alema resta deluso esattamente come il candidato sindaco del Polo, Pierluigi Borghini. La sconfitta giallorossa serve pero' a Francesco Storace (An), presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, per lanciare una "gufata" politica: "Rutelli ha vinto il derby, Borghini vincera' le elezioni". Grande delusione, politica a parte, per tutto il parterre giallorosso (la Roma giocava in casa e, in tribuna vip, era piu' numeroso il contingente degli "zemaniani"). Gomme a terra per Max Biaggi, campione del mondo nel motomondiale, che nell'intervallo si era lasciato andare a un commento troppo ottimista: "La Roma sta dominando, speriamo che riesca a raccogliere i frutti nella ripresa". E tra le facce deluse sfila anche quella di Carlo Verdone: il film dell'Olimpico, per lui giallorosso, non e' stato certo un bello spettacolo.


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