Roma 3
 
Dundee United 0
25 aprile 1984
ore 15.30
ROMA: Tancredi, Nappi, Righetti, Nela, Falcao, Maldera, Conti B., Cerezo (41’s.t. Oddi), Pruzzo (34’s.t. Chierico), Di Bartolomei, Graziani

DUNDEE UNITED: McAlpine, Stark (l’s.t. Holt), Malpas, Cough, Hegarty, Narey, Bannon, Milne, Kirkwood, Sturrock, Dodds

Arbitro: Vautrot (Francia)

Marcatori: 21′ Pruzzo, 40′ Pruzzo, 13’s.t. Di Bartolomei (rigore)
Spettatori: 68.060, incasso 1.307.854 lire (record assoluto italiano di incasso).
Semifinale Coppa dei Campioni
(Andata: 0-2)

Sintesi di dieci minuti

La Curva Sud
3167 kb
La Roma entra
2493 kb
La Curva Sud
1246 kb
Pruzzo 1-0
1113 kb
Pruzzo 2-0
1534 kb
Fallo da rigore
893 kb
Di Bartolomei 3-0
927 kb

altre immagini
con audio
439 kb
Altre immagini
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In finale!
 
 
 
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Coppa dei Campioni
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L'audio del pubblico 
al terzo gol della Roma
su rigore
 

1983/84 Roma/Dundee Utd.
1983/84 Roma/Dundee Utd.
1983/84 Roma/Dundee Utd.









