Tre
giorni dopo che la Lazie ha vinto lo scudetto,
l'addio
al calcio di Giuseppe Giannini, iniziato alla
grande, è finito nel caos.
A
seguito del giro di campo del Principe a metà del primo tempo, gran
parte della gente si è affollata in basso. Poiché c'era un'apertura
nella vetrata (lasciata per far entrare Giannini all'inizio della partita),
la gente ha preso una passerella ed ha iniziato ad entrare in campo.
Non
ho le foto scattate da me relative a questo episodio (se qualcuno le ha
me le può mandare via e-mail
?) perchè per impegni improrogabili sono andato via alla fine del
I tempo. Queste le foto che ho scattato sino a quel momento e la rassegna
stampa.
Per
vedere quelle del corteo del pre-partita
clicca qui.
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Giannini
sbuca dal fossato # 1
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Giannini
sbuca dal fossato # 2
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I
lazieli ci prendono in giro con l'aereo che porta lo striscione "Lazie
campione..."
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...
ma la risposta è uno stendardo: La Lazio me la stoppo al cazzo.
Grande.
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Lo
striscione in Tribuna Tevere
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GRAZIE
CAPITANO!
*
IL
SERVIZIO VIDEO SULLA PARTITA
LE FOTO QUI
SOPRA SONO DI CINZIA (GRAZIE!)
RESOCONTO
DI EZIO (Grazie!)
mercoledì
17 maggio 2000 giorno già triste in partenza perchè quando
l'addio al calcio lo da un certo giuseppe giannini,con tutto quello che
ha fatto e rappresentato per la nostra squadra,non si pùo certo
essere pieni di gioia.
era comunque
ovvio che i cuori dei tifosi romanisti fossero gia' pieni di odio rammarico,delusione
vista la stagione appena passata,infatti intelligentemente era stato organizzato
il cotreo pre partita in cui bisogna si far comunque ricordare al mondo
che roma è e sara sempre giallo-rossa,ma dove si potevano sfogare
anche i sentimenti di rambia nei confronti ella roma attuale.
così infatti
è successo un bel corteo con non tante persone ma buone ,dove si
è contestato il presidente e si è cantato e urlato per la
roma(per laglia della roma!).
il brutto è
arrivato dentro lo stadio!
è successo
veramente un qualcosa che mi ha lasciato veramente allibbito.
non me lo sarei
mai aspettata tanta gente che se ne fregata totalmente della festa
del principe ed è entrata in campo per fare cosa..............nulla..........il
vandalo.fosse stata gente con i coglioni che entrando sul campo dell'olimpico
si fosse diretta verso la tribuna autorità a sputare in faccia a
tutti i rappresentanti di una dirigenza da brivido,non mi sarei scandalizzato
poi troppo.......invece no!!!!!!sono entrati in campo una massa di dementi,di
"bambini" che in curva a soffrire per la roma ci vengono una volta l'anno
(infatti la gran parte delle persone appartenenti ai vari gruppi della
sud non sono entrati,e chi la fatto era solo per abbraciare giannini)e
questi individui squallidi non si resi assolutamente conto di quello che
hanno compiuto.......uno schifo!
hanno rovinato
la festa a giannini,forse quei"bambini"neanche sanno chi è veramente
il principe,quello che ha sofferto per questa maglia,quello che ha dato
per questi colori,quanto a pianto per tutte le sue vicessitutini in giallo
e rosso,quelli che sono entrati in campo e hanno fatto quello schifo non
sanno un cazzo non devono essere più degni di entrare in sud.
in tutto questo
schifo non si può non aggiungere il comportamento assurdo degli
ultras in divisa e dei loro capi,i quali hanno mandoto un numero folle
di agenti al corteo,degli"ultras teppisti"(come pensano loro"e sei cellerini
dentro lo stadio.........bravi.......bei risultati........la vostra figura
di c***** la fate sempre.
per concludere
non mi sta bene assolutamente che per colpa di quei mille bambini dementi
i giornali devono scrivere che gli ultras della roma hanno compiuto questa
catastrofe,non mi va bene perchè io e penso tutti i veri ultras
erano in curva a cantare a incitare a osannare l'ultimo vero e grande capitano
della roma giuseppe giannini,con le lacrime al cuore perchè dei
cretini avevano rovinato la festa al principe.
