X Giornata
BRES
CIA
-
ROMA 0-0

Brescia, Stadio Rigamonti
domenica 20 novembre 1994
Ore: 14:30

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Tabellino partita:
BRESCIA: Ballotta, Adani, Bonetti, Corini, Baronchelli, Bonometti, Schenardi, Piovanelli (21'st Neri), Nappi (33'st Borgonovo), Gallo, Cadente.
In Panchina: Gamberini, Marangon, Baldini.

Allenatore: Lucescu.


ROMA: Cervone, Colonnese (40'st Annoni), Benedetti, Piacentini, Petruzzi, Lanna, Cappioli, Thern, Balbo, Giannini, Fonseca.

In Panchina: Lorieri, Borsa, Maini, Totti.

Allenatore: Mazzone.


Arbitro: Bettin di Padova.

NOTE: Espulso: Cappioli, Ammoniti: Petruzzi, Thern, Corini, Adani, Nappi, Spettatori: 12.683.

 

L'unica
                  partita intera di Colonnese disputata nella Roma








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"Guerriglia a Brescia"
(tratto da un reportage da un altro sito web: è bene precisare
che l'articolo mischia il vero al falso: presto la vera storia)

Che l'incontro tra Brescia e Roma, in programma allo stadio Rigamonti il 20 novembre del 1994, non sarebbe stato un incontro come tanti altri, lo si era capito nel corso della settimana precedente da tanti piccoli segnali. Striscioni con misteriosi messaggi esposti all'Olimpico la domenica precedente, un clima tesissimo, un tam tam in codice sulle radio locali.
Allo stadio Rigamonti si capisce subito che il vero obiettivo della violenza ultrà di alcune centinaia di romanisti non sono i tifosi avversari, ma la polizia. Così, nel volume "Fanatics", Dario Colombo e Daniele De Luca raccontano quello che avvenne: "Prima della partita dal settore romanista comincia un fitto lancio di oggetti contro la polizia : dagli spalti piovono sugli agenti sassi, bottiglie, bombe carta, mazze e sbarre di ferro. Poco dopo parte la carica : armati di asce, bastoni, spranghe e coltelli i romanisti si lanciano sugli agenti. Gli scontri continuano per alcuni minuti con esiti devastanti e per un soffio non ci scappa il morto : con una coltellata all'addome viene ferito il vicequestore Giovanni Selmin.
Altre decine di agenti restano feriti in modo non grave".

Per gli ultras fioccano le condanne

 BRESCIA. Da un lato c'è il dramma di un poliziotto che si è preso un colpo di coltello in pancia; dall'altro la simpatica follia di un «indiano metropolitano» che confonde la realtà vera con quella virtuale, al punto che anche in un'aula di giustizia continua a pensare sia tutto un gioco a uso e consumo della Tv. In mezzo, c'è la violenza di tanti, troppi ragazzi che trasformano una partita di calcio in una battaglia. A tre giorni dalla folle domenica di Brescia, finita con un vicequestore accoltellato, un ispettore di polizia ferito e con otto persone in carcere, tre delle quali erano state arrestate per concorso in tentato omicidio, si sono celebrati ieri a Brescia i primi processi. Questo il quadro processuale: Mario Appignani, romano, noto come «cavallo pazzo», e tre ultras del Brescia sono stati condannati per resistenza; a Luigi ****, tifoso romanista di Modena, è stato convalidato l'arresto per resistenza aggravata; gli altri tre giovani ultras giallorossi (sospettati di aver accoltellato fuori dallo stadio il vicequestore Giovanni Selmin) restano in carcere, ma nei loro confronti è cambiato il capo di imputazione: non più concorso in tentato omicidio, ma resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Daniele ****, 18 anni, ex delle giovanili della Roma, Cristiano ****, 20 anni, e Roberto ****, 26 anni, sono stati a lungo interrogati in carcere dal pm, il quale però non ha riscontrato elementi tali da poter ritenere con sufficiente certezza che siano stati proprio loro a colpire il vicequestore.
Del resto lo stesso Selmin, le cui condizioni permangono stazionarie, ha dichiarato di non ricordarsi con esattezza chi lo abbia colpito. Il magistrato ha comunque deciso di chiedere per i tre giovani la convalida dell'arresto per resistenza aggravata. L'udienza è stata fissata per oggi davanti al gip, Giuseppe Ondei, che ieri ha appunto convalidato l'arresto di **** sempre per resistenza aggravata, in quanto trovato, come gli altri tre, in possesso di armi. Sono stati invece condannati i tre tifosi bresciani arrestati davanti allo stadio. Vincenzo ****, 26 anni, Samuele ****, di 27, e Andrea ****, di 21, dopo il patteggiamento sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale a pena varianti da 10 a 12 mesi. Hanno ottenuto i benefici di legge, sono stati scarcerati ma hanno avuto l'interdizione dagli stadi: per un anno Ronca, per sei mesi ciascuno gli altri.
L’Unione Sarda
23/11/94



