INTERNAZIONALE/ROMA 0-0
Milano, Stadio San Siro 
sabato, 17 settembre 2011
ore 20.45

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Tabellino partita:
INTER (3-5-2): Julio Cesar; Ranocchia, Samuel, Lucio; Nagatomo, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Obi (17' st Jonathan); Milito (13' st Zarate), Forlan (34' st Muntari). A disp.: Castellazzi, Jonathan, Bianchetti, Muntari, Pazzini, Zarate, Castagnos. All.: Gian Piero Gasperini
ROMA (4-3-3): Stekelenburg (16' pt Lobont); Perrotta, Burdisso, Kjaer, Taddei; Pjanic, De Rossi, Pizarro (13' st Gago); Borini (33' st Borriello), Totti, Osvaldo. A disp.: Lobont, Heinze, Rosi, Gago, Cassetti, Borriello, Bojan. All.: Luis Enrique.
Arbitro: Paolo Mazzoleni
Assistenti: Copelli, De Luca
Quarto uomo: Rizzoli
Ammoniti: Lucio (16' pt), Kjaer (38' st)
 

FOTOTIFO
Cento romanisti "privilegiati"  da Roma, il resto - anche non privilegiati - dalle altre parti d'Italia.
Si entra da entrate diverse (privilegiati da una parte non privilegiati dall'altra) ma poi tutti insieme vengono messi nel settore ospiti!
UNA BUFFONATA COME AL SOLITO!

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni 

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Non privilegiati residenti a Roma

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni

  Privilegiati di Roma e non privilegiati di altre regioni











VIDEOTIFO

   
 






FOTOCALCIO



VIDEOCALCIO

 
Servizio
 






C'ERO PURE IO!
     


Buongiorno Lorenzo,
volevo comunicarti che sabato sera stavo allo stadio per la partita, ci siamo accreditati con un amico con una società che offre un servizio di hospitality per le partite casalinghe di inter e milan e ci hanno dato due biglietti di tribuna.
Ora non ho ben capito se la limitazione all'acquisto dei biglietti per i non tesserati fosse solo per il settore ospiti, fatto sta che abbiamo inviato i nostri documenti (con residenza Roma) e abbiamo ricevuto i biglietti senza nessun problema, anzi siamo stati pure accompagnati ai posti da una hostess che era una fica pazzesca... un saluto e forza roma!
s.f. curva sud non tesserata.


Ciao lorenzo,sono uno dei non tesserati presenti a san siro sabato sera, con la pezza NO ALLA TESSERA abbiamo assistito alla partita in 
disparte dal resto della gente....
MODALITA DI INGRESSO:ACQUISTO DEL BIGLIETTO AL BOTTEGHINO CON IL SOLITO E 
VECCHIO METODO CHE MI HAI INSEGNATO TE..... CON IL QUALE HO ASSISTITO A MOLTE 
TRASFERTE VIETATE... ANCHE PRIMA DELLA TESSERA,UNICO BOTTEGHINO APERTO SOTTO LA CURVA NORD DELL INTER,FILA DISUMANA PIOGGIA INCESSANTE E VENDITORE DI BIGLIETTI 
LETTERALMENTE IMPACCIATO CI HANNO AIUTATO MOLTO NELL ACQUISTO DI UN 3 VERDE,
ALTRI AMICI HANNO INVECE ACQUISTATO IL SETTORE OSPITI SENZA TESSERA IN UNA 
RIVENDITA A ROMA(NON SO QUALE PERCHè L HO SAPUTO UNA VOLTA NEL SETTORE)....
COMUNQUE SIAMO STATI SISTEMATI TUTTI NEL SETTORE OSPITI 3 ANELLO BLU, SENZA 
DISTINZIONE TRA TESSERATI E NON TESSERATI.... UNICA DIFFERENZA L INGRESSO NOI NON TESSERATI (ALL APPARENZA NON RESIDENTI NEL LAZIO) INGRESSO 9...TESSERATI 
INGRESSO 10......anonimo non tesserato....