"facile amarti....difficile dimenticarti!"solo per te pricipe
SCUSA PEPPE
DA EZIO
AS ROMA
PER 1000 ANNI
COMMENTO
DI "ULTRA' "
MI
PIACE PENSARE CHE L'INVASIONE SIA INIZIATA PER GIANNINI PER L'AMORE NEI
SUOI CONFRONTI E PERCHE' IN FONDO LO AMIAMO COSI TANTO CHE LO CONSIDERIAMO
UNO DI NOI UN ULTRA'/S MA QUANDO I RAGAZZINI CHE SCAVALCAVANO ERANO DIVENTATI
TANTI PERCHE' LA POLIZIA NON E' INTERVENUTA? PERCHE' HANNO APERTO I CANCELLI?PERCHE'
C'ERANO VENTI CELLERINI CON TANTO DI FUCILE E MANGANELLO AD IMPEDIRE LO
SCAVALCAMENTO DAI DISTINTI IN MONTE MARIO QUANDO DOVEVANO IMPEDIRLO VERSO
IL CAMPO?BELLA LA CURVA...BRAVI GLI ASR ULTRAS A CERCARE DI FERMARE L'INVASIONE
(QUASI CON STILE CUCS)...BELLO IL COMMANDO CHE UMILMENTE E TEMPESTIVAMENTE
CHIEDE SCUSA...BELLO IL GOL DEL TEDESCO...BELLI I CORI A TUTTI I GRANDI
CHE C'ERANO E NON C'ERANO IERI SERA...BELLO LO STESSO IL SALUTO AL CAPITANO
CHE PIANGENDO SPERO PER IL NOSTRO AMORE HA FATTO IL GIRO DEL CAMPO UNA
,UNA E ANCORA UNA VOLTA...BELLO IL SUO RAMMARICO PER LO SCUDETTO DELLA
LAZIO,IL CAPIRE L'AMAREZZA DELLA GENTE DEI VERI ROMANISTI...BELLO ESSERE
LI' ED ESSERE RIMASTI AL PROPRIO POSTO TUTTO IL TEMPO..BELLI GLI STRISCIONI(PRINCIPE
SEI TU IL NOSTRO SCUDETTO ,NESSUNO L'AMERA COME TE... E TANTI ALTRI)..BELLO
ALLA FINE IL CORO PER GIANNINI CHE POI PIANO PIANO SI TRASFORMA AD UN INCITAMENTO
A TUTTA LA SQUADRA, A TUTTA LA CITTA'...INSOMMA A TUTTO QUELLO CHE PER
I VERI ROMANISTI RAPPRESENTA ROMA E LA ROMA...GRAZIE CAPITANO GRAZIE ANCORA
UNA VOLTA PER AVERCI FATTO PIANGERE ANCHE QUANDO TUTTO ERA ORMAI COMPROMESSO...GRAZIE
UNICO ..MIO CAPITANO... 1010101010101010101010101010101010101010101010101010101010101010101010
La polizia in
campo
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La porta divelta
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Giannini parla
ai tifosi
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Il
Messaggero
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Il
Messaggero
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La
Gazzetta dello Sport
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La
Repubblica
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Il
Messaggero
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Il
Corriere dello Sport
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La
Gazzetta dello Sport
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SERVIZIO
DI RAISPORT (PATRIZIA RUBINO)
Giuseppe Giannini
stava facendo il giro d'onore per salutare tutti i tifosi che erano venuti
per salutarlo. Sono passati cinque minuti e una cinquantina di tifosi hanno
invaso il prato dell'Olimpico. Ne sono passati altri dieci e i cinquanta
sono diventati tremila. La maggior parte andava verso Giannini, altri intonavano
cori di contestazione nei confronti di Sensi. Questi ultimi tra l'altro
hanno tentato, con successo, di distruggere una porta e di portarsi a casa
il prato dell'Olimpico appena riparato dopo l'invasione di domenica dei
tifosi della Lazio.
Gli appelli di
Giannini e Conti non sono serviti a nulla. "Se non uscite dal campo non
possiamo continuare questa festa", ha urlato sconsolato l'ex capitano giallorosso.
