IX Giornata
ROMA - LAZIO 1-1
Roma, Stadio Olimpico
domenica 24 ottobre 1993
Ore 14:30

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L'esultanza di Piacentini

















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Piacentini Il servizio Altro servizio


 
 

Ormai pure i carovanieri di Timbuctù sanno come finisce il derby romanesco. Senza medaglie e cotillons. Senza un dispetto che regga fino al 90'. Senza poter inorgoglire per una squadra o l'altra, nel palio cittadino che straripa sempre solo sorprese coreografiche aspettando l'Evento. Così, ripiegate le bandiere sul settimo pareggio consecutivo, si racimolano poche emozioni che giustifichino la messinscena da oltre 70 mila spettatori, con 2.600 milioni sottratti ai consumi primari di questa capitale ancora tradita. E del gioco vagheggiato, se ne riparlerà semmai quando tanto Mazzone quanto Zoff elimineranno i timori, qui attorcigliati a lungo in un groviglio centrocampistico pacchiano, quasi prevalessero comuni furori distruttivi dentro l'Olimpico terra straniera. Sei ammoniti inacidiscono gli snodi meno disprezzabili di Roma Lazio, ma oltre il primo tempo blindato vengono giusto notate due azioni giallorosse e una botta contropiedistica Fuser Signori Casiraghi, per ricordare quel Lorieri niente male tra i pali. Stavolta comunque l'esecuzione sotto misura gli sbatte addosso, salvo ritrovare subito sigillata ogni smania biancazzurra nonostante qualche accelerazione Winter, dietro cui arranca Mihajlovic. Sì, appesi ad un 3 6 1 tutta umilta', i cavalieri di Trigoria sanno almeno cosa vogliono: erigere un muro intermedio, lavorare in superiorità numerica tra Fuser Di Mauro De Paola e Winter, srotolare football di possesso, smorzare i ritmi al punto da consentire le interferenze Giannini. Poi Dio provvede. Anzi dovrebbe provvedere la mina vagante Haessler, saltuariamente nel mirino di Bacci o Bergodi, terzini spesso trattenuti dal solo spauracchio Balbo, che Bonomi e Di Matteo già randellano nei contrasti. Certo, pure una Lazio rattoppata andrebbe rettificata presto con un po' di coraggio: invece Zoff lascia lì i pletorici difensori, non rischia, non infila ad esempio qualcuno in grado di formulare proposte verticali, supportando meglio l'accoppiata Signori Casiraghi, all' inseguimento dei rimasugli per sorprendere Festa, Garzya, Lanna. E dimenticate ceste di passaggi sbagliati, di lanci spropositati, di rimandi purchessia, la grandeur cragnottiana vacilla mentre Giannini azzecca l'assist perforante, destinazione Piacentini. Che scavalcato Bacci, tratteggia dal fondo il cross verso l'altro palo, con Balbo svelto ad anticipare Bonomi e l'uscita del portiere. Gol ? Pairetto, consultato il guardalinee, annulla. La traiettoria Piacentini carica d' effetto forse ha girato fuori. Però la Roma convalescente, in uno squarcio d'orgoglio, insiste ad inventare nel nulla l'occasionale forza d'urto del reparto avanzato: Balbo retrocede, sradica, appoggia verso Giannini e via al trapassante Carboni. Balbo atterrato rimedia il calcio piazzato dalla lunetta; roba per Haessler, Marchegiani salva in volo. Stelle laziali dove siete ? Abbandonata dai solisti assenti, rattrappita sulla corsia Fuser e poi di là dove mancano le sovrapposizioni d'un tornante di vocazione, la compagnia Zoff pedala indietro, accatasta colpi d'alleggerimento, nell'obsoleto festival dei marcatori ad personam. Come schiodarlo allora il derby della minestra, un cucchiaio a me e uno a te, senza pretese creative, senza ricette esplosive ? Beh, serve proprio qualcuno che trovi un quadrifoglio domenicale sul prato dell'acciacca pesta. Serve un lampo di follia sopra queruli atteggiamenti di parte. Insomma, l'ardire giallorosso contraddistinto da una serie di corner a ripetizione consegna a Piacentini il ruolo dell'eversore atteso. Batte Haessler, Lanna allunga, e appena fuori area il "sorteggiato" cursore di Mazzone indovina la voleè e da schianto. Vuoi vedere che finalmente avremo una formazione vincente alla festa de noantri ? Breve illusione. La Roma si ritrae, ha paura di conquistare l'intera posta. La Roma vede entrare Marcolin al posto di Bonomi e non avverte l'esigenza d'inserire un Rizzitelli, almeno per impedire l'arrembaggio dei frastornati avversari. Proprio Marcolin diventa a suo modo determinante. Perchè sgambettato da Piacentini, sulla trequarti di sinistra, esegue la punizione che porta Bergodi, in posizione d'ala, a centrare a beneficio di qualche anima pia. Mischia: Casiraghi di testa allunga, irrompe l'ex Di Mauro e piazza l'1 1 tra le gambe spalancate di Lanna. Ne discende un finale di contrapposte rinunce, riempito di sciabolate senza costrutto, di scontri da brividi all'imbocco delle opposte aree. Poi restano i rimpianti giallorossi, resta il ricordo di un tiro sballato di Giannini e di Balbo buttato via da Marchegiani, scavalcato comunque da un tiro fuori quadro. Mazzone impreca. Zoff si contenta. Arrivederci al 6 marzo 1994.
(tratto da Laziowiki.org)

