IV Giornata
CELTIC
GLASGOW - ROMA 0-3
Glasgow, Celtic Park
giovedì 11 dicembre 2025
ore: 21.00


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Tabellino partita:
CELTIC (3-4-3): Schmeichel; Trusty, Scales, Tierney (46' Donovan); Yang (62' Ralston), McGregor, Hatate (77' Balikwisha), Tounekti; Engels, Maeda (46' Bernardo), Nygren (46' Ihenacho).
A disp.: Sinisalo, Doohan, McCowan, Kenny, Murray.
All. Wilfried Nancy

ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso (80' Ziolkowski); Celik, El Aynaoui, Pisilli (85' Angelino), Rensch; Soulé (69' Dybala), El Shaarawy (69' Pellegrini); Ferguson (69' Bailey).
A disp.: Gollini, De Marzi, Tsimikas, Wesley, Ghilardi, Cristante, Koné
All. Gian Piero Gasperini

Arbitro: István Kovács (ROU), Assistenti: Mihai Marica (ROU) - Ferencz Tunyogi (ROU), Quarto Ufficiale: Szabolcs Kovacs (ROU), VAR: Cătălin Popa (ROU), AVAR: Jérôme Brisard (FRA)
RETI: 6' Scales (A), 36' Ferguson, 45'+1' Ferguson
Ammonizioni: Hermoso (R), El Shaarawy (R), Soulé (R), Ndicka (R), Ziolkowski (R).
 

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Autogol Ferguson 1 Ferguson 2
  Il servizio  






Resoconto di Alice
Cose fighe di Celtic/Roma
Sono in ordine sparso, in base a come mi sono venute in mente mentre sono di ritorno sull'aereo
- Rifare il segno del due con la mano (il vaffanculo inglese) agli scozzesi, che ci insultavano così. È una cretinata ma mi diverte molto
- Dopo i tre gol che gli abbiamo fatto, il due da parte nostra è diventato un tre
- Uno con la felpa verde e il gilet nero del Celtic ci ha insultati tutto il tempo, e a partita finita è stato salutato con un “ooooooo oleeeee” non appena ha messo piede fuori dal settore, mentre continuava ad essere insultato
- A fine partita, un altro nel settore del Celtic si leva giacca e felpa e fa vedere la maglia di Totti. Era rimasto in incognito tutto il tempo. Tutto il nostro settore lo applaude e parte il coro “c’è solo un capitano”. Lui era contentissimo, e anche lui viene accompagnato ad uscire dal settore con un “oooooo oleee”(è uscito saltellando🤣🤣)
- I seggiolini erano richiudibili e decisamente fragili, in diversi tra cui Valerio hanno spaccato il proprio (è bastato accennare un salto)
- I Celtic quando cantavano “you’ll never walk alone” erano orgogliosissimi, ma non hanno capito che a noi non frega nulla del loro inno inflazionato, e abbiamo ribattuto con il nostro Roma Roma
- C’erano dei bambini della Roma in tribuna accanto a noi che penso avrebbero pagato oro per stare nel nostro settore, cantavano tutti i cori e ci hanno guardato per tutta la partita
- A fine partita hanno messo Live Forever, e il nostro settore ha pure mezzo cantato
- Mentre andavamo allo stadio in corteo venivamo osservati dalla popolazione locale che si affacciava dalle finestre. Mi ha fatto ridere la scena di un signore che è uscito da casa sua al piano terra per osservarci, e questo tipo aveva la casa PIENA di luci e decorazioni natalizie, che è stata oggetto di diversi commenti
- Arrivati allo stadio, mentre stavamo finendo il corteo, i Celtic ci osservavano da di lato. Qualcuno insultava, ma il peggio è stato un kamikaze scozzese che ha avuto la brillante idea di urlare “forza Napoli”. Parecchie persone gli sono partite e lui si è decisamente cagato sotto

Questa invece non è una cosa figa ma degna di memoria: la camminata immensa che ci hanno fatto fare le guardie sia all’andata che al ritorno. Il ritorno sembrava infinito. Avevo preso come riferimento per l’arrivo la ruota panoramica del centro di Glasgow ma sta ruota non si vedeva mai. Inoltre al ritorno ha piovuto una cifra e siamo diventati tutti letteralmente “romanisti fracichi”. Ora sto sull’aereo e mi ha fatto molto ridere che anche quello accanto a me ha controllato quanti km avesse fatto ieri. Io ne ho fatti 14,5..