C'era il sospetto che i tifosi della Roma stessero cercando di rovinare
l'Olimpico per non dare modo di festeggiare lo scudetto a quelli della
Lazio per la festa prevista per domenica. Le due porte, infatti, sono state
praticamente distrutte, come anche le zolle dell'Olimpico. Alla fine sono
intervenute le forze dell'ordine che hanno disperso gli oltre tremila spettatori
che, all'improvviso, sono scappati provocando non pochi problemi.
Festa
Giannini, invasione campo
interrompe
addio
ROMA - Giuseppe
Giannini stava facendo il giro d'onore per salutare tutti i tifosi che
erano venuti per salutarlo. Sono passati cinque minuti e una cinquantina
di tifosi hanno invaso il prato dell'Olimpico. Ne sono passati altri dieci
e i cinquanta sono diventati tremila. La maggior parte andava verso Giannini,
altri intonavano cori di contestazione nei confronti di Sensi. Questi ultimi
tra l'altro hanno tentato, con successo, di distruggere una porta e di
portarsi a casa il prato dell'Olimpico appena riparato dopo l'invasione
di domenica dei tifosi della Lazio. Gli appelli di Giannini e Conti non
sono serviti a nulla. "Se non uscite dal campo non possiamo continuare
questa festa", ha urlato sconsolato l'ex capitano giallorosso. C'era il
sospetto che i tifosi della Roma stessero cercando di rovinare l'Olimpico
per non dare modo di festeggiare lo scudetto a quelli della Lazio per la
festa prevista per domenica. Le due porte, infatti, sono state praticamente
distrutte, come anche le zolle dell'Olimpico.
Alla fine sono
intervenute le forze dell'ordine che hanno disperso gli oltre tremila spettatori
che, all'improvviso, sono scappati provocando non pochi problemi. Dopo
un'attesa durata più o meno 20-30 minuti, Giuseppe Giannini si è
ripresentato in campo accompagnato da Bruno Conti e Francesco Totti. L'ex
bandiera giallorossa è andato al centro del campo piangendo come
un bambino. Ha preso il microfono ed ha iniziato a parlare all'Olimpico:
"Capisco la rabbia che c'è in questi giorni in città per
lo scudetto vinto dalla Lazio, però non doveva finire così.
Mi dispiace molto, ma in ogni caso ringrazio tutti quanti voi che siete
intervenutì. Un momento di pausa e ha aggiunto: "Scusate, sono commosso
non riesco più a parlare". E' poi iniziato il giro d'onore, Giannini
è andato a salutare la curva sud e via via tutto lo stadio. Uno
striscione esposto alla Tevere recitava "Scusa", ed era un cartello del
vecchio Cucs con le lettere rovesciate. Il giro d'onore di Giannini è
stato accompagnato dalle forze dell'ordine. Giannini è passato sotto
il tunnel salutando tutti. Un minuto dopo è tornato in campo accompagnato
questa volta dal cantante Renato Zero. Insieme hanno concluso la serata
passeggiando per la pista d'atletica salutando nuovamente i tifosi.
La Repubblica
on line
17 maggio 2000
Giannini,
che assurdo addio
Olimpico, match
sospeso, invadono in 3000: polizia in campo, terreno danneggiato
di MASSIMO
BARCHIESI
ROMA - "Scusate,
sono emozionato, nervoso. Purtroppo, per un eccesso d'amore, per uno sfogo
della rabbia di questi giorni... vi ringrazio, non doveva finire così,
ma con qualcosa di meglio". Ha lasciato così il calcio Giuseppe
Giannini detto "il Principe". Abbracciato a Totti e Bruno Conti, piangendo
come un disperato sulle note di "Grazie Roma" di Venditti. La partita d'addio
del capitano giallorosso è finita con un'altra invasione dell'Olimpico.
Zolle del prato strappate, porte distrutte, tremila tifosi che scorrazzano
sul campo dopo che inspiegabilmente si è aperta una porta della
Curva Sud. Anche gli Internazionali di tennis vengono danneggiati: sospesi
i match di doppio del torneo femminile. Un disastro paragonabile alla festa
per lo scudetto laziale di tre giorni prima. Ma domenica, appunto, c'era
uno scudetto piombato all'improvviso sull'Olimpico. Cosa abbia spinto i
nostalgici di Giannini a rovinargli l' ultima partita resta un mistero.