CORRIERE DELLA SERA
21 novembre 1994
PERSINO ASCE E PICCONI NELL'ARMAMENTARIO DEGLI ULTRÀ: OTTO ARRESTI, TRE PER TENTATO OMICIDIO
Brescia, la guerriglia era annunciata
Appena giunti allo stadio i teppisti giallorossi si sono scatenati.
Il sindacato di polizia aveva chiesto il rinvio dell'incontro. E in campo anche il solito show del diffidato "Cavallo pazzo" Gravissimo il vicequestore accoltellato all'addome. Bomba carta contro un ispettore
BRESCIA . Un pomeriggio di battaglia e di follia che poteva e doveva essere evitato, a causa del quale un poliziotto versa in gravissime condizioni. Brescia Roma era stata annunciata come partit a a rischio per vecchie ruggini tra due tifoserie che si distinguono per frange di scatenati facinorosi. L'avevano predetto deliranti fax anonimi giunti da Roma in settimana; l'aveva affermato Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla polizia e segretario del sindacato Siulp, facendo presente che sarebbe stato opportuno un rinvio della partita data la concomitanza delle elezioni amministrative, che avrebbe impedito di schierare tutti gli uomini necessari. E partita a rischio è stata. Non era tuttavia stato previsto che i circa trecento ultras venuti in treno da Roma si fossero preparati per una guerra assurda e folle. Così, non appena giunti allo stadio, poco dopo le 12.30, hanno caricato la polizia armati di coltelli e bombe carta, ma anche di asce da falegname e d'un piccone, sfuggiti ai controlli. Tra il fuggi fuggi dei bresciani che affluivano tranquillamente allo stadio, gli scontri sono stati violenti: in essi è rimasto gravemente ferito il vicequestore vicario di Brescia, Giovanni Selmin, colpito al viso (naso fratturato) e da una coltellata all'addome. E stato ricoverato all'ospedale Civile in condizioni preoccupanti: i sanitari del reparto Chirurgia 3 si sono riservati la prognosi. Ricoverato anche l'ispettore Angelo De Rosa, vittima d'una bomba carta, per il quale la prognosi è di trenta giorni. Alle cure dei sanitari sono ricorsi pure alcuni ultras della Roma: cinque sono stati medicati e dimessi; tre sono stati invece trattenuti all'ospedale. Dopo g li scontri, tre tifosi giallorossi, tra cui il feritore di Giovanni Selmin, sono stati arrestati ed accusati di concorso in tentato omicidio: *******, 20 anni, ******, 18 anni, e *******, 26 anni. Questo è stato solo il primo atto. Mentre arrivavano in campo le due squadre, ultras romanisti, hanno preso a lanciare fumogeni accesi verso il pubblico in gradinata, dove sedeva gente non avvezza alla violenza, scatenando la reazione degli ultras bresciani, che rigettavano loro gli ordigni. Solo più tardi la polizia ha operato due cordoni per isolare i romanisti. L'episodio, unito alla notizia di quanto avvenuto al mattino, ha scatenato la reazione degli ultras bresciani che hanno messo la loro firma alla fine di questa pagina nera extrasportiva: a gara conclusa, mentre le forze dell'ordine provvedevano a far salire i fans giallorossi sui pullman che li avrebbero riportati alla stazione, facinorosi bresciani hanno raggiunto la curva sud e hanno utilizzato le transenne per bloccare l'uscita degli automezzi: la polizia ha dovuto quindi ingaggiare nuovi scontri, caricando e lanciando abbondanza di fumogeni. Altri quattro giovani sono stati arrestati alla fine (tre di Brescia e uno di Roma). Non era annunciata solo la violenza: anche la quinta invasione di campo da parte di "cavallo pazzo" Mario Appignani, che al 10' del primo tempo, dopo essere rimasto celato tra la tifoseria romanista, ha scalvacato la recinzione del fossato e si è precipitato gettando una sciarpa giallorossa sul campo, finchè non è stato bloccato da un dirigente del Brescia e poi preso in consegna da alcuni poliziotti. Successivamente è stato arrestato per aver contravvenuto alla diffida: a quell'ora si sarebbe dovuto presentare in questura a Roma.


