Quello che segue è stato tratto dal giornalino distribuito nella Curva Nord del Parma, del gruppo "Potere Crociato". Lo riporto per intero in quanto esamina in modo approfondito e secondo mentalità il pensiero ultras, al di là di ironie nei confronti di altre squadre da cui il Parma è divisa da rivalità sportiva. Con l'occasione ringrazio Angelo che me lo ha inviato.
Oggi parliamo di:

 

 

VADE RETRO, PAY-TV!
(FUORI DAL CORO e’ stato stampato in proprio, a Sorbolo, in data 23 gennaio 1999)
FUORI DAL CORO  e’ pensato, scritto e creato con 
MENTALITA’ CROCIATA.
. Chi non ne possiede e’ pregato di astenersi dal leggerlo

Il futuro del calcio

 Chi ci conosce sa quale e’ il nostro pensiero sul mondo del pallone.  E’ nota la nostra idea, grazie alla quale riteniamo che il progresso tecnologico ed economico non debbano sfidarsi frontalmente con le tradizioni del calcio, pena la sconfitta per entrambi. Ed e’ su questo punto che vorremmo tentare di ragionare con calma. 
Domanda iniziale: perche’ l’evento calcistico e’ cosi’ appetibile per i mass-media in generale e le televisioni in particolare? Sicuramente perche’ dispone di tutte le caratteristiche adatte per queste realta’. Si parla sempre di calcio; e’ uno sport diffuso a livello mondiale; ha i tempi giusti per essere guardato davanti alla TV; i volti dei protagonisti possono essere riconosciuti a livello planetario. E’ molto piu’ difficile “televisivizzare” altri momenti sportivi, vuoi perche’ non cosi’ diffusi, vuoi perche’ hanno ritmi diversi. Ma avete mai provato a guardare in televisione una partita con gli spalti desolatamente vuoti? Oppure riempiti, si, ma di spettatori fantoccio che si limitano a sorridere senza trasmettere emozioni durante la partita? Noi si, abbiamo provato. Ed abbiamo notato una profonda tristezza. Sia per chi giocava, sia per chi, come noi, guardava. Questo, cari amici, e’ il reale rischio a cui andiamo incontro. Stadi vuoti perche’ alle societa’ conviene maggiormente l’incasso televisivo che quello del pubblico. Stadi riempiti, ma da gente che non considerera’ lo stadio come luogo in cui manifestare la propria passione. Con l’aumento (forse sarebbe corretto dire il brigantaggio) sui prezzi dei biglietti le societa’ stanno facendo una selezione incredibile dello spettatore da stadio. Il biglietto piu’ economico ormai varia dalle 35 alle 40 mila lire ed e’ attraverso questo banale strumento che gia’ si puo’ decidere chi ha diritto e chi no alla partita. E vedrete, quando sara’ decretata per legge, la norma che prevede controlli da parte delle societa’ sportive sugli eventi calcistici nello stadio della squadra stessa, quanto aumentera’ il biglietto. Andare allo stadio costera’ sempre piu’ (perche’ li non c’e’ il vero affare e si rischia l’aumento dei costi di gestione) e converra’ abbonarsi ad un programma sportivo. Inoltre le partite in trasferta non saranno piu’ a Genova, Bologna o Cremona. Saranno, a seconda della fascia d’elite in cui si verra’ inseriti, in Francia, Germania, Spagna o Inghilterra. E chi avra’ i soldi per seguire la squadra anche in trasferta? Ecco perche’ sentiamo che i futuri spettatori del calcio del 2000 non saranno quelli di oggi. Ed ecco perche’ non possiamo accettare passivamente quanto accade. Anche se gia’ questa realta’ e’ notevolmente diffusa. Ma tra il seguire una partita allo stadio ed il seguirla a casa non ci sono vie di mezzo? Apparentemente no, forse una si. Ed e’ questa: far ragionare il nostro cervello e dar seguito ad azioni intelligenti. Sembrerebbe banale, ma non lo e’. Sicuramente soggettivo e’ il concetto di “intelligenza”. Quella che apprezziamo noi e’ diametralmente opposta a quella auspicata dai mercenari che ruotano nel mondo del calcio. 
Cominciamo con ordine. Se voi, nel supermercato nuovo che si sta aprendo vicino a casa, trovaste da mangiare esclusivamente merda di gallina cosa fareste? Probabilmente nulla, non entrereste neanche. Non vi fareste tentare da confezioni economiche o lussuose, da contorni a base di caviale o di pure’, non fareste raccolte punti e non approfittereste del 3X2. Perche’? semplicemente perche’ la merda di gallina non vi piace. E il gestore del supermercato sarebbe obbligato a cambiare specialita’. Forse ne proverebbe una o due o tre fino a quando le vostre volonta’ ed i suoi desideri non abbiamo trovato un comune denominatore. E le partite in televisione? Idem! Se voi anziche’ regalare per Natale o per un compleanno un abbonamento digitale regalaste un abbonamento allo stadio oppure una trasferta oppure un bel libro sulla passione del calcio (e ve ne sono di meravigliosi!) contribuireste ad arginare la crescita del supermercato che vende merda di gallina. Questo perche’ essa puo’ non piacere a voi, ma puo’ piacere ad altri; e voi correte il rischio che, se gli altri aumentano, siano i supermercati tradizionali che rischiano di chiudere, obbligandovi a far spesa da un’altra parte oppure a comincaire a mangiare merda di gallina del nuovo supermercato. Chi gestisce il nostro calcio ha una sola regola: il profitto. Non pensera’ mai alle tradizioni, alla spontaneita’, alla passione se non mirata a fare ancora piu’ soldi. Non dategliela vinta. Non dategli i vostri soldi. Fate in modo che se li meriti. E’ una legge di mercato: da noi ci sono i negozi di carne equina; in Inghilterra sarebbe sacrilego il solo pensiero di un carre’ col pesto di cavallo. E’ solo questione di cultura e soldi. E noi possiamo decidere. Pensateci, ragazzi, a cosa volete mangiare domenica prossima!