Eccesso d'amore,
l'ha chiamato il Principe. Ma c'è anche la rabbia per i successi
dei biancazzurri e il flop della Roma di Capello. Tra gli invasori di ieri
sera si sono sentiti molti cori contro Sensi. Il Giannini-day è
stato preceduto da una manifestazione anti-laziale: "Roma rimane giallorossa"
uno degli striscioni (alcuni altri sono impubblicabili) esposti da 700
tifosi durante un corteo partito da piazzale degli Eroi e conclusosi allo
stadio. La risposta è venuta dal cielo: sull'Olimpico è planato
un piccolo aereo al quale era assicurato lo striscione "Lazio campione".
In questo clima
a metà strada tra rabbia e nostalgia, si è cominciato a celebrare
Giannini. Assente, come previsto, il presidente Sensi, per impegni dovuti
alla prossima quotazione in Borsa della Roma. Presente invece la figlia
Rosella, amministratore delegato della società. Da una parte la
Roma amarcord (Tancredi, Righetti, Bruno Conti, Prohaska, Maldera) dall'altra
la Nazionale ' 90 (Tacconi, Baresi, Bergomi, De Napoli, Schillaci). Il
Principe indossa la maglia azzurra, il copione prevede che indossi quella
della Roma nel secondo tempo. Tra i presentabilissimi reduci di un calcio
che non c'è più vanno in gol Voeller (21') e Carnevale (35').
Nell'intervallo
si mette in moto la macchina delle premiazioni. C' è Liedholm, spunta
Flora
Viola, moglie dell'indimenticabile presidente della scudetto, è
lei a omaggiare Giannini, che non può fare a meno di incamminarsi
per un giro d'onore che sarà fatale. Si apre una porta della Curva
Sud, dalla parte della tribuna Monte Mario, migliaia di tifosi cominciano
a riversarsi sulla pista d'atletica, sul campo appena rizollato. Di forze
dell'ordine non c'è traccia per una lunga fase.
L'unica speranza
per riprendere in mano la situazione sono gli appelli dei giocatori. Si
impegna Conti, ci prova Giannini, "Se non uscite dal campo non possiamo
continuare questa festa", il tentativo fallisce e il Principe scende negli
spogliatoi in lacrime. Solo dopo una decina di minuti si affacciano gli
agenti in tenuta antisommossa, i tifosi tornano nei loro settori, ma lo
scenario è desolante: mancano intere zolle di prato, le panchine
e le porte, sopratutto quella sotto la curva Sud, sono a pezzi. Non si
può ricominciare. Giannini torna in campo per l'ultimo, patetico
messaggio e per un giro di campo con Renato Zero. In curva appare uno striscione:
"Scusa". Troppo tardi.
La Repubblica
18/5/2000
La serata
di addio dell’ex capitano all’Olimpico finisce male: invasione di campo
e gravi danni al terreno di gioco. Partita sospesa
Giannini,
i teppisti rovinano tutto
di MIMMO
FERRETTI
ROMA - E’ finita
in anticipo, la gara d’addio al calcio di Giuseppe Giannini, il Principe
della Roma. Stop forzato: maxi invasione di campo - festosa nelle intenzioni
- alla fine del primo tempo, una marea di gente sul terreno verde, minuti
di panico, appelli inutili di Bruno Conti e del Principe stesso. E fuggi
fuggi generale, e campo sgombro, soltanto dopo l’intervento della forza
pubblica. Prima, però, uno scenario pericolosissimo: confusione
enorme, troppa. Gente all’inizio in festa, poi preda della paura. Bilancio:
porte distrutte (traverse ko) e tante buche sul terreno. Un finale amaro,
per il Principe in lacrime come un pupo, fianco a fianco con Totti e Conti,
lì in mezzo al campo, una volta tornata la calma. «Non doveva
finire così...», le sue parole al pubblico, prima del giro
di campo finale con Renato Zero. «Ho pianto di amarezza, ho pianto
di gioia, ho pianto di nervosismo, ho pianto di tristezza...», le
parole di Giannini nel post-partita.