CORRIERE DELLA SERA
28 novembre 1994

Arrestati due ultrà legati all'estrema destra.
La polizia ricostruisce le fasi della "spedizione punitiva"
Premeditato il raid di Brescia:
fu organizzato in una pizzeria
 Haver Flavio
ROMA . "Er ******" e "*******" sono gli ultimi due teppisti finiti in cella per gli incidenti di domenica scorsa a Brescia. *********, 25 anni, e *********, di 31, sono stati ammanettati ieri mattina nella capitale: erano ricercati per un ordine di custodia cautelare per violenza a pubblico ufficiale emesso dal giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Ondei. Il provvedimento era stato chie sto dal pubblico ministero Paola De Martis, il magistrato impegnato nell'indagine per individuare i partecipanti all'aggressione contro il funzionario di polizia accoltellato. ******** e ****** fanno parte del gruppo di tifosi ultrà "Opposta Fazione". Sono 60 70 teppisti, in gran parte provenienti dalle fila di estrema destra: vicino all'Olimpico è stata trovata una scritta nella quale, accanto a un simbolo runico, si legge: "Opposta fazione. Onore e Fedeltà. Imperium!". *********** nel '90 rimase coinvolto in una rissa allo stadio e nei mesi scorsi era stato arrestato per aver compiuto diverse rapine con un taglierino. ****** è il gestore di una pizzeria nel quartiere Tiburtino nella quale si riuniva il gruppo. Nel locale, chiamato "************", i teppisti avrebbero messo a punto i dettagli della trasferta di Brescia per quella che il dirigente della Digos romana, Marcello Fulvi, ha definito un'"aggressione programmata": dalle indagini è emerso che "Opposta Fazione " voleva vendicarsi di incidenti avvenuti due anni fa. La polizia ha ricostruito anche i preparativi per la "spedizione punitiva". Dalla pizzeria di ******, il gruppo si è mosso poco prima delle due di sabato notte. "Entrati alla stazione Tiburtina - ha spiegato Fulvi -, i teppisti hanno attuato una precisa strategia: una parte di loro ha organizzato una gazzarra per attirare l'attenzione del servizio d'ordine predisposto dalla questura. Gli altri hanno caricato su un vagone un borsone pieno di asce, bastoni, bombe carta e petardi. Il gruppo si è quindi asserragliato nella carrozza, impedendo a chiunque di entrarvi. Arrivati a Brescia, i teppisti sono saliti tutti assieme su autobus e ne sono scesi con le armi in mano, iniziando subito a lanciare bombe carta e petardi".


