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XX Giornata
SAMPDORIA - ROMA 1-2
Genova, Stadio Marassi
domenica
16 febbraio 1997
ore: 15:00


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Tabellino partita:
SAMPDORIA: Sereni, Balleri, Dieng, Mihajlovic, Laigle, Karembeu, Franceschetti, Veron, Carparelli, Montella, Iacopino (13'st Salsano).
Allenatore: Eriksson.
 
ROMA: Cervone, Tetradze, Pivotto, Aldair, Candela, Di Biagio, Thern, Carboni, Moriero (44'st Delvecchio), Balbo,
Totti (31'st Statuto).

Allenatore: Bianchi.

Arbitro: Boggi di Salerno.


RETI:46'pt Moriero, 14'st Balbo, 30'st Montella.
 

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Corriere Della Sera

Totti fa il Mancini, la Samp affonda

La Roma passa a Marassi contro una squadra incapace di reagire all' assenza del suo capitano

Rete in contropiede di Moriero e regalo del portiere a Balbo: inutile il gol di Montella per i blucerchiati che perdono terreno dalla Juve

DAL NOSTRO INVIATO GENOVA - "Mancineggiare" non e' esattamente un verbo, un ruolo o un mestiere. E' piuttosto l'atto che discende da una qualita' calcistica, sempre che questa qualita' si possieda veramente e se ne faccia un uso saggio: ne' eccessivo da rimanerne storditi, ne' egoistico da farsela bastare solo per se medesimi. Roberto Mancini, che ieri per la prima volta dall'inizio della stagione non era in campo dal primo minuto, ha capito finalmente quanto adesso il "mancineggiare" sia piu' utile ai suoi compagni che a lui stesso. Fu, quest'ultimo, un inganno perpetrato nel tempo e, a volte, con incomprensibile autolesionismo. Certo, bisogna sempre arrivare al confine di qualcosa per rendersi conto di chi si e' veramente e a chi si puo' dare: Mancini ha compiuto 32 anni il novembre scorso e, dopo anni buoni e giorni di tempesta, sembra solo adesso il placido padrone del suo tempo e di quello di una giovane combriccola che in lui si identifica, che da lui si fa trascinare, forse anche maltrattare, comunque sedurre. Non poteva, ieri, "mancineggiare" Mancini, caracollando tra la propria genialita' e l'indolenza, sospeso sul filo di insondabili umori. Roberto non c'era, perche' squalificato, e come lui mancava il portiere titolare Ferron, il terzino Pesaresi e l'ultimo dei patriarchi, Moreno Mannini, azzannato alla schiena dagli acciacchi dell'usura. Senza tre uomini importanti, e deprivata dell'essenza stessa della squadra, la Samp ha provato a giocare come sa, ma senza trovare i riferimenti consueti della manovra. Era Montella che cercava di recitare da Mancini, ma a nessuno tra Iacopino e Carparelli riusciva di essere Montella. Al contrario, dall'altra parte, si esaltava un ventenne romano e romanista che sapeva "mancineggiare" con servizievole leggerezza, senza un fronzolo o eccesso: Francesco Totti era, e forse diventera', il Roberto Mancini della Roma. Rispetto al doriano, pero', sembra un leader gia' adesso. Non solo per l'autorita' tecnica con cui si esprime, ma anche per le caratteristiche intrinseche del suo stare in campo: pur servito, a volte, con le spalle girate alla porta, Totti ha dimostrato di saper sempre smistare palla di prima, "percependo" da sensitivo puro la presenza del compagno smarcato o in fase di movimento senza palla. E' accaduto cosi' sul primo gol, di Moriero. E ancora al 2' e al 12' della ripresa, quando sempre Moriero, perforando il versante destro presidiato da un Laigle fuori ruolo, riusciva a presentarsi solo davanti a Sereni per sbagliare con sistematica imprecisione, un atteggiamento che ha ricordato il "chiodismo" (da Stefano Chiodi, quando giocava nel Milan soprattutto). Il massimo Moriero l'ha pero' raggiunto nell'eccitato finale, cioe' nel momento di maggior pressione avversaria. Perche', nel frattempo, la Roma aveva si' raddoppiato con Balbo (angolo di Totti, presa burrosa di Sereni e gol rapinoso dell'argentino ombroso a causa dell'influenza), ma anche subito un tentativo di rimonta con Montella, abile a sfruttare la manchevolezza di Cervone, involontario emulo del portiere avversario. Sul piede destro di Moriero, dunque, si poggiava il sigillo del successo: solo, mentre un affranto Sereni abbozzava l'uscita, l'esterno romanista calibrava il piu' vacuo dei pallonetti aggiranti. A quel punto, la legge del contrappasso esigeva adeguata punizione del reprobo. Non arrivando per esclusivo merito di Cervone (superbi riflessi sulla punizione di Mihajlovic al 92'), Moriero merita una punizione piu' modesta, ma non meno impietosa: il 5 in pagella, nonostante il bel gol del primo vantaggio. La Roma ha, comunque, vinto attingendo il merito da una disposizione tattica zonista (4 - 4 - 2) applicata con rigore difensivo soprattutto dai due esterni (i nuovi Tetrazde e Candela, alla seconda partita), oltre che dal semidebuttante Pivotto (ex Carpi). Buona la protezione centrale che ha favorito una squadra quasi sempre "corta", capace dunque di determinarsi gli spazi nei quali Totti ha infilato palloni preziosi per i compagni. Stavolta Bianchi puo' esibire il successo come proprio: favorita da un gol nel finale di tempo, la Roma ha potuto giocare esattamente come voleva il tecnico. Ovvero, esasperando il contropiede, arma che - come dimostrano i fatti - non disdegnano certo gli zonisti impuri, al cui club l'argentino e' iscritto da tempo. Quanto a Eriksson, abbiamo avuto conferma (l'ennesima) di quanto scrivemmo il giorno in cui si gioco' Milan - Sampdoria: slegato dai singoli - e soprattutto dal Mancini sfavillante di questi mesi - e' l'allenatore che sapevamo. Che fa giocare terzino un centrocampista (Laigle) e da quella parte si lascia sventrare. Non sempre provvede una fortuna chiamata Pagotto. SAMPDORIA 1 Sereni 5 Balleri 5,5 Dieng 6 Mihajlovic 6 Laigle 5 Karembeu 5,5 Franceschetti 6 Veron 6,5 Carparelli 5 Montella 6 Iacopino 5 All.: Eriksson 5 ROMA 2 Cervone 6,5 Tetradze 7 Aldair 6 Pivotto 7 Candela 7 Moriero 5 Thern 6,5 Di Biagio 6 Carboni 6 Balbo 5,5 Totti 7,5 All. C. Bianchi 7 Arbitro: Boggi 7 (Zanforlin 6, Gregori 6) 7' Montella, destro su assist Veron, respinge Cervone 9' Totti, destro al volo, alto, lancio di Carboni 20' Cervone, doppio salvataggio su Montella e Jacopino 45' Gol: Moriero, destro in diagonale, assist di Totti0 - 1 3' Montella manca rovesciata sottorete, assist di Veron 6' Totti lanciato da Balbo, fermato da Sereni in uscita 12' Moriero, solo, destro, salva Sereni, assist di Totti 13' Gol: Balbo, destro, errore di Sereni su angolo Totti0 - 2 29' Gol: Montella, sinistro dopo tiro Carparelli ribattuto1 - 2 47' Mihailovic, sinistro su punizione, Cervone devia Ammoniti: Totti, Laigle, Candela, Cervone. Sostituzioni. Samp: Salsano (6) per Iacopino al 12' s.t. Roma: Statuto (s.v.) per Totti al 32' s.t. Delvecchio (s.v.) per Moriero al 44' s.t. Recuperi: 1' piu' 3'.

