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"Guerriglia
a Brescia"
(tratto da un reportage
da un altro sito web: è bene precisare
che l'articolo mischia
il vero al falso: presto la vera storia)
Che l'incontro
tra Brescia e Roma, in programma allo stadio Rigamonti il 20 novembre del
1994, non sarebbe stato un incontro come tanti altri, lo si era capito
nel corso della settimana precedente da tanti piccoli segnali. Striscioni
con misteriosi messaggi esposti all'Olimpico la domenica precedente, un
clima tesissimo, un tam tam in codice sulle radio locali.
Allo stadio Rigamonti
si capisce subito che il vero obiettivo della violenza ultrà di
alcune centinaia di romanisti non sono i tifosi avversari, ma la polizia.
Così, nel volume "Fanatics", Dario Colombo e Daniele De Luca raccontano
quello che avvenne : "Prima della partita dal settore romanista comincia
un fitto lancio di oggetti contro la polizia : dagli spalti piovono sugli
agenti sassi, bottiglie, bombe carta, mazze e sbarre di ferro. Poco dopo
parte la carica : armati di asce, bastoni, spranghe e coltelli i romanisti
si lanciano sugli agenti. Gli scontri continuano per alcuni minuti con
esiti devastanti e per un soffio non ci scappa il morto : con una coltellata
all'addome viene ferito il vicequestore Giovanni Selmin.
Altre decine
di agenti restano feriti in modo non grave".
Per
gli ultras fioccano le condanne
BRESCIA.
Da un lato c'è il dramma di un poliziotto che si è preso
un colpo di coltello in pancia; dall'altro la simpatica follia di un «indiano
metropolitano» che confonde la realtà vera con quella virtuale,
al punto che anche in un'aula di giustizia continua a pensare sia tutto
un gioco a uso e consumo della Tv. In mezzo, c'è la violenza di
tanti, troppi ragazzi che trasformano una partita di calcio in una battaglia.
A tre giorni dalla folle domenica di Brescia, finita con un vicequestore
accoltellato, un ispettore di polizia ferito e con otto persone in carcere,
tre delle quali erano state arrestate per concorso in tentato omicidio,
si sono celebrati ieri a Brescia i primi processi. Questo il quadro processuale:
Mario Appignani, romano, noto come «cavallo pazzo», e tre ultras
del Brescia sono stati condannati per resistenza; a Luigi ****, tifoso
romanista di Modena, è stato convalidato l'arresto per resistenza
aggravata; gli altri tre giovani ultras giallorossi (sospettati di aver
accoltellato fuori dallo stadio il vicequestore Giovanni Selmin) restano
in carcere, ma nei loro confronti è cambiato il capo di imputazione:
non più concorso in tentato omicidio, ma resistenza aggravata a
pubblico ufficiale. Daniele ****, 18 anni, ex delle giovanili della Roma,
Cristiano ****, 20 anni, e Roberto ****, 26 anni, sono stati a lungo interrogati
in carcere dal pm, il quale però non ha riscontrato elementi tali
da poter ritenere con sufficiente certezza che siano stati proprio loro
a colpire il vicequestore.
Del resto lo
stesso Selmin, le cui condizioni permangono stazionarie, ha dichiarato
di non ricordarsi con esattezza chi lo abbia colpito. Il magistrato ha
comunque deciso di chiedere per i tre giovani la convalida dell'arresto
per resistenza aggravata. L'udienza è stata fissata per oggi davanti
al gip, Giuseppe Ondei, che ieri ha appunto convalidato l'arresto di ****
sempre per resistenza aggravata, in quanto trovato, come gli altri tre,
in possesso di armi. Sono stati invece condannati i tre tifosi bresciani
arrestati davanti allo stadio. Vincenzo ****, 26 anni, Samuele ****, di
27, e Andrea ****, di 21, dopo il patteggiamento sono stati condannati
per resistenza a pubblico ufficiale a pena varianti da 10 a 12 mesi. Hanno
ottenuto i benefici di legge, sono stati scarcerati ma hanno avuto l'interdizione
dagli stadi: per un anno Ronca, per sei mesi ciascuno gli altri.
