FRANCESCO ROCCA
La presentazione al libro

Roma 1982-'83 di Luciano Bertolani
Un libro ante-scudetto di Filippo Bertolami

Scusate se, forse un po' a torto, considero anche miei i successi della Roma. Non voglio sembrare irriverente nè togliere meriti a tutti coloro che hanno fatto grande la squadra giallo rossa ma non riesco a parlare della Roma come se fosse una cosa ormai staccata da me. Non ho fatto nulla per portare in alto i colori romanisti, non ho sudato, non ho lottato con i compagni, non ho diviso con loro ansie e tormenti di ogni vigilia. Non li ho neppure seguiti nelle trasferte, nei ritiri, negli allenamenti. Con un ginocchio a pezzi sono rimasto fermo al palo proprio quando la grande Roma stava prendendo i primi contorni. Come non pensare oggi che soltanto la sfortuna mi ha portato via la gioia più grande? Arrendersi di fronte a un ginocchio a soli ventisette anni è stato un po' come morire: ero nella piena maturità professionale e avevo capito che tanti anni di sacrifici stavano per ottenere giusta ricompensa. Ho lottato mesi, anni contro l'evidenza, ho subìto cinque operazioni, ho smesso e ripreso gli allenamenti un'infinità di volte con il pensiero fisso di farmi trovare puntuale all'appuntamento. Invano. Il grande « salto » c'è stato, la Roma è diventata una « stella » del calcio italiano ed europeo ma Francesco Rocca quell'appuntamento l'ha mancato. Forse per un senso di rivincita mi piace considerare anche « mia » questa Roma e non soltanto perché, a ventotto anni, sono diventato un dirigente giallo rosso.
Perdonate dunque il pizzico di prepotenza e parliamo di quello che molti critici si ostinano a chiamare « miracolo Roma ». Quello giallorosso non è un « miracolo » e non è neppure un « sogno ». Sostituendo la parola « lavoro » a « miracolo » e la par.ola « programmazione » a « sogno » e avrete svelato il segreto. Che la Roma sarebbe diventata grande l'ho capito anni fa quando il presidente Viola prese Liedholm strappandolo al Milan che aveva appena vinto il suo decimo scudetto. I miei amici, i compagni di allora lo ricorderanno: « Questi due uomini -dissi -:- porteranno
a Roma lo scudetto ». La mente organizzativa del presidente
e la competenza tecnica del « barone » svedese, il suo carisma, sono alla base dei successi di una squadra che nessuno meglio di me sa essere stata costruita con pazienza, raziocinio e lungimiranza. Viola ha fatto grande la società, Liedholm ha fatto grande la squadra.
Oggi sono una piccola rotella del colossale ingranaggio giallorosso, siedo dietro a una scrivania, viaggio spesso. Il mio cuore e i miei pensieri però continuano a correre sul campo. Una volta alla settimana vado a allenarmi con quelli che considero ancora miei compagni. Il mio ginocchio non mi permette di più. Proprio in queste occasioni, vivendo a stretto contatto con l'ambiente della squadra ho capito che il fenomeno Roma non è passeggero. Credo invece il contrario: l'era giallo rossa è appena cominciata. Si parla da sempre dello « stile Juventus », ora grazie a Viola e Liedholm è nato uno « stile Roma » che durerà negli anni. Non so come si scrive una prefazione. Ho messo giù queste righe cercando di esprimere quello che ho dentro. Sento tuttavia la necessità di ringraziare chi, realizzando questo libro sui personaggi che hanno fatto grande la Roma, ha pensato anche a me. Non avessi avuto tanta sfortuna l'autore di questa pubblicazione avrebbe messo Francesco Rocca nelle pagine seguenti, tra i diciassette giocatori giallorossi.
Purtroppo a 28 anni non sono più un calciatore ma essere stato invitato a scrivere queste due pagine mi riempie d'orgoglio e mi permette di partecipare in qualche modo ai successi della Roma con la certezza che i tifosi non mi hanno mai dimenticato.
Frrancesco Rocca
Francesco Rocca, Peccenini e Di Bartolomei dopo il vittorioso derby del 1974/75.
Quando le maglie erano rosse con i bordi gialli, quando i giocatori tenevano alla squadra, quando la Roma era la Roma
I tifosi della mia età, ma anche quelli di oggi se conoscono la storia della Roma, facciano un paragone tra la figura di Francesco Rocca e quella di qualsiasi altro giocatore della Roma di questi anni... perché mai, oggi, non dovremmo tifare solo la maglia?


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