Mi reco a San Siro dal momento che sono residente a Milano. Arrivo alle 19:15 per prendere il biglietto. Diluvia. SCene allucinanti di disappunto da parte di moltissimi tifosi interisti normali, anche anziani, che si lamentano dell'eccesso di burocrazia della tessera e inveiscono contro Maroni. Un ragazzo di Roma che tifa Inter e si è fatto il viaggio in giornata viene rimandato a casa! Compro un terzo anello rosso. 25 euro! L'anno scorso oscillava tra i 15 e i 17! Entro nel settore ospiti SENZA TESSERA, con un piccolo "impiccio"! Prima di entrare staziono di fronte alle guardie. Un tizio con una busta di plastica addosso e una radiolina in mano dice a un ragazzo di roma le seguenti parole: "Se insisti a chiedermi se ti faccio entrare qui senza tessera ti faccio partire subito un daspo di tre anni!"...ormai siamo alle frasi farneticanti e alle minacce infantili tipo: "se non mangi la pappa arriva l'uomo nero!".

Settore squallido, abbiamo cantato in 5...ci siamo messi a lanciare i cori ma ci avranno seguito una ventina di persone in tutto il settore...certe volte magari qualcosa si è sentito, ma bocche cucite! LA PARTITA LA SI PUO' GUARDARE ANCHE CANTANDO! E questa è una! In secondo luogo, senza ultras al seguito il settore ospiti non ha ragione d'esistere. Infatti ultimamente io mi son sempre comprato un bigleitto di un posto qualsiasi, tanto per andare allo stadio e vedermi la Roma, ma non per farmi una trasferta a cantare e urlare. Siccome questa volta mi hanno fatto entrare nel settore ospiti, beh, ho accettato, però, ripeto, settore imbarazzante! Specie poi se ti sei fatto trasferte tipo brescia, bergamo, genova, insomma, con tifoserie cazzute! Interisti fiacchi anche loro...ormai ci hanno tolto anche questo divertimento...

Ave!

Federico non tesserato


Lorè, ti confermo che i ragazzi del 3° rosso sono tutti Piemontesi! Avevano preso quel settore e lì li hanno messi nonostante il loro tentativo di venire negli ospiti!

Io e altri amici avevamo il 3° Verde e siamo entrati tranquillamente invece al 3° Blu(Ospiti)con tanto di tornello che dava luce verde senza problemi!-)
Nella foto che ti ho mandato (quella con Maroni per intenderci), lì c'erano Residenti a Roma (un resoconto credo sia di uno di loro),quindi se vuoi puoi correggere la scritta quando aggiornerai le foto!
Per finire ti segnalo che non facevano entrare le aste nemmeno sotto al metro e di dimensioni ridicole,al contrario di cinture e ombrelli!!!
Perquisizioni assenti e documenti
mostrati ogni tanto e al volo
(forse grazie anche alla pioggia!!)




 
 

