Resoconto di Alice
Cose fighe di Celtic/Roma
Sono in ordine sparso, in base a come mi sono venute
in mente mentre sono di ritorno sull'aereo
- Rifare il segno del due con la mano (il vaffanculo
inglese) agli scozzesi, che ci insultavano così. È una
cretinata ma mi diverte molto
- Dopo i tre gol che gli abbiamo fatto, il due da
parte nostra è diventato un tre
- Uno con la felpa verde e il gilet nero del Celtic ci
ha insultati tutto il tempo, e a partita finita è
stato salutato con un “ooooooo oleeeee” non appena ha
messo piede fuori dal settore, mentre continuava ad
essere insultato
- A fine partita, un altro nel settore del Celtic si
leva giacca e felpa e fa vedere la maglia di Totti.
Era rimasto in incognito tutto il tempo. Tutto il
nostro settore lo applaude e parte il coro “c’è solo
un capitano”. Lui era contentissimo, e anche lui viene
accompagnato ad uscire dal settore con un “oooooo
oleee”(è uscito saltellando🤣🤣)
- I seggiolini erano richiudibili e decisamente
fragili, in diversi tra cui Valerio hanno spaccato il
proprio (è bastato accennare un salto)
- I Celtic quando cantavano “you’ll never walk alone”
erano orgogliosissimi, ma non hanno capito che a noi
non frega nulla del loro inno inflazionato, e abbiamo
ribattuto con il nostro Roma Roma
- C’erano dei bambini della Roma in tribuna accanto a
noi che penso avrebbero pagato oro per stare nel
nostro settore, cantavano tutti i cori e ci hanno
guardato per tutta la partita
- A fine partita hanno messo Live Forever, e il nostro
settore ha pure mezzo cantato
- Mentre andavamo allo stadio in corteo venivamo
osservati dalla popolazione locale che si affacciava
dalle finestre. Mi ha fatto ridere la scena di un
signore che è uscito da casa sua al piano terra per
osservarci, e questo tipo aveva la casa PIENA di luci
e decorazioni natalizie, che è stata oggetto di
diversi commenti
- Arrivati allo stadio, mentre stavamo finendo il
corteo, i Celtic ci osservavano da di lato. Qualcuno
insultava, ma il peggio è stato un kamikaze scozzese
che ha avuto la brillante idea di urlare “forza
Napoli”. Parecchie persone gli sono partite e lui si è
decisamente cagato sotto
Questa invece non è una cosa figa ma degna di memoria:
la camminata immensa che ci hanno fatto fare le
guardie sia all’andata che al ritorno. Il ritorno
sembrava infinito. Avevo preso come riferimento per
l’arrivo la ruota panoramica del centro di Glasgow ma
sta ruota non si vedeva mai. Inoltre al ritorno ha
piovuto una cifra e siamo diventati tutti
letteralmente “romanisti fracichi”. Ora sto sull’aereo
e mi ha fatto molto ridere che anche quello accanto a
me ha controllato quanti km avesse fatto ieri. Io
ne ho fatti 14,5..
Resoconto di Marco
Premesse
Ogni biglietto è stato collezionato, tutte le email
sono arrivate, è il giorno prima della partenza e
sono intento a mettere insieme in uno zainetto le
poche cose che porterò con me. Avrò bisogno
di una Sim una volta arrivato in Scozia, per poter
chiamare e navigare anche lì. Allo zainetto
aggiungo una spilla, necessaria per poter aprire il
telefono e cambiare la mia sim con quella
scozzese. Decido di verificare che quella spilla
vada effettivamente bene per lo scopo, la
inserisco quanto basta per vedere lo sportelletto
porta Sim aprirsi, poi richiudo e ripongo tutto.