Con il terreno
rovinato e senza porte, la partita non ha potuto proseguire. I tifosi,
rientrati ai loro posti, hanno avuto lo stesso l’opportunità di
festeggiare il Principe che, pian piano, agitando sciarpe e bandiere giallo
e rosse, ha salutato tutti i settori dello stadio. Sempre con le lacrime
agli occhi, forse anche perché qualche minuto prima era salito lui
in tribuna per regalare un bacio alla moglie e alle figlie.
E pensare che,
fino all’intervallo della gara tra SuperRoma e Italia 90, tutto era filato
in maniera splendida. Era stato un epilogo degno di una fiaba: “facile
amarti, impossibile dimenticarti", la frase-simbolo incisa nel cuore della
gente giallorossa. Peppe era sceso in campo salendo dalla Sud, la sua Sud:
maglia numero 10, una sciarpa al collo e tanta, tanta emozione. Aveva spedito
baci
al pubblico, aveva fatto mezzo giro di campo poi s’era sistemato, fascia
rossa al braccio, con la maglia azzurra tra i suoi amici azzurri. E la
partita era cominciata.
Sulle tribune,
circa quaranta-quarantacinquemila anime giallorosse. Uno spettacolo nello
spettacolo.
Quarantacinque
minuti di gioco, poi basta. E il risultato della partita? La sfida a metà
tra Superoma e Italia 90 s’è chiusa in parità con reti di
Voeller (strepitosa) e Carnevale. E, moviola in campo, era stato addirittura
annullato un gol a Rizzitelli. Se non altro, prima dello stop forzato,
s’era avuta la possibilità di rivedere tanti vecchi (e appesantiti)
volti amici e le loro giocate ancora attuali. Da Rudi a Zibì, da
Brunetto a Herbert fino a Aldone e a un magnifico Tancredi. E dall’altra
parte campioni come Baresi, Carnevale, Schillaci, De Napoli, Bergomi e
Tacconi. A proposito: da segnalare la straordinaria emozione di Rizzitelli
sotto la Sud, l’uragano di applausi per Voeller, l’affetto per Totti e
per Quelli dello scudetto. E gli struggenti cori per Di Bartolomei e Dino
Viola. E pure i fiori di Peppe a Flora Viola e a Rosella Sensi (il presidente,
allo stadio, non c’era).
Un migliaio,
più o meno. Ecco i tifosi della Roma che, prima di recarsi all’Olimpico,
avevano sfilato in corteo per le vie di Prati. Tante bandiere e sciarpe
della Magica, un enorme striscione con la scritta “Roma resta giallorossa"
in testa e tanti cori contro Sensi, salito sul gradino più alto
della hit-parade dei “colpevoli" stagionali. E poi battute, cori e coretti
contro la Lazio. Una sfilata che ha visto tra i protagonisti tifosi giallorossi
di ogni età. All’arrivo allo stadio c’è stato qualche problema
con le forze dell’ordine, presto risolto.
All’interno dell’Olimpico,
la contestazione nei confronti della Roma di oggi è proseguita incessante
e veemente. Più applausi che fischi per Carletto Mazzone, «so’
romano, capisco tutto...». Fischi e basta, invece, all’indirizzo
di uno striscione («Lazio campione») sventolato in cielo da
un miniaereo in volo sullo stadio.
Dopo la maxi
invasione sospese, per precauzione, le ultime due partite del programma
di doppio femminile agli Internazionali di tennis al Foro Italico.
Il Messaggero
18/5/2000
L’addio al
calcio del Principe è felice solo a metà
Giannini,
la festa rovinata
Un’invasione
di campo di tifosi impedisce lo svolgimento del secondo tempo: distrutto
il campo e le porte. Giannini in lacrime: «Non doveva finire così»
- Un corteo di tifosi contro Sensi
ROMA — Una
partita per festeggiare che non c'è stata, una situazione surreale:
altro che festeggiamenti se la festa finisce nel pianto. Era andato via
quasi fuggendo dalla sua città e dalla sua squadra, trovando un
ingaggio all'estero, in Austria. Un piccolo grande esule si era sentito
Giuseppe Giannini, dopo aver vestito 318 volte la maglia giallorossa. Poi
il ritorno in Italia, qualche stagione giocata solo per passione e voglia
di calcio, prima di decidere l'abbandono. Per calcare ancora una volta
il terreno dell'Olimpico aveva dovuto aspettare quattro anni, il giorno
dell'addio. Un momento struggente ma anche triste per lui, emozionato al
punto di non capire le domande di chi lo intervistava e non saper rispondere.