L’Unione Sarda
23/11/94
CORRIERE
DELLA SERA
21
novembre 1994
PERSINO ASCE
E PICCONI NELL'ARMAMENTARIO DEGLI ULTRÀ: OTTO ARRESTI, TRE PER TENTATO
OMICIDIO
Brescia,
la guerriglia era annunciata
Appena giunti
allo stadio i teppisti giallorossi si sono scatenati.
Il sindacato
di polizia aveva chiesto il rinvio dell'incontro. E in campo anche il solito
show del diffidato "Cavallo pazzo" Gravissimo il vicequestore accoltellato
all'addome. Bomba carta contro un ispettore
BRESCIA . Un
pomeriggio di battaglia e di follia che poteva e doveva essere evitato,
a causa del quale un poliziotto versa in gravissime condizioni. Brescia
Roma era stata annunciata come partit a a rischio per vecchie ruggini tra
due tifoserie che si distinguono per frange di scatenati facinorosi. L'avevano
predetto deliranti fax anonimi giunti da Roma in settimana; l'aveva affermato
Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla polizia e segretario
del sindacato Siulp, facendo presente che sarebbe stato opportuno un rinvio
della partita data la concomitanza delle elezioni amministrative, che avrebbe
impedito di schierare tutti gli uomini necessari. E partita a rischio è
stata. Non era tuttavia stato previsto che i circa trecento ultras venuti
in treno da Roma si fossero preparati per una guerra assurda e folle. Così,
non appena giunti allo stadio, poco dopo le 12.30, hanno caricato la polizia
armati di coltelli e bombe carta, ma anche di asce da falegname e d'un
piccone, sfuggiti ai controlli. Tra il fuggi fuggi dei bresciani che affluivano
tranquillamente allo stadio, gli scontri sono stati violenti: in essi è
rimasto gravemente ferito il vicequestore vicario di Brescia, Giovanni
Selmin, colpito al viso (naso fratturato) e da una coltellata all'addome.
E stato ricoverato all'ospedale Civile in condizioni preoccupanti: i sanitari
del reparto Chirurgia 3 si sono riservati la prognosi. Ricoverato anche
l'ispettore Angelo De Rosa, vittima d'una bomba carta, per il quale la
prognosi è di trenta giorni. Alle cure dei sanitari sono ricorsi
pure alcuni ultras della Roma: cinque sono stati medicati e dimessi; tre
sono stati invece trattenuti all'ospedale. Dopo g li scontri, tre tifosi
giallorossi, tra cui il feritore di Giovanni Selmin, sono stati arrestati
ed accusati di concorso in tentato omicidio: *******, 20 anni, ******,
18 anni, e *******, 26 anni. Questo è stato solo il primo atto.
Mentre arrivavano in campo le due squadre, ultras romanisti, hanno preso
a lanciare fumogeni accesi verso il pubblico in gradinata, dove sedeva
gente non avvezza alla violenza, scatenando la reazione degli ultras bresciani,
che rigettavano loro gli ordigni. Solo più tardi la polizia ha operato
due cordoni per isolare i romanisti. L'episodio, unito alla notizia di
quanto avvenuto al mattino, ha scatenato la reazione degli ultras bresciani
che hanno messo la loro firma alla fine di questa pagina nera extrasportiva:
a gara conclusa, mentre le forze dell'ordine provvedevano a far salire
i fans giallorossi sui pullman che li avrebbero riportati alla stazione,
facinorosi bresciani hanno raggiunto la curva sud e hanno utilizzato le
transenne per bloccare l'uscita degli automezzi: la polizia ha dovuto quindi
ingaggiare nuovi scontri, caricando e lanciando abbondanza di fumogeni.
