
25 agosto... caldo
torrido... umidità da spezzare le ossa... 70000 anime popolano l'Olimpico
per abbracciare i nuovi giocatori che dovranno dimostrarci tanta grinta
quest'anno, qualità che la scorsa stagione è mancata...
Presenza massiccia,
come solo noi sappiamo fare, ma di bello nella serata non trovo altro sinceramente.
Un mare di persone colorate di giallorosso che offrono uno spettacolo simile
il 25 di agosto in una partita amichevole è un motivo non indiferente
di orgoglio, ma siamo romani e non possiamo essere soddisfatti. Lasciamo
stare naturalmente i commenti tecnici (ignobili i fischi al termine della
gara anche se sono stati pochissimi) e addentriamoci in una critica il
più possibile costruttiva sulla nostra curva. Pochi cori cantati
da tutti, un gruppo base che non è stato assolutamente all'altezza
del NOME DI ROMA questa volta. Inutile nascondersi, quando c'è da
lodare il lavoro, sono il primo che lo fa, ma quando non si sente nel cuore
una partita dove in campo c'è la Roma è grave, gravissimo...
e se il gruppo base ha deluso il resto della curva non è stata da
meno! Mille scusanti per gli ASR, assenza di megafono e specialmente del
direttivo, ovvero tutti quei ragazzi che stanno in curva da 20 anni, che
hanno vissuto gli anni d'oro della nostra curva. Infatti a causa di problemi
personali erano assenti, tutti... e si è sentito. Ecco spiegato
il motivo di tanta anarchia giù. Questo non giustifica nessuno però
ragazzi, se gioca la Roma con l'AEK, con il Barca o col Pro Vercelli, bisogna
cantare e incitare con lo stesso veleno!!! Quel veleno che ci ha contraddistinto
per sempre da tutti, anche in queste partite che non contano un cazzo.
Per il resto non so che dire, magari leggetevi i giornali, ma io voglio
rivedere ciò che non ho potuto mai vedere. LA CURVA SUD...!
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
ù
La mano che poco prima
ha scelto dal cassetto dell’armadio la camicia gialla e il berretto rosso,
guidata dal destino e dal caso, ora copre gli occhi di un ragazzo brasiliano
che piange la sua rabbia, la sua commozione, la sua tristezza per doversene
stare là, seduto in tribuna d’onore, con la gamba sinistra appoggiata
a una specie di leggio, e non aver corso sul prato dell’Olimpico, con il
numero undici sulle spalle e sopra il suo nome, Emerson. Là, nel
campo, ad applaudirlo ci sono tutti quelli che dalle tribune lui ha appena
smesso di applaudire: c’è Totti, che ha appena incendiato tutto
lo stadio, la sua posizione durante la passerella annunciata dal cliccare
dei flash, che lo precedevano d’un niente perché molti fra i quasi
settantamila (ci pensate? per il debutto c’erano 67.705 spettatori: che
accadrebbe se...) il "santino" volevano produrselo da soli. Una cosa da
raccontare un domani, e non solo come ha fatto quello sul volantino elettorale,
"vedi, io c’ero quella sera del Duemila che si presentò la Roma".
Totti ha scelto, come colonna sonora per il suo trionfale ingresso, "It’s
my life": cantava Bon Jovi, correva Francesco, urlava e applaudiva l’Olimpico.
Montella, da parte sua, aveva selezionato un programma personale: "Io ci
sarò", la sua canzone. Ci si augura che nei sottoscala dell’Olimpico
Capello l’abbia ascoltata. E capita, anche se l’aeroplanino ha cominciato
dall’hangar: panchina.