Prendo il telefono in mano e una scritta mi
paralizza: "inserire pin sim". Sono mesi, se non
anni, che non lo inserisco. Non ho idea di che
numero sia, ed ho solo tre tentativi. Il biglietto
dello
stadio è sul telefono, il biglietto del treno è sul
telefono ma, ancora prima, il biglietto dell'aereo è
sul telefono. E' circa mezzanotte ed il mio aereo
parte sei ore dopo, se non sblocco il telefono
non potrò nemmeno partire. Provo con il mio anno di
nascita: errato. Ancora due tentativi. Sarà
un codice semplice come 1234 o 0000? Mentre rifletto
decido di riavviare il telefono, magari
spegnendo e riaccendendo ho di nuovo a disposizione
tre tentativi... manco per niente i tentativi sono
sempre solo due. Mentre maledico me stesso cerco la
scatola in cui ho acquistato il telefono, magari lì
c'è qualcosa... Niente. Concentro tutta la mia
attenzione per risolvere il problema e in quel
momento mi torna alla memoria non un numero, ma un
gesto. Lo simulo sopra la tastiera... Forse ho
ricordato, forse ho capito quali numeri
corrispondono a quel gesto. Provo a giocarmi uno dei
due tentativi... È quello! Questo resoconto poteva
fermarsi qui, e invece continua.
Regno Unito
Ammetto una certa ignoranza sul mondo anglosassone.
Come i turisti che arrivano in Italia
conoscendo di noi solo pizza, pasta e mafia, io
arrivo in terra britannica con giusto qualche
informazione ed un paio di pregiudizi. Se non fosse
stato per la Roma probabilmente non sarei mai finito
in vita mia a Glasgow. Il fatto di raggiungere la
Scozia passando da Manchester, rende il viaggio
ancora più interessante. Lungo il tragitto incontro
altre facce conosciute con cui mi
aggrego. Mentre il volo atterra passiamo sopra a
schiere di villette tipicamente inglesi che si
alternano a numerosi campi da calcio, il paesaggio
mi fa' un certo effetto. Da buon italiano la
prima cosa che tocco con mano è la cucina locale, 22
sterline per una English Breakfast con
possibilità di buffet illimitato che mi lascia
soddisfatto. Lasciata l'Inghilterra approdiamo in
Scozia dove trascorriamo una giornata cercando di
immergerci il più possibile nella cultura
locale, nel farlo non potevamo non iniziare dai pub,
che - scopriamo - aprono presto e chiudono
inaspettatamente presto. Diversamente dai nostri,
non sono spazi dove farsi un bicchiere s
altuariamente ma luoghi dove si svolge la socialità,
attraversati da mattina a sera da persone di ogni
età. Ci perdiamo per le strade, andando talvolta
alla ricerca di luoghi mirati come la
cattedrale di San Mungo e l'adiacente necropoli, da
cui in lontananza si può scorgere lo stadio.
I primi contatti con gente del luogo rivelano
persone gentili, il centro della città mostra il
fascino all'estero per la cultura italiana -
soprattutto in quanto a cibo ed abbigliamento -
oltre a una certa multiculturalità. Ogni tanto
incontriamo cartelli coperti da quelli che a prima
vista sembrano
enormi adesivi del Celtic e che - dopo uno sguardo
più attento - si rivelano manifesti disegnati a mano
ed attacchinati, poco o niente materiale del Rangers
almeno nei quartieri da noi
frequentati. Ai manifesti si affiancano i murales,
soprattutto dei "Bhoys" che però non sembrano
interessati a noi. I tifosi normali che incrociamo
sono tranquilli, e gli hooligans sentono
probabilmente di più la rivalità con la Lazio che
non con noi. Il cielo grigio diventa presto buio e
la giornata scorre tranquilla, in questa città che -
non saprei spiegare perché - ha il suo fascino.
In tarda serata, usciti dal centro, ci ritroviamo a
essere gli unici in giro nel quartiere dove
alloggiamo. Le strade sono silenziose e non vediamo
polizia fino al giorno della partita, sarà
forse per gli adesivi che vediamo sugli edifici:
"Smile, you're in cctv".