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Pallone all'asta. L'anno appena cominciato porterà, tanto per cambiare, altri soldi al mondo del calcio. "Se ne avvertiva il bisogno" - hanno subito asserito tutti i commentatori. Noi non ne siamo proprio così convinti, ma tant'è. Sotto l'albero di Natale le società di calcio hanno trovato un regalo che vale più della tredicesima : due piattaforme, due concorrenti per la televisione del futuro, quella digitale. Murdoch, Letizia Moratti, la francese Tf1 e Telecom Italia hanno costituito il nuovo cartello, denominato Stream. Si aggiunge all'albero della cuccagna che già offriva i premi sontuosi di Canal Plus (Telepiù), Rai e Fininvest. I trentotto club di serie A e B, iscritti alla Lega Calcio, sono pronti a scegliere tra una delle due cordate. Per la verità, c'è chi aveva già stipulato contratti miliardari per vendere le immagini delle proprie gare. Juventus, Inter, Milan, Bologna, Empoli, Sampdoria, Cagliari e Napoli (con la clausola che già dal 1999 faccia ritorno nella massima divisione) si erano accordate con Canal Plus per duemilaquattrocento miliardi di lire complessivi. Murdoch e la Moratti hanno tentato, appena piombati sul mercato, di far cadere questi contratti, offrendo a Juve, Inter e Milan una somma del venti per cento superiore a quella già sottoscritta. Intanto, il presidente della Lega Franco Carraro ha auspicato che, per i diritti in criptato, il prodotto calcio si divida tra le due piattaforme. Insomma, una vera e propria asta. Questa, in linea di massima, salvo mutamenti dell'ultima ora, la soluzione delle trattative in miliardi di lire fino al 2005  : Telepiù - Juventus (570 miliardi), Inter e Milan (480), Napoli (180), Sampdoria (130), Cagliari (115), Bologna e Torino (105), Genoa (95) e Salernitana (70). Stream - Roma e Lazio (400),Fiorentina (360), Parma (280), Bari, Perugia, Venezia, Udinese, Vicenza, Empoli e Piacenza (132). 