Resoconto di Marco

Premesse
Ogni biglietto è stato collezionato, tutte le email sono arrivate, è il giorno prima della partenza e sono intento a mettere insieme in uno zainetto le poche cose che porterò con me. Avrò bisogno
di una Sim una volta arrivato in Scozia, per poter chiamare e navigare anche lì. Allo zainetto
aggiungo una spilla, necessaria per poter aprire il telefono e cambiare la mia sim con quella
scozzese. Decido di verificare che quella spilla vada effettivamente bene per lo scopo, la
inserisco quanto basta per vedere lo sportelletto porta Sim aprirsi, poi richiudo e ripongo tutto.
Prendo il telefono in mano e una scritta mi paralizza: "inserire pin sim". Sono mesi, se non anni, che non lo inserisco. Non ho idea di che numero sia, ed ho solo tre tentativi. Il biglietto dello
stadio è sul telefono, il biglietto del treno è sul telefono ma, ancora prima, il biglietto dell'aereo è sul telefono. E' circa mezzanotte ed il mio aereo parte sei ore dopo, se non sblocco il telefono
non potrò nemmeno partire. Provo con il mio anno di nascita: errato. Ancora due tentativi. Sarà
un codice semplice come 1234 o 0000? Mentre rifletto decido di riavviare il telefono, magari
spegnendo e riaccendendo ho di nuovo a disposizione tre tentativi... manco per niente i tentativi sono sempre solo due. Mentre maledico me stesso cerco la scatola in cui ho acquistato il telefono, magari lì c'è qualcosa... Niente. Concentro tutta la mia attenzione per risolvere il problema e in quel momento mi torna alla memoria non un numero, ma un gesto. Lo simulo sopra la tastiera... Forse ho ricordato, forse ho capito quali numeri corrispondono a quel gesto. Provo a giocarmi uno dei due tentativi... È quello! Questo resoconto poteva fermarsi qui, e invece continua.

Regno Unito
Ammetto una certa ignoranza sul mondo anglosassone. Come i turisti che arrivano in Italia
conoscendo di noi solo pizza, pasta e mafia, io arrivo in terra britannica con giusto qualche
informazione ed un paio di pregiudizi. Se non fosse stato per la Roma probabilmente non sarei mai finito in vita mia a Glasgow. Il fatto di raggiungere la Scozia passando da Manchester, rende il viaggio ancora più interessante. Lungo il tragitto incontro altre facce conosciute con cui mi
aggrego. Mentre il volo atterra passiamo sopra a schiere di villette tipicamente inglesi che si
alternano a numerosi campi da calcio, il paesaggio mi fa' un certo effetto. Da buon italiano la
prima cosa che tocco con mano è la cucina locale, 22 sterline per una English Breakfast con
possibilità di buffet illimitato che mi lascia soddisfatto. Lasciata l'Inghilterra approdiamo in
Scozia dove trascorriamo una giornata cercando di immergerci il più possibile nella cultura
locale, nel farlo non potevamo non iniziare dai pub, che - scopriamo - aprono presto e chiudono
inaspettatamente presto. Diversamente dai nostri, non sono spazi dove farsi un bicchiere s
altuariamente ma luoghi dove si svolge la socialità, attraversati da mattina a sera da persone di ogni età. Ci perdiamo per le strade, andando talvolta alla ricerca di luoghi mirati come la
cattedrale di San Mungo e l'adiacente necropoli, da cui in lontananza si può scorgere lo stadio.
I primi contatti con gente del luogo rivelano persone gentili, il centro della città mostra il fascino all'estero per la cultura italiana - soprattutto in quanto a cibo ed abbigliamento - oltre a una certa multiculturalità. Ogni tanto incontriamo cartelli coperti da quelli che a prima vista sembrano
enormi adesivi del Celtic e che - dopo uno sguardo più attento - si rivelano manifesti disegnati a mano ed attacchinati, poco o niente materiale del Rangers almeno nei quartieri da noi
frequentati. Ai manifesti si affiancano i murales, soprattutto dei "Bhoys" che però non sembrano
interessati a noi. I tifosi normali che incrociamo sono tranquilli, e gli hooligans sentono
probabilmente di più la rivalità con la Lazio che non con noi. Il cielo grigio diventa presto buio e la giornata scorre tranquilla, in questa città che - non saprei spiegare perché - ha il suo fascino.
In tarda serata, usciti dal centro, ci ritroviamo a essere gli unici in giro nel quartiere dove
alloggiamo. Le strade sono silenziose e non vediamo polizia fino al giorno della partita, sarà
forse per gli adesivi che vediamo sugli edifici: "Smile, you're in cctv".