Celtic Park
Le autorità hanno predisposto un meeting point per i
tifosi romanisti ed un percorso che scorterà il
popolo giallorosso fino al settore ospiti. Noi non
amiamo particolarmente né le autorità né le
scorte e raggiungiamo per conto nostro lo stadio a
piedi. L'impianto è affascinante già
dall'esterno, quella che equivale alla nostra
Montemario è raggiungibile da un curato viale, con
delle installazioni luminose verdi e la scritta
"celtic football club" sulla facciata della tribuna.
Il
settore ospiti è accanto a questa tribuna e - cosa
insolita - la curva di casa dallo stesso lato. La
"Green Brigade" però - il gruppo portante del Celtic
- non è presente nella "North Curve" in
quanto colpita dalla sospensione degli abbonamenti,
e dal divieto di vendita dei biglietti in casa ed in
trasferta da parte della società. Le prime sei file
del settore risultano infatti coperte da un
telo verde, e l'intero settore rimarrà per tutta la
partita semivuoto. La loro curva si compone di
due anelli, di cui la parte bassa - una standing
area - occupata dal tifo più caldo, ma non stasera.
In questa cornice di silenzio, in cui il pubblico
normale al massimo rumoreggia per la partita, i
romanisti si fanno sentire parecchio. La distanza,
il freddo, la pioggia, i rischi... creano una
selezione naturale del pubblico. Dal megafono si
leva un coro, e tutto il settore risponde potente.
La partita lancia ulteriormente il tifo, nel suo
susseguirsi di colpi di scena: tre gol, un palo, un
rigore sbagliato e due gol annullati. Al terzo gol
subito parecchi tifosi del Celtic iniziano a
lasciare lo stadio, salutati dai romanisti
divertiti. A fine primo tempo già avevamo il
sorriso,
evento raro per un romanista. La panchina
giallorossa sceglie l'angolo di campo sotto al
settore ospiti per effettuare un blando
riscaldamento, e quando al gruppo si aggiunge anche
Angeliño
viene salutato da un applauso. Verso metà secondo
tempo, dall'altro lato dello stadio vengono
aperte sei o sette pezze raffiguranti dei volti con
sopra il simbolo del divieto, probabilmente una
protesta della Green Brigade contro la società. La
pioggia scende incessante per tutti i novanta
minuti, gocce di acqua leggere che vengono
trasportate da un lato all'altro dal vento, lo
stadio
tuttavia è progettato proprio per questo clima e il
settore ospiti rimane asciutto. Al triplice fischio
la squadra viene ad esultare sotto il nostro
spicchio, mentre lo stadio si svuota velocemente.
Dopo una non lunga attesa veniamo fatti uscire ed
incanalati in corteo lungo London Road
direzione centro. A far scemare il momento di gioia
la fretta della polizia scozzese che dal fondo del
corteo avanza con i cavalli, chiedendo in
continuazione di camminare più veloci. Alla
spicciolata usciamo allora dal corteo, e lo lasciamo
sfilare continuando la nostra marcia in
tranquillità. Ancora qualche pinta, qualche scroscio
di pioggia ed un volo a chiudere questa
trasferta. E la voglia di farne un altra.
Marco
I VOSTRI RESOCONTI.... ....E QUELLI DELLA STAMPA
Celtic
& Madness 11-14
dicembre 2025
giovedì 11 dicembre 2025
Partenza alle 06.15 da Roma Ciampino
con volo Ryan Air,
scalo di un paio d’ore a Praga e
poi Easy
Jet fino a Glasgow.
