Stupore
e rabbia.
Questi
i sentimenti dei tifosi della Roma appena appresa la notizia del passaggio
di Fabio Capello alla Juve.
L'ira
degli ultrà della Roma va in onda attraverso le varie emittenti
radiofoniche, come Rete Sport e Radioincontro, con i conduttori che non
fanno altro che leggere messaggi infuriati dei tifosi nei confronti dell'ormai
ex tecnico giallorosso.
"Peripatetico
e traditore", sono le parole più usate dai sostenitori di fede giallorossa.
Che proprio non hanno mandato giù "l'atteggiamento da parte del
tecnico", soprattutto dopo quello che ha detto alla fine del campionato,
ma anche per "non aver avvertito nessuno in società".
Più
di qualche tifoso, inoltre, comincia a capire il comportamento dei due
giocatori "Zebina e Emerson", insinuando che "l'orchestratore di tutto,
magari, è lo stesso Capello".
La
cosa che spaventa molto i tifosi della Roma è il pericolo di "ridimensionamento"
che potrebbe coinvolgere la Roma dopo l'addio di Capello.
MP3
su Capello
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A
BUGIARDO!
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A
GOBBO!
Capello è
già al lavoro con i nuovi schemi...
...insieme ai
suoi nuovi amici...
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Ha
tradito anche i giornali romani. Ha alzato il telefono e ha dato la notizia
al Corriere della Sera, probabilmente all’amico Giorgio Tosatti. Non al
Corriere dello Sport o alla Repubblica o al Messaggero. Parlando dei problemi
della Roma mostrava il ghigno dei potenti al sorriso degli astanti. La
società non ha programmi, diceva ad ogni occasione buona.
Successe
già nel ’69. Fabio Capello giocava nella Roma che vinse la Coppa
Italia. L’estate seguente passò alla Juve. Bruciò, ma non
fu la stessa cosa.
“Gesuiti”
“Gesuiti”.
In questo modo Capello definì i dirigenti juventini dopo un rigore
fischiato a Baresi per un fallo su Baggio. Era il 1993. Era invece solo
il 7 febbraio 2004 quando scolpì altre parole inequivocabili: “Per
quello che ho fatto, per scelta di vita, a me non interessa andare alla
Juve”. Durante la sua permanenza romana non mancava poi di attaccare sistematicamente
“lo strapotere delle squadre del Nord”.
L’ultima
cena
Fabio
Capello due giorni fa era a cena con i dirigenti della Roma, con il d.s.
Baldini e il futuro acquisto giallorosso, il difensore dell’Auxerre Philip
Mexes. E invece, mentre portava il francese a Roma, si prendeva Zebina
(ufficiale) ed Emerson e li metteva nella valigia per Torino. Come Moggi,
quando lavorava per Sensi e intanto portava Paulo Sousa e Ferrara in bianconero.
Ventiquattro ore dopo, infatti, Capello era a cena con la Juve. Penna su
una mano e contratto sull’altra. Firma e via, un bacio a Moggi e il tradimento
è completato.
Radio
Capitale
Roma
è in subbuglio. Ribollono le radio. Il tam-tam sulle frequenze romane
è tumultuoso. Loro tengono in mano il termometro dei tifosi. E la
temperatura emotiva della città è altissima. “Non era uno
di noi”, è il commento più delicato. Non aveva mai legato
con l’ambiente. I rapporti con lo stesso Totti erano stati sempre esclusivamente
professionali.
Anche
gli spazi pubblicitari delle radio ribollono di rabbia. Un venditore di
macchine decide di impiegare parte del tempo per il suo comunicato in modo
originale. “E’ una vergogna” attacca, e tra l’incredulità generale
inizia anche lui uno sproloquio su Capello. Solo in un secondo momento,
richiamato all’ordine dal conduttore, prende a parlare di tassi di sconto,
rateizzazione, leasing, chilometri zeri ed altri trucchi finanziari per
venderci una macchina. Incredibile: ma rivelatore.
La
città tradita
Questa
è la Roma che ama il calcio. Lo respira. Lo vive ad ogni angolo
della giornata. Non è il passatempo domenicale, rinchiuso nel recinto
dello stadio o in quello consacrato dal calendario. Capello lo sapeva.
Poteva entrare nella storia come l’uomo che aveva rivestito lo scudetto
di giallorosso. Bastava più chiarezza. Invece di andarsene così,
all’improvviso, e alla Juve. Forse entrerà nella storia del calcio
vincendo in un’altra grande piazza.
Di
certo non sarà più nel cuore dei romani. ”Scelte di vita”. |