Altri quattro giovani sono stati arrestati alla fine (tre di Brescia e
uno di Roma). Non era annunciata solo la violenza: anche la quinta invasione
di campo da parte di "cavallo pazzo" Mario Appignani, che al 10' del primo
tempo, dopo essere rimasto celato tra la tifoseria romanista, ha scalvacato
la recinzione del fossato e si è precipitato gettando una sciarpa
giallorossa sul campo, finchè non è stato bloccato da un
dirigente del Brescia e poi preso in consegna da alcuni poliziotti. Successivamente
è stato arrestato per aver contravvenuto alla diffida: a quell'ora
si sarebbe dovuto presentare in questura a Roma.
CORRIERE
DELLA SERA
28
novembre 1994
Arrestati due
ultrà legati all'estrema destra.
La polizia ricostruisce
le fasi della "spedizione punitiva"
Premeditato
il raid di Brescia:
fu
organizzato in una pizzeria
Haver
Flavio
ROMA . "Er ******"
e "*******" sono gli ultimi due teppisti finiti in cella per gli incidenti
di domenica scorsa a Brescia. *********, 25 anni, e *********, di 31, sono
stati ammanettati ieri mattina nella capitale: erano ricercati per un ordine
di custodia cautelare per violenza a pubblico ufficiale emesso dal giudice
per le indagini preliminari, Giuseppe Ondei. Il provvedimento era stato
chie sto dal pubblico ministero Paola De Martis, il magistrato impegnato
nell'indagine per individuare i partecipanti all'aggressione contro il
funzionario di polizia accoltellato. ******** e ****** fanno parte del
gruppo di tifosi ultrà "Opposta Fazione". Sono 60 70 teppisti, in
gran parte provenienti dalle fila di estrema destra: vicino all'Olimpico
è stata trovata una scritta nella quale, accanto a un simbolo runico,
si legge: "Opposta fazione. Onore e Fedeltà. Imperium!". ***********
nel '90 rimase coinvolto in una rissa allo stadio e nei mesi scorsi era
stato arrestato per aver compiuto diverse rapine con un taglierino. ******
è il gestore di una pizzeria nel quartiere Tiburtino nella quale
si riuniva il gruppo. Nel locale, chiamato "************", i teppisti avrebbero
messo a punto i dettagli della trasferta di Brescia per quella che il dirigente
della Digos romana, Marcello Fulvi, ha definito un'"aggressione programmata":
dalle indagini è emerso che "Opposta Fazione " voleva vendicarsi
di incidenti avvenuti due anni fa. La polizia ha ricostruito anche i preparativi
per la "spedizione punitiva". Dalla pizzeria di ******, il gruppo si è
mosso poco prima delle due di sabato notte. "Entrati alla stazione Tiburtina
- ha spiegato Fulvi -, i teppisti hanno attuato una precisa strategia:
una parte di loro ha organizzato una gazzarra per attirare l'attenzione
del servizio d'ordine predisposto dalla questura. Gli altri hanno caricato
su un vagone un borsone pieno di asce, bastoni, bombe carta e petardi.
Il gruppo si è quindi asserragliato nella carrozza, impedendo a
chiunque di entrarvi. Arrivati a Brescia, i teppisti sono saliti tutti
assieme su autobus e ne sono scesi con le armi in mano, iniziando subito
a lanciare bombe carta e petardi".
Processo
Brescia-Roma
IL MINISTERO
DELL'INTERNO SI E' COSTITUITO PARTE CIVILE NEL PROCESSO, COMINCIATO OGGI
DAVANTI AL TRIBUNALE DI BRESCIA, A CARICO DI 16 ULTRAS DELLA ROMA E DI
ALTRE SQUADRE DI CALCIO, RITENUTI RESPONSABILI DEI GRAVI INCIDENTI VERIFICATISI
DURANTE L'INCONTRO DI CALCIO BRESCIA-ROMA DEL 20 NOVEMBRE '94. NEGLI SCONTRO
FRA ULTRAS E POLIZIA RIMASE FERITO GRAVEMENTE L'EX VICEQUESTORE DI BRESCIA
(ORA QUESTORE DI LECCO) GIOVANNI SELMIN. NUMEROSI AGENTI, INOLTRE, FURONO
RICOVERATI IN OSPEDALE PER I COLPI INFERTI DAGLI HOOLIGANS CHE ATTACCARONO
LA POLIZIA PRESENTE ALLO STADIO 'RIGAMONTI' ARMATI DI ASCE, TUBI DI FERRO,
COLTELLI E BOMBE CARTA.