Ci sono altri tifosi della Roma e qualcuno del
Celtic. Si riparte alle 10.55, dopo aver mangiato
qualcosa per colazione. Ovviamente siamo Alice,
Valerio ed io. Arriviamo quindi a Glasgow e
portiamo gli zaini al Courtyard by
Marriot hotel, vicino all’aeroporto. Poi,
sempre dall’aeroporto, prendiamo il bus n. 500 per
andare al centro. Ci si mettono circa 40 minuti e,
come prima cosa, cerchiamo un posto dove mangiare
visto che abbiamo fame. La scelta ricade su un pub
di Merchant City tradizionale, con corse di
cavalli e biliardo in tv, dove prendiamo un fish
and chips a testa, oltre - ovviamente- una
Tennents’s Extra io e bevande normali per Alice e
Valerio. Nel pub c’è qualche romanista e c’è la
caviamo con poco più di 60 sterline. Poi facciamo
un giretto nella zona commerciale - Glasgow
sostanzialmente è questa - con classica capatina
al Celtic Foootball Shop. C’è una pioggia “misty”
ma non fa troppo freddo, saremo sui 10 gradi. Dopo
di che ci si raduna con gli altri un un altro
locale dal nome italianeggiante e si fa ora
bevendo e chiacchierando. Poiché mi sembrava
strano che il tutto fosse lasciato al caso - vista
l’assoluta assenza delle forze dell’ordine - ci
pensa il proprietario del locale a chiamarle,
forse intimorito dal numero crescente di persone
che, soprattutto, portavano i boccali di vetro
fuori, sul marciapiede. E così arrivano uno, poi
due, poi tre cellulari con i bobbies che
controllano la situazione. Verso le 17.30 qualcuno
si muove e il gruppone parte in direzione stadio,
con i cellulari dietro. Mi sembrava anche strano
che ci facessero riprendere la strada principale,
affollata di gente normale impegnata in attività
natalizie ed infatti dopo 40 metri, - tac! -
spunta un cellulare davanti che fa un tappo nella
vietta. A quel punto non si può che attendere le
loro mosse e inizia il corteo, fortunatamente non
lento ma abbastanza spedito. Anche qui, si passa
nella curiosità dei locali, richiamati da qualche
coro. Le brevi soste che consentono alle forze
dell’ordine di fermare il traffico per consentire
il passaggio (non so se dalla fan zone ufficiale
ci fosse qualche mezzo di trasporto) vengono
utilizzate dai bevitori in giallo e rosso per
allinearsi sui muri per espletare le inevitabili
esigenze fisiologiche. Arrivati allo stadio, i
cori “anti” si intensificano e l’unico momento di
lieve tensione viene provocato da un paio di
idioti (uno ha gridato “forza Napoli”) che hanno
tentato di avvicinare il corteo, per nulla incline
alle provocazioni. I bobbies sistemano
- senza esagerare - il tutto e si arriva nella
“nostra” zona. Si creano due file per i diversi
tornelli - strettissimi - e si entra nel settore.
Il Celtic
Park è splendido e veramente può essere
un fattore aggiunto se la gente tifasse. Stasera
non sarà così per la gente di casa: la Green
Brigade è stata bandita per alcuni comportamenti
tenuti in altre partite e i Bhoys solo alla fine
tireranno fuori dei mega poster con i volti dei
loro contestati dirigenti. Fatto sta che ci
sistemiamo in basso, vicino la Lupa e gli steward
devono trattare per far risalire i romanisti scesi
più vicini al campo, in posizione non sicura
secondo i parametri degli stadi britannici. Solo
al “You’ll never walk alone” si sentono i
biancoverdi, poi è gioco facile - vista l’assenza
del tifo organizzato e la mancanza di tifo
spontaneo - prendersi la scena, a partire dal
“Roma, Roma, Roma”. La partita è in discesa e
stavolta ci risparmia le solite sofferenze,
addirittura con tre gol sotto il nostro settore,
un loro rigore sbagliato, un gol annullato a loro
e uno a noi nella ripresa. Usciamo quindi dallo
stadio non devastati psicologicamente e, per noi
che avevamo l’albergo all’aeroporto, con il
pensiero “in qualche modo torneremo”. La pioggia
ora è più “solida” e di nuovo si viene
accompagnati al centro da poliziotti rilassati. A
quel punto cerchiamo con ChatGpt e Google Maps
dove sta la fermata del 500 e con circa 26
sterline siamo di nuovo all’aeroporto.Non
mangiamo e andiamo a dormire.