Processo Brescia-Roma
 IL MINISTERO DELL'INTERNO SI E' COSTITUITO PARTE CIVILE NEL PROCESSO, COMINCIATO OGGI DAVANTI AL TRIBUNALE DI BRESCIA, A CARICO DI 16 ULTRAS DELLA ROMA E DI ALTRE SQUADRE DI CALCIO, RITENUTI RESPONSABILI DEI GRAVI INCIDENTI VERIFICATISI DURANTE L'INCONTRO DI CALCIO BRESCIA-ROMA DEL 20 NOVEMBRE '94. NEGLI SCONTRO FRA ULTRAS E POLIZIA RIMASE FERITO GRAVEMENTE L'EX VICEQUESTORE DI BRESCIA (ORA QUESTORE DI LECCO) GIOVANNI SELMIN. NUMEROSI AGENTI, INOLTRE, FURONO RICOVERATI IN OSPEDALE PER I COLPI INFERTI DAGLI HOOLIGANS CHE ATTACCARONO LA POLIZIA PRESENTE ALLO STADIO 'RIGAMONTI' ARMATI DI ASCE, TUBI DI FERRO, COLTELLI E BOMBE CARTA.

RAISPORT
12/6/97


Un patto tra naziskin e ultrà
Arrestati in dieci per i disordini
nello stadio di Brescia

 ROMA. Tifosi della Roma, della Lazio, ma soprattutto della estrema destra. Teste rasate, piene di violenza e poco più.
Questo il parterre di arrestati per gli incidenti scoppiati dopo la partita Roma-Brescia dello scorso 20 novembre. In dieci sono finiti in cella. E fra loro Maurizio ******, ex leader del Movimento politico occidentale, punto di riferimento per i naziskin della Capitale.
Altri tre dei ragazzi finiti in manette provengono da quella formazione violenta e xenofoba, sciolta dalla legge Mancino contro i naziskin. La chiave degli scontri fra tifosi e forze dell'ordine è tutta lì. In una alleanza estemporanea fra chi cercava la rissa, chi voleva sventolare sugli spalti le bandiere dell'estrema destra e gli ultrà romanisti che volevano punire i dirigenti giallorossi, colpevoli di non foraggiare più la tifoseria estrema e violenta con i biglietti omaggio, come ai tempi di Ciarrapico. Secondo gli investigatori, la spedizione a Brescia non era una trasferta sportiva ma una vera e propria spedizione punitiva.
«Progettata scientificamente» da ******, laziale (in realtà è interista, n.d.L.), e da un amico simpatizzante della destra estrema e della Roma, Giuseppe *******. Con lo scopo apparente di vendicare la tifoseria giallorossa, ma con il fine di reclutare consensi all'estrema destra. Quel 20 novembre lo stadio Rigamonti di Brescia si trasformò in un'arena di lotta, libera e armata. Oltre a pugni e schiaffi, volarono coltellate, bastonate e candelotti fumogeni. In campo finì zero a zero. Sugli spalti ci furono molti feriti. Il vicequestore Giovanni Selmin fu ricoverato in gravi condizioni per una coltellata all'addome. Un ispettore di polizia se la cavò con una prognosi di 30 giorni. Grazie alle indagini della Digos di Brescia e della Mobile di Roma vennero subito arrestate otto persone, tre delle quali tifosi della Roma, con l'accusa di tentato omicidio, per il ferimento del vicequestore. Ieri mattina la seconda raffica di arresti per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ecco i nomi dei fermati: Alfredo ******, di 24, militante di Mpo, già denunciato per detenzione di esplosivi, resistenza e lesioni in Italia e all'estero; Francesco ******, di 25, di Mpo, con precedenti per danneggiamento, violenza privata aggravata dal movente razziale e diffidato dall'accedere a impianti sportivi; Paolo *****, di 31 anni, estremista di destra, precedenti per rapina, furto, detenzione di armi; e poi Luigi ****, 20, estremista di destra; Paolo ****, 20, già denunciato per aggressione a militanti di un centro sociale; Corrado *****, 23, ex Mpo, arrestato in Germania per atti di violenza, fa parte degli «irriducibili» della Lazio (non è vero, n.d.L.); Armando *******, di 31, appartenente ai «Boys» della Roma, con precedenti per armi. Sul mix venefico di tifo, violenza e ideologia di estrema destra sono stati lanciati più volte allarmi, mai ascoltati.
L'arresto di ****** arriva così quasi a sorpresa. Ex istruttore di una palestra di Albano, paese dei castelli romani dove è vissuto, 37 anni, il leader delle teste rasate dall'entrata in vigore della legge aveva già ricevuto il divieto di espatrio. Teorico della violenza razzista, aveva dichiarato più volte che l'Olocausto non era mai esistito e le prove dei lager erano opera di antifascisti e che se nessuno si faceva carico della politica razzista la violenza restava l'unico mezzo di reazione. V. PIC.