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Corriere Della Sera

Qui Roma, capitale del pareggio

commento al derby, le dichiarazioni degli allenatori Carlo Mazzone e Dino Zoff

PER LA SETTIMA VOLTA CONSECUTIVA IL DERBY DA 2600 MILIONI SI E CONCLUSO SENZA VINCITORI

ROMA . Ormai pure i carovanieri di Timbuctu' sanno come finisce il derby romanesco. Senza medaglie e cotillons. Senza un dispetto che regga fino al 90' . Senza poter inorgoglire per una squadra o l' altra, nel palio cittadino che straripa sempre solo sorprese coreografiche aspettando l' Evento. Cosi' , ripiegate le bandiere sul settimo pareggio consecutivo, si racimolano poche emozioni che giustifichino la messinscena da oltre 70 mila spettatori, con 2.600 milioni sottratti ai consumi primari di questa capitale ancora tradita. E del gioco vagheggiato, se ne riparlera' semmai quando tanto Mazzone quanto Zoff elimineranno i timori, qui attorcigliati a lungo in un groviglio centrocampistico pacchiano, quasi prevalessero comuni furori distruttivi dentro l' Olimpico terra straniera. Sei ammoniti inacidiscono gli snodi meno disprezzabili di Roma Lazio, ma oltre il primo tempo blindato vengono giusto notate due azioni giallorosse e una botta contropiedistica Fuser Signori Casiraghi, per ricordare quel Lorieri niente male tra i pali. Stavolta comunque l' esecuzione sotto misura gli sbatte addosso, salvo ritrovare subito sigillata ogni smania biancazzurra nonostante qualche accelerazione Winter, dietro cui arranca Mihajlovic. Si' , appesi ad un 3 6 1 tutta umilta' , i cavalieri di Trigoria sanno almeno cosa vogliono: erigere un muro intermedio, lavorare in superiorita' numerica tra Fuser Di Mauro De Paola e Winter, srotolare football di possesso, smorzare i ritmi al punto da consentire le interferenze Giannini. Poi Dio provvede. Anzi dovrebbe provvedere la mina vagante Haessler, saltuariamente nel mirino di Bacci o Bergodi, terzini spesso trattenuti dal solo spauracchio Balbo, che Bonomi e Di Matteo gia' randellano nei contrasti. Certo, pure una Lazio rattoppata andrebbe rettificata presto con un po' di coraggio: invece Zoff lascia li' i pletorici difensori, non rischia, non infila ad esempio qualcuno in grado di formulare proposte verticali, supportando meglio l' accoppiata Signori Casiraghi, all' inseguimento dei rimasugli per sorprendere Festa, Garzya, Lanna. E dimenticate ceste di passaggi sbagliati, di lanci spropositati, di rimandi purchessia, la grandeur cragnottiana vacilla mentre Giannini azzecca l' assist perforante, destinazione Piacentini. Che scavalcato Bacci, tratteggia dal fondo il cross verso l' altro palo, con Balbo svelto ad anticipare Bonomi e l' uscita del portiere. Gol? Pairetto, consultato il guardalinee, annulla. La traiettoria Piacentini carica d' effetto forse ha