Il calcio è il boccone preferito da tanti affaristi. L'esperienza britannica insegna. Oltre Manica sta dando frutti insperati. Anche se va detto che nel Regno Unito le regole sull'esclusività delle immagini sono rigide. Non lasciano spazio alle scapattoie tipicamente italiane. Tivvù e radio private, locali o nazionali, non riciclano immagini altrui, trasmettendole in diretta, in concorrenza sleale con chi ha versato miliardi per ricevere i diritti in esclusiva. In Italia, la terra dei compromessi, se ne è raggiunto uno tra Rai e Mediaset con il proprietario di Telemontecarlo, Vittorio Cecchi Gori, per trasmettere e i gol e i momenti salienti delle partite pure in orario "proibito". "90° minuto" e "Mai dire gol" sono programmi figli di questo escamotage. 

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LA PUBBLICITA’ E’ L’ANIMA DEL COMMERCIO,  NON DELL’ULTRAS!

 Pubblicità appiccicata in ogni spazio ancora libero : sulle crape pelate di Arrigo Sacchi e Carletto Mazzone, sulle sigarette di Znedek Zeman, sulle zolle del terreno di gioco (a Parma sono stati precursori con quella scritta Parmalat che si estendeva per tutto il campo). Squadre che si chiamano come un elettrodomestico, una merendina, un'assicurazione, una banca. Telecamere nascoste perfino nei mutandoni dei giocatori. Spettatori, più che tifosi, che osservano le partite senza voce, senza mani e senza bandiere. Stadi grigi, cupi, mancanti di vivaci colori, di tifoserie al seguito, di urla di gioia e grida di delusione. Partite al sabato pomeriggio, al lunedì sera, al martedì pomeriggio. Non è un brutto sogno. Molto presto sarà realtà. Sarà il calcio del 2000, il calcio della nuova generazione. Un calcio che non lascia spazio ai sentimenti, che schiaccia nel dimenticatoio le tradizioni, che umilia la spontaneità. Gli ultras, con questo calcio, moriranno, avranno ancora ragione di essere, di esistere ? Con questo calcio tenderanno, inevitabilmente, a sparire, ma non saranno azzerati. Ragazzi, ci saremo ancora. Un giorno, non molto lontano, saremo ancora noi, seppur in pochi, ad aprire uno spiraglio di luce e a portare aria frizzante in quei cupi e composti stadi. Il nostro Verbo sarà ancora diffuso. Basta crederci e battagliare, già da ora, sui diritti televisivi, sul caro biglietti, su posticipi e anticipi, su tutto quanto sta robotizzando il calcio, contro chi ha capito che questo meraviglioso spettacolo è un piatto ghiotto da far fruttare, dove ci sono migliaia di persone disposte a spendere diversi biglietti da dieci, cinquanta e centomila lire per far palpitare una passione che proviene dal profondo del cuore. Gli ultras non ci stanno. Questa nuova filosofia che avanza non fa parte del loro Credo. Noi di Potere Crociato dal 1994 stiamo conducendo questa battaglia. Altri gruppi di altre città la condividono. Non bisogna tergiversare. E' il momento di agire. Ci piacerebbe che la Curva Nord di Parma venisse ricordata, nel movimento ultrà italiano, come quella che, con iniziative originali, si è fatta promotrice e portavoce di queste idee. Lo abbiamo proposto, a inizio stagione, ai Boys Pr 1977. Auspichiamo una comune iniziativa. Speriamo si possa concretizzare presto, perchè ci vogliono soffocare. Oggi i nostri nemici non sono bresciani, juventini, reggiani o genoani, ma quanti si stanno preparando un  futuro sulle nostre spalle. Ragazzi, prima che sia troppo tardi, è ora di partire al motto intramontabile di <Ribellati, diventa ultras ! ! !>. 