L’Unione Sarda
(16/12/94)


Brescia, naziskin allo stadio contro la Lega
Storia di una sentenza che non convince

 di Mauro Bottarelli
Qualcuno voleva destabilizzare gli equilibri politici bresciani ma soprattutto screditare lo scomodo neo-ministro degli Interni Maroni, al fine di delegittimarne l'azione in vista di eventuali quanto probabili interventi su inchieste scottanti. È questo il quadro che si delinea rileggendo a quattro mesi dalla sentenza della prima sezione penale del Tribunale di Brescia, e con un esperienza di boicotaggio anti-leghista ormai consolidata, i fatti accaduti il 20 novembre 1994 allo stadio Rigamonti di Brescia, quando gruppi neonazisti si mescolarono ai tifosi organizzati romanisti per un'azione di guerriglia che portò all'accoltellamento quasi mortale del vice-questore Giovanni Selmin.Ricostruiamo la vicenda. Domenica 20 novembre a Brescia si vota per il nuovo sindaco e allo stadio Rigamonti è in programma la partita Brescia - Roma. Dalla capitale arrivano un migliaio di tifosi, ma si capisce subito che non sarà una trasferta come le altre. Le prime avvisaglie si ebbero infatti la settimane precedente all'Olimpico: durante l'incontro Roma - Napoli dalla curva Sud comparve uno striscione con scritto "Tutti a Brescia". Anche se ai più poté sembrare un normale messaggio ai tifosi romanisti in previsione di una trasferta storicamente "calda", l'avviso era invece chiaramente indirizzato a frange precise del tifo giallorosso.I primi scontri si verificano nel tragitto dalla stazione allo stadio, ma è dentro il Rigamonti che esplose la guerriglia. Prima della partita dal settore romanista cominciò un fitto lancio di oggetti contro la polizia, vero obiettivo degli ultrà: dagli spalti piovono sassi, bottiglie, bombe carta, mazze e sbarre di ferro. Poco dopo parte la carica: armati di asce, bastoni, spranghe e coltelli i romanisti partono all'attacco degli agenti. Gli scontri continuano per alcuni minuti con esisti devastanti: con una coltellata all'addome viene ferito il vicequestore Giovanni Selmin. Ricoverato d'urgenza, dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico di sei ore prima di essere dichiarato fuori pericolo. La partita viene disputata regolarmente, ma gli scontri ripresero all'uscita.Alla fine gli agenti sequestrarono una decina di coltelli a serramanico, petardi, bombe carte, asce e un piccone. Nonostante la tromba degli ipocriti da bar sport squillò subito contro la categoria ultrà, qualcuno intuì che gli scontri avevano una matrice extracalcistica: la preparazione dell'aggressione, la armi, i saluti romani alternati a slogan nazisti, erano classici di una spedizione politica. A coordinare le indagini fu l'allora Pm bresciano Paola De Martiis, che identificò subito i responsabili dell'azione grazie alla collaborazione della Digos e ai filmati degli scontri. Nei giorni successivi