SENSI EUFORICO: "RINGRAZIO SAN CERVONE" Eriksson: "Ho rivisto Inghilterra - Italia In svantaggio al primo tiro in porta"
GENOVA - Al gioioso e scaramantico silenzio stampa della Roma sfuggono soltanto il presidente Sensi e Candela, che non puo' sottrarsi a microfoni e telecamere delle Tv francesi. Sensi ha parole dolci soprattutto per Cervone, con il quale, nel recente passato, ha aspramente polemizzato: "Devo ringraziare soprattutto lui se abbiamo vinto, e' veramente un grande portiere e un grande personaggio". Poi punzecchia i suoi critici: "Quando ho acquistato Pivotto mi hanno preso in giro. Dicevano che avevo preso Gianni e Pinotto. Invece, quel ragazzo e' un leone. Carlos Bianchi? Non e' mai stato in discussione". Candela festeggia il successo tessendo le lodi della difesa romanista: "E' nuova di zecca, tranne Aldair. Eppure, e' riuscita a fermare il piu' forte attacco del campionato italiano. Sono felice. Rispetto a un mese fa, quando sono arrivato a Roma, abbiamo compiuto incredibili miglioramenti". La Samp assorbe invece la sconfitta con il consueto stile. Eriksson non si scompone neppure quando gli viene chiesto come si sente dopo aver perso il suo primo derby dell'anno: "No, e' stata battuta soltanto la Sampdoria". Il 2 - 1 a favore della Roma, in ogni caso, gli brucia parecchio: "Abbiamo giocato meglio noi, meritavamo almeno il pareggio. La partita e' stata un po' come Inghilterra - Italia". Nessuna chiosa a questa pungente considerazione, che rianimera' sicuramente l'eterna polemica tra italianisti e zonisti. E' evidente, comunque, che il catenaccio di Carlos Bianchi e quello di Cesare Maldini non vanno a genio allo svedese. E' arrabbiato, Sven, anche con se stesso: "Se dovessimo rigiocare non so se manderei in campo la stessa formazione. Ho notato anch'io che da quando e' entrato Salsano le cose sono andate meglio, pero' anche nel primo tempo avevamo giocato un buon calcio. La Roma ha tirato in porta per la prima volta al 45' ed e' passata in vantaggio". Laigle terzino e' stata una mossa azzardata? "Non sono d'accordo, solo in occasione del primo gol forse era un po' troppo avanti. Ma bisogna anche dar merito a Moriero che ha tirato benissimo". Non crede che siano stati proprio i giovani a tradirla? "Forse, in occasione del secondo gol, Sereni ha commesso un errore. Ma se non sbaglia adesso che e' giovane, quando sbagliera'? Anche Iacopino e Carparelli non vanno colpevolizzati. Hanno fatto buone cose". Non cerca scuse, non cita gli assenti. Puntualizza soltanto che, alla lunga, Veron e Mihajlovic hanno pagato la fatica delle lunghe trasferte con le rispettive nazionali: "Veron e' tornato l'altro ieri dalla Colombia, Mihajlovic dall'Asia. Alla fine, soprattutto al nostro libero, non giravano piu' le gambe". La Juventus fuggita? "La sua vittoria non mi stupisce affatto, l'avevo pronosticata. No, non e' sulla Juventus la nostra corsa".


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