I VOSTRI RESOCONTI....
....E QUELLI DELLA STAMPA
-  E hanno in mano per quasi tutta la gara l’iniziativa. Possesso palla nella circostanza mai fine a se stesso: Osvaldo e Borini hanno diverse chance che soprattutto il primo avrebbe dovuto sfruttare meglio. Manca il gol, ma il gioco, seppur su un terreno scivoloso per la pioggia, si sta materializzando. E i fischi del pubblico ai nerazzurri, a fine gara, confermano che solo una squadra si è comportata con personalità e coraggio, capace pure di superare lo spavento per l’infortunio, dopo un quarto d’ora, a Stekelenburg, rimasto privo di sensi a terra dopo la brutta entrata di Lucio che lo ha colpito alla tempia. È solo la seconda partita del campionato, ma dalle scelte dei tecnici, entrambi ancora senza vittorie, sembra la sfida Rischiatutto. Prima degli interpreti, mettono in campo le loro certezze. Ma se Gasperini non ascolta né lo spogliatoio né i consigli del presidente Moratti, optando per il ritorno alla difesa a tre dopo il fallimento della linea a quattro mercoledì contro il Trazbonspor nel debutto in Champions, Luis Enrique va addirittura oltre.
La sua Roma è offensiva come mai si era visto prima. Solo due difensori all’inizio, il debuttante Kjaer, bravissimo, e l’ex nerazzurro Burdisso, l’unico insieme con Stekelenburg a essere stato sempre titolare nelle prime quattro partite ufficiali della stagione. Perrotta è il terzino destro, sul lato opposto finisce invece Taddei (sostituto dello squalificato José Angel) che però soffre e anche tanto Nagatomo. De Rossi, ottimo nell’interdizione, fa da schermo ai due centrali difensivi, gli intermedi sono il rientrante Pizarro, abbastanza lucido, e Pjanic, troppo altalenante e un po’ svogliato in copertura. Davanti Totti da trequartista a dialogare con Borini, l’attaccante più ispirato, e con Osvaldo che sta un po’ meglio. L’Inter, con il 3-5-2, arretra Sneijder a far gioco accanto a Cambiasso che sta attento a Totti. Nagatomo vola a destra, mentre Obi a sinistra non sfonda contro Perrotta. Zanetti attacca Pjanic e anche per questo Luis Enrique spesso chiede a Pizarro di cambiare la posizione con il bosniaco. Osvaldo ha subito l’occasione per il vantaggio, su verticalizzazione di De Rossi, ma calcia addosso a Julio Cesar, ignorando Borini e Totti soli davanti alla porta.
La Roma perde presto, al quindicesimo, Stekelenburg: brutta entrata di Lucio sull’uscita bassa dell’olandese, colpito all’altezza della tempia. Il portiere sviene, restando stordito per una ventina di minuti negli spogliatoi, e finisce in ospedale (Tac negativa e due punti di sutura), dove rimarrà in osservazione per 24 ore. Entra Lobont, preferito a Curci per la panchina (finora alternanza tra i due nel ruolo di vice Stekelenburg): il romeno fatica in due tempi su un missile centrale di Sneijder. Totti, dopo qualche errore in partenza, si accende. Da un suo corner, torre di Osvaldo e botta di destro di Borini per la respinta di Julio Sergio. Replica nerazzurra con Milito: Lobont ribatte con il corpo il tiro ravvicinato. Ancora Totti: carezza in area per Borini che al volo calcia sul fondo. Taddei, in area giallorossa, si perde invece Nagatomo, liberato da Sneijder: il giapponese, però, spara sopra la traversa. La Roma parte forte nella ripresa, con Osvaldo che spreca subito una grande chance su apertura di Totti. Il pubblico di San Siro, dopo aver difeso Gasperini e i giocatori e non la società, perde la pazienza e comincia a fischiare. Milito, prima di lasciare spazio a Zarate, di testa appoggia fuori. Anche Luis Enrique interviene: Gago per Pizarro. Esce anche Obi, in campo Jonathan. Dopo la mezz’ora, dentro Borriello per Borini e Muntari, contestato dai tifosi, per Forlan. Zarate è vivace, partendo a destra. Sneijder prima del recupero, su cross teso dell’ex laziale, ha sul destro e a pochi metri dalla porta il match-ball. Kjaer, sulla linea, salva, deviando in angolo. Lobont chiude ancora su Sneijder e la Roma fa il suo primo passo in classifica

So le 8, manca meno de un'ora all'inizio de sta partita che ormai più che un classico è una stimmata generazionale, quando vengono diramate le formazioni che vedono schierati Perrotta e Taddei come terzini. "Più che calcio, postmodernismo", pensano alcuni, "Porca troia", esclamano altri, "Ma che davero?" chiedono Perrotta e Taddei, "E noi?" se chiedono Cassetti e Heinze, "me sa che ormai m'hanno sgamato" sussurra Rosi. Ma tant'è, a noi le cose normali ce fanno ribrezzo, la revoluciòn è pane e sorpresa, a costo de sorprende pure chi deve scende in campo. E mentre il Barcellona A segna un gol ogni dieci minuti a qualche migliaio de chilometri de distanza, la succursale trigorica s'appresta ad affondar tacchetti nella fanga dell'agriturismo San Siro, co un Kjaer e un Borini de più e co un Osvaldo sempre lì, quindi, inesorabilmente, co uno de meno. Er pubblico d’ambedue s’apposta guardingo su spalti e decoder, l’Inte s'apposta guardinga in attesa, la Roma imposta guardinga er chiticaca che s'impone da sé, com’è naturale che sia. Anche perchè in mezzo a sto girotondo mò ce se trova pure Trottolino Pizarro, campione mondiale de giravolte da fermo e indubbiamente più funzionale al chiticaca di Brighi e Simplicio.

Ma a Milano cominciare bene per poi perdere e magari lamentasse dell'arbitro è tanto cassazione quanto roba da intercettazioni bruciate, grandi vecchi, escort insaziabili, poteri forti, dejadejadejavu che non muore mai. Quindi lì per lì ce da quasi fastidio st'ostinata posesiòn del balòn, sto dominio immotivato, sta tigna pe recuperà il cuoio appena perso proprio come se se smaniasse dala voja de dimostrà che poi ce se saprebbe fa qualcosa, co quer cuoio balòn.
E però stavolta c'è algo de diverso.
Come madri preoccupate per i figli che fanno il saggio, come padri orgogliosi dei pischelli che stanno pe dimostrà finalmente a chi so figli, accompagnamo ogni passaggetto stronzo dei nostri con cenno assertivo del capo, ogni bruciore de pressing con un “ooo” da fuochi d'artificio a feragosto. E quando er senso dela famiglia è così forte, tanto forte agli occhi der monnonfame che pure magnasse na pizza insieme diventa na notizia, chi tocca i figli se la rischia.