Applaudono Totti e
Montella, l’applauditissimo Batistuta (Gabriel, facce sogna’, scrivono
le nuove sciarpe nelle bancarelle prese d’assalto), il superfesteggiato
Supermarco Delvecchio che, non fosse stato per Del Piero, ora cocco di
mamma ora Godot che sempre s’aspetta stando a come l’hanno definito il
Dottore e l’Avvocato che però lo gratificano con tredici miliardi
l’anno, ci avrebbe regalato l’Europeo di Belgiolanda. "C’è qualcosa
di grande" ha scelto Zago, e Candela, uno dei meglio accolti, ha voluto
"Satisfaction", Aldair "Mas que nada". Emerson no: lui non ha potuto scegliere
nient’altro che un posto in tribuna d’onore, ed ha pianto per questo, e
lo consolava abbracciandolo la moglie Sonia, e ci sarà tempo perché
le lacrime della tristezza divengano quelle dell’allegria. La mano sinistra,
con un’immensa fede d’oro, scopre gli occhi e le lacrime, ed Emerson muove
il braccio e saluta. L’aveva fatto, prima, perfino Nakata, che poco di
sé concede, timidamente sollevando il braccio due volte quando è
passato sotto la Sud. Applaudono i caraibici e i sudamericani, i comunitari
e gli extra, gli asiatici e i romani de Roma, che sono Totti e Rinaldi,
il quale nasconde sotto la nuova acconciatura un segreto.
Applaudono, e poi
cantano "Roma, Roma, Roma, còre de sta città", e canta l’Olimpico
tutto, tutto in piedi e tutto a gran voce, giacché questa è
la sera della "perdonanza", quella che tutto lava del passato prossimo;
è la sera di chi guarda avanti, oltre l’Aek che è l’avversario
dell’occasione, oltre i soldi che il Coni chiede e la Roma nicchia e nega,
oltre i numeri delle maglie, Batigol ha in mano due sciarpe giallorosse
mentre gira per il campo, e fanno la figura delle bandiere che sventolano
nell’oro delle Olimpiadi nelle mani degli atleti vincitori; tutto è
alle spalle, perché, lo dice Totti, su tre obiettivi faremo qualcosa
d’importante e lo ripete Capello, che quando l’annunciano si sente più
d’un fischio, ma non sono per lui bensì per i pochi tifosi dell’Aek
che, rumoreggiando, disturbano la cerimonia. L’Olimpico è per Capello
e per la sua, e di tutti, voglia di vincere. Non era venuto per questo?
E non è venuto per questo Batigol, che in mezzo al campo è
vicino di posto di Balbo? E non è per questo che anche Franco Sensi
stavolta si prende i suoi applausi?
La Roma fa la catena
giallorossa, tutti abbracciano e sono abbracciati da tutti, come l’Italia
in Belgiolanda, ma la Roma già lo faceva di suo da anni, e cantano,
e anche l’Olimpico, giusto come fino a un attimo prima della partita contro
l’Aek, che nella festa che ha colorato di giallorosso tutto lo stadio e
la giornata di buona parte di Roma città era solo un di più,
o quasi, come, coppe a parte, le partite da chiacchierare più che
da giocare che ci aspettano fino a ottobre. E a chiacchierarle, certe partite,
riescono perfino meglio che non a giocarle. Non se si è Totti, naturalmente,
che tanti che non vanno all’Olimpico hanno scoperto agli Europei, ma che
è sempre stato Totti, il migliore. L’ha visto dal vivo anche Trapattoni,
in tribuna. Batigol ha mancato la rete d’un niente, quando ha preso il
palo, ma dice lui che segnare è bello ma in campionato di più,
e non gli si può dar torto. La difesa ha ballonzolato, ma c’è
da considerare che la Roma è scombiccherata due volte, al momento:
una perché non è che tutti i suoi campioni e giocatori siano
nello stesso stato di forma, avendo ripreso ad allenarsi in date diverse
e seguito percorsi differenti; la seconda è perché Emerson
in tribuna vuol dire anche per Capello ridisegnare un’altra squadra.
E lo fa nella ripresa,
non solo accendendo i motori dell’aeroplanino, che andava a far trio con
Batistuta e Totti, ma anche mandando in campo tutti i suoi zeta, Zago,
Zanetti e Zebina (bravo). Poi anche Nakata, poi è tourbillon, turnover
o chiamatelo come vi pare: è solo una sessione di prove libere.
Il gol? Scusateli, stanno lavorando per lui.