12 dicembre 2025
Ci aspetta un’altra alzataccia. Per
esigenze di studio Alice deve tornare a Roma,
mentre io e Valerio ci prendiamo un week end
lungo. Per entrambi, l’aereo è alle 6.55, uno
(Jet2) per l’appunto in direzione Roma e il nostro
(Easy Jet) per Birmingham, con due biglietti per
soli 49 euro.
Arrivati a Birmingham ci aspetta il
pioggione. Dall’aeroporto al centro prendiamo il
bus X12 e poi a piedi in un quarto d’ora arriviamo
all’ Ibis
Budget Birmingham Centre, abbastanza
zuppi e infreddoliti. Per fortuna ci danno la
stanza anche se sono le 11.00 e quindi ci
sistemiamo e facciamo una mini colazione vicino
alla stazione centrale. Birmingham,
obiettivamente, non è un granché ed abbastanza
sporca. Da segnalare un ponte verniciato con un
omaggio ai Black
Sabbath, il cui front man, Ozzy Osbourne,
è morto recentemente. Il centro è commerciale
(tutto ruota intorno al quertiere cinese e al
Bullring, il cui emblema è un enorme toro in
acciaio bronzato chiamato Ozzy,
per l’appunto) e non molto grande, la popolazione
è etnicamente molto variegata e, in buona
sostanza, ognuno sta con i suoi, nella massima
parte dei casi. Pranziamo in un pub lì vicino, The Raikway,
molto bene e con circa 40 sterline, evitando ciò
che non è strettamente britannico: sarò di mente
limitata, ma se vengo da fuori in Britannia mangio
britannico, in Thailandia mangio thailandese.
Dobbiamo riposare. Quindi un paio di
ore in hotel e poi nuovamente alla stazione,
questa volta di Snow Hill, destinazione The
Hawthorns, lo stadio del West
Bromwich Albion, stasera opposto allo Sheffield
United. Un romantico testa a testa tra
17esima e 18esima in classifica della
Championship, la serie B inglese. In sei minuti di
treno arriviamo all’omonima fermata e a piedi
andiamo verso lo stadio, che appare in lontananza
con un caratteristico sistema di illuminazione.
Sono le 18.15 e ancora non c’è nessuno, se non i
camion bar. Facciamo un giretto: la statua del
loro calciatore storico, il pavimento esterno con
le mattonelle dei tifosi che non ci sono più e
relative dediche (per l’A.S. Roma: meglio sul
muro, come a Hull o a Wolverhampton, non si
consumano e si leggono meglio), il negozio
ufficiale con sciarpe popular da lacrima e
magliette del club a circa 50 sterline, di cui
ovviamente regalo a Valerio la prima. Bellissime
quelle a maniche lunghe, che evitano la bruttura
delle termiche sotto e, specie per una maglia a
righe, creano un bellissimo cromatismo. Entriamo
nell’East Stand ed individuiamo i nostri posti
nella tribuna vuota: siamo tipo in tribuna Tevere,
circa alla linea di centrocampo, fila G e quindi
in settima fila. Vista spettacolare, anche dalla
prima fila si vede la linea di lungo campo. Stadio
molto bello e moderno. All’interno maxi schermi,
al bar con 10 sterline ti pappi hot dog, patatine
e bevanda. Diverse birre a 6 sterline (che si può
consumare solo all’interno perché è addirittura
reato portarla sugli spalti), due bagni immensi e
alla fine del primo tempo capirò perché. Sui muri
fotografie e dediche dei loro giocatori famosi,
insomma veramente splendido e anche Valerio - alla
sua prima partita puramente inglese - rimane a
bocca aperta paragonando il tutto all’Italia.