"Apezzodemmmerdassassininfame" urlamo in coro da un colle all'artro dela città quando Lucio, uno de cui già avevamo predetto l'inevitabile nella scheda pre partita, uno che nel nome de Cristo gioca in perenne crociata sui crociati degli infedeli, se ne frega del sacrale rispetto che si deve ad un portiere in uscita, e invece de zompà je stampa no scarpino sulla tempia, battezzandoje la recchia sorda con intervento da otorinolaringoiatria d'urto. E se è vero che pe fa er portiere devi esse pazzo, se pigli na scarpata in testa de certo nte miora la situazione. Il guardiano del tempio, da professionista serio quale solo gli olandesi e i sordi da na recchia sanno esse, prima de svenì se guarda intorno a cercà sto cazzo de balòn. Rassicuratosi, s’avvita e muore come un tulipano strappato alla sua terra.
"E' sempre lui, espurgilo a quer pezzodemmerda, è sempre lui", urla er tifoso romanista ancora poco avvezzo a quei dettami der progetto che non voglion proteste neanche se te sacrificano ner nome deddio. Ma siccome er calcio è scienza inesatta, l'arbitro sancisce che Lucio ja preso sì la testa ma non je la voleva spaccà, non der tutto armeno, solo mpochetto, quindi rosso è troppo, famo giallo e nse ne parli più. E però, a ben vedere, ce stavamo a ricascà. Giocavamo bene, ancora non perdevamo, ma già se stavamo a lamentà dell'arbitro. Così non va.

E allora via. Via da vecchi costumi e lamentele. E via pure dai vecchi pregiudizi verso quel calvo pallavolista incastonato tra pali e traversa che ha conquistato la Romania a colpi de baker. Non ne bloccherà una pe tutta la partita, perché lui è fatto così, portiere anni 70, forse pure 60, brutto a vedesse (sempre) eppur efficace (random). Il fatto de non falla entrà, ricordando le sculate gesta de Lupatelli, artra mezza sega calva che restando inviolata per svariate partite divenne Campione d’Italia, è amuleto non da poco.
Ma se la palla non entra manco con Lobont, buona parte der merito va alle divinità nordiche tutte, co un occhio de riguardo pe Odino che c’ha mannato er fio Thor detto Kjaer in mezzo alla difesa. “Chi è Kjaer?” ci chiedevamo battezzandolo Loria biondo per colpa di Youtube. “Kjaer!” rispondiamo guardandolo ligio come un Mexes senza mestruazioni. “Sì ma chi è Kjaer?” “Kjaer!, rispondiamo mentre Stek esce in barella e intorno al danese non resta traccia di anglofonia (che loro hanno i film coi sottotitoli e imparano l’inglese da piccoli e noi no e i negri c’hanno il ritmo nel sangue). “Chi è che gioca in prima base?”, cazzeggiamo mentre questo, pur con inguardabile elastichetto che se vede che i metrosexual so arivati pure tra i freak di Christiania, chiude, anticipa, pressa e svetta con albina precisione.
“No pasaran!” si esalta Luigi Enrico dall’iberica panca. “Sì ma leva Osvardo!” risponde idealmente la grande famiglia giallorossa.
Che lì davanti qualcosa se move pure, ma è quasi esclusivamente Borini, che vòi pe l’areodinamica da Formula uno garantita dalla nasca, vòi pe l’innata tigna, vòi soprattutto perché quando c’hai 19 anni, a meno che tu non giochi a golf o non te chiami Menez, nello sport se nota, mozzica ogni pallone e pare pericoloso pure quando non fa un cazzo. Quando poi er pericolo se concretizza, che soo dimo a fà, Giulio Cesare se riscopre imperatore dei pali e vola a levà la palla dalla rete e la mano dalla bocca al mordace pischello.