DIRITTI TELEVISIVI E COPPE EUROPEE
Gli introiti dei diritti televisivi hanno indotto i dirigenti del calcio del Vecchio Continente a mutare profondamente le competizioni europee per club. Dalla prossima stagione vivremo nuove competizioni all'insegna del Dio denaro. La Coppa delle Coppe non esisterà più. Chi vincerà la Coppa nazionale disputerà la Coppa Uefa, che verrà allargata a 145 squadre, per 287 partite totali e 15 turni. Alla Champions League potranno partecipare le società che si sono classificate nei primi quattro posti dei rispettivi campionati nazionali. In questa manifestazione gli incontri saranno 239, le formazioni 73, i turni 23. Le Coppe del ventunesimo secolo saranno un'estenuante maratona a caccia di gloria e soldi. La stagione 1999/2000 si annuncia massacrante. Dal 19 giugno 1999 (via all'Intertoto) al 24 maggio 2000 (finale di Champions League) si svolgeranno 526 partite di club, con il campionato europeo per nazioni, che si terrà in Olanda e Belgio, che inizierà soltanto diciassette giorni dopo. Ma questo gigantismo sarà lautamente ripagato : solo la Champions League riuscirà a generare 960 miliardi di lire, a vantaggio di tutto il calcio continentale. Insomma, un Eldorado. Capiamo perchè. Questa saporitissima torta (960 miliardi), originata da diritti televisivi e pubblicitari, andrà per il 75% (720 miliardi) ai 32 club iscritti alla Champions e per il 20% (192 miliardi) all'Uefa, per le spese organizzative e per il suo partner commerciale, Team Agency, e il 5% (48 miliardi) per le leghe professionistiche. Il 50% della cifra destinata ai club (360 miliardi) costituirà il "prize-money"(premi partita e bonus qualificazione)della competizione, mentre l'altro 50% (altri 360 miliardi) sarà distribuito in relazione alle diverse potenzialità del mercato televisivo. Le società di calcio italiane, dato che l'Italia contribuisce per il 15% agli introiti televisivi del torneo, dovrebbero suddividersi circa 54 miliardi, che saranno divisi tra le nostre partecipanti sulla base del loro piazzamento nel campionato nazionale. Il 40% (21,6 miliardi) andrà a chi vince lo scudetto tricolore, il 30% (16,2 miliardi) alla seconda classificata, il 20% (10,8 miliardi) alla terza e il 10%(5,4 miliardi) alla quarta. Allo stesso modo, la potenzialità di mercato televisivo determinerà la ripartizione del denaro alle singole leghe. Quella italiana avrà circa 7,2 miliardi, che convoglierà tra i club esclusi dall'attività europea. La Champions League, insomma, sarà una manna per tutti. Anche per chi non vi partecipa.

? ? ?  COS'E' LA TV DIGITALE ? ? ?
La Tv digitale ? E' la rivoluzione del prossimo secolo. E' un modo di trasmettere i programmi televisivi che utilizza il linguaggio dei computer. Entro il 2010 tutte le trasmissioni tv saranno in digitale. Negli Stati Uniti d'America l'evento è previsto accada con quattro anni d'anticipo, nel 2006. Cosa significa, in termini pratici, questa trasformazione epocale ? Vorrà dire essere costretti, per la ricezione, a cambiare il proprio televisore o acquistare un decoder. Modelli di televisori digitali sono già in commercio. Costano circa 5 milioni di lire. Il decoder, invece, ha un prezzo che varia tra le 800 mila e i due milioni e mezzo di lire, ma può anche essere noleggiato a 14.900 lire il mese. Le trasmissioni in digitale, grazie alla moltiplicazione dei canali, dovrebbero facilitare la diffusione delle pay tv. L'abbonamento ai canali pay tv di Telepiù e Stream costa da 200 a 600 mila lire l'anno. Indispensabile per i programmi è la parabola, l'antenna che consente di ricevere le trasmissioni satellitari. La spesa, installazione compresa, è di circa un milione di lire. 
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Parole e pensiero di Karel Van Miert, commissario europeo per la concorrenza in ogni comparto commerciale : <Il calcio ? E' un settore che fa girare interessi economici inimmaginabili e che è legato alla presenza dei grandi dei media, come testimonia l'arrivo in Italia di Rupert Murdoch. Io credo che questi interessi muovano attività la cui trasparenza è ancora tutta da dimostrare. Sarà certamente questa la mia sfida di domani>. A sorpresa, nelle ultime settimane, l'Unione Europea ha avvertito di avere nel proprio mirino la serie A. <Gli accordi fra squadre e tv - ha ribadito Van Miert - possono violare le regole>.
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CHI E' MURDOCH
Da studente Rupert Murdoch nella sua camera del college di Oxford aveva il busto di Lenin. <Era una forma di ribellione studentesca, poi si cresce, si diventa grandi> - ha dichiarato di recente il magnate australiano. Oggi, a 67 anni, quel giovane "ribelle" ha davvero fatto passi da gigante ed è grandissimo. Murdoch possiede un impero industriale formato da 789 aziende in 52 Paesi. Fattura 25.000 miliardi di lire l'anno ed è presente in ogni segmento dei mass-media. Siamo di fronte a un autentico imperatore della comunicazione, che nelle redazioni dei suoi giornali viene descritto come Citizen Kane, il super potente dell'editoria interpretato da Orson Welles in "Quarto potere". 
… Succede anche questo …

