XXXIV giornata
ROMA - CHIEVO VERONA
0-0
Roma, Stadio Olimpico,
3 maggio 2009
ore 15.00

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Tifo Roma:
Atmosfera surreale oggi allo stadio Olimpico, semideserto tanto da far pensare che molti abbonati non siano neanche andati allo stadio.
La Curva Sud  ha ampi spazi vuoti lasciati dai gruppi, rimasti all'esterno, con un solo messaggio lasciato alle loro vetrate: "vattene".
La parte ultras della Nord, invece, è presente e contesta apertamente giocatori e dirigenza.
A cinque minuti dalla fine i gruppi rientrano contestando a gran voce.
Tabellino partita:
Roma (4-3-1-2): Artur; Motta (35' st Cassetti), Mexes, Panucci, Riise; Taddei (1' st Menez), De Rossi, Brighi; Perrotta (27' st Vucinic); Baptista, Totti. A disp. Bertagnoli, Diamoutene, Tonetto, Filipe. All. Spalletti 
Chievo (4-3-1-2): Sorrentino; N. Frey, Morero, Mandelli, Mantovani; Luciano (12' st G. Colucci, 32' st Malagò), Rigoni, Marcolini; Pinzi; Pellissier, Bogdani (42' st M. Esposito). A disp. Squizzi, Sardo, Italiano, Ionese. All. Di Carlo 
Arbitro: Damato 
Note: espulso al 48' st Pinzi per somma di ammonizioni
Tifo Ospiti:
In circa 150 unità sostengono i mussi impegnati a non retrocedere. Favoriti dal silenzio dello stadio, si fanno sentire con battimani e cori anche se il sostegno è sporadico e manca di continuità.
Voto: 6

FOTOTIFO
 
...di fuori, il torneo di calcetto..
Altre siti che pubblicano foto di ogni partita in casa:
http://www.lamiaroma.it
http://www.romaclubwind.it
www.giallorossi.it
http://www.laroma.net

VIDEOTIFO
 
Panoramica
Entrata dei gruppi
Curva Sud
Calcetto 1
Calcetto 2
Calcetto 3
Calcetto 4
Calcetto 5
 
 
http://www.youtube.com/watch?v=j5rcatqnW_M&feature=related
 

FOTOCALCIO

VIDEOCALCIO
 
Il servizio
 
     

C'ERO PURE IO!
     

Ciao Lorenzo, 
come osservavi tu atmosfera un po' strana, con poco pubblico, anche considerando i gruppi rimasti all'esterno per protesta. Molto d'effetto i settori rimasti deserti in sud, sebbene ne abbia risentito la contestazione canora, che praticamente partiva soltanto dal solito spicchio basso della nord, in questa occasione un po' meno numeroso del solito.
Cori dedicati quasi esclusivamente a Rosella, all'ineffabile Pippo, ed ai giocatori svogliati.
Giusto un paio di cori ai chievo (che hanno fatto pochissimo per attirare l'attenzione), tanto per la tradizione. Da notare diversi scambi polemici tra la nord bassa ed il resto della curva ed i distinti nord, che non approvavano la contestazione (tra le risposte: "Er tifoso occasionale alla Roma porta male / er tifoso occasionale alla Roma porta male"). Improbabili tifosi di curva, assisi dietro il gruppo, si sono lamentati, ovviamente inascoltati, delle bandiere che coprivano la visuale...
Goliardico il "Ce semo rotti er chievo!" finale.
Con il catagna tutti allo stadio! C'è solo la ROMA!
Livio