Celtic Park
Le autorità hanno predisposto un meeting point per i tifosi romanisti ed un percorso che scorterà il popolo giallorosso fino al settore ospiti. Noi non amiamo particolarmente né le autorità né le
scorte e raggiungiamo per conto nostro lo stadio a piedi. L'impianto è affascinante già
dall'esterno, quella che equivale alla nostra Montemario è raggiungibile da un curato viale, con delle installazioni luminose verdi e la scritta "celtic football club" sulla facciata della tribuna. Il
settore ospiti è accanto a questa tribuna e - cosa insolita - la curva di casa dallo stesso lato. La
"Green Brigade" però - il gruppo portante del Celtic - non è presente nella "North Curve" in
quanto colpita dalla sospensione degli abbonamenti, e dal divieto di vendita dei biglietti in casa ed in trasferta da parte della società. Le prime sei file del settore risultano infatti coperte da un
telo verde, e l'intero settore rimarrà per tutta la partita semivuoto. La loro curva si compone di
due anelli, di cui la parte bassa - una standing area - occupata dal tifo più caldo, ma non stasera. In questa cornice di silenzio, in cui il pubblico normale al massimo rumoreggia per la partita, i
romanisti si fanno sentire parecchio. La distanza, il freddo, la pioggia, i rischi... creano una
selezione naturale del pubblico. Dal megafono si leva un coro, e tutto il settore risponde potente. La partita lancia ulteriormente il tifo, nel suo susseguirsi di colpi di scena: tre gol, un palo, un
rigore sbagliato e due gol annullati. Al terzo gol subito parecchi tifosi del Celtic iniziano a
lasciare lo stadio, salutati dai romanisti divertiti. A fine primo tempo già avevamo il sorriso,
evento raro per un romanista. La panchina giallorossa sceglie l'angolo di campo sotto al settore ospiti per effettuare un blando riscaldamento, e quando al gruppo si aggiunge anche Angeliño
viene salutato da un applauso. Verso metà secondo tempo, dall'altro lato dello stadio vengono
aperte sei o sette pezze raffiguranti dei volti con sopra il simbolo del divieto, probabilmente una protesta della Green Brigade contro la società. La pioggia scende incessante per tutti i novanta minuti, gocce di acqua leggere che vengono trasportate da un lato all'altro dal vento, lo stadio
tuttavia è progettato proprio per questo clima e il settore ospiti rimane asciutto. Al triplice fischio la squadra viene ad esultare sotto il nostro spicchio, mentre lo stadio si svuota velocemente.
Dopo una non lunga attesa veniamo fatti uscire ed incanalati in corteo lungo London Road
direzione centro. A far scemare il momento di gioia la fretta della polizia scozzese che dal fondo del corteo avanza con i cavalli, chiedendo in continuazione di camminare più veloci. Alla
spicciolata usciamo allora dal corteo, e lo lasciamo sfilare continuando la nostra marcia in
tranquillità. Ancora qualche pinta, qualche scroscio di pioggia ed un volo a chiudere questa
trasferta. E la voglia di farne un altra.
Marco