scattarono a Roma i primi arresti: tra essi Maurizio ******* (condannato a quattro anni), leader storico dei naziskin romani, fondatore del Movimento Politico Occidentale, disciolto nel 1993 dalle normative in materie di discriminazione razziale. Secondo gli investigatori, lui e il suo amico Giuseppe "Pinuccio" ****** (condannato a quattro anni e due mesi), sono stati gli ideatori della trasferta punitiva. Quest'ultimo si candidò, nelle liste dell'Msi, alle elezioni del 1993. Con loro altri esponenti storici della destra romana: vengono arrestati anche Corrado ******* (assolto), degli Irriducibili della Lazio (non è vero, n.d.L.), militante del Movimento Politico, arrestato in Germania nel marzo 1991 durante una manifestazione neonazista, con precedenti per rapina e lesioni; Alfredo ******* (condannato a quattro anni), militante del Movimento Politico e di Opposta Fazione, denunciato per detenzione di esplosivi e arrestato in Germania nel 1988 in un'altra manifestazione nazista.Non per punire i bresciani, ma per creare paura e tensione nel giorni delle elezioni: era questo uno degli obiettivi dei neonazisti romani. Tant'è che a Brescia non andarono solo i romanisti, ma anche i neofascisti della curva laziale e perfino qualche esponente veronese. L'inchiesta della procura di Brescia mise in luce un allucinante piano di destabilizzazione basato sulla strumentalizzazione delle curve, molte delle quali negli ultimi tempi, avevano visto crescere i gruppi di ideologia neofascista. Ma, nonostante tutto, i grandi mezzi d'informazione non diedero sufficiente risalto a questa vicenda ed ai suoi sviluppi per molti aspetti inquietanti. Tutto finì nel dimenticatoio, con più fretta del solito. E lo scorso gennaio l'atto finale: il Tribunale bresciano decise infatti di assolvere di tutti gli imputati dal capo di imputazione B, il più pesante formulato dai pm De Martiis prima e Milita poi, quello di aver inscenato «una manifestazione usuale del disciolto partito fascista». Niente progetti paralleli, quindi, nessuna strumentalizzazione: per il giudice Roberto Pallini le undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente ad atti di violenza calcistica.Ma troppe domande restano ancora senza risposta. È credibile che si arrivi ad accoltellare un vice-questore per "punire" i vertici della Roma, rei di non concedere più vantaggi economici agli ultras (tesi avanzata da alcuni imputati in dibattimento)? chi aveva permesso loro di raggiungere Brescia armati fino ai denti? quattro capetti e cento peones da stadio sono in grado, da soli, di mettere a punto un piano del genere? Viene spontaneo domandarsi se qualcuno non avesse tutto l'interesse a screditare, tramite il putiferio creato dagli incidenti, il neo ministro degli Interni Maroni, perché preoccupato dalla possibilità che questi scoperchiasse i pentoloni delle stragi neri d'Italia.