Pruzzo 1-0

Pruzzo 2-0

Pruzzo 2-0

Di Bartolomei 3-0
Bruno Conti
















Nils Liedholm: "Sono vecchio e sordo, non ho sentito, ma se hanno gridato "resta con noi" rispondo che mi fa enormemente piacere perché l'invito è venuto da uno dei migliori giocatori che abbiamo, il pubblico" Nils Liedholm: "I'm old and deaf, I didn't hear, but if they shouted "Stay with us" I answer that I greatlyappreciate because this invitation comes from one of our best players, the fans"
Falcao: "Ad un certo punto mi avete visto incitare la tribuna. Noi eravamo un po' stanchi ma avevamo ancora bisogno del pubblico. Il loro incitamento aiuta molto la fatica. E loro sono stati grandi, una torcida che al mondo non ha uguali" Falcao:"At one moment you saw me incite the tribune. We were a bit tired but we still needed our fans.Their support helps to win the tireness"
Nappi: "A 33 anni mi sono sentito strappare la maglia dai tifosi, un'emozione immensa. Era scritto che alla fine della carriera dovessi provarla" Nappi: "At the age of 33 I felt ripping my T-shirt by the fans, an immense emotion. It was written that at the end of my carreer I would have proved it"
Ciccio Graziani dopo l'invasione di campo alla fine della partita: "se è per questo volevano togliermi anche lo slip! Ma io li ho dissuasi dicendo:"Ragazzi se mi lasciate completamente nudo vado a finire in fotografia su Playmen!" E così mi hanno lasciato rientrare alla meno peggio"
Ciccio Graziani after the pitch invasion at the end of the match: "fans wanted to take off my slip too! But I convinced them of the contrary saying: "Guys if you leave me totally nude I will be photographed on Playmen!" So they left me go in a decent way"
Si ringraziano gli UDT
Gli insulti di Nela e Cerezo a quello 
stronzo di allenatore del Dundee Utd.
Zico: "Nessuna finale è facile anche se la Roma in casa sua è veramente
formidabile, sospinta magnificamente dal suo superbo pubblico"
Zico: "No final is easy even if AS Roma at her home is really formidable, pushed in a magnificent way
from her superb fans"
Roberto Pruzzo: "Così purgai il Dundee"
di Daniele Maria Monti
Era un caldo pomeriggio di fine aprile, la folla allo stadio rumoreggiava impaziente, le televisioni erano tutte
sintonizzate sullo stesso canale, la città silenziosa aspettava con ansia il risultato di quella partita. C’erano due gol da recuperare, c’erano due gol che dividevano la Roma da una storica finale di Coppa Campioni, c’erano due gol che solo lui, il Bomber, poteva segnare con la naturalezza di chi è abituato a certe prodezze. Quel pomeriggio Roberto Pruzzo lo stadio Olimpico se lo ricorda bene: "Fu subito un’emozione incredibile entrare in campo e vedere l’entusiasmo di tutti quei tifosi che ci chiedevano solo di conquistare la finale. Era un’atmosfera surreale e solo chi l’ha vissuta direttamente può capire. Ricordo che il pubblico ci incoraggiò dall’inizio alla fine della nostra grande impresa". E, in effetti, gli ottantamila dell’Olimpico risposero alla grande, specie dopo le dichiarazioni del tecnico scozzese McLean che li immaginava lontani e silenziosi. Evidentemente non
conosceva proprio le armi della squadra di Liedholm. "Se c’è una cosa che da sempre aiuta la Roma, quella è il tifo. Noi consideravamo il pubblico il dodicesimo uomo in campo, sempre pronto a darci una mano nei momenti più delicati.
Ancora oggi molte squadre lo invidiano perché riesce a far dare sempre il massimo a chi è in campo". Il Bomber si emoziona ancora quando pensa a quel pomeriggio di aprile, che avrebbe consegnato alla storia un momento indimenticabile per un’intera città. Nella partita di andata a Dundee qualcosa non aveva funzionato a dovere e quella era l’unica occasione di riscatto per dare un senso ad una stagione che vedeva la Roma ormai lontana dalla lotta scudetto. "Per me, oltretutto, c’erano delle motivazioni particolari. All’andata avevo giocato male come tutta la squadra e le critiche della stampa nei miei confronti erano state feroci. Quando si andava a giocare in Inghilterra era difficile per gli attaccanti mettersi in mostra, anche perché loro giocavano con lanci lunghi a scavalcare il centrocampo.
Le indicazioni di Liedholm per la partita dell’Olimpico erano state precise: aggredire gli avversari con saggezza, sviluppare il nostro gioco d’attacco e impedire loro di metterci in difficoltà con i lanci". 
A giudicare dall’andamento dell’incontro i consigli del Barone erano stati seguiti alla lettera, ma i due gol dell’andata pesavano come macigni, e anche un solo errore poteva definitivamente compromettere l’appuntamento con la finale.
Tutti a Roma, comunque, erano convinti di farcela, dai giocatori ai tifosi, da Liedholm alla stampa. "Il tecnico ci disse di giocare alla nostra maniera, ché i gol sarebbero venuti da soli. La nostra paura era quella di subire una rete che ciavrebbe impedito la rimonta. Per il resto eravamo tranquilli, consapevoli della nostra forza e soprattutto di essere superiori al Dundee. A mente fredda dico che eravamo troppo più forti degli scozzesi e che se avessimo rigiocato quella partita per dieci volte, anche su un campo neutro, non avremmo mai perso". Certo recuperare due gol non è mai facile, ma quella Roma era capace di tutto e a quei tempi lo stadio Olimpico era conosciuto per la famosa "legge del tre". Ne sapevano qualcosa i tedeschi dello Zeiss di Jena e della Dinamo di Berlino, gli inglesi dell’Ipswich e gli svedesi del Goteborg, tutti sconfitti con l’identico punteggio: 3 a 0, appunto. Quel 25 aprile le condizioni c’erano tutte e anche il sole era sceso in campo per aiutare la squadra di Liedholm. "Era un pomeriggio caldissimo che sicuramente ci avvantaggiava, ma io non amavo giocare col caldo, mi dava fastidio, non riuscivo ad esprimermi al meglio". A sentire queste parole quasi non ci si crede. L’eroe, quel caldo pomeriggio di festa, era stato proprio lui, Roberto Pruzzo detto Bomber, e per l’occasione addirittura killer. Da solo, infatti, era riuscito a liquidare gli scozzesi
e a regalare alla Roma una delle pagine più belle e più sfortunate della sua storia. Che sarebbe stato un giorno speciale se ne accorsero subito tutti. L’urlo dell’Olimpico strozzato in gola per il gol annullato a Conti era solo il preludio per il successivo gol di Pruzzo. "Il primo è stato forse il più importante. È stato bravo Bruno a battere velocemente un calcio d’angolo, io sono andato incontro alla palla e ho anticipato i difensori". Ma il vero capolavoro della partita fu il secondo gol di Pruzzo, specialmente se si ricorda che la retroguardia del Dundee era anche quella titolare della nazionale scozzese. "Il secondo gol è stato certamente uno dei più difficili della mia carriera. Ero marcato da due difensori, quando mi arrivò una palla spizzata di testa da Maldera che riuscii a stoppare di petto e a girare al volo, centrando l’angolino lontano. Quel gol ci fece capire che saremmo arrivati in finale". Anche nella terza, decisiva rete, firmata su rigore dall’indimenticabile Agostino Di Bartolomei, ci fu lo zampino del Bomber, abile a procurarsi il rigore. Ma l’emozione più grande Pruzzo la provò al momento di uscire dal campo: "Mancava circa un quarto d’ora alla fine della gara, avevo i crampi e non riuscivo più a giocare. Sentire l’applauso della gente e non poterlo ripagare rimanendo in campo fu tremendo. Ricordo che fu una sofferenza incredibile assistere dalla panchina senza poter fare nulla per aiutare i miei compagni". 

