"Ciao
Lorenzo ti mando una foto ricostruita da un poster che avevo in camera,
pubblicato la settimana successiva ad un celeberrimo Roma-Juve da TV Sorrisi
e Canzoni. Cosa ricordo di quella partita? Molto. A volte lo stadio, il
calcio serve a riempire la solitudine. Ero
solo in casa, una bella domenica mattina di quel 1983; presi la sciarpa,
il biglietto, e scesi giù, verso la fermata dell'autobus poco più
avanti, su via Nomentana. Arrivato alla fermata, non avevo molta voglia
di parlare, un ragazzo del quartiere, mai visto prima, si avvicina, scambia
due parole, decide di prendere l'autobus insieme e di andare allo stadio
con me. Non mi piaceva come tipo, un pò border-line si direbbe oggi,
scherzava in modo pesante e io non avevo voglia di parlare; hai presente
il film 'Il Sorpasso'? Qualcosa di simile. Era una bella giornata, l'autobus
era semivuoto. Arrivammo alla palla, poi entrammo. Trovammo posto a mezza
altezza, verso il centro della curva. Lui continuava a dire stupidaggini,
io rispondevo a mezza bocca, sempre più estraneo a quella persona,
che il mio stato d'animo non sopportava più. Non mi ricordo se era
quella la partita dove uno del Commando sventolava il bandierone della
Svezia e noi dovevamo sventolare il colore stabilito, ma forse no.. Ad
un certo punto l' 'amico' vicino finì la sigaretta e prima di buttarla
a terra fece un buco sul piumino del ragazzo sotto a noi. Così,
senza motivo. Io non dissi niente. Poi
ci fu la partita. Alla fine sempre l'amico disse che dovevamo andare sotto
la Nord a scontrarci con gli juventini. Gli juventini erano sempre molti
all'epoca. Io lo seguii in silenzio; uscimmo dalla curva in mezzo alla
folla e andammo verso la Nord, e più ci avvicinavamo più
vedevo ragazzi che acceleravano
il passo per arrivare lì sotto. Prima dei cancelli ci fermammo;
tre quattro autoblindi della polizia sparavano lacrimogeni e si muovevano verso
un paio di centinaia di romanisti che arrivavano dalla direzione della
Farnesina. Rimasi li ad osservare i sassi che volavano e le piroette degli autoblindi.
L' 'amico' si precipitò avanti, insieme ad un altro centinaio di
ragazzi che da sfusi si erano ormai compattati e correvano verso la zona
degli scontri e lo persi di vista. Girai i tacchi e tranquillamente me
ne andai verso l'autobus; non era una giornata in cui mi potesse interessare
qualcosa del mondo circostante. Qual'è la particolarità
della storia? Che i due 'protagonisti' sono stati immortalati nella foto
che ti ho mandato. Io sono in alto a destra, giaccavento
blu scuro e capelli lunghi, rivolto verso il Commando mentre sventolo il
cerchio giallorosso, e l'amico (chissà se si è salvato..)
è nascosto proprio dietro il mio braccio".