RICORDO DI ADRIANO L’anno
dello scudetto ’83 andai in trasferta a Verona. Era
un momento storico, positivo, della Roma; era cresciuta la marea montante
dei tifosi, con una squadra che dominava il campionato; molto più
forte rispetto alle altre squadre. Si trattava di andare a Verona a lottare
con un’altra squadra in quegli anni forte: il Verona di Bagnoli. In quell’occasione
partimmo in cinque: mio padre ed io insieme a mio zio e i miei due cugini,
il più piccolo di dodici anni. Non ricordo con quale Club prendemmo
i biglietti, se con il Roma Club Somalia, o il Lupa Capitolina. Ricordo
che partimmo verso le 11 di notte; il pullman alquanto scassato aveva la
caratteristica di essere gelato nelle file accanto ai finestrini e surriscaldato
nelle file centrali; il viaggio procedette tranquillo fino a Verona. Arrivare
così lontano da Roma, per me 17enne era un emozione incredibile;
memorizzavo ogni singolo angolo dai finestrini, l’arrivo in pianura, Verona
da lontano con i fumi e le ciminiere della zona industriale, poi l’ingresso
in città; il pullman ci lasciò dalle parti dello stadio verso
le 8,00 di mattina e appena sceso mi colpì l’odore che invadeva
la zona, odore di concime, forte, che noi di città mai avevamo sentito,
unito ad un cielo molto pulito; erano già presenti moltissimi pullman
e decidemmo, vista l’ora mattutina, di prendere l’autobus e andare in centro
a fare una visita alla città. In tanti avevano pensato la stessa
cosa e un fiume di romani si stava riversando nel centro storico di Verona,
già con una forte presenza giallorossa. Ricordo che il clima era
molto allegro, senza nessuna paura; giunti in centro iniziammo a passeggiare
per le vie adiacenti l’Arena, e, tra cittadini veronesi e tifosi romanisti,
c’era una gran viavai di folla; eravamo davvero tanti e la sensazione che
ebbi fu quella di un formicaio, pieno di piccoli gruppi che si divertivano
a fare di tutto; entrando nei rinomati e antichi bar di Piazza Bra si assisteva
ad autentici saccheggi, con almeno la metà delle persone intente
ad arraffare di tutto mentre l’altra metà chiedeva al banco; ricordo
la faccia sudata e spaventata di baristi, cassiere, che urlavano, in cispadano,
‘Chiudi tutto, chiudi tutto!’; eravamo migliaia, veramente tanti.. Nel
nostro piccolo ci divertimmo anche noi: devo raccontare di come ero vestito,
e di come vestivamo noi ragazzi della Curva Sud in quegli anni; avevo un
maglione multicolore con sopra un giubbotto beige che arrivava fino alla
cintura, pantaloni di panno, color blu elettrico e strettissimi, a tubo,
borsa di tolfa rotonda anni ’70 con enorme adesivo della Roma sulla chiusura
(CUCS Roma: dov’è la Roma là siamo noi!), capelli lunghi
alla Renato Zero; dalla borsa di tolfa misi fuori la parte superiore
della trombetta spray che mi ero portato da Roma, rigorosamente comprata
in un negozio di nautica in Viale Somalia, e quando incrociavamo dei veronesi,
una coppia, una famiglia, appena superati suonavamo un colpo di tromba.
vi assicuro che quelle trombe suonate a pochi centimetri nelle strette
vie del centro di Verona hanno una potenza notevole… In piazza Bra era
in corso un movimento che consisteva in questo: per visitare l’Arena bisognava
pagare il biglietto, per cui alcuni compravano ed entravano; intanto da
sotto in tanti strillavano di buttare giù i biglietti usati, che
puntualmente venivano lanciati dall’alto dell’arena, e via proseguendo
nel ciclo ributtando poi i biglietti ad altri ancora che aspettavano sotto.
Dentro l’arena un fotografo ci disse di essere del Messaggero e ci chiese
se potevamo metterci un istante in posa, così il giorno dopo mi
ritrovai nella foto che allego (io sono quello che tiene la sciarpa a righe
con il viso coperto dalla sciarpa che tiene mio cugino di 12 anni). Il
ricordo successivo è quello dentro il Bentegodi, eravamo abbastanza
di lato in curva, una curva veramente strapiena di romanisti, con, al solito,
gli striscioni sovrapposti per mancanza di spazio; c’era il sole e l’atmosfera
era sempre serena, ricordo che ad un certo punto intonammo ‘La società
dei magnaccioni’, e non era usuale sentirla in curva all’epoca, e mentre
la cantavamo tutti insieme urlando e roteando le sciarpe per farci sentire
dall’altra curva, anch’essa compatta e piena di veronesi, dal boccaporto
davanti a me entrarono due tifosi anziani del Verona, i classici signori
con cappello e cappotto, che sorridevano e si facevano cenni durante il
coro assordante, come a chiedersi che canzone fosse. .. La partita finì
1 a 1, mi sembra prima con un gol di Iorio e poi il pareggio di Fanna (e
se Fanna è pelato battete le mani: clap- clap!..). Del
ritorno non ricordo nulla. Forse questa non è stata la trasferta
più avventurosa della mia vita, ma penso che anche un ricordo così
possa servire rivivere quegli anni, a disegnare alcune giornate, a visualizzare
sempre di più i momenti di quegli anni mitici. Per
chiudere la sciarpa delle foto, che apparteneva prima di me a un mio cugino
maggiore, era stata fatta nei primi anni ’70 a mano da mia zia e mi fu
rubata di lì a poco un giorno che entrai in curva da solo; superato
il cancello mentre mi incamminavo nel piazzale vuoto vedevo un ragazzo
accompagnato da due ragazzini che mi avevano adocchiato e si spostavano
per intercettarmi all’altezza degli ingressi della curva; erano abbastanza
trucidi, sembravano quasi zingari, arrivati viso a viso il più grande
mi prese la sciarpa e la tirò, io la presi dall’altra parte e lui
con tutta calma mi disse: ‘E lasciala, non fammete dà uno schiaffo..’
lasciai la sciarpa e entrai in Curva… (in
effetti era assai frequente in quegli anni subire rapinette di questo genere...:
io immolai la sciarpa del Leeds United (all'epoca in tanti andavamo con
sciarpe di squadre inglesi), rubata due volte lo stesso giorno. La prima
volta fuori lo stadio, all'altezza della palla, poi recuperata anche grazie
ai miei amici dell'epoca, la seconda all'interno dello stadio, sottratta
con destrezza non so neanche da chi, n.d.L.)