I VOSTRI RESOCONTI....
....E QUELLI DELLA STAMPA 
ROMA (3 maggio) - «Sono amareggiata e rispetto i tifosi: io per prima mi assumo tutte le responsabilità di questa stagione amara»: è eloquente l'espressione del viso di Rosella Sensi, tesa e dispiaciuta mentre lascia l'Olimpico che oggi l'ha contestata. 
I gruppi della Sud sono entrati in Curva solo al '40 del secondo tempo ed hanno riservato alla proprietà solo cori di dissenso, e poi fischi anche per la squadra colpevole di non aver saputo vincere una partita che invece doveva dare risposte positive. «Andate a lavorare», «Andate tutti in ritiro», questo è il tenore dei cori rivolti alla squadra uscita dal campo tra bordate di fischi.
«Capisco la contestazione - ha continuato Rosella Sensi - la capisco perché questa è una stagione amara e al di sotto delle aspettative. Ho rispetto per i tifosi perchè sono tifosa anch'io e li capisco». Il presidente giallorosso ha poi respinto tutte le polemiche che riguarderebbero i rapporti interni. «Io parlo per comunicati, quello che si è detto non è quello che penso». 
Corriere dello Sport
GAZZETTA
ROMA, 3 maggio 2009 - "A lavorare, andate a lavorare". E' solo uno dei tanti cori contro la Roma che dal 40' del secondo tempo hanno fatto da colonna sonora alla partita casalinga con il Chievo, terminata 0-0. Una contestazione iniziata la scorsa settimana, dopo la pesante sconfitta contro la Fiorentina e proseguita durante il ritiro imposto dalla società (e poi interrotto su richiesta dei calciatori). Oggi i tifosi romanisti hanno fatto sentire la loro protesta in molti modi: al momento dell'ingresso in campo per il riscaldamento, i giocatori sono stati accolti da bordate di fischi.; applausi solo per Totti, De Rossi e Brighi. Diversi settori dell'Olimpico sono stati lasciati vuoti, soprattutto la Curva Sud, cuore del tifo della Roma, e chiusi con il tipico nastro bianco e rosso dei lavori in corso. Molti sostenitori giallorossi sono rimasti fuori a giocare a calcetto. Esposti anche alcuni striscioni, in particolare con la scritta: "Vattene", senza nomi. Poi, dal 40' della ripresa, l'ingresso in massa dei tifosi nello stadio e i cori contro tutti: squadra, società, allenatore. 
REAZIONI - "Capisco la contestazione - ha detto Rosella Sensi, presidente della Roma - la capisco perchè questa è una stagione amara e al di sotto delle aspettative. Ho rispetto per i tifosi perchè sono tifosa anch'io e li capisco. Io per prima mi assumo tutte le responsabilità di questa stagione amara". L’allenatore Luciano Spalletti non è d’accordo con i tifosi giallorossi. "Trovo ingeneroso il trattamento riservato alla presidentessa Rosella Sensi", ha detto Spalletti alla Rai "Al di là dei risultati della squadra, che devono essere migliori, la famiglia Sensi si è sempre impegnata in maniera profonda". Ad aiutare la contestazione c’é però il comportamento deludente della squadra. "Ci sarebbe da fare un discorso più generale, perché alla fine ad essere contestate sono tante squadre, ma noi gli diamo un taglio diverso", ha aggiunto l’allenatore giallorosso. "E’ capitato alla Juventus, al Milan, al Napoli, anche la Fiorentina che se non batteva noi la scorsa settimana era nei guai. Il tutto perché alla fine vince una squadra sola, c’é un solo scudetto". Spalletti ha evitato infine di alimentare le voci sul suo possibile addio a fine stagione: "Non sprechiamo altro fiato, qui adesso c’é da discutere solo dei miglioramenti da fare", ha chiuso. Il tecnico giallorosso chiude con un briciolo di ottimismo: "In condizioni normali la Roma ha qualità importanti, se poi succedono cose particolari tutto è più difficile. Questa rosa può dare ancora molte soddisfazioni ai tifosi".