girato fuori. Pero' la Roma convalescente, in uno squarcio d' orgoglio, insiste ad inventare nel nulla l' occasionale forza d' urto del reparto avanzato: Balbo retrocede, sradica, appoggia verso Giannini e via al trapassante Carboni. Balbo atterrato rimedia il calcio piazzato dalla lunetta; roba per Haessler, Marchegiani salva in volo. Stelle laziali dove siete? Abbandonata dai solisti assenti, rattrappita sulla corsia Fuser e poi di la' dove mancano le sovrapposizioni d' un tornante di vocazione, la compagnia Zoff pedala indietro, accatasta colpi d' alleggerimento, nell' obsoleto festival dei marcatori ad personam. Come schiodarlo allora il derby della minestra, un cucchiaio a me e uno a te, senza pretese creative, senza ricette esplosive? Beh, serve proprio qualcuno che trovi un quadrifoglio domenicale sul prato dell' acciacca pesta. Serve un lampo di follia sopra queruli atteggiamenti di parte. Insomma, l' ardire giallorosso contraddistinto da una serie di corner a ripetizione consegna a Piacentini il ruolo dell' eversore atteso. Batte Haessler, Lanna allunga, e appena fuori area il "sorteggiato" cursore di Mazzone indovina la vole' e da schianto. Vuoi vedere che finalmente avremo una formazione vincente alla festa de noantri? Breve illusione. La Roma si ritrae, ha puara di conquistare l' intera posta. La Roma vede entrare Marcolin al posto di Bonomi e non avverte l' esigenza d' inserire un Rizzitelli, almeno per impedire l' arrembaggio dei frastornati avversari. Proprio Marcolin diventa a suo modo determinante. Perche' sgambettato da Piacentini, sulla trequarti di sinistra, esegue la punizione che porta Bergodi, in posizione d' ala, a centrare a beneficio di qualche anima pia. Mischia: Casiraghi di testa allunga, irrompe l' ex Di Mauro e piazza l' 1 1 tra le gambe spalancate di Lanna. Ne discende un finale di contrapposte rinunce, riempito di sciabolate senza costrutto, di scontri da brividi all' imbocco delle opposte aree. Poi restano i rimpianti giallorossi, resta il ricordo di un tiro sballato di Giannini e di Balbo buttato via da Marchegiani, scavalcato comunque da un tiro fuori quadro. Mazzone impreca. Zoff si contenta. Arrivederci al 6 marzo 1994. ROMA 1 1 LAZIO MARCATORI: Piacentini al 15' , Di Mauro al 35' s.t. Lorieri 7 Garzya 6 Festa 6 Mihajlovic 5,5 Lanna 6 Carboni 6 Haessler 6 Rizzitelli dal 45' s.t.s.v. Piacentini 6,5 Balbo 6 Giannini 6 Bonacina 6 Marchegiani 7 Bergodi 6,5 Bacci 6 De Paola 5 Bonomi 5 Marcolin dal 21' s.t. 6 Di Matteo 6 Fuser 5 Winter 6 Casiraghi 6 Di Mauro 6,5 Signori 6 ARBITRO: Pairetto 6,5 SPETTATORI: paganti: 36.260 per un incasso di lire 1.727.010.000, abbonati 34.333 per una quota di lire 881.620.000 NOTE: ammoniti: Bonomi, Balbo, Fuser, Bonacina, Giannini, Piacentini, Di Mauro Allenatore: Mazzone Allenatore: Zoff