Dal Lanerossi Vicenza al Mobilieri Ponsacco: c'era un tempo in cui le aziende legavano il loro nome alle fortune di una squadra di calcio, e lo facevano semplicemente per passione tanto che erano davvero in pochi a ricordarsi che il signor Rossi faceva lane e a Ponsacco si facevano soldi con tavoli, sedie e divani. Insomma quelle denominazioni, entrate poi a far parte delle ragioni sociali, erano concreti aiuti e per giunta quasi disinteressati. Ben diversi sono gli sponsor di oggi che investono miliardi, hanno ritorni enormi, possono legare la loro immagine a giocatori da prima pagina. E, ovviamente, pretendono anche molto. Mai però era successo qualcosa di simile a quanto accaduto a Verona dove lo sponsor, deluso dal mancato “ritorno”, se l'è presa apertamente con i tifosi. Lo sponsor ufficiale della formazione gialloblù, una società specializzata in intermediazioni immobiliari, ha utilizzato uno spazio sul periodico “Hellas”, il mensile della stessa società. Così, sull'ultima pagina è apparsa questa pubblicità: “In A con Atreyu? Maggio 1998: accordo per sponsorizzazione Hellas Verona lire 750.000.000! Luglio, agosto settembre 1998 campagna abbonamenti con facilitazioni sull'acquisto delle multiproprietà. Ottobre 1998: multiproprietà vendute n.1. Grazie tifosi dell'Hellas Verona. Perché?”. 
E, successivamente, è arrivata anche la spiegazione da parte dell'azienda sponsor: “Siamo un po' delusi, non ci aspettavamo un quasi totale disinteresse nei nostri confronti”. Eh già, forse siamo noi sorprendenti nel sorprenderci. Un'azienda che decide di investire nel calcio attraverso una sponsorizzazione fa solo un lavoro strettamente commerciale: tanti soldi uguale un certo ritorno. Questo a prescindere se si pubblicizzano padelle, gomme da automobili o addirittura case. Il resto sono chiacchiere fatte così, per sport. Proprio quello sport che dovrebbe insegnare ad un'azienda che una squadra che vince, che è seconda in classifica e che si sta giocando una buona possibilità di promozione è già un investimento. Ma per fare questo bisogna, ogni tanto, staccare gli occhi dalle calcolatrici e gustarsi un pomeriggio di calcio. Caro sponsor, perché non provarci? 

Cambierà, cambierà tutto e succederà presto. Il progetto a cui stanno lavorando i principali club d'Europa, con Juve, Inter e Milan in primissima fila, non prevede solo la creazione di quel Supercampionato di cui da almeno un decennio si sente parlare. L'obiettivo è mandare in soffitta le tre attuali manifestazioni europee per club, Champions League, Coppa Uefa e Coppa delle Coppe, creando un sistema completamente nuovo, per raggiungere un obiettivo ritenuto ormai assolutamente indispensabile da una agguerrita pattuglia di club: vendere il prodotto calcio secondo criteri del tutto nuovi, rispondendo alle esigenze di programmazione dei network televisivi e garantire all'intero sistema calcistico entrate finora nemmeno immaginate. Alle tv di tutto il mondo piace il calcio d'Europa, network e agenzie sovrannazionali per la vendita dei diritti sono pronte a investire sul calcio migliaia di miliardi a patto di avere garanzie sul fronte dell'audience, e quindi della presenza certa dei grandi club titolati con in formazione i giocatori più famosi, cosa che l'attuale organizzazione delle coppe europee non assicura. Chi ha Ronaldo, Del Piero oppure Owen, chi garantisce ascolti e attira la pubblicità, non può correre il rischio di uscire dopo un paio di partite. "E' assurdo – dice Giraudo, amministratore delegato della Juventus - che chi investe centinaia di miliardi possa essere eliminato al primo turno". Senza parole. 