ILMESSAGGERO
ROMA (3 maggio) - «Vi abbiamo aspettato un anno, oggi giochiamo noi». I gruppi della curva sud lo avevano annunciato in settimana, tramite un breve comunicato. Domenica pomeriggio lo hanno fatto. Due mini porte, dieci amici in campo, con la folla degli altri tifosi a delimitare il campo di gioco. A fare da cornice bandiere, stendardi e tanti cori contro squadra e società. Così i militanti dei gruppi ultrà romanisti si sono affrontati in un mini torneo di calcetto (cinque contro cinque) nel piazzale antistante la curva sud, scegliendo di boicottare per protesta, la partita vera e propria.
«Una protesta, civile, goliardica, ma al tempo stesso inequivocabile – dicono gli ultrà, che preferiscono rimanere anonimi – siamo stufi di questa dirigenza e dello scarso impegno dei giocatori». Nel mirino delle critiche l’operato di Rosella Sensi, giudicata colpevole, dopo l’incontro avvenuto in settimana a Trigoria, di «avere scarso rispetto per i tifosi». Ma loro, gli ultrà, non salvano nessuno. Sotto accusa anche rosa e tecnico: «La sconfitta di Firenze è stata la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ora basta»
Così mezz’ora prima che l’arbitro Damato fischiasse l’inizio delle ostilità sul prato verde dell’Olimpico, nell’antistadio già avevano iniziato da qualche minuto. Il torneo degli ultrà era articolato in cinque match da 20 minuti ciascuno, ad eliminazione diretta. Alla fine l’hanno spuntata i Fedayn, aggiudicandosi la finale per 1-0, ai danni dei Boys, altro gruppo storico della sud.
Al posto del prato l’asfalto ruvido, niente tacchetti né parastinchi, e anche le maglie non sono quelle ufficiali griffate As Roma, ma t-shirt e polo autoprodotte dai vari gruppi: Boys, Fedayn, Padroni di casa, Ultras Roma Primavalle, Irish Clan, Giovinezza e altri. «Mancano solo gli Ultras romani» dicono gli organizzatori della protesta, che seppur senza dirlo apertamente, alludono alla posizione piuttosto filo societaria degli ultimi («Il perché della loro assenza? Non lo sappiamo»). 
La partita nella partita dura circa un’ora e trenta, e per larghi tratti attrae gli spettatori assai più che la partita vera e propria. Nella sud, listata “a lutto” per mezzo di eloquenti striscioni fissati sulle vetrate dei rispettivi gruppi («Vattene»), ci sono ampi spazi vuoti. «La gente preferisce il calcio vero – dice Andrea, un astante della partitella - rispetto a quei quattro mercenari senza dignità»
All’astinenza da Roma si resiste 45 minuti. Quando Roma e Chievo Verona fanno il loro ingresso in campo per il secondo tempo, la sud è praticamente piena. Ma niente tifo, al posto dei cori di sostegno, bordate di fischi, cui segue a più riprese, come un tormentone, il grido arrabbiato «Rosella Sensi bla, bla, bla». 
Ad ogni tocco sbagliato dei giocatori in maglia giallorossa la curva fischia. Sergio, 35 anni, più di 20 passati in curva, scuote la testa: «Non è questo il modo – dice contrariato – Chi ha scelto di vedere comunque la partita, dovrebbe rispettare la protesta dei gruppi e restare in silenzio. L’indifferenza è la miglior cosa». Altri, come Andrea, hanno scelto di prendere posto sugli spalti fin dal primo minuto: «Preferisco le contestazioni vecchia maniera – dice, aggiustandosi la visiera del berretto – tutti dentro lo stadio, con cori e striscioni per gridare la nostra rabbia». Lui la scelta dei gruppi la rispetta, pur senza condividerla: «Un’iniziativa goliardica, che però rischia di passare inosservata»
Ma i gruppi ultrà a passare inosservati non ci tengono proprio, così a pochi minuti dal fischio finale, fanno il loro ingresso sugli spalti. La Roma in campo latitata, la sud ribolle di rabbia, i gruppi danno voce al malcontento. La folla si trasforma in muro di mani, i cori vengono scanditi da scrosci ritmati «Noi non siamo sul libro paga», e ancora «Meglio di voi, giochiamo meglio di voi», per chiudere con un provocatorio «ma la Roma dove sta». Al 90° il fischio dell’arbitro viene seppellito dal mare dei fischi del pubblico, la sud invita la Roma «sotto la curva», ma la squadra non raccoglie.
La domenica amara del tifo romanista si conclude con l’ennesimo «Sensi vattene» urlato a perdifiato, mentre sul viale del Foro italico papà Roberto, 40 anni, da 30 abbonato alla Roma, cerca di spiegare al piccolo Valerio, sette anni, oggi per la prima volta allo stadio, che tifare la Roma significa anche e soprattutto delusioni come questa: «Un giorno dirai – dice rivolto al figlio - la mia storia è iniziata con Roma-Chievo 0-0». Lui annuisce, per nulla intristito: «Tanto domenica prossima vinciamo». 

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