RAISPORT
12/6/97
Un
patto tra naziskin e ultrà
Arrestati
in dieci per i disordini
nello
stadio di Brescia
ROMA. Tifosi
della Roma, della Lazio, ma soprattutto della estrema destra. Teste rasate,
piene di violenza e poco più.
Questo il parterre
di arrestati per gli incidenti scoppiati dopo la partita Roma-Brescia dello
scorso 20 novembre. In dieci sono finiti in cella. E fra loro Maurizio
******, ex leader del Movimento politico occidentale, punto di riferimento
per i naziskin della Capitale.
Altri tre dei
ragazzi finiti in manette provengono da quella formazione violenta e xenofoba,
sciolta dalla legge Mancino contro i naziskin. La chiave degli scontri
fra
tifosi e forze dell'ordine è tutta lì. In una alleanza estemporanea
fra chi cercava la rissa, chi voleva sventolare sugli spalti le bandiere
dell'estrema destra e gli ultrà romanisti che volevano punire i
dirigenti giallorossi, colpevoli di non foraggiare più la tifoseria
estrema e violenta con i biglietti omaggio, come ai tempi di Ciarrapico.
Secondo gli investigatori, la spedizione a Brescia non era una trasferta
sportiva ma una vera e propria spedizione punitiva.
«Progettata
scientificamente» da ******, laziale (in
realtà è interista, n.d.L.),
e da un amico simpatizzante della destra estrema e della Roma, Giuseppe
*******. Con lo scopo apparente di vendicare la tifoseria giallorossa,
ma con il fine di reclutare consensi all'estrema destra. Quel 20 novembre
lo stadio Rigamonti di Brescia si trasformò in un'arena di lotta,
libera e armata. Oltre a pugni e schiaffi, volarono coltellate, bastonate
e candelotti fumogeni. In campo finì zero a zero. Sugli spalti ci
furono molti feriti. Il vicequestore Giovanni Selmin fu ricoverato in gravi
condizioni per una coltellata all'addome. Un ispettore di polizia se la
cavò con una prognosi di 30 giorni. Grazie alle indagini della Digos
di Brescia e della Mobile di Roma vennero subito arrestate otto persone,
tre delle quali tifosi della Roma, con l'accusa di tentato omicidio, per
il ferimento del vicequestore. Ieri mattina la seconda raffica di arresti
per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ecco i nomi dei
fermati: Alfredo ******, di 24, militante di Mpo, già denunciato
per detenzione di esplosivi, resistenza e lesioni in Italia e all'estero;
Francesco ******, di 25, di Mpo, con precedenti per danneggiamento, violenza
privata aggravata dal movente razziale e diffidato dall'accedere a impianti
sportivi; Paolo *****, di 31 anni, estremista di destra, precedenti per
rapina, furto, detenzione di armi; e poi Luigi ****, 20, estremista di
destra; Paolo ****, 20, già denunciato per aggressione a militanti
di un centro sociale; Corrado *****, 23, ex Mpo, arrestato in Germania
per atti di violenza, fa parte degli «irriducibili» della Lazio
(non
è vero, n.d.L.); Armando *******, di
31, appartenente ai «Boys» della Roma, con precedenti per armi.
Sul mix venefico di tifo, violenza e ideologia di estrema destra sono stati
lanciati più volte allarmi, mai ascoltati.