Non è
stata certo la provocazione dell'«aereo sfottò» mandato
sopra allo stadio dai tifosi biancazzurri con la scritta «Lazio campione»
a creargli problemi, quanto sentire la sua curva, la Sud strapiena, acclamarlo.
Poi leggere tutti gli striscioni con tanti messaggi d'amore. «Il
Cucs saluta l'ultimo capitano» è quello della tifoseria più
calda e non si è trattato di un dispetto all'attuale possessore
della fascia, Totti, probabilmente il più gettonato e acclamato
in campo con Voeller, Conti, Aldair e Rizzitelli. Un caso? No, a rileggere
i nomi, perché appartengono tutti alla storia attuale e recente
giallorossa. E quando Rudy segna con un pallonetto beffardo il gol del
vantaggio della Roma sugli azzurri di Italia ’90 è tripudio e riecheggia
il coro «Tedesco vola».
È serata
di festa, ma fino ad un certo punto. Anzi, diventa serata amara per il
«Principe». Sì, a Roma è difficile pensare che
si possa vivere tranquillamente una giornata in cui si dovrebbe pensare
in termini di gioia. Prima l’iniziativa — fermata — di un gruppo di tifosi,
che vuole entrare nella tribuna Monte Mario per protestare contro Sensi.
Non si sa bene se il corteo è per un gol sbagliato dal presidente
nelle ultime esibizioni negative giallorosse, per qualche mancato acquisto,
oppure per lo scudetto vinto dalla Lazio. Ma qui appare certa l'innocenza
di Sensi: lui ha fatto di tutto perché i cugini non lo vincessero.
Qualche fischio se lo prende in sede di presentazione anche Mazzone, inframezzato
a tanti applausi. Il suo Perugia ha battuto la Juventus e se da un lato
del fiume c'è riconoscenza, dall'altro un po' meno. Ma Carlo ribatte
per le rime: «Coi romani poche parole: noi lavoramo, se semo capiti?».
Basta e avanza per spegnere il focolaio di contestazione e far ritornare
il sorriso.
Poi le cose precipitano
con l'invasione gratuita prima dell'inizio del secondo tempo, che rovina
la festa. Giannini nei programmi dovrebbe giocare un tempo con la nazionale
di Vicini e uno in maglia giallorossa. Ma giocati 45 minuti, dopo aver
premiato nell’intervallo donna Flora, vedova del presidente Viola, effettua
un giro di campo con il suo 10 cucito sulla maglia giallorossa. Tanto basta
per scatenare una invasione di campo massiccia: i 100 diventano 1000, poi
forse 3000. Così i giocatori se ne vanno nello spogliatoio, inutile
rischiare anche l'incolumità, mentre lo speaker cerca di riportare
la calma. Lo stesso Giannini si prodiga con qualche appello: «Per
cortesia, uscite, non possiamo continuare la festa e la partita».
Ma cosa si può fare con un campo appena rimesso a posto, nuovamente
ridotto a un percorso campestre pieno di buche e con le due porte completamente
distrutte? Dopo un po' la gente capisce di averla fatta grossa ed esce
sotto i fischi della maggior parte del pubblico tornando sulle tribune.
Peccato. Giannini accompagnato da Bruno Conti e Francesco Totti, piange:
«Vi ringrazio, mi dispiace non doveva finire così».
Il popolo giallorosso è servito. Chissà se è veramente
maturo per un possibile futuro scudetto.
ITALIA 90-S.ROMA
1-1
MARCATORI: Voeller
(SR) al 21’, Carnevale (IT) al 35’ p.t.