Tutti prendono posto dieci minuti prima
dell’inizio. La formazione viene annunciata senza
particolari clamori se non un “olè”. Alla nostra
sinistra circa 500 tifosi venuti da Sheffield:
ovviamente ci sono un paio di Babbo Natale e uno
vestito da stella di Natale, davvero insuperabile.
Le squadre entrano in campo e l’effetto cromatico
mi ricorda il Subbuteo: a sinistra la maglia a
strisce verticali rosso bianca degli ospiti, a
destra quella a strisce verticali bianco blu dei
padroni di casa. Anche qui, si inizia solo con i
cori degli Sheffield. La curva che dovrebbe essere
quella di casa è seduta e inizialmente non
partecipa. Invece, man mano che il gioco - molto
intenso a livello agonistico ancorché imperfetto
tecnicamente - fa entrare nel mood della partita,
il settore accanto agli ospiti, che segue la
partita in piedi, prende vita e inizia a cantare,
mente gli ospiti perdono continuità e - sotto
prima per 1-0 e poi per 2-0 - assistono alla
partita smadonnando. I giocatori sono a un passo e
si sente ogni rumore. La curva di casa riprende i
cori dei più vivaci che stanno accanto agli
ospiti: il meccanismo mentale è semplice. È come
se la nostra Curva Nord si facesse rodere il
chiccherone ai cori del settore ospiti e portasse
lei il tifo con una Curva Sud in semi sciopero che
però si aggrega. Cori semplici, della tradizione,
non particolarmente elaborati: “We are Álbion, we
are Albión” ed altri. Finisce la partita con i
tifosi di entrambe le squadre che ringraziano i
loro tifosi e sono 5 gradi. Andiamo al treno che
ci riporterà a Birmingham in sei minuti:
sull’altro binario ci sono i tifosi del WBA che
decidono di non farsi una camminata di 15-20
minuti per tornare a casa, come la maggior parte
dei tifosi. Il WBA ha un passato con qualche
soddisfazione, e quindi ha anche tifosi di
Birmingham nord, ma la maggioranza è proprio di
West Bromwich. Per dare una idea è come se a Roma,
oltre a noi e quell’antri, ci fosse anche il La
Storta in serie B, con 18-20mila tifosi.
In hotel stramazziamo a letto. Domani
a Nottingham,
per la parte musicale del weekend.
13 dicembre 2025
Treno Cross County
delle 10.09. Colazione in albergo e
biglietto preso on line, con posti non numerati.
Arriviamo in città verso le 11.20 ed è fresco ma
sereno.
Il Leonardo
Hotel è a cinque minuti a piedi dalla
Stazione, è comodo e confortevole ed è affollato
dalle persone che - come noi - in serata andranno
al concerto dei Madness.