I VOSTRI RESOCONTI....
....E QUELLI DELLA STAMPA






























































Celtic & Madness 11-14 dicembre 2025

giovedì 11 dicembre 2025

Partenza alle 06.15 da Roma Ciampino con volo Ryan Air, scalo di un paio d’ore a Praga e poi Easy Jet fino a Glasgow. Ci sono altri tifosi della Roma e qualcuno del Celtic. Si riparte alle 10.55, dopo aver mangiato qualcosa per colazione. Ovviamente siamo Alice, Valerio ed io. Arriviamo quindi a Glasgow e portiamo gli zaini al Courtyard by Marriot hotel, vicino all’aeroporto. Poi, sempre dall’aeroporto, prendiamo il bus n. 500 per andare al centro. Ci si mettono circa 40 minuti e, come prima cosa, cerchiamo un posto dove mangiare visto che abbiamo fame. La scelta ricade su un pub di Merchant City tradizionale, con corse di cavalli e biliardo in tv, dove prendiamo un fish and chips a testa, oltre - ovviamente- una Tennents’s Extra io e bevande normali per Alice e Valerio. Nel pub c’è qualche romanista e c’è la caviamo con poco più di 60 sterline. Poi facciamo un giretto nella zona commerciale - Glasgow sostanzialmente è questa - con classica capatina al Celtic Foootball Shop. C’è una pioggia “misty” ma non fa troppo freddo, saremo sui 10 gradi. Dopo di che ci si raduna con gli altri un un altro locale dal nome italianeggiante e si fa ora bevendo e chiacchierando. Poiché mi sembrava strano che il tutto fosse lasciato al caso - vista l’assoluta assenza delle forze dell’ordine - ci pensa il proprietario del locale a chiamarle, forse intimorito dal numero crescente di persone che, soprattutto, portavano i boccali di vetro fuori, sul marciapiede. E così arrivano uno, poi due, poi tre cellulari con i bobbies che controllano la situazione. Verso le 17.30 qualcuno si muove e il gruppone parte in direzione stadio, con i cellulari dietro. Mi sembrava anche strano che ci facessero riprendere la strada principale, affollata di gente normale impegnata in attività natalizie ed infatti dopo 40 metri, - tac! - spunta un cellulare davanti che fa un tappo nella vietta. A quel punto non si può che attendere le loro mosse e inizia il corteo, fortunatamente non lento ma abbastanza spedito. Anche qui, si passa nella curiosità dei locali, richiamati da qualche coro. Le brevi soste che consentono alle forze dell’ordine di fermare il traffico per consentire il passaggio (non so se dalla fan zone ufficiale ci fosse qualche mezzo di trasporto) vengono utilizzate dai bevitori in giallo e rosso per allinearsi sui muri per espletare le inevitabili esigenze fisiologiche. Arrivati allo stadio, i cori “anti” si intensificano e l’unico momento di lieve tensione viene provocato da un paio di idioti (uno ha gridato “forza Napoli”) che hanno tentato di avvicinare il corteo, per nulla incline alle provocazioni. I bobbies sistemano - senza esagerare - il tutto e si arriva nella “nostra” zona. Si creano due file per i diversi tornelli - strettissimi - e si entra nel settore. Il Celtic Park è splendido e veramente può essere un fattore aggiunto se la gente tifasse. Stasera non sarà così per la gente di casa: la Green Brigade è stata bandita per alcuni comportamenti tenuti in altre partite e i Bhoys solo alla fine tireranno fuori dei mega poster con i volti dei loro contestati dirigenti. Fatto sta che ci sistemiamo in basso, vicino la Lupa e gli steward devono trattare per far risalire i romanisti scesi più vicini al campo, in posizione non sicura secondo i parametri degli stadi britannici. Solo al “You’ll never walk alone” si sentono i biancoverdi, poi è gioco facile - vista l’assenza del tifo organizzato e la mancanza di tifo spontaneo - prendersi la scena, a partire dal “Roma, Roma, Roma”. La partita è in discesa e stavolta ci risparmia le solite sofferenze, addirittura con tre gol sotto il nostro settore, un loro rigore sbagliato, un gol annullato a loro e uno a noi nella ripresa. Usciamo quindi dallo stadio non devastati psicologicamente e, per noi che avevamo l’albergo all’aeroporto, con il pensiero “in qualche modo torneremo”. La pioggia ora è più “solida” e di nuovo si viene accompagnati al centro da poliziotti rilassati. A quel punto cerchiamo con ChatGpt e Google Maps dove sta la fermata del 500 e con circa 26 sterline siamo di nuovo all’aeroporto.  Non mangiamo e andiamo a dormire.