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IL 25 APRILE E’ NATA UNA PUTTANA
E L’HANNO CHIAMATA AC REGGIANA
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L'ESEMPIO DEL SUDAMERICA
Già fallita la coppa dei miliardi e della tv. Stadi deserti per la “coppa Mercosur” ad inviti, analoga alla Superlega proposta da “Media Partners” . Iil torneo è iniziato il 30 luglio, ma è stato  un clamoroso fallimento, sia sul piano tecnico sia su quello dell'interesse del pubblico. Si chiama   “coppa Mercosur”, che è la denominazione del Mercato Comune Sudamericano, entità omologa all'Unione Europea, ed è il campionato per club nato in sostituzione della Supercoppa continentale, organizzato più o meno come “Media Partners” vorrebbe creare la Superlega europea: e cioè nell'interesse quasi esclusivo dei network televisivi che si mascherano alle spalle. L'agenzia commerciale che gestisce questa nuova competizione sudamericana si chiama “Traffic”, impresa di materiale sportivo brasiliana, che ha costituito una  joint-venture con l'agenzia argentina “Torneo y Competencias”, col compito di assommare sponsor e televisioni.  Questa “coppa dei Miliardi”, com'è stata ribattezzata dalla stampa locale, riunisce infatti esclusivamente le grandi squadre, con un nome e una tradizione spesso al di sopra dei risultati del momento e alla faccia dei tifosi e delle altre squadre fuori dall'élite. Sono 20 club (invitati, ovviamente) divisi in 4 gruppi: 6 argentini (San Lorenzo, Boca Juniors, Independiente, River Plate, Racing e Velez Sarsfield), 7 brasiliani (Gremio, San Paolo, Flamengo, Vasco da Gama, Palmeiras, Corinthians e Cruzeiro), 3 cileni (Colo Colo, Universidad Cattolica e Universidad di Cile), 2 uruguaiani (Peñarol e Nacional) e 2 paraguaiani (Olympia e Cerro Porteno). Per ogni partita in casa nella prima fase, i club hanno ricevuto 350 milioni di lire, 700 milioni nei quarti, un miliardo nelle semifinali. Al vincitore del torneo andranno altri 5,5 miliardi di lire e 1,8 miliardi al finalista sconfitto. Ed è un'enorme quantità di denaro, se consideriamo i parametri del calcio sudamericano. In tutto, secondo i calcoli degli organizzatori, il vincitore dovrebbe incassare qualcosa come sei volte più del vincitore della coppa Libertadores, la più prestigiosa del continente. Anche i migliori giocatori riceveranno lauti premi, e nemmeno la stampa sarà dimenticata: 18 milioni di lire ciascuno andranno agli autori della miglior cronaca televisiva, del miglior articolo scritto e della miglior foto del torneo. Gli organizzatori investiranno in questa prima edizione 63 miliardi di lire, ma hanno voce esclusiva per quanto riguarda la scelta degli orari (si gioca alle 22 per il “prime time” televisivo) e delle sedi degli incontri, e persino delle squadre partecipanti, con le partite che vengono “spalmate” su tre giorni della settimana.  Ma il fiasco è stato colossale: alcune squadre, dato l'accavallarsi degli impegni di un calendario fittissimo in ossequio al business, schieravano spesso molte riserve e l'unica cosa davvero impressionante è stato il deserto nei grandi stadi sudamericani da centomila spettatori e oltre: le cifre ufficiali parlano di 4.352 paganti al “Maracanà” di Rio de Janeiro per Flamengo-Cerro Porteno, 6.850 al “Monumental” di Buenos Aires per San Lorenzo-Cruzeiro, in 3.860 al “Defenders of the Chaco” di Asuncion per Olympia-Corinthians, 2.500 al “Centenario” di Montevideo per Nacional-Universidad di Cile, 1.352 al “Morumbi” di San Paolo per Palmeiras-Independiente. Nessun commento. Ma meditate, gente, meditate... 

