ANGELO
…non
c’è niente da dire!
RIDICOLI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
RAFFAELE@DOG
Inizio
dicendo che ascoltando l'etere romana, se ne sono sentite di tutti i colori,
e qui si capisce chi parla di roma per soldi e chi parla di roma per amore.
La cosa più bella che ho sentito, è stata quella di un famoso
conduttore romano che affermava che "...l'udinese è la squadra
più forte in circolazione, se domani gioca con la juve la massacra".
Credo che non sia possibile perdere in quel modo con l'udinese, senza mai
tirare in porta, permettere ad un giocatore di avvicinarsi sotto la curva
e tirarsi giù i calzoncini senza mai reaggire. Cmq ringraziando
il calcio skyfoso, arrivo allo stadio alle 8 e 30 precise, traffico assurdo,
ci siamo tutti o quasi, nota positiva e non aver ascoltato lo scempio della
formazione,non la sopporto e credo che sia una presa in giro clamoroso
qualcuno l'ha capito, è bastato un pareggio strappato con le unghie
e un 5-1 col cagliari per far tornare piovre,mazinga zeta, il pappagallo,
pulcinella, belli capelli e fenomeni vari, per fortuna in curva molti sono
rimasti muti mi hanno detto.
Nota
positiva: si è rivisto il lanciacori, non so se era il ragazzo che
ha scritto l'email poco tempo fa, cmq bentornato!
all'inizio
si tengono cori per molto tempo e in curva c'è molta voglia di riscatto.
ce la mettiamo tutta, 0-1, ok è sfortuna il secondo tempo ci rifaremo,
alziamo la voce per dare una spinta alla squadra, niente sembrano spaesati,
0-2, iniziamo a essere goliardici, barbera champagne, che sarà sarà,
la società dei magnaccioni.
E
arriva il momento clou almeno in curva la partita non la seguo più
e noto che dei ragazzi, giù alla vetrata in basso facessero una
specie di torneo di cariche, da una parte all'altra della vetrata, goliardia
al massimo.
Cmq
nonostante lo 0-2 la curva continua a cantare a differenza di altri settori
che fischiano, 0-3 e scattano i nostri ole ai passaggi dell'udinese, bordate
di fischi e il "tifiamo solo la maglia" che stavolta non viene fischiato...
che incoerenza...
Commento
non ci sono scuse, la società ogni giorno ci da una brutta notizia
e sta tramando qualcosa di strano, i giocatori non c'hanno grinta, cattiveria,
allenatore mette fuori rosa l'unico che può darci un aiuto ha cambiato
10 muduli e fa giocare gente come sartor che non faceva manco la panchina
con l'ancona! meglio scurto a questo punto.
In
conclusione? dobbiamo continuare a fare il tifo perchè se li fischiamo
ancora, come dovrebbe essere, andiamo dritti in serie B. |
I
VOSTRI RESOCONTI....
....E
QUELLI DELLA STAMPA
(questi ultimi
solo se meritano)
OLTREICOLORI
|
GAZZETTA.IT
ROMA,
10 novembre 2004 - Altro che rinascita! La Roma di Del Neri scivola malamente
all'Olimpico e incappa in un pesante 0-3 inflittole da un'Udinese che mostra
come dovrebbe essere una squadra che ha un modulo e i giocatori adatti
a interpretarlo. La formazione di Spalletti ottiene il quarto successo
consecutivo, terzo in trasferta, e si insedia al terzo posto, solitario
in attesa del derby siciliano, con 18 punti. I giallorossi restano fermi
a quota 13, più vicini alla zona retrocessione che a quel quarto
posto che Del Neri ha detto essere alla portata dei suoi. Nulla di compromesso,
ma il passo indietro inquietante nel gioco, lascia davvero perplessi.
Le
squadre si presentano all'Olimpico nelle formazioni annunciate, eccezione
fatta per i friulani che, all'ultimo recuperano Pinzi e mandano Pazienza
in panchina. Da una parte un 4-4-2, quello giallorosso, che dovrebbe avere
nella coppia De Rossi-Perrotta, il motore propulsivo, dall'altra un 3-5-2
che sfrutta a meraviglia gli inserimenti di Jankulowski a sinistra e Mauri
a destra sotto l'abile regia di un Pizarro sempre più in forma e
determinante.
I
padroni di casa provano a pressare in avanti alla ricerca del varco che
permetta a Montella, in seconda battuta a Totti, di presentarsi pericolosamente
dalle parti di De Santis. Ma è un fuoco di paglia. L'Udinese tiene
bene le distanze fra i reparti, pressa alto il portatore di palla e lavora
ai fianchi la difesa avversaria. In realtà succede poco fino al
14' quando Muntari pesca un Di Michele solissimo, ma decentrato sulla sinistra,
cross al centro che nessun bianconero è pronto a raccogliere. La
Roma, però, fa ancora meno e si deve aspettare l 38' per vedere
un colpo di testa di Mexes, su angolo di Totti, sfiorare il palo. La difesa
giallorossa sembra tranquilla, ma basta un nulla. Quel nulla arriva al
45' quando Iaquinta su punizione, sfrutta un posizionamento errato della
barriera, un fallo non visto su Perrotta e, dulcis in fundo, un errore
di Pelizzoli. Insomma, fa 0-1 per l'Udinese.