Quindi lasciamo in albergo gli zaini,
visto che il check in è alle 15, ed iniziamo il
nostro tour di Nottingham. La cittadina è
addobbata per le feste natalizie, è bel tempo ed è
molto diversa dalla più degradata Birmingham. È
tutto raggiungibile a piedi e la prima tappa è un
negozio che, tra le altre cose, vende, acquista e
scambia carte Pokemon, il che incuriosisce molto
Valerio, che li colleziona. Poco più in là c’è
negozio di sport dove - appena entriamo - un ladro
viene ammanettato e portato via dalla Polizia. Qui
Valerio acquista dei guanti “touch” della North
Face a 40 sterline ed io una felpa con zip Lacoste
perché mi sono reso conto di avere solo felpe di
gruppi musicali (100 sterline). Poi proseguiamo e
vediamo le classiche bancarelle di Natale con
dolci, giochi e luminarie. Facciamo una breve
visita alla chiesa di
St. Peter e poi andiamo alla ricerca di
un pub. La scelta ricade sul Castle,
gestito da cinque ragazze in tenuta natalizia. Li
Valerio si prende il suo solito mega hamburger e
io le salsicce con il pure’ locale, sempre molto
buono, stavolta annaffiato da una Guinness perché
- per me questa cosa è davvero incredibile - non
ci sono birre inglesi. Spendiamo sulle 60
sterline, mancia compresa, e poi riprendiamo la
strada per il check in dell’hotel. Segue un po’ di
riposo per Valerio e anche per me, ma siccome mi
va di vedere altro, esco da solo e vado a vedere
la statua
di Robin Hood e il Nottingham
Castle, chiuso al pubblico dalle 16.00 ma
visibile dall’esterno. Tutt’intorno impazza la
serata di Nottingham. Branchi di persone affollano
i bar, molti vestono con qualcosa di natalizio e
dozzine di donne/ragazze camminano in striminziti
e scollacciati abiti qualunque sia la loro forma
fisica, per raggiungere il luogo di incontro con
altri amici/amiche. Una grande ruota panoramica
sovrasta famiglie con bambini che girano per le
bancarelle colorate e profumate. Ma è il momento
di tornare all’hotel per sistemarsi e andare alla
Motorpoint
Arena, per il concerto di Madness. Dopo
dieci minuti di camminata arriviamo sul posto, un
grande palasport con stand per merchandising, cibo
e bevande che è anche la casa della locale squadra
di Hockey su ghiaccio. Il pubblico è per la
massima parte maturo, con qualche ragazzo e
diversi padri/madri con figli/e. Stranamente non
c’è il guardaroba e ci sistemiamo in terza fila,
aspettando in piedi (se stai nel settore Standing,
devi stare sempre in piedi, non puoi sedere per
terra) che entri almeno il gruppo supporto,nella
specie gli Squeeze, che inizieranno il loro
set di 45 minuti alle 19.00 in punto. Non è il mio
genere ma il set è gradevole grazie ai versatili e
preparatissimi musicisti e Valerio si diverte
molto. Terminata l’esibizione, cambio palco e,
alle 21.15 circa i Madness entrano sul palco, con
il solito pubblico con fez e sembianze da mod dei
primi anni ‘80. Il pubblico è calmo e viene
sciorinata tutta la série di singoli del loro
nuovo album. Un po’ più movimentata la fine, con
una famiglia che dal retro viene a fare moshing con
noi, gratificando Valerio con un “you are a
legend”. Si finisce abbastanza sudati e si torna
all’hotel dove pasteggiamo con Pringles e Coca
Cola, da una parte, e birra + cocktail dall’altra.
Poi grande dormita.
14 dicembre 2025
Sveglia comoda, verso le 9, colazione
ricchissima al costo di 13 Pound per ciascuno,
check out ma il nostro treno delle 10.09 è
cancellato per mancanza di personale. Prendiamo
alla biglietteria un biglietto per il Vale, visto
che pensavo di averne acquistato solo uno, ed
andiamo a farci un giro perché la partenza è
un’ora dopo. Questo ci consente di vedere un
negozio che vende materiale del Nottingham
Forest e di tornare alla stazione.
Prendiamo il treno per Manchester
Piccadilly e arriviamo lì verso le 14 per
via di un po’ di ritardo. Piove e l’unica cosa da
fare è un giretto lì intorno. A un km. c’è la
piccola cattedrale di Manchester ed andiamo a
vederla, tra decine di bancarelle natalizie. Poi
torniamo alla stazione per prendere il treno per
l’aeroporto. Anche quello è cancellato ma noi
eravamo sul posto prima e quindi prendiamo un
altro convoglio, comunque in ritardo. Check in e
mangiamo in fretta e furia qualcosa da KFC e poi
in fila per l’imbarco Ryan Air, partenza alle
17.15 e la vacanzetta è terminata con 64 km.
percorsi a piedi.