D’altronde quella era la Roma dei campioni, dei Falcao, dei Conti, dei Tancredi, senza dimenticare tutti gli altri, ma era anche la Roma del collettivo. Un collettivo che Liedholm aveva saputo amalgamare a dovere, dove l’amicizia era più forte di tutto il resto e dove l’allegria e la voglia di divertirsi fornivano gli stimoli necessari per essere grandi. "Prima che compagni di squadra eravamo amici" ricorda Pruzzo. Questo era il vero segreto di quella squadra definita da molti "italobrasiliana" per le sue caratteristiche di gioco: possesso di palla, tecnica sopraffina, fantasia e possibilità di segnare con qualsiasi giocatore. Quella era la Roma che faceva sognare, alla quale la sorte ha voluto negare la realizzazione di un sogno. "Non ho avuto nessun rimpianto per la finale.
Giocammo quella partita con tutte le nostre forze, ce la mettemmo tutta dando il massimo, alla fine non ci
riuscimmo, ma non avevamo nulla da rimproverarci". Oggi Roberto Pruzzo, dopo essere stato il capo degli
osservatori della Roma, ha deciso di provare la carriera di allenatore, portando il Viareggio a disputare un ottimo campionato di C2 e a salvarsi. Poi il divorzio, dettato da differenti piani per il futuro. "La società voleva valorizzare determinati giocatori, io avevo altri progetti, ma ci siamo lasciati in ottimi rapporti". Osservatore o allenatore, per noi Roberto Pruzzo resterà per sempre il Bomber, centravanti sornione e un po’ indolente, capace di infiammare i tifosi con una sola giocata e capace quel caldo mercoledì di aprile di regalare a tutti un pomeriggio indimenticabile.

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Roma
Tancredi, Nappi, Righetti, Nela, Falcao, Maldera, Conti B., Cerezo (41 s.t. Oddi),
Pruzzo (34 s.t. Chierico), Di Bartolomei, Graziani








