XVII Giornata
  HELLAS VERONA - ROMA 1-1
Verona, Stadio Bentegodi
domenica 23 gennaio 1983
ore: 14:30


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Tabellino partita:

VERONA: Torresin, Oddi, Marangon, Volpati, Spinosi, Tricella, Fanna, Sacchetti, Guidetti, Dirceu, Penzo (21'st Sella).

In Panchina: Melotti, Tommasi, Di Gennaro, Manueli.

Allenatore: Bagnoli.

ROMA: Tancredi, Nela, Vierchowod, Ancelotti, Valigi, Maldera, Conti, Prohaska, Pruzzo, Di Bartolomei, Iorio.

In Panchina: Superchi, Nappi, Righetti, Faccini, Chierico.

 


RICORDO DI ADRIANO
L’anno dello scudetto ’83 andai in trasferta a Verona.
Era un momento storico, positivo, della Roma; era cresciuta la marea montante dei tifosi, con una squadra che dominava il campionato; molto più forte rispetto alle altre squadre. Si trattava di andare a Verona a lottare con un’altra squadra in quegli anni forte: il Verona di Bagnoli. In quell’occasione partimmo in cinque: mio padre ed io insieme a mio zio e i miei due cugini, il più piccolo di dodici anni. Non ricordo con quale Club prendemmo i biglietti, se con il Roma Club Somalia, o il Lupa Capitolina. Ricordo che partimmo verso le 11 di notte; il pullman alquanto scassato aveva la caratteristica di essere gelato nelle file accanto ai finestrini e surriscaldato nelle file centrali; il viaggio procedette tranquillo fino a Verona. Arrivare così lontano da Roma, per me 17enne era un emozione incredibile; memorizzavo ogni singolo angolo dai finestrini, l’arrivo in pianura, Verona da lontano con i fumi e le ciminiere della zona industriale, poi l’ingresso in città; il pullman ci lasciò dalle parti dello stadio verso le 8,00 di mattina e appena sceso mi colpì l’odore che invadeva la zona, odore di concime, forte, che noi di città mai avevamo sentito, unito ad un cielo molto pulito; erano già presenti moltissimi pullman e decidemmo, vista l’ora mattutina, di prendere l’autobus e andare in centro a fare una visita alla città. In tanti avevano pensato la stessa cosa e un fiume di romani si stava riversando nel centro storico di Verona, già con una forte presenza giallorossa. Ricordo che il clima era molto allegro, senza nessuna paura; giunti in centro iniziammo a passeggiare per le vie adiacenti l’Arena, e, tra cittadini veronesi e tifosi romanisti, c’era una gran viavai di folla; eravamo davvero tanti e la sensazione che ebbi fu quella di un formicaio, pieno di piccoli gruppi che si divertivano a fare di tutto; entrando nei rinomati e antichi bar di Piazza Bra si assisteva ad autentici saccheggi, con almeno la metà delle persone intente ad arraffare di tutto mentre l’altra metà chiedeva al banco; ricordo la faccia sudata e spaventata di baristi, cassiere, che urlavano, in cispadano, ‘Chiudi tutto, chiudi tutto!’; eravamo migliaia, veramente tanti.. Nel nostro piccolo ci divertimmo anche noi: devo raccontare di come ero vestito, e di come vestivamo noi ragazzi della Curva Sud in quegli anni; avevo un maglione multicolore con sopra un giubbotto beige che arrivava fino alla cintura, pantaloni di panno, color blu elettrico e strettissimi, a tubo, borsa di tolfa rotonda anni ’70 con enorme adesivo della Roma sulla chiusura (CUCS Roma: dov’è la Roma là siamo noi!), capelli lunghi alla Renato Zero; dalla borsa di tolfa misi fuori  la parte superiore della trombetta spray che mi ero portato da Roma, rigorosamente comprata in un negozio di nautica in Viale Somalia, e quando incrociavamo dei veronesi, una coppia, una famiglia, appena superati suonavamo un colpo di tromba. vi assicuro che quelle trombe suonate a pochi centimetri nelle strette vie del centro di Verona hanno una potenza notevole… In piazza Bra era in corso un movimento che consisteva in questo: per visitare l’Arena bisognava pagare il biglietto, per cui alcuni compravano ed entravano; intanto da sotto in tanti strillavano di buttare giù i biglietti usati, che puntualmente venivano lanciati dall’alto dell’arena, e via proseguendo nel ciclo ributtando poi i biglietti ad altri ancora che aspettavano sotto.  Dentro l’arena un fotografo ci disse di essere del Messaggero e ci chiese se potevamo metterci un istante in posa, così il giorno dopo mi ritrovai nella foto che allego (io sono quello che tiene la sciarpa a righe con il viso coperto dalla sciarpa che tiene mio cugino di 12 anni). Il ricordo successivo è quello dentro il Bentegodi, eravamo abbastanza di lato in curva, una curva veramente strapiena di romanisti, con, al solito, gli striscioni sovrapposti per mancanza di spazio; c’era il sole e l’atmosfera era sempre serena, ricordo che ad un certo punto intonammo ‘La società dei magnaccioni’, e non era usuale sentirla in curva all’epoca, e mentre la cantavamo tutti insieme urlando e roteando le sciarpe per farci sentire dall’altra curva, anch’essa compatta e piena di veronesi, dal boccaporto davanti a me entrarono due tifosi anziani del Verona, i classici signori con cappello e cappotto, che sorridevano e si facevano cenni durante il coro assordante, come a chiedersi che canzone fosse. .. La partita finì 1 a 1, mi sembra prima con un gol di Iorio e poi il pareggio di Fanna (e se Fanna è pelato battete le mani: clap- clap!..).
Del ritorno non ricordo nulla. Forse questa non è stata la trasferta più avventurosa della mia vita, ma penso che anche un ricordo così possa servire rivivere quegli anni, a disegnare alcune giornate, a visualizzare sempre di più i momenti di quegli anni mitici.
Per chiudere la sciarpa delle foto, che apparteneva prima di me a un mio cugino maggiore, era stata fatta nei primi anni ’70 a mano da mia zia e mi fu rubata di lì a poco un giorno che entrai in curva da solo; superato il cancello mentre mi incamminavo nel piazzale vuoto vedevo un ragazzo accompagnato da due ragazzini che mi avevano adocchiato e si spostavano per intercettarmi all’altezza degli ingressi della curva; erano abbastanza trucidi, sembravano quasi zingari, arrivati viso a viso il più grande mi prese la sciarpa e la tirò, io la presi dall’altra parte e lui con tutta calma mi disse: ‘E lasciala, non fammete dà uno schiaffo..’ lasciai la sciarpa e entrai in Curva… (in effetti era assai frequente in quegli anni subire rapinette di questo genere...: io immolai la sciarpa del Leeds United (all'epoca in tanti andavamo con sciarpe di squadre inglesi), rubata due volte lo stesso giorno. La prima volta fuori lo stadio, all'altezza della palla, poi recuperata anche grazie ai miei amici dell'epoca, la seconda all'interno dello stadio, sottratta con destrezza non so neanche da chi, n.d.L.)

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