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L’Euro unisce, le partite dividono … Così in Europa  tra anticipi e posticipi
     Date, calendari, anticipi: ecco qual è la situazione dei campionati nei quattro principali
     (dal punto di vista calcistico) Paesi europei. 

INGHILTERRA
si gioca al sabato pomeriggio, con un posticipo alla domenica
     pomeriggio e, a volte, il lunedì sera o anticipo al venerdi’ sera..
FRANCIA
si gioca al sabato pomeriggio/sera, con due o tre anticipi al venerdì e, a volte, un
     posticipo la domenica.
GERMANIA
si gioca al sabato pomeriggio, con due o tre anticipi al venerdì e un
     posticipo alla domenica. 
SPAGNA
si gioca la domenica pomeriggio, con due o tre anticipi al sabato e un
     posticipo il lunedì sera. 
PORTOGALLO
si gioca la domenica pomeriggio, con eventuali anticipi al sabato

CHISSA’ PERCHE’ …

Chissa perche’ se guardo negli occhi Moggi, prima di vomitare penso che a lui del calcio non gliene freghi proprio nulla.
Chissa perche’ se guardo negli occhi Giovanni Agnelli subito penso che il calcio lui lo abbia vissuto soprattutto da tifoso (di una squadra di ladri, ma comunque tifoso).
Chissa perche’ se guardo “90° minuto” penso a quanto sia utile la televisione sportiva.
Chissa’ perche’ se guardo il Processo di Biscardi penso subito che i veri animali non stanno in curva, ma altrove.
Chissa perche’ se guardo una partita di coppa dei campioni al mercoledi’ penso quanto sia importante questa manifestazione.
Chissa perche’ se guardo le partite al martedi’ o al giovedi perdo parecchio interesse e a volte le equiparo alla “Coppa dei Bar”.
Chissa’ perche’ se vado allo stadio mi sento partecipe di un evento collettivo.
Chissa perche’ se guardo una partita in casa da solo mi sento molto sfigato.
Chissa perche’ non riesco ad apprezzare le manifestazioni sportive americane, fatte di popcorn ed hamburger.
Chissa’ perche’ temo che il nostro calcio prenda quella ignobile piega.
Chissa perche’ continuo a mandare a fare in culo tutti i tifosi delle altre squadre, quando in realta’ questo dovrebbe essere il momento di unirsi tutti insieme.
Chissa perche’ a quelli che contano nel mondo del calcio, quello che penso io e’ preso in considerazione come il due di spade quando c’e’ sotto bastoni.

MA PROPRIO NESSUNO SI SALVA?

Diamo, di seguito, un brevissimo elenco di persone a cui potremmo concedere, senza particolari problemi, la possibilita’ di collegarsi in Pay-per-view. Se vi riconoscete in una di queste categorie, perdonate la nostra rudezza nei concetti espressi: 

Pensionati Segaioli Abulici
Cornuti (di frequente) Lavavetri ai semafori Stupidi
Egoisti Impotenti Reggiani o juventini

… alla prossima !!!


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Premise
La Storia dell'A.S. Roma
A.S. Roma History
La stagione in corso
The championship
I gruppi ultras
dell'A.S. Roma
A.S. Roma Ultras groups
Le fotografie
Pictures
La cronaca ne parla
Chronicle talks about them
Amici e nemici
Friends & Enemies
Le parole (e la musica)
dei canti
Words & music of the songs
Le partite memorabili
Matches to remember
Racconti ed interviste storiche
Historical tales & interviews
La storia
della Curva Sud
Curva Sud history
Il Derby
Gli scudetti 
del 1942 e del 1983
The Championship's victories in 1942 and 1983
Il manifesto degli ultras
The Ultras' manifesto
Le bandiere della Roma
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