Ricordo
bene questa trasferta, se non mi ricordo male la prima che ho fatto, tanto
che - pur andando con il mio amico Alessandro - mi accompagnò mio
padre.
Ero
già nel pieno della ottica ultrà, frequentando il CUCS in
casa già dal 1979, e quindi la presenza di mio padre mi faceva nel
contempo piacere ma anche da freno, però pur di andare avrei sopportato
tutto. Partimmo con il treno dalla stazione Termini, la mattina. All'epoca
i tifosi della Roma per andare a Firenze partivano pure la notte, arrivando
sul posto alle 7 di mattina e quindi posso dire che, paradossalmente, eravamo
in ritardo. Non ricordo di particolari problemi per arrivare allo stadio
dalla stazione di Campo di Marte, se non il formicaio disordinato giallorosso
e caciarone che, nel solito umido di Firenze, faticava a trovare argine.
Trovammo posto, seduti, nella curva Ferrovia e pur avendo l'impulso di
andare lì dove aveva trovato posto il CUCS sapevo che non era il
giorno giusto. La curva era strapiena di romanisti e il Prefetto Serra
stava ancora a dirigere il traffico in qualche località sarda, mentre
il ministro Pisanu era indaffarato con il suo ovile. In basso c'era ancora
un parterre fangoso, ancor più viscido per la pioggia. Nella parte
bassa c'erano diversi tifosi fiorentini che - attraversando per l'appunto
il parterre - tentavano di recarsi da una parte all'altra della curva ma
l'impresa era ostica in quanto venivano assaltati dai tifosi della Roma
che li depredavano (senza picchiarli ma con destrezza) di sciarpe e catenine
d'oro. Mio padre era un po' disgustato di quel che avveniva ma ricordo
che il mio pensiero, anche allora, fu del tipo "E' inevitabile: se passi
davanti al leone affamato non puoi lamentarti di essere sbranato". Passai
la maggior parte del tempo a vedere queste scene - io divertito, mio padre
assai perplesso - e, alla fine, posso dire che una buona fetta della Curva
Ferrovia romanista aveva sciarpe viola a mo' di trofeo. Le altre immagini
che ho della partita sono quelle della gioia mancata del gol che non è
arrivato e quella del viaggio di ritorno in cui mio padre si chiuse nello
scompartimento tentando di giocare a carte mentre io avrei voluto gustare
ogni momento del tutto. Ogni tanto qualche fattone apriva la porta del
nostro scompartimento ma mio padre aveva sempre la parola giusta per "calmare"
l'esuberante di turno. Scendemmo alla stazione Termini e l'immagine era
quella del treno che stava fermo alla nostra sinistra con i sedili squarciati
e le porte divelte. Mio padre commentò nell'unico modo possibile
per una persona sana di mente abituata ad andare allo stadio tra gli anni
'50 e gli anni '60, eppure proprio quest'ultima immagine avvalorò
quel "CUCS Roma distrugge" che avrebbe accompagnato tante altre trasferte
e che oggi, forse per aver raggiunto l'età di mio padre, vedo con
altro occhio ma che non rinnego, perché.... bisogna esserci stati.