Del
Neri getta nella mischia Mido al posto di Aquilani, chiedendo all'egiziano
di restare largo a sinistra. L'ex giocatore dell'Ajax ci mette tanta buona
volontà, ma è un corpo estraneo e si vede. L'Udinese può
gestire e colpire in contropiede. La Roma è pure sfortunata e va
vicina due volte al pareggio con Montella prima e De Rossi poi. Al 15'
la svolta definitiva: veloce contropiede friulano che smarca Di Michele
in area, Sartor atterra l'attaccante rimediando rigore ed espulsione. Pizarro
dal dischetto non fallisce. La Roma va in barca, il tecnico ci mette del
suo con sostituzioni non sempre comprensibili. Iaquinta firma il terzo
gol e la doppietta personale che manda in orbita la sua Udinese.
IL
MESSAGGERO
Come
vuole un’orrida tradizione, la Roma infrasettimanale è una schifezza:
in campionato pareggio col Lecce e sconfitte con Juve e Udinese; mentre
in Champions League, inutile ricordarlo, nessuno in Europa ha fatto peggio.
Si
polemizza in vari modi: con i cortei, gli striscioni, gli scioperi della
fame, le molotov, le uova marce. I tifosi della Roma scelgono un modo non
aggressivo ma secco, una serie di cori che resteranno nelle orecchie dei
milionari romanisti per un pezzo. Si comincia con il solito «A lavorare,
andate a lavorare» che è solo un assaggio. Poi si passa a
un «Ci avete rotto il c...» già più incisivo.
Si prosegue con un irriverente «Olè» ad ogni passaggio
dell’Udinese padrona del campo. E si chiude con un provocatorio «Sotto
la curva, venite sotto la curva», invito che i nostri eroi astutamente
non raccolgono, anche perchè tengono famiglia e in qualche modo
vorrebbero tornare a casa prima che faccia giorno. I fischi, comunque,
oscurano il cielo e rimbalzano feroci ai quattro angoli della scatola dell’Olimpico.
Serviranno? Non è detto. Conoscete una categoria più viziata,
cinicamente miliardaria e avulsa dal mondo dei calciatori professionisti?
Ecco. Resta il grottesco tre a zero e basta, uno sfregio sull’almanacco.
Certo
che questa volta l’hanno fatta grossa. I giovani sembrano rimasti nel pensionato
di Trigoria a giocare con la Playstation; i senatori seduti in branda a
leggere il giornale. Poche e confuse idee aggrovigliate nella tonnara di
centrocampo come una rete da pesca. Acido lattico fin dentro le orecchie.
La Roma avrà anche un futuro stellare, ma il presente, almeno quello
di ieri, è orrido. Vincenzo Iaquinta segna due gol: il primo grazie
a uno splendido swish di Pelizzoli proteso in tuffo, il secondo grazie
a un colpo di genio secco. E in mezzo ci sta il rigore segnato dal puffo
cileno David Cortez Pizarro, regista di Valparaiso, un incubo inseguito
per tutta la notte. Senza dimenticare la traversa del ghanese Alì
Sullev Muntari che ancora traballa dopo il destro con biglietto di sola
andata. Hai voglia a spostare Mancini e Aquilani; hai voglia a buttar dentro
Hussein Abdelaziz Ahmed Hassam Mido, già stralunato di suo e per
di più alla ventisettesima giornata di Ramadam, quarto e ultimo
mercoledì di digiuno dall’alba al tramonto. Nel tabellino resterà
per lui solo una specie di camposanto islamico.
E
giù altri fischi, tanti. E insulti. E improperi a famiglie, mogli,
fidanzate. Roma e Lazio insieme non fanno i punti della Juventus. La Roma
da sola ha la peggior difesa del campionato, la banda del buco, il porto
delle nebbie, venti gol presi in undici partite, se continua così
bisognerà portarsi il pallottoliere (la Roma almeno è prima
in qualcosa, e la notte non ci permette di controllare la classifica delle
espulsioni...). «Voglio una squadra ricca dalla mentalità
povera» aveva detto Del Neri alla vigilia. Beh, ricca di soldoni
certo, povera di idee anche. Totti lascia il campo con due occhiaie che
sembrano la galleria del Sempione, un condannato alla sedia elettrica sarebbe
più allegro. In tribuna è finito anche il Prozac e i tifosi
bruciano un po’ di sedili, maglie, striscioni sbagliati dall’inizio.
Erano
dunque sogni a vanvera quelli di Milano. Doveva essere la partita della
svolta, invece restano solo luci spettrali a illuminare un prato fradicio
di pioggia dove si è appena consumato l’irresistibile testacoda
di una squadra sghilemba. Sarà per un’altra volta. Se ci sarà.
Magari, per colmo di beffa, con Cassano e Panucci... |