La Padania
10/5/98


Ma dov'erano tutti quanti quel 20 novembre 1994?

 Di Mauro Bottarelli

Milano (Milàn) Oggi tutti parlano di strumentalizzazione politica delle curve calcistiche ma, forse, un letargo collettivo aveva colpito lor signori negli ultimi quattro anni. Più precisamente, il torpore collettivo delle coscienze era cominciato il 20 novembre 1994 a Brescia, quando un gruppo di neofascisti infiltratisi tra i tifosi romanisti in trasferta accoltellò al cuore (non uccidendolo per puro caso) il vice-questore Giovanni Selmin. Una vicenda allucinante quella dello stadio Rigamonti, culminata con una sentenza dello scorso gennaio fondamentalmente innocentista. Ma veniamo ai fatti. Quella domenica a Brescia si votava per l'elezione del nuovo sindaco, gli equilibri politici in città erano tesi ed anche a livello nazionale la presenza del leghista Maroni al Ministero degli Interni scontentava determinati settori. Al Rigamonti arrivarono un migliaio di sostenitori giallorossi: si capì fin da principio che non sarebbe stata una trasferta come le altre. Gli incidenti cominciarono già nel tragitto tra la stazione e lo stadio ma fu dentro il Rigamonti che esplose la guerriglia. Prima del fischio d'inizio dal settore romanista partì un fitto lancio di oggi verso la polizia, seguito da una carica: armati di asce, bastoni e spranghe i sedicenti "ultrà" attaccano il cordone dei celerini accoltellando al cuore il vicequestore Selmin, salvato dopo un lungo intervento chirurgico. La partita fu disputata ugualmente ma al termine gli scontri ripresero. Il pm incaricato delle indagini, Paola De Martiis, intuì subito che l'attacco aveva una matrice extracalcistica: la preparazione dell'aggressione, i saluti romani alternati a slogan nazisti erano sintomi di una spedizione punitiva. Attraverso le riprese della Digos scattano gli arresti: tra essi Maurizio *******, leader storico dei naziskin romani e fondatore del Movimento Politico Occidentale. Secondo gli investigatori lui e il suo amico Giuseppe "Pinuccio" Meloni furono gli ideatori della spedizione punitiva. Quest'ultimo si candidò, nelle liste dell'Msi alle elezioni del 1993. Con loro vengono arrestati altri esponenti della destra estrema romana: Corrado ******, degli Irriducibili della Lazio (strano che fosse in trasferta con gli odiati romanisti) (infatti non è della Lazio, n.d.L.), già arrestato in Germania durante una manifestazione neonazista e con precedenti per rapina e lesioni; Alfredo **********, militante del Movimento Politico e di Opposta Fazione, denunciato per detenzione di esplosivo e arrestato nel 1988 in Germania durante un raduno skinhead.Non per punire i bresciani, ma per creare paura e tensione nel giorno delle elezioni: era questo l'obiettivo dei neonazisti romani. Tant'è che a Brescia arrivarono con il torpedone giallorosso anche neofascisti laziali e veronesi.L'inchiesta della Procura di Brescia evidenziò un allucinante piano di destabilizzazione basato sulla strumentalizzazione politica delle curve attraverso infiltrati. Eppure, lo scorso gennaio, il Tribunale di Brescia assolse tutti gli imputati dal capo d'imputazione B, il più grave, ovvero quello di «aver inscenato una manifestazione usuale del disciolto partito fascista». Niente strumentalizzazioni, niente piani occulti: per il giudice Roberto Pallini le undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente ad atti di violenza calcistica. Eppure, oggi, si torna a parlare di uso strumentale delle curve: guarda caso proprio riguardo a frange delle tifoserie romanista e laziale. Solo una coincidenza?

La Padania
10/12/98
 

La Stampa

La Stampa

La Stampa


Dalla Gazzetta dello Sport




Dal Messaggero

Dal Messaggero



Il Corriere delo Sport


Brescia/Roma 1

Brescia/Roma 2


















*

"Guerrilla war in Brescia"
(from a reportage found in another website: it's better to clear that it mixes the truth with the falsity.
Soon the true story)


Everybody could understand that the football mathc between Brescia and AS Roma at the stadio Rigamonti on november 20th 1994 would not have been a football match like many others. And you could understand this from several little messages the week before the match. Stripes with mistery messages hang up at the Olympic Stadium the Sunday before, a very strained atmosphere, codex messages on local radios.
At stadio Rigamonti it's immediately clear that the real objective of the ultrà violence is not the contray fans but the Police. In this way, in the "Fanatics" book, Dario Colombo & Daniele De Luca tell what happened: "Before of the match from the AS Roma fans side begins a strong things-throwing against the police: from the tribune rain over the cops stones, bottles, light-bombs, sticks and iron-sticks. Just after AS Roma fans attack: aremd with axes, sticks, cross-bars and knives, AS Roma fans go towards the policemen. Troubles go on for minutes with devasting results and just for a little someone doesn't die: The policemen G.S. is stabbed in his belly. Many half as score of policemen are light-injuried".


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