Articolo del giorno prima
BASTERA' PER IL DUNDEE UNA ROMA DA BATTAGLIA?
Repubblica — 25 aprile 1984   pagina 33
ROMA - Che oggi la Roma si giochi la stagione, è banale ma vero: eliminata in semifinale dal Dundee con la finale a Roma tra un mese, commetterebbe peccato mortale. Tecnico, economico, etico nel senso stretto dell' ethos, del costume che oggi convoglia il pienone e il record assoluto d' incasso per l' Italia vicino al miliardo e 300 milioni. Su questo si potrebbe montare un "instant book". Scongiuriamo invece in sede di presentazione questa eventualità, dando conto di come si è consumata la vigilia impostata dalla Roma, da romani, romanisti e romanologi, con seminari improvvisati e votivi sulla maniera di rispedire in Scozia il Dundee come (stando ai valori della carta) meriterebbe. Sul piatto delle ipotesi, che contiene i due gol di vantaggio incasellati dagli scozzesi due settimane fa più per maldestraggine italiana che per loro bravura, ci sono grosso modo due scuole di pensiero. La prima, maggioritaria, dice che malgrado e forse proprio a causa del risultato dell' andata, rognoso quant' altri mai perchè è una porta socchiusa in questi incontri di Coppa, la Roma non deve cambiar pelle: deve ragionare, adoperare bene i minuti senza scoprirsi, rischiare la flemma per poter costruire gioco secondo natura, pensando sempre che due gol si possono fare anche nell' ultimo terzo di partita. E' l' opinione diffusa nell' ambiente romanista, che ieri mattina nell' ultimo allenamento (a Settebagni, per sfuggire l' abbraccio giugulare del tifo) ha rifinito condizione e formazione: Liedholm dice per tutti che forzare il ritmo sarebbe un crimine, "non lo facciamo col freddo figuriamoci col caldo". In questo senso ci sono i precedenti fausti delle terzine di gol inflitte a Goteborg e Dinamo di Berlino. La seconda scuola di pensiero, minoritaria, che s' affaccia però con prudenza anche tra giocatore e giocatore, è quella che invita a buttarsi sotto, a dar l' assedio alla porta del Dundee dal primo minuto. Sembrerebbe una scelta perdente, alogica, con i rischi del contropiede scozzese, della fusione calorica ecc. Francamente, sono di questo secondo avviso, forse più a pelle, per presentimento o vocazione garibaldina, che per ragionamento. Proverò comunque a ratificare i motivi razionali, se mai ve ne fossero, del mio impervio punto di vista. Il Dundee parte con due gol di vantaggio, tantissimi, alla lavagna della matematica, pochi psicologicamente se la Roma dovesse preoccuparsi solo di attaccare gli scozzesi senza bilancini da farmacista. Una Roma che dimenticasse il fardello, sarebbe già in campo con lo spirito giusto. Quindi il paragone con Goteborg e Dinamo dice tutto, e nulla nel caso specifico. Ancora: davvero la Roma non ha altro da chiedere a questa impegnativa stagione da Campione se non la finale di Coppa (vada poi essa come vada, ci ripenseremo mi auguro da domani). Ebbene, non credete che per chi è stato alleggerito di qualunque altra distrazione, e investe tutto sull' oggi, non sia il caso di far troppa flanella circa la "natura" ragionante della Roma? Non è un indebolimento dell' "animus" sfrigolare sulle caratteristiche PAGE 0 più che non si debba? Le caratteristiche della Roma sono anzitutto quelle di una squadra che tratta schemi e pallone assai meglio del Dundee: bene, lo faccia. Ma l' importanza irrimandabile del match contorni queste doti di un atteggiamento agonistico senza risparmio (e certe volte voler ragionare, in partenza, è addirittura l' anticamera della tirchieria atletica), del classico "furore". Il Dundee deve sentire, dal primo minuto e per tutto l' incontro, il peso del fattore R, che significa la Roma e Roma, lo stadio da Colosseo, il pubblico di conseguenza, la diversità di categoria: il Dundee deve arrivare a temere di fare il suo gol, per non scatenare ulteriormente i romanisti verso la più piena "goleada"... insomma, mi sbaglierò ma non è partita da gol centellinati, non è da "prima uno e poi forse l' altro", ma da raffiche, senza timore eccessivo: si punti al 5-1, non al 2-0 o al 3-0 chimico. Il Dundee è da travolgere, Pruzzo deve farsi il Colleoni e non il solito statico Gattamelata, per capirci (sic!). Bah, dopo questa licenza, dovuta forse anche alla stagione che esplode nei colori del momento di forti contrasti e non più indugia in tenui pastelli meditati, torno ai miei montoni. Che pare non siano stati preparati ai rigori, almeno non espressamente. E che appiedato Bonetti giocheranno con Nela-Righetti al centro e Nappi - più abile nel portar palla e nei cross - sulla destra in luogo del grintoso ma troppo retroguardista Oddi. Avanti, debole dubbio tra Graziani e Chierico, con quest' ultimo impaziente ma più probabile d' attesa. In mezzo i brasiliani (è la partita di Cerezo, palesemente, essendo Falcao disponibile a mettere ordine più che piedi) con Di Bartolomei sperabilmente dedito ai tiri da lontano. Si racconta nelle ultime ore di emozione grondante tra i Campioni: buon segno, la adoperino. La prudenza non vale, vale l' impeto comprensivo di palla e della solita intelligenza che ormai non va "pensata", se c' è, c' è comunque. Forse gli scozzesi, non che la superbia inglese, opporranno la sparagnineria di un catenaccio provinciale: che schiattino allora nella loro area, con l' arbitro francese Vautrot di fischio sufficientemente sicuro per cogliere le "anomalie" (terminologia alla Viola). Tenteranno di rovesciare il gioco con lanci lunghi: sembra poco, per una Roma attenta ma "barbara". Non dico le Menadi, ma quasi. E' una occasione unica, ma potabile: il caldo su cui ironizza il tecnico del Dundee, McLean, potrebbe per i suoi funzionare da forno mentale, sempre che ci sia la dovuta pressione, in tutte le forme, dei Campioni. Senza tanti calcoli. Vediamo la loro nobilitate. - Oliviero Beha

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