 

12 dicembre 2025

Ci aspetta un’altra alzataccia. Per esigenze di studio Alice deve tornare a Roma, mentre io e Valerio ci prendiamo un week end lungo. Per entrambi, l’aereo è alle 6.55, uno (Jet2) per l’appunto in direzione Roma e il nostro (Easy Jet) per Birmingham, con due biglietti per soli 49 euro.

Arrivati a Birmingham ci aspetta il pioggione. Dall’aeroporto al centro prendiamo il bus X12 e poi a piedi in un quarto d’ora arriviamo all’ Ibis Budget Birmingham Centre, abbastanza zuppi e infreddoliti. Per fortuna ci danno la stanza anche se sono le 11.00 e quindi ci sistemiamo e facciamo una mini colazione vicino alla stazione centrale. Birmingham, obiettivamente, non è un granché ed abbastanza sporca. Da segnalare un ponte verniciato con un omaggio ai Black Sabbath, il cui front man, Ozzy Osbourne, è morto recentemente. Il centro è commerciale (tutto ruota intorno al quertiere cinese e al Bullring, il cui emblema è un enorme toro in acciaio bronzato chiamato Ozzy, per l’appunto) e non molto grande, la popolazione è etnicamente molto variegata e, in buona sostanza, ognuno sta con i suoi, nella massima parte dei casi. Pranziamo in un pub lì vicino, The Raikway, molto bene e con circa 40 sterline, evitando ciò che non è strettamente britannico: sarò di mente limitata, ma se vengo da fuori in Britannia mangio britannico, in Thailandia mangio thailandese.