L'arresto di
****** arriva così quasi a sorpresa. Ex istruttore di una palestra
di Albano, paese dei castelli romani dove è vissuto, 37 anni, il
leader delle teste rasate dall'entrata in vigore della legge aveva già
ricevuto il divieto di espatrio. Teorico della violenza razzista, aveva
dichiarato più volte che l'Olocausto non era mai esistito e le prove
dei lager erano opera di antifascisti e che se nessuno si faceva carico
della politica razzista la violenza restava l'unico mezzo di reazione.
V. PIC.
L’Unione Sarda
(16/12/94)
Brescia,
naziskin allo stadio contro la Lega
Storia
di una sentenza che non convince
di Mauro Bottarelli
Qualcuno voleva
destabilizzare gli equilibri politici bresciani ma soprattutto screditare
lo scomodo neo-ministro degli Interni Maroni, al fine di delegittimarne
l'azione in vista di eventuali quanto probabili interventi su inchieste
scottanti. È questo il quadro che si delinea rileggendo a quattro
mesi dalla sentenza della prima sezione penale del Tribunale di Brescia,
e con un esperienza di boicotaggio anti-leghista ormai consolidata, i fatti
accaduti il 20 novembre 1994 allo stadio Rigamonti di Brescia, quando gruppi
neonazisti si mescolarono ai tifosi organizzati romanisti per un'azione
di guerriglia che portò all'accoltellamento quasi mortale del vice-questore
Giovanni Selmin.Ricostruiamo la vicenda. Domenica 20 novembre a Brescia
si vota per il nuovo sindaco e allo stadio Rigamonti è in programma
la partita Brescia - Roma. Dalla capitale arrivano un migliaio di tifosi,
ma si capisce subito che non sarà una trasferta come le altre. Le
prime avvisaglie si ebbero infatti la settimane precedente all'Olimpico:
durante l'incontro Roma - Napoli dalla curva Sud comparve uno striscione
con scritto "Tutti a Brescia". Anche se ai più poté sembrare
un normale messaggio ai tifosi romanisti in previsione di una trasferta
storicamente "calda", l'avviso era invece chiaramente indirizzato a frange
precise del tifo giallorosso.I primi scontri si verificano nel tragitto
dalla stazione allo stadio, ma è dentro il Rigamonti che esplose
la guerriglia. Prima della partita dal settore romanista cominciò
un fitto lancio di oggetti contro la polizia, vero obiettivo degli ultrà:
dagli spalti piovono sassi, bottiglie, bombe carta, mazze e sbarre di ferro.
Poco dopo parte la carica: armati di asce, bastoni, spranghe e coltelli
i romanisti partono all'attacco degli agenti. Gli scontri continuano per
alcuni minuti con esisti devastanti: con una coltellata all'addome viene
ferito il vicequestore Giovanni Selmin. Ricoverato d'urgenza, dovrà
essere sottoposto a un intervento chirurgico di sei ore prima di essere
dichiarato fuori pericolo. La partita viene disputata regolarmente, ma
gli scontri ripresero all'uscita.Alla fine gli agenti sequestrarono una
decina di coltelli a serramanico, petardi, bombe carte, asce e un piccone.