L’Inte, dar canto suo, s’affida a Nagatomo, il quale s’affida a Taddei, il quale smadonnando Luigi Enrico e la dea della duttilità in campo, se chiede: “Ma possibile che proprio oggi che gioco io se divertono tutti tranne me?”. E il bello è che a pensacce bene, con l’eccezione di De Rossi che gioca ogni pallone pensando alla risposta da dà al prossimo de Sky che je chiederà se ha firmato, de Borini che gioca con la voja de vive tipica der miracolato e de Kjaer che pare sempre a un niente dall’ordinare ai sottoposti il passo dell’oca, gli altri non stanno a fa niente di clamoroso. Totti, addirittura, sbaglia i passaggi proprio come li sbaglierebbe na punta da 200 gol che se mettesse a fa er centrocampista tuttofare alla sua età.
Eppure, all’intervallo siamo contenti.

“Se giocamo così le potemo pure perde tutte” se dimo smozzicando bistecche e arrosticini come fossimo Carnivori giocatori in crisi de risultati. “Le potemo pure perde tutte, nce ne frega gnente”, se dimo cor cervello plagiato dar progetto. “Tutte, tutte”, ribadimo da fondamentalisti decoubertiniani, mentre i nostri rientrano in campo co la faccia de chi ormai è convinto che il calcio abbia cambiato regole, preferenze, strumenti, opzioni, cancella cronologia. Perché la sensazione comune a tifosi e giocatori è che segnà, tutto sommato, sia un di più. Quel che conta non è fa gò, ma dà la sensazione de potello fa. E niente più dela posesiòn del balòn te ce fa crede così tanto. Tirà in porta è roba da anticaje e petrella, gesto vintage, reperto da rigattiere, mpo grammofono mpo telefono a gettoni. Er gò. Nostalgia canaglia.

Eppure, beata anacronistica ignoranza, ce sta uno che er gò lo desidera più de ogni altra cosa ar monno, precisamente er gò suo nella porta nostra. Dopo du anni passati a riguardasse su Youtube quello che c’aveva fatto a no sciagurato derby, lo spettinato ad arte Zarate vorebbe tanto riprovà quella gioia, mentre la nostra è già a livelli accettabili quando vediamo che Gasperini, che dio ce lo conservi, lo preferisce a un Pazzini imbullonato in poltrona.
Maurito L’Oreal guizza e scatta con ritrovata verve, si danna, s’accentra, si prepara e si coordina, sfoggiando tutto il suo repertorio di repentini cambi di direzione e invidiabili parabole arcuate che puntualmente non servono a un cazzo. E ogni volta che le laziali vedove di Maurito stan per esultare cor ditino infame pronto sui cellulari e sui profili de Facebook, si ritrovano come lui: mano nei capelli e sul volto, occhi chiusi per la disperazione e il troppo gel colato dai capelli al volto, che il sudòr non è mero fattore liquido, e devi sapello gestì.

Poi esce Pizarro ed entra Gago; quindi esce Borini ed entra Borriello, ma siccome resta Er Cipolla, si capisce che er gò non è priorità, e per le ragioni accennate poco fa, a noi poco ce cambia, anzi.
In compenso la posesiòn non è più così possessiva e tutto lascia presagire che er destino cinico e interista se stia pe profilà; dopo na partita gajarda e tosta stamo solo a cercà de capì quanto grossa, immeritata e dolorosa sarà la beffa.
Ma a quer punto s’abbatte definitivo sur Meazza il fattore Gasperini, nel senso che uno che pe vince leva Forlan pe mette Muntari, er dubbio che er lavoro suo sia in fattoria te lo fa venì. E si rivela inutile anche il tentativo di eliminare il migliore in campo con colpi che non se vedevano manco a Guantanamo nell’era Bush, co un De Rossi che, dopo aver suscitato unanime, trasversale, universale, virile solidarietà, se rialza sbattendo i tacchi a gridar “La stirpe è salva!”. Allora vordì che il progetto c’è, che il futuro è assicurato e il passato non fa più paura, definitivamente, quanno ar minuto 86 er fiordo danese disimpegna de tacco su Snaidero che a botta sicura ridisimpegna sull’ariano stinco cor laccetto, o al minuto 90+3, quando Burdisso sbraga sullo Snaidero de cui sopra e Mazzoleni, in barba ad una tradizione arbitrale sansirina che ha visto sanzionare molto meno, lascia correre, fino al fischio finale.

E allora corriamo e gioiamo come na scolaresca in pizzeria, adelante con juicio, tutti uniti, mano nella mano, co un punto in classifica e mpaio sur capoccione orange.
E allora adelante adelante che il destino è distante ma al volante c'è un uomo ai margini della cui scucchia un soriso finalmente s’affaccia a pronunciar la via, verso l’ignota dimensione spaziotemporale dove, a costo de perde sto balòn per qualche secondo, qualcuno farà gò.




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