Dobbiamo riposare. Quindi un paio di ore in hotel e poi nuovamente alla stazione, questa volta di Snow Hill, destinazione The Hawthorns, lo stadio del West Bromwich Albion, stasera opposto allo Sheffield United. Un romantico testa a testa tra 17esima e 18esima in classifica della Championship, la serie B inglese. In sei minuti di treno arriviamo all’omonima fermata e a piedi andiamo verso lo stadio, che appare in lontananza con un caratteristico sistema di illuminazione. Sono le 18.15 e ancora non c’è nessuno, se non i camion bar. Facciamo un giretto: la statua del loro calciatore storico, il pavimento esterno con le mattonelle dei tifosi che non ci sono più e relative dediche (per l’A.S. Roma: meglio sul muro, come a Hull o a Wolverhampton, non si consumano e si leggono meglio), il negozio ufficiale con sciarpe popular da lacrima e magliette del club a circa 50 sterline, di cui ovviamente regalo a Valerio la prima. Bellissime quelle a maniche lunghe, che evitano la bruttura delle termiche sotto e, specie per una maglia a righe, creano un bellissimo cromatismo. Entriamo nell’East Stand ed individuiamo i nostri posti nella tribuna vuota: siamo tipo in tribuna Tevere, circa alla linea di centrocampo, fila G e quindi in settima fila. Vista spettacolare, anche dalla prima fila si vede la linea di lungo campo. Stadio molto bello e moderno. All’interno maxi schermi, al bar con 10 sterline ti pappi hot dog, patatine e bevanda. Diverse birre a 6 sterline (che si può consumare solo all’interno perché è addirittura reato portarla sugli spalti), due bagni immensi e alla fine del primo tempo capirò perché. Sui muri fotografie e dediche dei loro giocatori famosi, insomma veramente splendido e anche Valerio - alla sua prima partita puramente inglese - rimane a bocca aperta paragonando il tutto all’Italia. Tutti prendono posto dieci minuti prima dell’inizio. La formazione viene annunciata senza particolari clamori se non un “olè”. Alla nostra sinistra circa 500 tifosi venuti da Sheffield: ovviamente ci sono un paio di Babbo Natale e uno vestito da stella di Natale, davvero insuperabile. Le squadre entrano in campo e l’effetto cromatico mi ricorda il Subbuteo: a sinistra la maglia a strisce verticali rosso bianca degli ospiti, a destra quella a strisce verticali bianco blu dei padroni di casa. Anche qui, si inizia solo con i cori degli Sheffield. La curva che dovrebbe essere quella di casa è seduta e inizialmente non partecipa. Invece, man mano che il gioco - molto intenso a livello agonistico ancorché imperfetto tecnicamente - fa entrare nel mood della partita, il settore accanto agli ospiti, che segue la partita in piedi, prende vita e inizia a cantare, mente gli ospiti perdono continuità e - sotto prima per 1-0 e poi per 2-0 - assistono alla partita smadonnando. I giocatori sono a un passo e si sente ogni rumore. La curva di casa riprende i cori dei più vivaci che stanno accanto agli ospiti: il meccanismo mentale è semplice. È come se la nostra Curva Nord si facesse rodere il chiccherone ai cori del settore ospiti e portasse lei il tifo con una Curva Sud in semi sciopero che però si aggrega. Cori semplici, della tradizione, non particolarmente elaborati: “We are Álbion, we are Albión” ed altri. Finisce la partita con i tifosi di entrambe le squadre che ringraziano i loro tifosi e sono 5 gradi. Andiamo al treno che ci riporterà a Birmingham in sei minuti: sull’altro binario ci sono i tifosi del WBA che decidono di non farsi una camminata di 15-20 minuti per tornare a casa, come la maggior parte dei tifosi. Il WBA ha un passato con qualche soddisfazione, e quindi ha anche tifosi di Birmingham nord, ma la maggioranza è proprio di West Bromwich. Per dare una idea è come se a Roma, oltre a noi e quell’antri, ci fosse anche il La Storta in serie B, con 18-20mila tifosi.

In hotel stramazziamo a letto. Domani a Nottingham, per la parte musicale del weekend.

 

13 dicembre 2025

Treno Cross County delle 10.09. Colazione in albergo e biglietto preso on line, con posti non numerati. Arriviamo in città verso le 11.20 ed è fresco ma sereno.

Il Leonardo Hotel è a cinque minuti a piedi dalla Stazione, è comodo e confortevole ed è affollato dalle persone che - come noi - in serata andranno al concerto dei Madness.