Nonostante la tromba degli ipocriti da bar sport squillò subito
contro la categoria ultrà, qualcuno intuì che gli scontri
avevano una matrice extracalcistica: la preparazione dell'aggressione,
la armi, i saluti romani alternati a slogan nazisti, erano classici di
una spedizione politica. A coordinare le indagini fu l'allora Pm bresciano
Paola De Martiis, che identificò subito i responsabili dell'azione
grazie alla collaborazione della Digos e ai filmati degli scontri. Nei
giorni successivi scattarono a Roma i primi arresti: tra essi Maurizio
******* (condannato a quattro anni), leader storico dei naziskin romani,
fondatore del Movimento Politico Occidentale, disciolto nel 1993 dalle
normative in materie di discriminazione razziale. Secondo gli investigatori,
lui e il suo amico Giuseppe "Pinuccio" ****** (condannato a quattro anni
e due mesi), sono stati gli ideatori della trasferta punitiva. Quest'ultimo
si candidò, nelle liste dell'Msi, alle elezioni del 1993. Con loro
altri esponenti storici della destra romana: vengono arrestati anche Corrado
******* (assolto), degli Irriducibili della Lazio (non
è vero, n.d.L.), militante del Movimento
Politico, arrestato in Germania nel marzo 1991 durante una manifestazione
neonazista, con precedenti per rapina e lesioni; Alfredo ******* (condannato
a quattro anni), militante del Movimento Politico e di Opposta Fazione,
denunciato per detenzione di esplosivi e arrestato in Germania nel 1988
in un'altra manifestazione nazista.Non per punire i bresciani, ma per creare
paura e tensione nel giorni delle elezioni: era questo uno degli obiettivi
dei neonazisti romani. Tant'è che a Brescia non andarono solo i
romanisti, ma anche i neofascisti della curva laziale e perfino qualche
esponente veronese. L'inchiesta della procura di Brescia mise in luce un
allucinante piano di destabilizzazione basato sulla strumentalizzazione
delle curve, molte delle quali negli ultimi tempi, avevano visto crescere
i gruppi di ideologia neofascista. Ma, nonostante tutto, i grandi mezzi
d'informazione non diedero sufficiente risalto a questa vicenda ed ai suoi
sviluppi per molti aspetti inquietanti. Tutto finì nel dimenticatoio,
con più fretta del solito. E lo scorso gennaio l'atto finale: il
Tribunale bresciano decise infatti di assolvere di tutti gli imputati dal
capo di imputazione B, il più pesante formulato dai pm De Martiis
prima e Milita poi, quello di aver inscenato «una manifestazione
usuale del disciolto partito fascista». Niente progetti paralleli,
quindi, nessuna strumentalizzazione: per il giudice Roberto Pallini le
undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente ad atti
di violenza calcistica.Ma troppe domande restano ancora senza risposta.
È credibile che si arrivi ad accoltellare un vice-questore per "punire"
i vertici della Roma, rei di non concedere più vantaggi economici
agli ultras (tesi avanzata da alcuni imputati in dibattimento)? chi aveva
permesso loro di raggiungere Brescia armati fino ai denti? quattro capetti
e cento peones da stadio sono in grado, da soli, di mettere a punto un
piano del genere? Viene spontaneo domandarsi se qualcuno non avesse tutto
l'interesse a screditare, tramite il putiferio creato dagli incidenti,
il neo ministro degli Interni Maroni, perché preoccupato dalla possibilità
che questi scoperchiasse i pentoloni delle stragi neri d'Italia.
La Padania
10/5/98
Ma
dov'erano tutti quanti quel 20 novembre 1994?