Mazzone: "Un risultato bugiardo" Zoff: "Siamo stati piu' pericolosi"
ROMA . La nervosa stracittadina della capitale non si smentisce mai. Appelli di ogni tipo non sono serviti a nulla: parita' doveva essere, parita' e' stata. Persino i tifosi avevano preso posizione: "No al pareggio" recitava uno striscione esposto nella curva laziale. E la cronaca di questo 1 1 annunciato si completa a dovere nel derby degli spogliatoi. Ancora scottati dal golletto di Di Mauro, romanisti e Mazzone recriminano in coro per un paio di episodi dubbi e giurano che la Roma e' stata superiore. Ribattono stizziti Zoff e i suoi giocatori: ad avere le migliori palle gol e' stata la Lazio. Come dire, pareggio anche qui e non ne parliamo piu' . Potenza di questo ennesimo brutto derby, vissuto come al solito con la tensione a mille, che probabilmente ha strappato il sorriso solo al cassiere giallorosso e agli esperti di coreografia: il tifo dell' Olimpico e' stato degno di spettacoli calcistici assai migliori. Anche perche' , i temuti incidenti non ci sono stati. Qualche scaramuccia, un paio di scazzottate, ma niente di drammatico. Nel bollettino domenicale della questura restano sette persone denunciate e il sequestro di alcuni oggetti contundenti e di nove mazze da piccone, nascosti in una siepe nei pressi dello stadio. Carlo Mazzone apre le danze del dopo partita. Influenzato per tutta la settimana, la rete di Di Mauro a dieci minuti dalla fine gli ha fatto tornare la febbre: "Fin dal primo minuto siamo scesi in campo per vincere. Non c' e' dubbio: meritavamo la vittoria e chi dice il contrario e' un bugiardo". L' allenatore della Roma ha fretta di vedere la moviola. Alcune decisioni arbitrali lo hanno lasciato quantomeno perplesso. Primo: "Il nostro gol annullato era regolare, il cross di Piacentini non era uscito". Recriminazione numero due: "Su Balbo c' era un fallo da rigore commesso da Marchegiani". Terzo appunto al signor Pairetto: "Bonomi andava espulso, era l' ultimo uomo e ha fermato Balbo con un fallo. L' arbitro mi deve spiegare perche' ha concesso la norma del vantaggio". Conclusione finale: "Sono amareggiato. Mi dispiace soprattutto per i tifosi, alla vittoria ci avevano fatto la bocca". Il dibattito sul bisticcio con Casiraghi finisce anche questo in parita' . Stavolta pero' e' uno zero a zero. "Non voglio commentare" dice l' allenatore giallorosso. "Non e' successo nulla" glissa il laziale. Dino Zoff ribatte colpo su colpo: "Se andiamo a vedere, le occasioni migliori per segnare sono state le nostre". Stringato come suo solito, il tecnico della Lazio mette a fuoco il vero problema del derby capitolino: "E una partita troppo sentita. Quando si gioca alla vita o alla morte, quando c' e' una simile tensione nervosa e' difficile vedere belle cose ed e' ancora piu' difficile riuscire ad esprimersi al meglio. Noi abbiamo combattuto al massimo, volevamo vincere, ci siamo trovati sotto e abbiamo avuto una grande reazione di orgoglio". Pareggiano i tecnici, pareggiano i giocatori. Piacentini, alla sua prima rete in serie A: "Una grande delusione, dovevamo vincere noi. Il gol di Balbo era regolare, il mio cross non era uscito. Il rigore? C' era: Marchegiani ha toccato il piede di Balbo". Risposta del portiere laziale: "Il guardalinee aveva sbandierato e io mi sono subito fermato. Il rigore non esiste: l' impatto con Balbo e' avvenuto dopo che lui aveva tirato in porta". I due capitani, Giannini e Bergodi. Dice il principe: "Siamo stati nettamente superiori. E poi pesano gli episodi dubbi". Sostiene il laziale: "Mazzone ha visto un' altra partita".


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