Quindi lasciamo in albergo gli zaini, visto che il check in è alle 15, ed iniziamo il nostro tour di Nottingham. La cittadina è addobbata per le feste natalizie, è bel tempo ed è molto diversa dalla più degradata Birmingham. È tutto raggiungibile a piedi e la prima tappa è un negozio che, tra le altre cose, vende, acquista e scambia carte Pokemon, il che incuriosisce molto Valerio, che li colleziona. Poco più in là c’è negozio di sport dove - appena entriamo - un ladro viene ammanettato e portato via dalla Polizia. Qui Valerio acquista dei guanti “touch” della North Face a 40 sterline ed io una felpa con zip Lacoste perché mi sono reso conto di avere solo felpe di gruppi musicali (100 sterline). Poi proseguiamo e vediamo le classiche bancarelle di Natale con dolci, giochi e luminarie. Facciamo una breve visita alla chiesa di St. Peter e poi andiamo alla ricerca di un pub. La scelta ricade sul Castle, gestito da cinque ragazze in tenuta natalizia. Li Valerio si prende il suo solito mega hamburger e io le salsicce con il pure’ locale, sempre molto buono, stavolta annaffiato da una Guinness perché - per me questa cosa è davvero incredibile - non ci sono birre inglesi. Spendiamo sulle 60 sterline, mancia compresa, e poi riprendiamo la strada per il check in dell’hotel. Segue un po’ di riposo per Valerio e anche per me, ma siccome mi va di vedere altro, esco da solo e vado a vedere la statua di Robin Hood e il Nottingham Castle, chiuso al pubblico dalle 16.00 ma visibile dall’esterno. Tutt’intorno impazza la serata di Nottingham. Branchi di persone affollano i bar, molti vestono con qualcosa di natalizio e dozzine di donne/ragazze camminano in striminziti e scollacciati abiti qualunque sia la loro forma fisica, per raggiungere il luogo di incontro con altri amici/amiche. Una grande ruota panoramica sovrasta famiglie con bambini che girano per le bancarelle colorate e profumate. Ma è il momento di tornare all’hotel per sistemarsi e andare alla Motorpoint Arena, per il concerto di Madness. Dopo dieci minuti di camminata arriviamo sul posto, un grande palasport con stand per merchandising, cibo e bevande che è anche la casa della locale squadra di Hockey su ghiaccio. Il pubblico è per la massima parte maturo, con qualche ragazzo e diversi padri/madri con figli/e. Stranamente non c’è il guardaroba e ci sistemiamo in terza fila, aspettando in piedi (se stai nel settore Standing, devi stare sempre in piedi, non puoi sedere per terra) che entri almeno il gruppo supporto,  nella specie gli Squeeze, che inizieranno il loro set di 45 minuti alle 19.00 in punto. Non è il mio genere ma il set è gradevole grazie ai versatili e preparatissimi musicisti e Valerio si diverte molto. Terminata l’esibizione, cambio palco e, alle 21.15 circa i Madness entrano sul palco, con il solito pubblico con fez e sembianze da mod dei primi anni ‘80. Il pubblico è calmo e viene sciorinata tutta la série di singoli del loro nuovo album. Un po’ più movimentata la fine, con una famiglia che dal retro viene a fare moshing con noi, gratificando Valerio con un “you are a legend”. Si finisce abbastanza sudati e si torna all’hotel dove pasteggiamo con Pringles e Coca Cola, da una parte, e birra + cocktail dall’altra. Poi grande dormita.

 

14 dicembre 2025

Sveglia comoda, verso le 9, colazione ricchissima al costo di 13 Pound per ciascuno, check out ma il nostro treno delle 10.09 è cancellato per mancanza di personale. Prendiamo alla biglietteria un biglietto per il Vale, visto che pensavo di averne acquistato solo uno, ed andiamo a farci un giro perché la partenza è un’ora dopo. Questo ci consente di vedere un negozio che vende materiale del Nottingham Forest e di tornare alla stazione. Prendiamo il treno per Manchester Piccadilly e arriviamo lì verso le 14 per via di un po’ di ritardo. Piove e l’unica cosa da fare è un giretto lì intorno. A un km. c’è la piccola cattedrale di Manchester ed andiamo a vederla, tra decine di bancarelle natalizie. Poi torniamo alla stazione per prendere il treno per l’aeroporto. Anche quello è cancellato ma noi eravamo sul posto prima e quindi prendiamo un altro convoglio, comunque in ritardo. Check in e mangiamo in fretta e furia qualcosa da KFC e poi in fila per l’imbarco Ryan Air, partenza alle 17.15 e la vacanzetta è terminata con 64 km. percorsi a piedi.



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