ITALIA ’90: Tacconi;
Bergomi, Baresi, Vierchowood, Ferri; Serena, De Agostini, De Napoli, Giannini;
Schillaci, Carnevale.
SUPER ROMA: Tancredi;
Tempestilli, Righetti, Aldair, Maldera; Conti, Di Mauro, Prohaska, Boniek;
Voeller, Rizzitelli.
ARBITRO: Longhi.
NOTE: spettatori
50.000
Giorgio Lo Giudice
La Gazzetta dello
Sport
18/5/2000
Giannini,
una festa rovinata:
prato
e porte dell’Olimpico distrutti
Il «Principe»
in lacrime dopo l’invasione di campo: «Non doveva finire così»
ROMA — Mai
vista una festa trasformarsi in un simile inferno. Risse, aggressioni,
cariche, devastazioni. L’addio di Giuseppe Giannini, ieri notte, è
diventato una bolgia, nell’Olimpico sfregiato dai vandali. Strappato come
uno straccio il manto erboso ricostruito a tempo-record dopo i festeggiamenti
dei tifosi laziali di domenica scorsa, distrutte le due porte, divelti
cancelli e protezioni, sfondati vetrate e seggiolini. E tutto in un clima
di guerriglia, sotto gli occhi di forze dell’ordine scarse, impreparate,
impotenti.
Doveva essere
la notte del saluto al capitano della Roma, assente dal suo stadio da quattro
anni. La fazione più violenta del tifo giallorosso, indispettita
dal trionfo della Lazio e lanciata in una feroce contestazione nei confronti
di Sensi, ne ha fatto il teatro di una rabbia incontrollata. Un polemico
corteo partito nel pomeriggio da piazzale degli Eroi, tra cori di insulti
al patròn romanista, aveva fatto presagire le reali intenzioni di
almeno una parte dei 40 mila spettatori accorsi all’Olimpico. Dal viale
dei Gladiatori che porta all’ingresso principale dello stadio, era già
partito un lancio di oggetti verso i campi del Foro Italico, dove si stanno
svolgendo gli Internazionali femminili di tennis. Su due terreni di gioco,
il 4 e il 5, le partite in corso venivano sospese per diversi minuti.
Poi, una volta
all’interno dell’Olimpico, un centinaio di ultrà s’era mosso minaccioso
dalla curva Sud verso la tribuna d’onore, evidentemente a caccia di «dirigenti
colpevoli». La polizia riusciva a respingere il tentativo di intrusione,
la malcapitata Rosella Sensi, figlia maggiorenne del presidente rimasto
a casa dopo l’avvio dell’operazione-Borsa, rimediava una salva di fischi
non appena Giannini saliva in tribuna a consegnarle un mazzo di fiori.
La demolizione dell’impianto è avvenuta poco più tardi, in
un’atmosfera irreale, tra nuovi cori beffardi («Batistuta dove sta?»),
nell’intervallo di una partita che non si giocherà più.
Giannini, che
aveva guidato per un tempo una mista della Roma contro l’Italia ’90 di
Tacconi, Franco Baresi, Bergomi, Schillaci, Vierchowod (per quello che
conta era finita 1-1, gol di Voeller e Carnevale), stava effettuando un
giro di campo anticipato. «Lasciatemi godere questo momento, lo aspetto
da una vita», aveva confessato ingenuamente agli organizzatori che
avevano lasciato la passerella per il gran finale. Ma mentre il Principe
commosso raccoglieva applausi, dalle due curve drappelli di ultrà
cominciavano a invadere il campo, tracimando con incredibile facilità
da ogni angolo. Cinque, dieci minuti e il terreno di gioco dell’Olimpico
brulicava come un formicaio. Chi strappava zolle d’erba, chi staccava pali
e traverse, chi trinciava le reti delle porte. Inutili gli appelli di Bruno
Conti e dello stesso Giannini agli altoparlanti dello stadio: «Vi
prego, se non uscite non possiamo giocare il secondo tempo». Ma alla
massa che proseguiva indisturbata a rovesciarsi sul campo e a devastarlo
non importava niente della partita, né dell’addio al capitano celebrato
soprattutto da un romantico striscione: «Facile amarti, impossibile
dimenticarti».