Di Mauro Bottarelli
Milano (Milàn)
Oggi tutti parlano di strumentalizzazione politica delle curve calcistiche
ma, forse, un letargo collettivo aveva colpito lor signori negli ultimi
quattro anni. Più precisamente, il torpore collettivo delle coscienze
era cominciato il 20 novembre 1994 a Brescia, quando un gruppo di neofascisti
infiltratisi tra i tifosi romanisti in trasferta accoltellò al cuore
(non uccidendolo per puro caso) il vice-questore Giovanni Selmin. Una vicenda
allucinante quella dello stadio Rigamonti, culminata con una sentenza dello
scorso gennaio fondamentalmente innocentista. Ma veniamo ai fatti. Quella
domenica a Brescia si votava per l'elezione del nuovo sindaco, gli equilibri
politici in città erano tesi ed anche a livello nazionale la presenza
del leghista Maroni al Ministero degli Interni scontentava determinati
settori. Al Rigamonti arrivarono un migliaio di sostenitori giallorossi:
si capì fin da principio che non sarebbe stata una trasferta come
le altre. Gli incidenti cominciarono già nel tragitto tra la stazione
e lo stadio ma fu dentro il Rigamonti che esplose la guerriglia. Prima
del fischio d'inizio dal settore romanista partì un fitto lancio
di oggi verso la polizia, seguito da una carica: armati di asce, bastoni
e spranghe i sedicenti "ultrà" attaccano il cordone dei celerini
accoltellando al cuore il vicequestore Selmin, salvato dopo un lungo intervento
chirurgico. La partita fu disputata ugualmente ma al termine gli scontri
ripresero. Il pm incaricato delle indagini, Paola De Martiis, intuì
subito che l'attacco aveva una matrice extracalcistica: la preparazione
dell'aggressione, i saluti romani alternati a slogan nazisti erano sintomi
di una spedizione punitiva. Attraverso le riprese della Digos scattano
gli arresti: tra essi Maurizio *******, leader storico dei naziskin romani
e fondatore del Movimento Politico Occidentale. Secondo gli investigatori
lui e il suo amico Giuseppe "Pinuccio" Meloni furono gli ideatori della
spedizione punitiva. Quest'ultimo si candidò, nelle liste dell'Msi
alle elezioni del 1993. Con loro vengono arrestati altri esponenti della
destra estrema romana: Corrado ******, degli Irriducibili della Lazio (strano
che fosse in trasferta con gli odiati romanisti) (infatti
non è della Lazio, n.d.L.), già
arrestato in Germania durante una manifestazione neonazista e con precedenti
per rapina e lesioni; Alfredo **********, militante del Movimento Politico
e di Opposta Fazione, denunciato per detenzione di esplosivo e arrestato
nel 1988 in Germania durante un raduno skinhead.Non per punire i bresciani,
ma per creare paura e tensione nel giorno delle elezioni: era questo l'obiettivo
dei neonazisti romani. Tant'è che a Brescia arrivarono con il torpedone
giallorosso anche neofascisti laziali e veronesi.L'inchiesta della Procura
di Brescia evidenziò un allucinante piano di destabilizzazione basato
sulla strumentalizzazione politica delle curve attraverso infiltrati. Eppure,
lo scorso gennaio, il Tribunale di Brescia assolse tutti gli imputati dal
capo d'imputazione B, il più grave, ovvero quello di «aver
inscenato una manifestazione usuale del disciolto partito fascista».
Niente strumentalizzazioni, niente piani occulti: per il giudice Roberto
Pallini le undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente
ad atti di violenza calcistica. Eppure, oggi, si torna a parlare di uso
strumentale delle curve: guarda caso proprio riguardo a frange delle tifoserie
romanista e laziale. Solo una coincidenza?
La Padania
10/12/98
Dalla
Gazzetta dello Sport
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Dal
Messaggero
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Dal
Messaggero
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Il
Corriere delo Sport
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*
"Guerrilla
war
in Brescia"
(from a reportage
found in another website: it's better to clear that it mixes the truth
with the falsity.
Soon the true story)
Everybody
could understand that the football mathc between Brescia and AS Roma at
the stadio Rigamonti on november 20th 1994 would not have been a football
match like many others. And you could understand this from several little
messages the week before the match. Stripes with mistery messages hang
up at the Olympic Stadium the Sunday before, a very strained atmosphere,
codex messages on local radios.
At stadio Rigamonti
it's immediately clear that the real objective of the ultrà violence
is not the contray fans but the Police. In this way, in the "Fanatics"
book, Dario Colombo & Daniele De Luca tell what happened: "Before of
the match from the AS Roma fans side begins a strong things-throwing against
the police: from the tribune rain over the cops stones, bottles, light-bombs,
sticks and iron-sticks. Just after AS Roma fans attack: aremd with axes,
sticks, cross-bars and knives, AS Roma fans go towards the policemen. Troubles
go on for minutes with devasting results and just for a little someone
doesn't die: The policemen G.S. is stabbed in his belly. Many half as score
of policemen are light-injuried".
VAI
A:
GO TO:
