Tutti i tifosi della Roma che sono stati in trasferta a Napoli si ricordano i gentiluomini del reparto celere...
I fatti di Salernitana/Roma 1998/99

27 aprile 2002
Napoli, abusi su no global: arrestati 8 agenti. Proteste colleghi
http://it.news.yahoo.com/020426/58/1tk8t.htmlhttp://it.news.yahoo.com/020426/58/1tk8t.html

NAPOLI (Reuters) - Otto poliziotti della Questura di Napoli sono stati raggiunti oggi da altrettanti provvedimenti di arresti domiciliari, su disposizione della magistratura del capoluogo campano, per presunti abusi commessi nei confronti dei manifestanti in occasione degli scontri e delle proteste contro il vertice "Global Forum" del 17 marzo 2001 a Napoli.
Lo si è appreso da due distinti comunicati della Questura e della Procura di Napoli.
In occasione del Terzo Global Forum sull'utilizzo delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione -- ospitato a Napoli nel marzo 2001 -- esplosero incidenti e scontri fra i manifestanti antiglobalizzazione e le forze di polizia sabato 17 marzo 2001 nel centro cittadino. Il bilancio fu di 200 feriti, 80 fermati, due arrestati e 21 denunciati.
Secondo il segretario del sindacato di polizia Uil Polizia, Michelangelo Starita, gli otto sono "Fabio Ciccimarra, capo della sezione antirapine della Questura, Carlo Solimena, capo della sezione antidroga della Questura, 5 agenti della Squadra Mobile e un agente del reparto prevenzione crimine della Campania".
I provvedimenti di arresto hanno provocato, secondo quanto riferito a Reuters da due rappresentanti sindacali, la clamorosa reazione dei colleghi, che si sono radunati in centinaia davanti alla Questura in segno di solidarietà con gli otto destinatari degli ordini d'arresto, in questo momento a colloquio col questore di Napoli, intervenuto per placare gli animi.

LE ACCUSE

Nel primo comunicato si rende noto che "la Squadra Mobile della Questura di Napoli ha eseguito 8 provvedimenti di arresti domiciliari a carico di altrettanti dipendenti della Polizia di Stato di Napoli per presunti abusi commessi nei procedimenti di identificazione delle persone coinvolte negli scontri del 17 marzo 2001 in occasione delle manifestazioni dei gruppi no global".
Più specifico il comunicato della Procura che, ricordato che la misura è stata disposta dal giudice delle indagini preliminari Isabella Iaselli su richiesta della Procura, rende noto che i reati contestati agli otto poliziotti sono "sequestro di persona, violenza privata e lesioni personali".
"Secondo le dichiarazioni accusatorie - dice il comunicato della Procura - tutti i giovani che a seguito degli scontri con le forze dell'ordine di quel giorno, o per ragioni indipendenti dalla manifestazione, si erano recati negli ospedali cittadini per farsi medicare, furono prelevati con forza, condotti presso la caserma Raniero senza alcuna valida giustificazione e lì sottoposti a gravi forme di maltrattamenti, ingiustificate perquisizioni personali e a gratuite mortificazioni".
"Le parti offese - continua la nota - hanno anche dichiarato di aver subito la sottrazione di rullini fotografici e la distruzione di apparecchi cellulari e macchine fotografiche senza alcuna valida apparente giustificazione e senza aver redatto alcun verbale". (film già visti... n.d.L.)
Al termine del comunicato, compare anche una considerazione firmata dal procuratore capo di Napoli, Agostino Cordova: "I fatti oggetto del procedimento non minano la perdurante fiducia di questo ufficio nei confronti del personale di polizia in generale e di quello in servizio alla Questura di Napoli in particolare".
PROTESTANO CENTINAIA DI POLIZIOTTI
Secondo il sindacalista della Uil Polizia, Starita, "circa 300 poliziotti sono ora all'esterno della Questura in segno di solidarietà con i colleghi".
Fonti della polizia hanno riferito che un centinaio di poliziotti, fra i circa 300 presenti, si sono persi per mano e hanno iniziato a compiere una sorta di girotondo attorno all'edificio della Questura.
Antonio Ascione, segretario del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) ha detto a Reuters che "stasera il questore di Napoli Nicola Izzo sta incontrando gli otto poliziotti, che non sono stati ancora portati alle loro case in esecuzione degli arresti domiciliari".
"Invitiamo i poliziotti alla calma - ha detto Michelangelo Starita - Saremo noi a manifestare per loro, già dalla settimana prossima con sit-in davanti alla procura".
"Riteniamo che le garanzie che vengono offerte ai cittadini - continua Starita - devono valere anche per i poliziotti. Quando si opera un arresto bisogna che ci siano tre presupposti fondamentali, pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove. E in questo caso non c'è nessuno di questi presupposti."
Il sindacalista della Uil fa appello anche al ministro Claudio Scaiola. "Chiediamo l'intervento del ministro dell'Interno. Questa situazione contribuisce a creare un clima di tensione che in questo momento assume dimensioni preoccupanti".
Ascione, del Siulp, ha dichiarato che: "Come poliziotti e aderenti al sindacato siamo vicini ai colleghi. In questo momento bisogna agire con intelligenza. E' discutibile il modo in cui è stata condotta questa operazione: dopo 13 mesi sono stati emessi questi provvedimenti, inconcepibili dal punto di vista giuridico".

Napoli, Global Forum 2001: arrestati 8 poliziotti
http://it.news.yahoo.com/020426/180/1tk90.htmlhttp://it.news.yahoo.com/020426/180/1tk90.html
NAPOLI - Otto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti poliziotti sono state eseguite venerdì sera su ordine della magistratura di Napoli per gli incidenti avvenuti durante il Global Forum sul ''governo elettronico'' svoltosi a Napoli dal 16 al 18 marzo 2001. Tra gli arrestati ci sono due funzionari e sei agenti. I due funzionari - di cui sono stati disposti gli arresti domiciliari - sono il vicequestore Carlo Solimene ed il commissario capo Fabio Ciccimarra, che sarebbe indagato anche per gli incidenti del G8 di Genova del luglio dello scorso anno. Gli altri arrestati sarebbero sei ispettori e sovrintendenti di polizia. Gli otto funzionari ed agenti di polizia sono stati trasferiti solo a notte fonda agli arresti domiciliari. All'esterno della questura i loro colleghi sono rimasti a manifestare contro il provvedimento.
L' accusa nei loro confronti confronti è di violenze, lesioni, sequestro di persona e perfino accuse di violenze sessuali ''seppure in casi limitatissimi e tutti da dimostrare'' - ha detto il legale di alcuni degli arrestati, Sergio Rastrelli appena uscito dalla questura.
''I casi di violenze sessuali - ha anche detto l' avv. Rastrelli - sono smentiti dagli stessi interessati''.
Gli otto poliziotti hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Le ordinanze, firmate dal gip Isabella Iaselli su richiesta della Procura di Napoli, sono state eseguite dalla squadra mobile. Secondo quanto ha confermato uno dei legali degli arrestati, a consegnare materialmente l'ordinanza, venerdì pomeriggio, in questura sarebbero stati carabinieri della polizia giudiziaria della procura di Napoli. Le ordinanze di custodia cautelare sarebbero motivate - da quanto si è appreso - con il pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione dei reati. Sempre secondo quanto è trapelato, le accuse si fondano anche su referti ospedalieri, testimonianze e presunte contraddizioni emerse nelle relazioni di servizio dei poliziotti sulla ricostruzione dei fatti.
Il provvedimento ha scatenato il putiferio in questura, dove i colleghi dei poliziotti nel mirino della magistratura non sembravano intenzionati a far uscire gli indagati: proteste, urla, indignazioni, agenti in lacrime al terzo piano della questura.Sono almeno un centinaio i poliziotti che hanno inscenato la protesta davanti all'ingresso principale della questura di Napoli. Nelle mani di alcuni di loro è comparso un volantino firmato dal Siulp con la scritta ''Vergogna!!!''.

''Continuamente ci vengono a dipingere la questura di rosso, a volte restiamo rinchiusi dentro, ci sentiamo impotenti di fronte a tutto quello che accade'', hanno gridato ai cronisti i poliziotti. Una cinquantina di poliziotti hanno anche organizzato una catena umana attorno alla questura per protestare. Tenendosi per mano - alcuni si sono ammanettati fra di loro - ed abbracciandosi hanno formato un cordone che si sta allargando da via Medina, davanti all'ingresso principale della questura, attraverso le strade laterali, fino all' ingresso posteriore dell' edificio. ''Si tratta di arresti con motivazioni politiche che non conosciamo'', hanno detto alcuni poliziotti, e aggiungono: ''Questi arresti sono illegittimi''. Il clima intorno alla questura è di forte tensione. Negli uffici della Mobile al terzo piano si erano recati il questore Nicola Izzo e il capo della squadra mobile Giuseppe Fiore.
I magistrati della procura della Repubblica avevano dato agli organi di polizia giudiziaria precise indicazioni perchè le ordinanze di custodia cautelare venissero eseguite domani mattina. L'esecuzione dei provvedimenti venerdì pomeriggio, secondo indiscrezioni trapelate in ambienti giudiziari, avrebbe creato sconcerto tra i magistrati inquirenti, che - stando alle voci raccolte - intenderebbero chiarire i motivi dell'anticipazione dei tempi.
Secondo le accuse, i giovani che dopo gli scontri con le forze dell'ordine si erano recati negli ospedali cittadini per farsi medicare, furono prelevati con la forza, condotti alla caserma Raniero ''senza alcuna valida giustificazione - scrive il procuratore Agostino Cordova - e lì sottoposti a gravi forme di maltrattamenti, ingiustificate perquisizioni personali e a gratuite mortificazioni''.
"I fatti in oggetto - scrive ancora Cordova - non minano la fiducia di questo Ufficio nei confronti del personale di polizia in generale e di quello in servizio presso la Questura di Napoli in particolare".
E infatti, subito dopo gli scontri, la Procura della Repubblica di Napoli aprì un'indagine, sia sui comportamenti illegali da parte di alcune frange del corteo (con lancio di sanpietrini, rottura di vetrina, lancio di molotov e detenzione di armi improprie), sia per le denunce presentate da alcuni manifestanti per i maltrattamenti in caserma.
''Nel doveroso rispetto per il lavoro della magistratura, attendo di conoscere le ragioni poste a fondamento di un provvedimento così grave'', ha detto il Ministro dell' Interno Claudio Scajola dopo aver appreso la notizia dell'arresto di otto poliziotti . ''Esprimo frattanto - ha aggiunto Scajola - sentimenti di vicinanza alla Polizia napoletana, di cui mi sono ben noti professionalità e spirito di sacrificio e, in particolare, alla squadra mobile, che opera da sempre in condizioni ambientali difficili contro la camorra e ogni forma di criminalità al servizio dei cittadini''.
Mentre il Capo della Polizia De Gennaro ha ricordato ''che sussiste la presunzione di innocenza per gli attuali indagati ai quali verrà data tutta la necessaria assistenza nell' auspicio che possano chiarire rapidamente la propria posizione. Nei prossimi giorni - ha concluso il Capo della Polizia - mi recherò a Napoli per attestare personalmente la mia piena fiducia al personale della Polizia di Stato che opera in quella sede''.



DA "IL MANIFESTO"

«La violenza gratuita è la regola»
Parla un uomo dei reparti mobili, a Napoli il 17 marzo: «Non avevamo ordini diversi, la piazza si chiude tutta. Quel che accadde alla Raniero non era più un'operazione di polizia»
FRANCESCO PATERNO'

«Certo che c'è stata violenza indiscriminata. Come sempre». L'uomo che ci racconta quel che è accaduto il 17 marzo 2001 a Napoli è lo stesso che, nove mesi fa, ci aveva parlato del comportamento delle forze dell'ordine a Genova. Perché di questi eventi è un attore più che un testimone, appartenendo a uno dei reparti mobili della polizia impegnati negli scontri di piazza. Di lui taceremo nome, cognome, raggruppamento e grado. Perché parla con il manifesto? «Perché mi fido». E se volete proprio saperla tutta, sì, «picchio, a destra e a sinistra», ma distingue: «Una volta ero di servizio allo stadio, eravamo stati ripetutamente assaliti da tifosi che sembravano bestie. Uno di loro viene preso e massacrato di botte. E' a terra, non si muove. Dopo cinque minuti, gli passo vicino e gli mollo un calcio. La sera me ne sono vergognato»

Perché il 17 marzo a Napoli la polizia ha colpito indiscriminatamente, come accusa anche la magistratura?

Perché non c'erano ordini diversi. E perché la gente che non c'entra viene picchiata sempre, una volta che parte la carica. Ho visto un ragazzo che lanciava sassi, è stato raggiunto da uno dei nostri. Cinque o sei miei colleghi lo hanno massacrato di botte. La soddisfazione massima è prendere un black bloc, ma c'è chi si accontenta di picchiare chiunque. Se poi è un giornalista, meglio ancora, perché giornalista equivale a comunista. La mentalità è questa, in un ambiente dove appena appare in tv uno come Santoro, gli vengono augurate le cose peggiori.

Avevate ordini particolari per quel giorno?

No. Sapevamo di alcune tattiche che avrebbero potuto usare i manifestanti contro di noi, era arrivata una voce secondo cui contro la polizia sarebbero stati lanciati i cani della camorra addestrati al combattimento. Ma in fondo niente di speciale rispetto al solito. E siccome una settimana prima a Trieste c'era stata una manifestazione dei no global finita senza incidenti, ci sentivamo rinfrancati. Invece, siamo stati attaccati con sanpietrini e tondini di acciaio presi da un cantiere in piazza del Plebiscito. Un collega si è salvato per miracolo: un tondino gli ha spaccato lo scudo e si è fermato a due centimetri dalla tempia. E su un blindato abbiamo trovato buchi provocati da picconate.

Perché alla manifestazione non fu lasciata nessuna via di fuga? (n.d.L.: le forze dell'ordine hanno l'OBBLIGO di lasciare una via di fuga) E' vero, come sostiene il questore di Napoli, che via Marina era libera?

L'ordine ricevuto era di chiudere ogni strada, come si fa allo stadio, dove infatti se ci sono cariche le prendono tutti. E non è vero che via Marina fosse una via di fuga, non era prevista. Ma non perda tempo a cercare ordini scritti: non esistono. Le faccio un esempio: in teoria, per ordinare una carica della celere, il via dovrebbe essere dato dal caposquadra, a sua volta allertato dal capo contigente, a sua volta dal funzionario di servizio, fino al dirigente massimo, cioè il questore. Nella realtà, si parte per un ordine interno, a secondo delle pressioni della piazza. Anche se a Napoli, come a Genova, la gestione dell'ordine pubblico è stata politica, molto in alto.

Cosa vuole dire?

Voglio dire che le violenze di cui sono accusati alcuni colleghi della mobile sono state compiute perché qualcuno potrebbe aver assicurato impunità. Quello che è successo alla Raniero e negli ospedali napoletani non è più un'operazione di polizia. Certe cose si fanno solo in presenza di ordini dall'alto. Vuole un altro esempio? Tra gli arrestati c'è un vice questore. Bene, i vicequestori non decidono mai nulla, sono i più prudenti perché sono a un passo dalla dirigenza. Non si assumono mai delle responsabilità che potrebbero compromettere l'intera carriera.

Lei ha saputo di violenze perpetrate da poliziotti dentro la caserma Raniero?

Sono rientrato la sera insieme agli altri dei reparti mobili e abbiamo saputo che c'erano state delle identificazioni. Ma nessuno ci ha parlato di comportamenti, diciamo, anomali. Ho letto che ad alcuni fermati è stata tagliata la cintura dei pantaloni con dei coltelli. So che diversi colleghi dell'anti-rapina o dell'anti-droga di Napoli girano con il coltello in tasca. Ma lei li ha mai visti, questi tipi? E' difficile immaginare da che parte stanno.

Le violenze in caserma sarebbero state dunque opera di poliziotti e non di celerini?

Guardi, per chi sta nei reparti mobili la violenza inizia e finisce in piazza. Chi sta in mezzo alla strada sarà più bestia, ma è una bestia sazia. Chi fa certe cose è gente che sta tutto il giorno in ufficio oppure è abituata a un altro tipo di violenza. Per i fatti della Raniero, i reparti mobili non c'entrano nulla al novanta per cento, siamo rimasti fuori tutto il giorno. Si chiude anche lo spaccio per avere il massimo della forza in piazza.

Sono collegate Napoli e Genova, dal suo punto di vista?

Ci sono molte affinità, c'è la Raniero e c'è la Bolzaneto. Napoli sembra quasi la prova generale per Genova. C'erano governi di colore diverso, ma per me non è cambiato nulla. Rispetto al nostro lavoro, semmai, è che mentre il centrodestra tende a coprire un ambiente dove la maggior parte della gente è fascista, il centrosinistra tendeva a essere più rigido. Per evitare di essere accusato di collusione.



 


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