Come seguendo
un’accorta regia, i vandali si impossessavano dell’impianto, accendendo
qua e là focolai di risse. Le forze dell’ordine intervenivano tardi,
con poche decine di celerini. Una carica e via, il campo distrutto veniva
sgomberato dagli invasori. Ma la festa ormai era finita. In fuga gli ospiti,
i grandi giocatori che avevano risposto all’invito del Principe con poche
eccezioni (Falcao, Mancini, Roberto Baggio, Vialli). Toccava a lui, il
festeggiato, rientrare con la maglia giallorossa indossata per l’ultima
volta e salutare il pubblico. In lacrime, Giannini, abbracciato da Bruno
Conti e Francesco Totti che non ha giocato con lui neanche un minuto, raccoglieva
i cocci di un atroce fallimento: «Un po’ per eccesso d’amore — piangeva
negli altoparlanti — un po’ per sfogare la rabbia che c’è in questi
giorni, è andata male... Scusate, vi ringrazio, ma non doveva finire
così». Tardivo e inutile dalla Sud si levava un altro striscione,
costruito al momento con lettere strappate ad altre scritte: «Scusa».
Ma la festa era finita per davvero, bruciata da un calcio che è
ormai tutto fuorché un gioco.
Stefano Petrucci
Il Corriere della
Sera
18/5/2000
Dopo
l’amaro addio di Giannini
si
contano i danni: 70 milioni
ROMA — Una
serata amara e un addio al veleno per Giuseppe Giannini. Quindici anni
di amore per la maglia giallorossa, rovinati da un’invasione di campo gratuita
e da altri incidenti accaduti prima e dopo la sospensione dell’incontro.
A farne le spese non è stata solo la partita della quale si è
giocato un solo tempo e dei danni allo stadio, ma anche gli Internazionali
di tennis.
Adriano Panatta
ieri era arrabbiatissimo, l’altra sera per via degli incidenti creati dai
tifosi che uscivano e per il blocco della polizia, preoccupata che non
ci fossero altri episodi di violenza, ha fatto sì che molti spettatori
rimanessero bloccati, biglietto in mano, senza poter entrare agli Internazionali
di tennis. Inoltre per la confusione e le urla che echeggiavano fuori dal
campo, alcuni incontri sono stati sospesi.
Panatta ha diramato
ieri anche un comunicato nel quale si dice che si concede il massimo rispetto
per il calcio, sport che appassiona la maggior parte degli italiani, ma
il calcio dovrebbe aver rispetto per le altre discipline. Il tennis in
realtà queste due settimane è stato tartassato con incontri
infrasettimanali e spettacoli vari, due ne sono ancora previsti uno sabato
e l’altro domenica quando la Lazio festeggerà con il Bologna lo
scudetto. In quanto ai danni dell’Olimpico effettuato ieri mattina un controllo,
anche per coordinare gli interventi di urgenza e approntare di nuovo l’impianto
per domenica, questi ammontano sui 70 milioni.
In questo l’imbecillità
dei romanisti è pari a quella dei laziali, perché la cifra
dei lavori già fatti dopo gli atti vandalici di domenica a conclusione
di Lazio-Reggina, è praticamente la stessa. Unica consolazione è
che i laziali avevano la scusa di festeggiare lo scudetto, quelli romanisti
soltanto la loro stupidità per rovinare la serata al capitano della
Roma. Ci sarà quindi da pagare questa cifra e l’ufficio impianti
sportivi ritiene che sarà la Roma a dover pagare, dal momento che
è stata lei ad accollarsi l’organizzazione. Ora si tratta di vedere
se a Trigoria vorranno rifarsi su Giannini e chiedere a lui il rimborso
delle spese. Ovvero oltre il danno anche le beffe. Certo le scuse approntante
sul momento con un grande cartello, vedendo Giannini in lacrime, sono poca
cosa. Uno spettacolo rovinato, fatto unico e quindi raro che fa il paio
con la colletta del Sistina degli anni ’60. Solo ai cosiddetti tifosi giallorossi,
poteva venire in mente un comportamento del genere per essere sicuri di
passare alla storia.
Giorgio Lo Giudice
La Gazzetta dello
Sport
19/5/2000
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